CONTRORDINE CAMERATI! – FDI ORA FRENA SULLA RIFORMA ELETTORALE, DEPOSITATA IN FRETTA E FURIA IN PARLAMENTO: LA DISCUSSIONE SUL TESTO DOVREBBE SLITTARE A DOPO IL REFERENDUM. AL MOMENTO NON È STATO CALENDARIZZATO DALLA CAMERA – OLTRE AL MAXI-PREMIO DI MAGGIORANZA, CONTESTATO DA DIVERSI COSTITUZIONALISTI, L’ALTRO NODO SONO LE PREFERENZE, UN TEMPO CAVALLO DI BATTAGLIA DELLA MELONI, E SPARITE DAL TESTO – IGNAZIO LA RUSSA LANCIA UN MESSAGGIO ALLA DUCETTA: “SULLE PREFERENZE NON ABBIAMO CAMBIATO IDEA” – I FRATELLINI D’ITALIA PRESENTERANNO UN EMENDAMENTO AD HOC PER METTERCI UNA PEZZA, MA IL MELONIANO BALBONI AMMETTE: “TANTO LE PREFERENZE NON LE VUOLE NESSUNO, MELONI È L’ULTIMA DEI SAMURAI…”
LEGGE ELETTORALE, UDP I CAMERA NON FISSA INCARDINAMENTO. IPOTESI RINVIO DOPO REFERENDUM
matteo salvini giorgia meloni antonio tajani foto lapresse
(Public Policy) – Roma, 04 mar – Nell’ufficio di presidenza odierno della commissione Affari costituzionali della Camera, il presidente Nazario Pagano (FI) ha spiegato che nella giornata di ieri la proposta di riforma della legge elettorale presentata dal centrodestra è stata assegnata alla I di Montecitorio in sede referente. Il presidente ha annunciato di riservarsi di sottoporre una proposta (i relatori sono ancora da nominare) “in una delle prossime riunioni dell’Ufficio di presidenza”.
Al momento, dunque, non è stata fissata una data per l’incardinamento del testo. “Mi pare si sia deciso di andare a dopo il referendum”, ha detto il capogruppo di Avs in I Filiberto Zaratti al termine dei lavori. L’ipotesi sarebbe dunque quella di rinviare l’incardinamento a dopo il referendum, ma la commissione si è riservata di valutarlo nei prossimi Udp.
LEGGE ELETTORALE, SI TRATTA
Estratto dell’articolo di Lorenzo De Cicco per “la Repubblica”
ignazio la russa giorgia meloni
Contrordine: sulla legge elettorale è meglio rallentare un po’. A destra non c’è più fretta di discutere la riforma del sistema di voto, depositata in Parlamento la settimana scorsa, con maxi-premio di maggioranza incorporato.
[...] Calendario alla mano, ci sarebbe la possibilità di piazzare per la prossima settimana una seduta dedicata a quello che la destra ha ribattezzato “Stabilicum” e l’opposizione “Meloncellum”. Questa era l’intenzione fino al weekend. Ora invece l’input che arriva dal centrodestra, FdI in testa, è un altro: aspettare il referendum. Il motivo? Intoppi costituzionali da chiarire. E qualche trattativa con l’opposizione, almeno sottotraccia, da portare a dama.
Forza Italia da giorni ragiona sul ballottaggio, che nel testo base è previsto per le prime due coalizioni che scavallano il 35% ma non centrano il 40% (la soglia che fa scattare invece il «premio di governabilità»). L’ipotesi è cassare del tutto il secondo turno. Se nessuno raggiunge il 40%, insomma, niente premi. Proporzionale puro. L’ipotesi, secondo ambienti azzurri, convincerebbe anche un pezzo di Pd.
L’altro oggetto dei negoziati, neanche a dirlo riservatissimi, è il premio di maggioranza. A destra si valuta una sforbiciata. Obiettivo: ridurre un po’ la dote di 70 deputati e 35 senatori che otterrebbe chi arriva primo, anche con poco più del 40% dei voti. L’opposizione prova a incunearsi nelle crepe del centrodestra.
SIMULAZIONE BY YOUTREND DELLA RIPARTIZIONE DEI SEGGI CON LA NUOVA LEGGE ELETTORALE STABILICUM
La Lega soffre la cancellazione degli uninominali. Ecco perché +Europa, con Riccardo Magi, presenterà un emendamento per resuscitare il Mattarellum. Per i leghisti era il «modello ideale». Che faranno nel pallottoliere di Montecitorio, a voto segreto? [...]
C’è poi il capitolo preferenze. Giorgia Meloni formalmente le vuole, ma le ha fatte ritirare dal testo, per divergenze con gli alleati. Ora i Fratelli presenteranno un emendamento ad hoc (come il M5S). «Non è una finta», assicurava ieri Giovanni Donzelli in una riunione con i senatori della fiamma.
Finito il vertice però Alberto Balboni, presidente della commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama, si sbottonava sull’esito dell’operazione: «Tanto le preferenze non le vuole nessuno, Meloni è l’ultima dei samurai». Come dire: non se ne farà nulla.
ignazio la russa arianna meloni
Davanti ai parlamentari (oggi vedrà i deputati), Donzelli promette che pure il premierato non finirà nelle secche del Palazzo: «Si farà entro fine legislatura, la legge elettorale è propedeutica». Roberto Menia intanto mette in guardia sul «rischio brogli all’estero». [...]
«Sulle preferenze non abbiamo cambiato idea», dice uscendo dalla riunione il presidente del Senato, Ignazio La Russa. Che difende l’impianto della riforma: «È una legge contro il pareggio, un gradino di meno di quello che potrebbe accadere con una riforma costituzionale ad hoc». Col premierato, appunto.
La seconda carica dello Stato non risparmia frecciate all’opposizione: «Mi chiedo perché la sinistra anziché rispondere con un’apertura, sia contro la legge elettorale. Se uno pensa di vincere, non può essere contrario». Per la minoranza, la riforma è un asso pigliatutto per le istituzioni: un leader di partito può finire al Quirinale. La Russa non si scompone: «Anche se si votasse oggi la maggioranza potrebbe eleggere il presidente».


