CATA-FALCHI NEL LOCULO - LA FIGURACCIA PEGGIORE È STATA DI BRUNETTA, BONDI E CO.: “SFIDUCIA ALL’U-NA-NI-MI-TÀ!”

Fabrizio Roncone per "Il Corriere della Sera"

Renato Brunetta sbuca all'improvviso da una porta e va a fermarsi quasi al centro del salone Garibaldi (per capirci: qui a Palazzo Madama è il salone che bisogna attraversare per andare dalla buvette all'emiciclo). Mezzogiorno passato da dieci minuti e ancora nessuno ha capito se Berlusconi e le truppe che gli sono rimaste fedeli voteranno la fiducia al governo. Però forse Brunetta sa qualcosa.

Mucchio dei cronisti, solita mischia, gomitate e microfoni. Brunetta, immobile, aspetta mettendo su la sua caratteristica maschera, che non sai mai se è un sorriso di scherno o un ghigno di soddisfazione.

Tossisce.
Diventa serissimo.
«Allora... abbiamo deciso di votare la sfiducia!» (quasi urlando).

Una scelta sofferta?
«Una scelta di coerenza! Ci siamo riuniti e abbiamo discusso...».

Quanti senatori erano presenti?
«La grande maggioranza dei senatori era presente. È stata una riunione formale con una discussione seria e approfondita. La decisione finale è stata approvata all'unanimità».

All'unanimità?
«Cosa ho detto? U-na-ni-mi-tà» (Sapete quando poi Brunetta perde la pazienza).

Proviamo a ricostruire. La riunione si è tenuta nella sala Koch. Con Berlusconi, presenti solo una cinquantina di senatori, anche se in totale sono 91 quelli eletti nel Pdl. L'ala dura del partito, «falchi» più o meno grandi, tutta schierata. Verdini (torvo, lo sguardo basso del generale che deve ammettere decine di diserzioni), Ghedini (al quale, raccontano, per tutto il tempo non si è mosso un muscolo del viso), e poi Bondi, Bonaiuti, Maria Rosaria Rossi, Romani, Nitto Palma.

Berlusconi parla poco, appare esausto, turbato, incerto. Ad un certo punto entra Lupi e, con la voce che è un soffio, annuncia un documento a favore della fiducia firmato da 23 senatori pidiellini. Si sente uno che dice: «Carogne...». Qualche senatore suggerisce prudenza.

L'uscita dall'aula potrebbe essere una mossa. Altri chiedono una linea ferma. E la linea c'è: è stata decisa nella notte a Palazzo Grazioli. Verdini: «Si vota la sfiducia. Punto». Bondi: «Esatto». Ghedini annuisce con la testa. Così era stato deciso, e così bisogna fare. Non è ben chiaro come e perché, ma qualcuno decide di mettere ai voti la decisione: mai, negli ultimi vent'anni, qualcosa che riguardasse personalmente Berlusconi è mai stata messa ai voti. Procedono e probabilmente il Cavaliere neppure se ne accorge. Comunque una maggioranza c'è.

Brunetta, in quanto capogruppo alla Camera, si prende l'incarico di venirci ad avvertire; gli altri tornano in aula. Bondi si siede ed è evidente che gli tremano le mani. I suoi tratti somatici sono come alterati. Non c'è traccia del suo sguardo curiale. Resta seduto un paio di minuti e poi di colpo balza in piedi e comincia ad urlare verso i banchi del Pd: «Vergognateviiiii!».

Scilipoti, che gli è accanto, si spaventa e fa per scostarsi. Quagliariello china il capo (arrivando, Bondi gli era andato incontro minaccioso, battendogli le mani e dicendo: «Da quanto aspettavi una giornata così? Bravo Gaetano, bravo...».

Verdini, intanto, non smette di fare calcoli, e scrive su un foglietto, e somma, sottrae, cancella nervosamente, i conti non tornano, sbuffa, impreca. Ghedini al telefono, con la mano davanti alla bocca, fa segno di no. Maria Rosaria Rossi: «Questa scelta di votare contro il governo è purtroppo l'unica possibile... Non c'è altro da fare».

I fotografi, dall'alto, giocano a fare gli etologi. Raccontare l'attesa dei «falchi». Coglierne l'ansia prima dell'attacco, il voto vissuto come l'ultimo volo. Migliaia di fotogrammi vengono scattati: e nessuno che si accorga però del lampo che, improvvisamente, illumina lo sguardo spento del Cavaliere.

Fregarsene dei suggerimenti forniti dai duri del suo esercito.
Sparigliare la scena.
Sorprendere.
Provare l'unica mossa per evitare la sconfitta sicura.
Votare la fiducia.
(Un'ora dopo )

Ghedini è cereo. Nitto Palma prende a male parole un senatore due file accanto. Bonaiuti si tiene la testa tra le mani. Il capogruppo del Pd Zanda ha consigliato a Bondi di non paragonare più Berlusconi a Berlinguer e adesso Bondi replica cercando l'esercizio retorico: «Zanda fa bene a trattarci con un tale disprezzo...».

Ciò che resta dell'ala dura del partito è stordita, umiliata, rassegnata. Alla Camera, Daniele Capezzone ha la voce che gli trema: «Voto la fiducia perché me lo ordina Berlusconi». E la Santanché? Già, ecco: la Santanchè che fine ha fatto?
«Sono qui... mi cercava?» (in abito vintage turchese, cronografo d'oro al polso, tacco 14 d'ordinanza).

Triste?
«Io? E perché? Oggi ha vinto Berlusconi: lei non se ne è accorto?».

Guardi che Berlusconi si è arreso...
«Macché! È un genio, ha spiazzato il Pd. Ma li ha visti? Basiti».

Voi «falchi» uscite spennati. Ora con Alfano sarà...
«Non ho mica il complesso di dover piacere a tutti, io».


Il Pdl, comunque, si è spaccato.
«Sciocchezze! Le guerre son fatte di tante battaglie... piuttosto, qui adesso ci vuole proprio una bella sigaretta: ha mica da accendere?».

 

nvgvn07 sandro bondi renato brunettanvgvn02 sandro bondi brunetta frattini alfanoSANTANCHE A LA GABBIA DI PARAGONE BERLUSCONI VERDINI ALFANO INAUGURAZIONE SEDE FORZA ITALIA FOTO LAPRESS MANIFESTAZIONE PDL A VIA DEL PLEBISCITO AGOSTO DENIS VERDINI DANIELA SANTANCHE LORENZIN E QUAGLIARIELLOFrancesco Nitto Palma

Ultimi Dagoreport

vecchione renzi ranucci sgrena mancini draghi conte gabrielli carlo parolisi

TRA LE PIEGHE DELL’AFFAIRE LAVITOLA-RANUCCI, RICICCIA UNO DEI TANTI MISTERI ALL’ITALIANA: IL FAMOSO SERVIZIO DI ‘’REPORT’’ DEL MAGGIO 2021 SULL’INCONTRO IN AUTOGRILL TRA MATTEO RENZI E MARCO MANCINI, UNO DELLE FIGURE PIÙ CONTROVERSE DELL’INTELLIGENCE ITALIANA - ALL’ORIGINE DEL RENDEZ-VOUS AUTOSTRADALE, FORSE C’ENTRA DI PIÙ IL FATTO CHE STAVA CADENDO IL SECONDO GOVERNO CONTE, A CAUSA DEL RITIRO DALL'ESECUTIVO DI ITALIA VIVA. QUALCUNO DEVE AVER SCOMMESSO SULLE DOTI AFFABULATORIE DI NEGOZIATORE DI MANCINI PER CONVINCERE RENZI A TROVARE UNA QUADRA PER MANTENERE IN PIEDI CONTE – UNA VOLTA CHE LA MISSIONE E' ANDATA A VUOTO, PERCHE' RANUCCI MANDO' IN ONDA IL SERVIZIO RENZI-MANCINI BEN CINQUE MESI DOPO LA SEPOLTURA DEL GOVERNO CONTE II? A CHI GIOVAVA? - BEN SAPENDO DI QUANTO MANCINI SIA DETESTATO DAI SUOI COLLEGHI, RENZI DEFINI' LO SCOOP UN "REGOLAMENTO DI CONTI INTERNO AI SERVIZI SEGRETI" – GLI ''ADDETTI AI LIVORI'' AGGIUNGONO ALTRE DUE IPOTESI: CHI PARTENDO DAL BURRASCOSO RAPPORTO TRA RENZI E RANUCCI, CHI CONSIDERANDO LA VOGLIA DI CONTE DI REGOLARE I CONTI CON COLUI CHE SI VANTA DI AVERLO SLOGGIATO DA PALAZZO CHIGI E DI AVER CONVINTO DRAGHI A PRENDERE IL SUO POSTO… 

meloni salvini tajani

DAGOREPORT – CON UN PARTITO IN DISCESA LIBERA E SEMPRE PIU' SPAPPOLATO DAI "LEGHISTI DEL NORD", NESSUNO, NEMMENO IL SUO "IDEOLOGO" E FUTURO SUOCERO DENIS VERDINI, RIESCE A FAR RAGIONARE MATTEO SALVINI - L’ULTIMA DELLE TANTE USCITE FUORI DI SINAPSI DEL "BOLLITO LOMBARDO'' SAREBBE AVVENUTA NEI GIORNI SCORSI, L'IPOTESI DI FDI DI VOTO CON BALLOTTAGGIO, L'AVREBBE TALMENTE "ALTERATO" DA CHIAMARE GIORGIA MELONI, SBRAITANDO: “TOLGO LA FIDUCIA AL GOVERNO!” - E DOMENICA 20 SETTEMBRE, A PONTIDA, POTREBBE SUCCEDERE DI TUTTO, SE SALVINI NON TROVA UN ACCORDO CON LA FRONDA CAPEGGIATA DA FONTANA E ROMEO – ALLA LEGA DEL CAOS, LA ''PREMIER DURACELL'' DEVE AGGIUNGERE LO STATO DI GUERRIGLIA IN FORZA ITALIA, DOVE IL “MAGGIORDOMO DI CASA MELONI", ANTONIO TAJANI , GIACE NEL TRITACARNE DEGLI OCCHIUTO, ZANGRILLO, MULÈ, ETC. – MA SE LA DUCETTA RICOMPATTA GLI ALLEATI E SFANGA LA LEGGE ELETTORALE, POTREBBE ARRIVARE LA DISCESA: L’ITALIA HA OTTIME PROBABILITÀ DI USCIRE DALLO STATO DI INFRAZIONE DEL 3%. E CON UNO SPOSTAMENTO DI BILANCIO NELLA FINANZIARIA, GIORGIA SI TRAVESTIRÀ DA BEFANA E CI INONDERÀ DI BALOCCHI E PROFUMI...

mattarella renzi conte schlein bonelli fratoianni

DAGOREPORT - DAJE E RIDAJE, I GALLETTI DEL CAMPOLARGO HANNO FINALMENTE DECISO DI SMETTERE DI BECCARSI MASOCHISTICAMENTE TRA LORO E DI FARE SQUADRA CONTRO L'ARMATA BRANCA-MELONI - IL NODO POLITICO PIÙ DIFFICILE DA SCIOGLIERE, LA PRESENZA DELL'INFIDO RENZI NELLA ALLEANZA, SI E' DISSOLTO IN UN INCONTRO A QUATTR'OCCHI SCHLEIN-CONTE: LA DUCETTA DEL NAZARENO, CHE HA UN PATTO CON MATTEONZO CHE SI CHIAMA CASA RIFORMISTA, HA TIRATO FUORI GLI ATTRIBUTI E A CONTE NON E' RIMASTO CHE SIBILARE: ELLY LO VUOLE ED IO NON POSSO FARCI NIENTE... (SEMPRE CHE RENZI RIESCA A MANTENERE LA PROMESSA DI FARE UN PASSO INDIETRO) – LA PIPPA DELLE PRIMARIE SI FARA', MA COME L'INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER SUL PROGRAMMA ELETTORALE, NON SERVIRA' A UN CAZZO: A DECIDERE IL PREMIER SARÀ, COME SEMPRE, SERGIO MATTARELLA – PER RISOLVERE L'ETERNO SCAZZO SULLA POLITICA ESTERA, E SULL'UCRAINA IN PARTICOLARE, A ELLY E CONTE BASTA UNA SUPERCAZZOLA LINGUISTICA, CHE SI PUÒ RIASSUMERE CON LO SLOGAN: "NO AL RIARMO NAZIONALE, SÌ ALLA DIFESA EUROPEA"...

leonardo del vecchio giorno

FLASH! - COSA FRULLA NELLA TESTA DI LEONARDINO? - DEL VECCHIO JR HA CAPITO CHE, ALL'OMBRA DELLA MADUNINA, IL MERCATO EDITORIALE È SATURO: POSSEDERE DUE TESTATE MILANESI, COME "IL GIORNALE" (DI CUI HA IL 30%) E "IL GIORNO" NON SERVE GRANCHÈ - PER DIVERSIFICARE, LEONARDINO HA INTENZIONE DI TRASFORMARE "IL GIORNO" IN UN QUOTIDIANO FINANZIARIO, MOLTO PIÙ UTILE PER I SUOI AFFARI, IN GRADO DI FARE CONCORRENZA A "SOLE 24 ORE" E "MILANO FINANZA" - DEL VECCHIO, CHE HA RIANIMATO IL MERCATO DEI GIORNALISTI, UN SETTORE CHE SEMBRAVA ORMAI MORTO E SEPOLTO, DOVREBBE CONFERMARE AGNESE PINI ALLA DIREZIONE DI "QUOTIDIANO NAZIONALE" (LA TESTATA CHE RIUNISCE "LA NAZIONE", "IL RESTO DEL CARLINO" E "IL GIORNO")

bettini ruffini gabrielli schlein renzi conte onorato

DAGOREPORT – CON SALVINI ALLE CORDE, TAJANI ALLO SBANDO, VANNACCI IN AGGUATO, BASTEREBBE UNA SPINTARELLA TUTTI INSIEME E, PLUF!, L'ARMATA BRANCA-MELONI NON CI SAREBBE PIU' - INVECE, IL CAMPO LARGO E' SEMPRE AL PUNTO ZERO DEL "VAFFA": PRIMARIE SÌ O NO? SCHLEIN O CONTE? E COME TENERE INSIEME I GRILLINI CON L'INFIDO RENZI? - QUALCOSA NEI PROSSIMI GIORNI POTREBBE MUOVERSI: ERNESTO MARIA RUFFINI DOVREBBE FORMALIZZARE LA TRASFORMAZIONE DEL SUO MOVIMENTO “PIÙ UNO”, FORMATO DA UNA RETE DI GRUPPI CATTOLICI, IN UN PARTITO - AD AFFIANCARE RUFFINI, SAREBBE PRONTO FRANCO GABRIELLI, GIOVANILE DEMOCRISTIANA, COMPAGNO DI SCUOLA DI ENRICO LETTA, EX CAPO DELLA POLIZIA E DEI SERVIZI, GIA' SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DRAGHI - L’OBIETTIVO? DIVENTARE I FRONTMAN “ISTITUZIONALI” DI CASA RIFORMISTA, CON RENZI DEFILATO E IL VOLTO AUTOREVOLE E SECURITARIO DI GABRIELLI A GUIDARE IL CENTRONE - COME LA PRENDERA' IL ''CONTE TRAVAGLIO'' LA PRESENZA DEL DRAGHIANO GABRIELLI? E COME REAGIRA' LA DUCETTA DEL NAZARENO ALL'ANNUNCIO DELL'"ONORATO BETTINI DI PRESENTARSI ALLE PRIMARIE? AH, SAPERLO...

conservative political action conference cpac donald trump giorgia meloni arianna francesco giubilei emanuele merlino sara kelany susanna ceccardi

AMERICÀ, FACCE TARZAN! – IL CONSERVATORISMO TRUMPIANO SBARCA A ROMA E DIVENTA SUBITO ROBA DA NANDO MERICONI INTERPRETATO DA SORDI – NEMMENO IL TEMPO DI APPARECCHIARE I TAVOLI DELLA CENA DELLA “CONSERVATIVE POLITICAL ACTION CONFERENCE” (CPAC), CHE SUBITO DEFLAGRANO GLI SCAZZI NELLA DESTRA CACIO E PEPE – CI SONO ARIANNA MELONI, SARA KELANY, LA LEGHISTA SUSANNA CECCARDI E IL PREZZEMOLINO FRANCESCO GIUBILEI. MA NON GLI ATTESI LUCA CIRIANI, ITALO BOCCHINO ED EMANUELE MERLINO – IL CLIMA È TESO SULLE TESTE DEI MAL-DESTRI DE' NOANTRI: TRUMP È CONSIDERATO POLITICAMENTE TOSSICO E IL CPAC “ITALIANO” DEL 2027 VIENE CONSIDERATO UN POTENZIALE INTRALCIO, FONTE DI POLEMICHE E IMBARAZZI NELL’ANNO DELLE ELEZIONI…