BASTA COI BROCCOLI - IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO SUPERIORE DEI BENI CULTURALI, ANDREA CARANDINI, ATTACCA IL SOVRINTENDENTE UMBERTO BROCCOLI: “È UN ABILE COMUNICATORE, MA LA SUA È TUTTA FUFFA PSEUDOARTISTICA: NON È ADATTO PER GESTIRE QUESTO RUOLO” - I DIRIGENTI DEL MIBAC CONTRO ROMA CAPITALE: “NON PERMETTEREMO CHE IL COMUNE SI PRENDA IL COLOSSEO, NÉ CHE SI OCCUPI DELLA TUTELA DEL PATRIMONIO ARTISTICO”...

1 - ARCHEOLOGIA, COMUNE SOTT´ACCUSA
Francesca Giuliani per "la Repubblica - Edizione Roma"

Il Carandini furioso, strenuo difensore del patrimonio culturale, fa i nomi: quello di Umberto Broccoli, per esempio. Che dice inadatto al ruolo che ricopre, in una soprintendenza nata sotto l´egida di Raffaello e del mecenatismo papale, ora affidata a un «abile comunicatore» ridotta a un quasi nulla di "fuffa" pseudoartistica, che si affanna a fare cassa sfruttando qualunque museo a casaccio.

In più, Roma Capitale che sembra chiedere più poteri e più risorse, deve restare a distanza "di sicurezza" da ciò che possiede, dal patrimonio che detiene in nome della comunità. Istituzionale come nessun´altra la sede dell´invettiva, ovvero palazzo San Macuto dove il professore archeologo, paladino della divulgazione di stile britannico, è convocato in qualità di presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali per un´audizione sul Decreto su Roma Capitale. O meglio, di quegli aspetti di gestione dei Beni culturali che avevano sollevato già a fine 2011 una drastica levata di scudi e molta apprensione nel mondo dei tecnici, degli addetti ai lavori.

Carandini lo dice a chiare lettere: più volentieri avrebbe discusso di una legge per sostenere un patrimonio in via di disfacimento, di risorse urgenti per una Domus Aurea che marcisce o magari di una decisione infine presa per fare finalmente dell´Appia antica un Parco archeologico. Invece si trova, suo malgrado, a operare sofistici distinguo tra tutela e valorizzazione, concetti tenuti separati non tanto per reale interesse del bene comune dei cittadini ma per «esigenze di burocrazia».

A difesa di tutto esistono le soprintendenze romane: che sono un po´ «l´equivalente magistratura della tutela che costituisce la prima e più efficace garanzia di qualità del sistema di gestione del patrimonio culturale». Queste istituzioni «mantengono un alto profilo scientifico e professionale, malgrado i tempi grami».

Cosa che - affonda l´archeologo - non accade dalle parti del Campidoglio dove invece malgrado una storia gloriosa e radici assai nobili da un punto di vista culturale, «l´attuale sovraintendente, che ha certamente delle qualità di comunicazione, dal punto di vista tecnico e scientifico non è la persona più adatta per gestire questo ruolo». Il compito del Campidoglio, prima di ogni altro intervento in questo ambito, dovrebbe essere «far risorgere un´istituzione culturale di primissimo piano».

Ora, è la conclusione di Carandini, quel che urge rispetto al decreto è lasciare la tutela come «appannaggio esclusivo delle soprintendenze statali» e quella attribuita a Roma Capitale va abolita, perché viola la costituzione (articolo 118). Insomma, ogni intervento di valorizzazione del patrimonio culturale romano dovrebbe «avvenire sulla base di un accordo che indichi fin nei minimi dettagli quali immobili statali e quali comunali sono immessi in questo circuito di gestione condivisa».

Senza che Roma possa mettere bocca nemmeno sull´archeologia preventiva, attività che «non può essere svolta dal Comune di Roma che finirebbe per cumulare i ruoli di controllore e controllato». Oggi alle 14 le audizioni del sindaco Alemanno e dei presidenti di Regione e Provincia, Polverini e Zingaretti.

2 - "ALEMANNO, GIÙ LE MANI DAL COLOSSEO" LA DIFESA DEI DIRIGENTI DEI BENI CULTURALI
Laura Larcan per "la Repubblica - Edizione Roma"

«Il Colosseo ad Alemanno non glielo diamo». E´ la battuta che si scambiano i dirigenti del Ministero per i beni culturali nel giorno dell´audizione del sindaco Alemanno alla Commissione per l´attuazione del federalismo fiscale sul decreto legislativo di Roma Capitale. L´ironia camuffa la necessità di fare chiarezza sulla gestione dei beni culturali: «Il Colosseo non glielo diamo, ammesso che lo voglia davvero - dice il direttore per le antichità Luigi Malnati - Il Colosseo comporta tali responsabilità nella gestione e oneri nella manutenzione, cui non sempre si riesce a far fronte».

«Ma certo che non glielo diamo il Colosseo ad Alemanno», scherza il direttore regionale del Lazio Federica Galloni, alludendo alla legittimità della battuta. «All´inizio, la prima stesura della legge prevedeva il trasferimento della tutela del patrimonio al Comune - ricorda la Galloni - ma c´è stata subito una sollevazione istituzionale ed è stato chiesto di modificarla. La tutela compete allo Stato per Costituzione e tale deve essere mantenuta».

Un bottino non da poco, visto che l´Anfiteatro Flavio, in pacchetto turistico con Palatino e Foro Romano, vanta un incasso annuale di circa 35 milioni di euro. Ma è sulla valorizzazione dei beni culturali che concorre Roma Capitale. «Si attiveranno tavoli di concertazione, anche se pareri e nullaosta vengono rilasciati dalle soprintendenze - dice la Galloni - Per valorizzazione si deve intendere promozione della cultura, per questo mi auguro che prevalga il buon senso». E la questione può rivelarsi molto delicata: «Quando concorrono gli enti locali se ne possono vedere di tutti i colori» dice Malnati.

E di Roma Capitale si ricordano ancora le citycar all´Ara Pacis (2010) o le proiezioni sul Foro di Traiano della dichiarazione d´entrata in guerra di Mussolini (2009). «Fondamentale è l´incolumità del monumento - commenta Malnati - Ma se al Circo Massimo vogliono portare le corse delle bighe, e l´intervento di valorizzazione non è compatibile col monumento, non si rilascia l´autorizzazione». Anche la nuova soprintendente Mariarosaria Barbera prende posizione: «Questo nuovo decreto mi sta molto a cuore. L´avevo letto nella precedente versione, ora voglio capire come sarà modificato. Confido che la tutela resti a pieno titolo nelle mani dello Stato. Le strutture devono dialogare, ma nel rispetto dei ruoli».

 

ANDREA CARANDINI Umberto Broccoli GIANNI ALEMANNO COLOSSEOdomus aurea

Ultimi Dagoreport

bettini ruffini gabrielli schlein renzi conte onorato

DAGOREPORT – CON SALVINI ALLE CORDE, TAJANI ALLO SBANDO, VANNACCI IN AGGUATO, BASTEREBBE UNA SPINTARELLA TUTTI INSIEME E, PLUF!, L'ARMATA BRANCA-MELONI NON CI SAREBBE PIU' - INVECE, IL CAMPO LARGO E' SEMPRE AL PUNTO ZERO DEL "VAFFA": PRIMARIE SÌ O NO? SCHLEIN O CONTE? E COME TENERE INSIEME I GRILLINI CON L'INFIDO RENZI? - QUALCOSA NEI PROSSIMI GIORNI POTREBBE MUOVERSI: ERNESTO MARIA RUFFINI DOVREBBE FORMALIZZARE LA TRASFORMAZIONE DEL SUO MOVIMENTO “PIÙ UNO”, FORMATO DA UNA RETE DI GRUPPI CATTOLICI, IN UN PARTITO - AD AFFIANCARE RUFFINI, SAREBBE PRONTO FRANCO GABRIELLI, GIOVANILE DEMOCRISTIANA, COMPAGNO DI SCUOLA DI ENRICO LETTA, EX CAPO DELLA POLIZIA E DEI SERVIZI, GIA' SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DRAGHI - L’OBIETTIVO? DIVENTARE I FRONTMAN “ISTITUZIONALI” DI CASA RIFORMISTA, CON RENZI DEFILATO E IL VOLTO AUTOREVOLE E SECURITARIO DI GABRIELLI A GUIDARE IL CENTRONE - COME LA PRENDERA' IL ''CONTE TRAVAGLIO'' LA PRESENZA DEL DRAGHIANO GABRIELLI? E COME REAGIRA' LA DUCETTA DEL NAZARENO ALL'ANNUNCIO DELL'"ONORATO BETTINI DI PRESENTARSI ALLE PRIMARIE? AH, SAPERLO...

conservative political action conference cpac donald trump giorgia meloni arianna francesco giubilei emanuele merlino sara kelany susanna ceccardi

AMERICÀ, FACCE TARZAN! – IL CONSERVATORISMO TRUMPIANO SBARCA A ROMA E DIVENTA SUBITO ROBA DA NANDO MERICONI INTERPRETATO DA SORDI – NEMMENO IL TEMPO DI APPARECCHIARE I TAVOLI DELLA CENA DELLA “CONSERVATIVE POLITICAL ACTION CONFERENCE” (CPAC), CHE SUBITO DEFLAGRANO GLI SCAZZI NELLA DESTRA CACIO E PEPE – CI SONO ARIANNA MELONI, SARA KELANY, LA LEGHISTA SUSANNA CECCARDI E IL PREZZEMOLINO FRANCESCO GIUBILEI. MA NON GLI ATTESI LUCA CIRIANI, ITALO BOCCHINO ED EMANUELE MERLINO – IL CLIMA È TESO SULLE TESTE DEI MAL-DESTRI DE' NOANTRI: TRUMP È CONSIDERATO POLITICAMENTE TOSSICO E IL CPAC “ITALIANO” DEL 2027 VIENE CONSIDERATO UN POTENZIALE INTRALCIO, FONTE DI POLEMICHE E IMBARAZZI NELL’ANNO DELLE ELEZIONI…

fagnani mentana corsini cairo

DAGOREPORT - DUE PERSONAGGI IN CERCA DI EDITORE. POTREBBERO ANCHE ESSERE SEI, PER CITARE PIRANDELLO, VISTO L'EGO TARANTOLATO DI CHICCO MENTANA, IL 71ENNE PENSIONATO MA CON NESSUNISSIMA VOGLIA DI RESTARE ‘’PRIGIONIERO DEI COMUNISTI DE LA7'', E DELLA 48ENNE “BELVA” FRANCESCA FAGNANI, IN ROTTA CON LA RAI – SE IL PROGETTO DEL MAGNATE GRECO KYRIAKOU A CUI LAVORAVA IL CHICCO MACINATO PER LA NASCITA DELLA "CNN ITALIANA" NON SI SA BENE DOVE SIA FINITO, HA PERSO QUOTA L'IPOTESI DI UN RITORNO A MEDIASET AL POSTO DEL CAPO SUPREMO DELL’INFORMAZIONE, MAURO CRIPPA. L’ULTIMA INDISCREZIONE È SKY ITALIA – SE MENTANA VUOL CHIUDERE CON CAIRO, LA FAGNANI VUOLE CHIUDERE "BELVE" PER MANCANZA DI “BELVE”: GLI OSPITI DI RICHIAMO SONO FINITI O PRETENDONO UNA MONTAGNA DI SOLDI - SI SONO ACCAVALLATE VOCI DI UNO SBARCO DELLA FAGNANI A MEDIASET, TIRANDO IN BALLO IL SUO BUON RAPPORTO CON MARIA DE FILIPPI. MA FINCHÉ LA DISCOLA DEL GOSSIP HA UN CONTRATTO CHE LA LEGA ALLA RAI FINO AL 2027, BUSSA ALLA PORTA LA MESSA IN ONDA DELLA NUOVA STAGIONE DI “BELVE”, IL 20 OTTOBRE - QUELLO CHE È CERTO È CHE SIA IL CHICCO CHE LA CHICCA SONO IN UN LIMBO, CON UN MERCATO SULLA CARTA ESISTENTE MA CON MILLE INCOGNITE REALI...

guerra russia ucraina vladimir putin volodymyr zelensky donald trump

DAGOREPORT – NON FATE LEGGERE A TRUMP L’ANALISI DELL’EX DIRETTORE DEI SERVIZI BRITANNICI, JOHN SAWERS, CHE SUL “FINANCIAL TIMES” SENTENZIA: “NON CI SARÀ NESSUNA TREGUA TRA MOSCA E KIEV FINO AL 2027”. IL TYCOON HA LE ORE CONTATE: DEVE TROVARE UN ACCORDO PURCHÉSSIA ENTRO NOVEMBRE, QUANDO I CITTADINI AMERICANI SARANNO CHIAMATI A VOTARE PER LE ELEZIONI DI METÀ MANDATO - UNA SCONFITTA DEL “DERAGLIATO MENTALE” DELLA CASA BIANCA È PRATICAMENTE CERTA. A MENO CHE NON RIESCA A CHIUDERE LA GUERRA IN EUROPA E FAR DIMENTICARE IL DISASTRO MILITARE AMERICANO IN IRAN – PUTIN NON CEDE AD ALCUN COMPROMESSO, E ZELENSKY LA VEDE “NERA” PER IL FUTURO…

attentato sigfrido ranucci bomba valter lavitola clesio gomes tavares pellegrino d’avino davino antonio passariello saverio mutone

DAGOREPORT- PECCATO CHE SIANO SCOMPARSI I POLIZIOTTESCHI DEGLI ANNI ’70, TIPO: “LA CAMORRA SFIDA, NAPOLI RISPONDE’’. DAVANTI AI COLPI DI SCENA DEL GASTRO-CRIMINAL-SHOW, STARRING LAVITOLA E RANUCCI, AVREBBERO SCODELLATO UN BEL FILMONE, INTITOLATO: “LA CAMORRA INDAGA, LA LEGGE RINGRAZIA” – QUANDO RANUCCI INDIRIZZA LE INDAGINI SULLA PISTA DELLA CAMORRA, IL CLAN CAVA, STORICA ORGANIZZAZIONE IRPINA DI QUINDICI, NON HA PRESO PER NIENTE BENE DI FINIRE SOTTO PRESSIONE PER IL LAVORO INVESTIGATIVO DEI CARABINIERI – INDAGANO E SCOPRONO CHE ANTONIO PASSARIELLO, L’UNICO LORO AFFILIATO DEL QUARTETTO BOMBAROLO (GLI ALTRI TRE NON ERANO ORGANICI AL CLAN), NON SI ERA PREOCCUPATO DI INFORMARE IL VERTICE DEL CLAN, NÉ DI RICEVERE IL VIA LIBERA PER COMPIERE L’ATTENTATO - I CAMORRISTI DECIDONO ALLORA DI INDIRIZZARE GLI INQUIRENTI SULLA PISTA GIUSTA, INVIANDO UNA MAIL AL PM: “SE CE LO AVREBBE DETTO NON GLIELO AVREMMO MAI PERMESSO PERCHÉ RANUCCI A NOI NON CI HA FATTO NIENTE E QUESTO SONO GUAI CHE NON VOGLIAMO, ALLORA PRIMA CHE SI MISCHIANO LE CARTE, LE COSE STANNO COSI…”. E GIÙ UN NUMERO DI TELEFONO INTESTATO A UN’ALTRA PERSONA MA UTILIZZATO DA PASSARIELLO, CHE GLI INVESTIGATORI NON AVEVANO ANCORA SCOPERTO. DA LÌ, INTERCETTANDO INTERCETTANDO, SI È FINITI A TAVARES E LAVITOLA… - VIDEO