BANANA-RACKET - DA COSA NOSTRA ALLA BANDA DEL BUCO, SPILLARE SOLDI AL CAVALIERE E’ LO SPORT NAZIONALE - NEL 1988 CONFESSO’ A UN AMICO: “DEVO MANDARE VIA I MIEI FIGLI, MI HANNO FATTO ESTORSIONI IN MANIERA BRUTTA” - MANGANO, LAVITOLA, TARANTINI, LE BUNGA-GIRLS, PERFINO DELL’UTRI E’ SOTTO INCHIESTA PER ESTORSIONE AL PATONZA - QUANDO GLI OFFRIRONO UN VIDEO CON MARRAZZO E I TRANS LUI AVVERTI’ SUBITO L’EX GOVERNATORE…

Guido Ruotolo per La Stampa

Quasi un quarto di secolo è passato da quel giorno, 17 febbraio 1988, quando il Cavaliere Silvio Berlusconi confidò preoccupato all'amico immobiliarista Renato Della Valle: «Devo mandare via i miei figli... perché mi hanno fatto estorsioni... in maniera brutta... È una cosa che mi è capitata altre volte... dieci anni fa... e sono ritornati fuori. Se non faccio una certa roba entro sei giorni... consegnano la testa di mio figlio a me ed espongono il corpo in piazza Duomo...».

Che brividi, quella ammissione. A partire dagli anni Settanta fino ai giorni nostri, Silvio Berlusconi è stato una calamita di ricatti ed estorsioni. Da Cosa nostra fino alla banda albanese-pugliese, passando per i Lavitola, i Dell'Utri, i Tarantini e le Olgettine con in testa Noemi e Ruby. Sì, anche il suo collaboratore Marcello Dell'Utri è finito indagato nel 2012 per estorsione dalla Procura di Palermo: negli ultimi dieci anni avrebbe estorto al presidente Berlusconi qualcosa come 40 milioni di euro.

È un po' un'impresa ricostruire tutti gli episodi spiacevoli di cui è stato vittima il Cavaliere perché, di solito, Silvio Berlusconi non li ha denunciati rivolgendosi alle forze di polizia o alla magistratura. Insomma, allo Stato. Era già un affermato e ricco imprenditore, in quegli anni Settanta flagellati dai sequestri di persona finalizzati alle estorsioni.

Nel processo palermitano contro Dell'Utri, accusato di rapporti con Cosa nostra, questo punto è stato confermato anche dalla Cassazione: nel marzo del 1974 Dell'Utri portò ad Arcore lo «stalliere» Vittorio Mangano, mandato da Cosa nostra per proteggere il Cavaliere da eventuali sequestri di persona.

Nel maggio del 1975, però, una bomba esplode nella residenza milanese di Berlusconi, in via Rovani. E nell'86 il Cavaliere, parlando al telefono con Dell'Utri e Fedele Confalonieri, rivela che quella bomba era stata fatta esplodere da Mangano. Quest'ultimo fu sospettato anche per un'altra bomba esplosa nell'86 sempre in via Rovani.

Berlusconi al telefono con Dell'Utri: «È stato Mangano... un chilo di polvere nera... una cosa rozzissima ma fatta con molto rispetto, quasi con affetto. Mi spiacerebbe se i carabinieri, da questa roba qui, da un segnale acustico, gli facessero una limitazione della libertà...». Immediatamente dopo, Marcello Dell'Utri convoca l'amico mafioso Tanino Cinà, e davanti a lui chiama Berlusconi: «Tanino dice che (Mangano, ndr) è da escludere categoricamente. Di stare tranquillissimi...».

Passano gli anni. A Catania bruciano i locali della Standa di via Etnea. I pentiti raccontano che Cosa nostra negli anni '89, '90 e '91 chiese due miliardi di lire di pizzo a Berlusconi. Lui, al processo «Orsa Maggiore», ha negato. E oggi, Silvio Berlusconi deve combattere con un esercito di lestofanti e di ricattatori: Valter Lavitola, che pretendeva 5 milioni di euro per i suoi servigi; Gianpi Tarantini, mezzo milione di euro per ricostruire un'attività imprenditoriale e 20.000 euro di stipendio al mese per le spese vive, per tacere sulle escort; e poi le ragazze delle feste «bunga bunga», pagate con uno stipendio di 2500 euro al mese perché avevano avuto le carriere stroncate poiché «ingiustamente accusate» di partecipare alle serate di Arcore; e ancora Noemi e Ruby, tutte finanziate dal Cavaliere.

Ma non è solo per questioni che lo riguardano in prima persona che si chiedono soldi a Berlusconi. Il Cavaliere è a processo con l'accusa di concorso in una fuga di notizie. Alla vigilia di Natale del 2005 l'amministratore della società che per conto della procura sta curando le intercettazioni sulla tentata scalata alla Bnl da parte di Giovanni Consorte offre ai fratelli Silvio e Paolo Berlusconi il file audio di una telefonata intercettata in cui l'allora segretario dei Ds, Piero Fassino, parlando con Consorte, dichiara: «Abbiamo una banca?». Telefonata poi pubblicata sul «Giornale» edito da Paolo Berlusconi.

E nell'ottobre del 2009 indignato per quel video che proposero di vendere alla (sua) Mondadori, Berlusconi chiamò il governatore del Lazio, Piero Marrazzo: «Gira un video che ti riprende con dei trans. Non siamo interessati all'acquisto. Chiama l'Agenzia Photo Masi, ti do il numero...».

 

vllspd16 silvio berlusconi seriosoSilvio BerlusconiRENATO DELLA VALLE LAVITOLA PRELEVATO DALLE FORZE DELL'ORDINE - FOTO GENNY MANZOGIANPIERO TARANTINIVittorio Mangano in tribunale nel 2000DELLUTRI

Ultimi Dagoreport

lavitola rossi corsini ranucci

COME ANDRÀ A FINIRE LA VERTENZA GIUDIZIARIA PER IL REINTEGRO DI RANUCCI? A CONDURRE LA PRIMA PUNTATA DI REPORT, L’8 NOVEMBRE, CI SARANNO CLAUDIA DI PASQUALE E DANIELE PIERVINCENZI O “SUPERMAN” SIGFRIDO, COME LO DEFINISCE LA POMPEIANA BOCCIA? I PIÙ SCOMMETTONO SUL REINTEGRO: IL PROVVEDIMENTO RIPORTEREBBE COSÌ RANUCCI SULLA TOLDA DI COMANDO DI REPORT. LA REDAZIONE? SI DIMETTEREBBE IN BLOCCO HA TUONATO QUALCUNO, MA SEMBRA FOSSE UNA BOUTADE. IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI CORSINI PRIMA HA DETTO DI CONSIDERARE QUESTA EVENTUALITÀ UNA IATTURA, POI IERI HA AMMORBIDITO I TONI (“IN CASO CI ADEGUEREMO”). DEL RESTO, LUI STESSO, ALCUNI ANNI FA HA VISSUTO UNA ANALOGA VICENDA: SOSTITUITO NEL RUOLO DI DIRETTORE AL GIORNALE RADIO, RIFIUTO' LE PROPOSTE ALTERNATIVE DELL'AZIENDA, FECE CAUSA MA LA RAI VINSE (E CORSINI PAGO' SALATISSIME SPESE LEGALI…)

arianna meloni boccia sangiuliano

DAGOREPORT - IL PROCESSO BOCCIA-SANGIULIANO POTREBBE RISERVARE QUALCHE BRUTTA SORPRESA PER L'ARMATA BRANCA-MELONI: SISTER ARIANNA DOVRÀ RISPONDERE SOTTO GIURAMENTO, COME ‘’PERSONA INFORMATA SUI FATTI’’, NON SOLO ALLE DOMANDE DEI MAGISTRATI MA ANCHE A QUELLE DELLA DIFESA DELLA VISPA POMPEIANA. E BASTA UNA PANZANA E SI FINISCE INDAGATI – L’INCHIESTA DI “REPORT” DEL 2024: ''QUAL È STATO IL RUOLO DELLA CAPA DELLA SEGRETERIA POLITICA DI FDI NELLA MANCATA NOMINA DELLA BOCCIA A CONSULENTE DEL MINISTRO DELLA CULTURA?'' – L’AVVOCATO DI GENNARINO, SICA, AMMISE: "ARIANNA AVEVA SOLO AVVERTITO MOLTO PRIMA SANGIULIANO DI STARE ATTENTO PERCHÉ C’ERANO DELLE VOCI CHE GIRAVANO SU QUESTA PERSONA... E AVEVA RAGIONE. LUI ERA PRESO DALLA RELAZIONE" – PIZZICATA IN VIA DELLA SCROFA, LA SORELLA DELLA DUCETTA LA BUTTO' IN CACIARA: “MA LEI DICE DAVVERO CHE AGLI ITALIANI INTERESSA QUESTO?” – GRAN FINALE COL BOTTO DI “REPORT”: “DA QUELLO CHE CI RISULTA, ARIANNA AVREBBE INCONTRATO SANGIULIANO IL 29 LUGLIO PER AVVISARLO DELLE PERPLESSITÀ SULLA NOMINA DELLA BOCCIA. MA IL MINISTRO AVREBBE TENUTO IL PUNTO PERCHÉ LA SORELLA DELLA PRESIDENTE DEL CONSIGLIO SAREBBE IN CREDITO CON LUI, DOPO LA NOMINA DI FABIO TAGLIAFERRI ALLA PRESIDENZA DI ALES, SOCIETÀ IN HOUSE DEL MINISTERO DELLA CULTURA…” - VIDEO

papa francesco fazzini tornielli

DAGOREPORT - LA CASA EDITRICE DELLA SANTA SEDE ANNUNCIA IN POMPA MAGNA CHE, A NOVEMBRE, USCIRA' "IL DIARIO PERSONALE DI PAPA FRANCESCO", LIBRO CURATO DAL CARDINALE ARGENTINO VICTOR MANUEL FERNANDEZ - DIETRO QUESTA OPERAZIONE, CHE HA IL SAPORE DI UN NUOVO “VATILEAKS” CON PARVENZA ISTITUZIONALE, CI SONO ANDREA TORNIELLI, DIRETTORE EDITORIALE DEL DICASTERO DELLA COMUNICAZIONE VATICANA, E LORENZO FAZZINI, RESPONSABILE DELLA CASA EDITRICE - PROPRIO FAZZINI HA RACCONTATO CHE IL CARDINALE FERNANDEZ AVEVA RICEVUTO DA FRANCESCO UNO SCATOLONE PIENO DI SUE VECCHIE AGENDE. PECCATO CHE IL PONTEFICE ARGENTINO NON TENESSE DIARI PERSONALI E DISTRUGGEVA TUTTA LA CORRISPONDENZA E LA DOCUMENTAZIONE IN ARRIVO, UNA VOLTA EVASA - ALLORA PERCHÉ IL LIBRO È STATO INTITOLATO "IL DIARIO PERSONALE", SE BERGOGLIO UN DIARIO NON LO AVEVA E MANCO LO VOLEVA? IL TUTTO PUZZA DI BIECA OPERAZIONE COMMERCIALE...

leonardo lorenzo mariani francesco macri'

DAGOREPORT – DIN-DON! SAREBBE GIÀ FINITA LA LUNA DI MIELE FRA IL PRESIDENTE DI LEONARDO, FRANCESCO MACRÍ, E L’AMMINISTRATORE DELEGATO LORENZO MARIANI – IL MOTIVO DELLA DISCORDIA TRA MACRÌ, SOLDATO ARETINO DI FDI IN QUOTA DONZELLI, INDICATO DA LOLLOBRIGIDA-CROSETTO, E MARIANI, SOSTENUTO DA FAZZOLARI, ALLA FINE È SEMPRE LO STESSO: IL POTERE DELLE DELEGHE - MARIANI NE DIEDE A MACRÌ UNA LUNGHISSIMA LISTA (RAPPORTI ISTITUZIONALI, LE FONDAZIONI, LA SOSTENIBILITÀ, LA SICUREZZA, LE FILIERE, ETC. ETC.), MA TUTTE GESTITE “CONGIUNTAMENTE CON IL CEO” - E MARIANI, A QUANTO PARE, NON GLI FA TOCCARE PALLA…

silvio berlusconi mediaset bettino craxi televisione ceccarelli

DAGOREPORT - 1980, NON LO VIDERO PROPRIO ARRIVARE IL TELE-BERLUSCONISMO... NÉ DA DESTRA NÉ DA SINISTRA - EPPURE, GIÀ NEL 1977 L’ASSESSORE PCI ALLA CULTURA DI ROMA, RENATO NICOLINI, AVEVA AVVERTITO UN REPENTINO MUTAMENTO DELLO SPIRITO DEI TEMPO, LANCIANDO L’ESTATE ROMANA E LA ‘’CULTURA DELL’EFFIMERO’’ - ALL’AVVENTO DELLA TV COMMERCIALE, DC E PC FECERO SPALLUCCE, SPREZZANTI, DIMENTICANDO CHE LA SOCIETÀ CAMBIA NON PER RIVOLUZIONI, IDEOLOGIE, RELIGIONI, ETC.; CAMBIA OGNI VOLTA CHE I MEZZI DI COMUNICAZIONE CAMBIANO - LA NASCITA DEL BISCIONE RIDEFINÌ LE ASPETTATIVE E LE DINAMICHE DI VITA DELLA CULTURA DI MASSA DEGLI ANNI ’80: AL DIAVOLO IL CONCETTO NOVECENTESCO DI PROFONDITÀ, VIVA LA SUPERFICIE COME MASSIMO DELLA PROFONDITÀ - UN CAMBIO DI FORMAT CHE L’EX PALAZZINARO DI MILANO 2 COLSE AL VOLO, MANDANDO IN ONDA UN PALINSESTO A IDEOLOGIA ZERO CHE PREFERIVA L’IMMAGINARIO ALLA RAPPRESENTAZIONE DELLA REALTÀ - SE PCI E DC CONTINUARONO IMPERTERRITI A DEMONIZZARE IL BISCIONE, IL PSI DI BETTINO CRAXI COLSE AL VOLO L’OCCASIONE DI SMARCARSI DALLA TENAGLIA DEI “DUE CHIESE”, SUPPORTANDO SILVIONE - (UN SAGGIO DI FILIPPO CECCARELLI SU COME IL CAVALIERE CREO' IL SUO IMPERO MEDIATICO)

elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – DAJE E RIDAJE, CON CONTE IN MODALITÀ VENTRILOQUO DI TRAVAGLIO, CON I SONDAGGI CHE SPROFONDANO UN PD SUBALTERNO AL M5S SOTTO IL 20%, CON IL CAMPO LARGO RIDOTTO A UNO SPETTACOLO SEMPRE PIÙ UMILIANTE E GROTTESCO, ELLY AVRÀ PENSATO CHE ERA GIUNTA L'ORA DI FINIRLA: CARO GIUSEPPE, HA ROTTO IL CAZZO CON 'STE PROVOCAZIONI QUOTIDIANE SU EUROPA E UCRAINA, E SEMPRE CON QUEL TONETTO DA "PICCOLA, TORNA A PETTINARE LE BAMBOLE". ORA LA MISURA È COLMA: VEDIAMO CHI CE L'HA PIÙ LUNGO: “NEL PROGRAMMA UNO NON VALE UNO, IL PD HA IL DOPPIO DEI VOTI” - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO TRABOCCARE I NEURONI DI SCHLEIN FUORI DALLE SINAPSI È STATA LA DICHIARAZIONE DELL'AZZECCAGARBUGLI STELLATO: “ERO A FAVORE DI UN FEDERATORE NEL CENTROSINISTRA, MA MI È STATO DETTO DI NO”. UNA FRASETTA CHE HA STIZZITO OVVIAMENTE ELLY (MANCO NOMINATA), MA ANCHE GLI ESPONENTI DI SPICCO DEL VERTICE DEL M5S (IN PRIMIS, PATUANELLI), I QUALI DI UN EVENTUALE "TERZO UOMO" NON NE AVEVANO MAI SENTITO PARLARE - STASERA CONTE HA REPLICATO AL TURBO-VAFFA SPARATO DA ELLY FARFUGLIANDO LA SOLITA SUPERCAZZOLA CON SCAPPELLAMENTO NEL VUOTO DEI GAZEBO: "A QUESTO PUNTO NON CI SONO ALTERNATIVE ALLE PRIMARIE" (E LA GIOSTRA RICOMINCIA...) - VIDEO