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ARMATE LA CARTA DI CREDITO: SIAMO IN GUERRA COMMERCIALE! - CON I SUPER DAZI, TRUMP VUOLE FAVORIRE IL “MADE IN AMERICA” E PURGARE GLI ALTRI - LA MOSSA DI “THE DONALD” PREPARA LO SCONTRO FINALE: QUELLO CON LA CINA - ECCO COSA CAMBIA PER L’ITALIA, L’EUROPA E PECHINO

TRUMP MINATORI1TRUMP MINATORI1

1 - SUPER DAZI, GLI USA NON SI FERMANO: SIAMO ALLA GUERRA COMMERCIALE

Massimo Gaggi per il “Corriere della Sera”

 

Alla vigilia del vertice Usa-Cina fra Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping e all'antivigilia del G7 di Taormina, primo confronto tra America e resto dei paesi industrializzati dopo le elezioni di novembre, montano i venti di guerra commerciale tra gli Stati Uniti e il resto del mondo.

 

Un conflitto alimentato dalla volontà di Washington di invertire la marcia sulla globalizzazione favorendo innanzitutto il «made in America». Ieri il presidente repubblicano ha firmato due decreti esecutivi: uno per individuare gli abusi commerciali che sarebbero stati commessi da aziende straniere che operano negli Usa, l' altro per combattere le vendite in dumping .

TRUMPTRUMP

 

Le proteste Nelle stesse ore, mentre dall' Europa si levavano proteste contro il protezionismo che si diffonde negli Usa, il ministero del Commercio di Washington ha colpito le aziende siderurgiche di otto Paesi accusate di esportare in America sottocosto con dazi all' import variabili tra il 3,6 e il 148 per cento. In Europa sono state colpite aziende di cinque Paesi: Germania, Austria, Francia, Belgio e Italia dove la Marcegaglia Spa è stata assoggettata a un dazio del 22,19% mentre la Tecnosider ne ha avuto uno del 6,08%.

 

RYAN TRUMPRYAN TRUMP

In Asia colpiti Giappone, Taiwan e Corea del Sud. Quest' ultimo Paese due volte: per le vendite in dumping e per gli aiuti di Stato alle imprese. Sempre ieri a Roma si è tenuta una riunione delle Confindustrie dei Paesi del G7 durante la quale il premier Paolo Gentiloni ha detto che, nonostante tutto, bisogna ancora «scommettere sul libero mercato, il più grande motore di prosperità della storia», mentre il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda ha sostenuto che «qualunque scontro commerciale tra Usa ed Europa è pericoloso non solo per le nostre economie, ma anche per la tenuta della governance della globalizzazione».

 

LA CINA

donald  trump  angela merkeldonald trump angela merkel

Ma il segretario Usa al Commercio, Wilbur Ross, va per la sua strada e replica con durezza: «Trump vuole agire, gli Usa non si inchineranno più davanti al resto del mondo. Siamo in una guerra commerciale. Ci siamo da decenni ma ora le nostre truppe sono finalmente passate all'attacco». Nel suo mirino c' è soprattutto Pechino: «Se la Cina non esportasse tanto non sarebbe mai cresciuta a tassi così elevati».

 

La questione è molto complessa con dispute a tre livelli: le sanzioni per il vecchio conflitto Ue-Usa sulle carni, ne abbiamo scritto ieri, che potrebbero colpire la Vespa e le acque minerali. I dazi sull' acciaio per punire chi avrebbe venduto in dumping e una tassa generale sulle importazioni con la quale il Congresso vorrebbe finanziare la riforma fiscale di Trump.

trump mangia mcdonaldstrump mangia mcdonalds

 

Ed è a quest' ultimo capitolo, la border tax , che ha fatto riferimento Emma Marcegaglia, presidente delle Confindustrie della Ue. Al vertice di ieri a Roma ha detto che l' eventuale introduzione di un simile tributo da parte americana sarebbe una dichiarazione di guerra commerciale da denunciare davanti al Wto, aggiungendo: «Quando inizi una guerra non sai mai dove vai a finire».

 

D' accordo con lei anche la controparte Usa, il presidente della US Chamber of Commerce John Hopkins, rappresentante di imprese esportatrici che temono di essere penalizzate dalla frenata ai commerci che Trump può provocare e dalle possibili rappresaglie degli altri Paesi. Hopkins ha promesso che «le 3 milioni di imprese della nostra associazione faranno sentire la loro voce, la Casa Bianca dovrà ascoltarci».

 

2 - PERCHE’ I DAZI DI TRUMP FANNO MALE

Da “la Repubblica”

 

LA CINA

trump nel 2000trump nel 2000

È LA Repubblica Popolare ad accumulare il più vasto attivo commerciale con gli Stati Uniti: 310 miliardi da sola, i due terzi del totale. Trump vuole istruire un dossier di accuse sufficienti a negare alla Cina l' ambìto status di "economia di mercato" in seno al Wto. Senza quello status - che Pechino voleva ottenere già a fine 2016 - è più facile colpire legalmente con dazi i prodotti cinesi. Altro obiettivo di Trump: dimostrare che il governo cinese manipola la valuta nazionale - renminbi o yuan - in modo da tenerla artificialmente debole aiutando così le sue aziende.

 

Poi c' è una problematica tutta interna alla Cina, che esaspera gli imprenditori Usa: il 55 per cento dei settori industriali cinesi pratica delle "discriminazioni contro gli investitori stranieri", per esempio con norme che li costringono a entrare in joint-venture con partner locali o a trasferire forzosamente il loro know how tecnologico. Di fatto il mercato cinese è molto meno aperto di quello americano.

 

trump nel 1976 trump nel 1976

L'UNIONE EUROPEA

AD ESSERE accusata di dumping non è solo l' industria cinese, in settori come l' acciaio e l' alluminio. La svendita sotto-costo, secondo il Dipartimento del Commercio Usa, la praticano anche altri Paesi asiatici nonché i maggiori produttori europei. Nell' elenco delle nazioni contro cui Washington ha già presentato denunce e avviato cause legali anti-dumping, prima ancora dell' arrivo di Trump figuravano Italia, Germania, Francia, Belgio, Giappone, Corea del Sud e Taiwan.

 

Su questi produttori Washington vuole applicare super-dazi punitivi che vanno da un minimo del 4 per cento a un massimo del 150 per cento. «La siderurgia americana - dice il segretario al Commercio Wilbur Ross - è sotto attacco da parte di stranieri che ricevono sussidi. Vogliamo solo l' applicazione rigorosa delle leggi». Paradossalmente, è più facile multare per dumping la Cina: finché non è riconosciuta come "economia di mercato", gli americani possono calcolare come costi di produzione "normali" quelli della propria industria.

trump annuncia la sua candidatura alle presidenzialitrump annuncia la sua candidatura alle presidenziali

 

L'ITALIA

Chi s' illudeva che Trump avrebbe concentrato la sua offensiva protezionista su Cina e Messico, deve ricredersi. Perfino l' accusa di svalutazione competitiva viene estesa agli europei. Peter Navarro, principale consigliere di Trump per il commercio estero, denuncia «l' euro sottovalutato» come una distorsione del commercio fra le due sponde dell' Atlantico.

 

Vengono riscoperti contenziosi antichi che l' Amministrazione Obama cercava di risolvere coi negoziati e con il progetto di nuovo trattato Ttip, mentre Trump ha un approccio più conflittuale. I super-dazi del 100 per cento su Vespa e San Pellegrino - nulla a che vedere coi due ordini esecutivi firmati ieri - sono allo studio come rappresaglia per l' embargo europeo sulla carne agli ormoni. Perfino il protezionismo contro la Cina può danneggiare l' Italia. Nel riesame delle fonti di deficit estero che Trump ha commissionato rientra anche una caccia alle produzioni con etichetta Ue ma assemblate in Cina: spesso accade con il made in Italy nell' abbigliamento e calzaturiero.

 

mr e mrs trump  nel 1988mr e mrs trump nel 1988

A BORDER TAX

«Altre nazioni - dice Trump - impongono alti dazi sui nostri prodotti, noi quasi niente sui loro». In parte è vero. È una delle ragioni per cui la guerra commerciale non sarà simmetrica: l' America può infliggere agli altri i danni più grossi perché il mercato Usa è realmente il più aperto. Lo dicono i dati del Wto sui dazi prelevati all' import: quelli cinesi sono mediamente del 10%, quelli europei del 5%, gli americani solo il 3,5%.

 

La sperequazione peggiora se ai dazi doganali si aggiunge l' impatto della fiscalità complessiva. L' Unione europea e altre nazioni hanno un' Iva che di fatto agevola l' export. Se si calcolano Iva e altre imposte, la Cina tassa i prodotti stranieri mediamente al 27%, l' Unione europea al 25%, gli Stati Uniti appena il 9%. Non a caso su un mercato come quello dell' auto la penetrazione di vetture dall' estero è del 26% in America contro il 4% in Cina. Trump vuole introdurre una specie di Iva mirata proprio sulle importazioni, la "border tax" o tassa al confine.

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