DALLA DRACMA AL DRAMMA, DA CULLA DELLA CIVILTÀ A LANDA DELLA POVERTÀ - ATENE È DIVENTATA UN VIA VAI DI DROGATI E BARBONI, GENTE SFRATTATA CHE SI ACCAMPA PER STRADA, NELL’INDIFFERENZA GENERALE - STIPENDI DEI DIPENDENTI STATALI TAGLIATI DEL 20%, SCONTRI ALL’ORDINE DEL GIORNO, UNA DELLE ATTIVITÀ PIÙ REDDITIZIE È LA COMPRAVENDITA DELL’ORO…

Toria Mastrobuoni per "la Stampa"

Ci vogliono tre, quattro secondi per mettere a fuoco la situazione. Non perché non ci sia luce, sono le tre di pomeriggio. Ma perché siamo nel centro di Atene, davanti alla facoltà di Legge. E la scena lascia senza fiato. Tre ragazzi sono accasciati in un angolo, due con le siringhe in mano. Studenti vanno e vengono, incuranti. Spazza un vento gelido e uno dei tre indossa soltanto una felpa. Fabio fa segno di andare oltre, si stringe nelle spalle, «ormai è normale, la polizia neanche interviene più. E quando lo fa è per caricare gli studenti».

Poco più in là un gruppo di senzatetto chiede l'elemosina davanti a una chiesa. Altri fantasmi, altri passanti impassibili che camminano oltre. E la polizia la troviamo qualche strada più in là, dove la presenza di squatter e studenti si è fatta visibilmente più densa.

Siamo a Exarchìa, il cosiddetto quartiere degli anarchici, ma la coabitazione con la polizia sembra serena. Almeno, finché il livello di allarme non sale, racconta Fabio. Tipicamente, quando i sindacati proclamano lo sciopero. In quei giorni, come martedì scorso, il richiamo generale è: tutti a Syntagma, la piazza di fronte al Parlamento.

Gli scontri cominciano da qui. Ma oggi è una giornata tranquilla, passiamo davanti a un parco occupato: ci volevano fare un parcheggio, gli studenti l'hanno impedito e hanno fatto piantare degli alberi ai bambini del quartiere. È bellissimo, colorato. Le vie accanto pullulano di bar dall'aria nordeuropea, ragazze con i capelli rosso fuoco, piercing a perdita d'occhio, aromi inconfondibili nell'aria, e, qua e là una chioma rasta.

Fabio Giardina, il nostro cicerone ateniese, è un medico italiano che vive in Grecia da vent'anni. La sua compagna, Augustina, è furibonda. Ha 38 anni e fa la ricercatrice in biochimica. Davanti a un cappuccino pessimo in un bar delizioso ci fa due conti su una tovaglietta di carta: «Prima della crisi guadagnavo 1.250 euro. Ora ne guadagno 850, grazie ai tagli del governo. Ma non è che la vita non si aumentata, anzi.

Con l'Iva al 23% è tutto più caro. La benzina costa 1,7-1,8 euro al litro. E con le ultime misure del 2011 hanno introdotto una tassa sulla casa ma che caricano direttamente sulla bolletta elettrica. Un ricatto orrendo!». Augustina cita l'esempio dell'appartamento dei suoi genitori: per circa 100 metri quadri nel quartiere Kipseli, un quartiere borghese vicino al centro, pagavano 45 euro all'anno. Dallo scorso autunno ne pagano 570. Dodici volte tanto.

Il caso di Augustina è tipico per i 750 mila dipendenti pubblici che sono stati il primo e più duro, per ora, bersaglio selle misure di correzione dei conti intrapresi dalla Grecia per far fronte alla crisi. Ma l'impoverimento improvviso di questa fetta di popolazione, colpita da tagli agli stipendi in media del 20 per cento - la televisione racconta ogni sera di bambini malnutriti che svengono a scuola, di neonati abbandonati in vertiginoso aumento - ha anche conseguenze sull'economia del Paese. Antonis Sergiannis è un signore elegante di 64 anni con una barba bianca e una sciarpa rossa che non toglie neanche dietro la cassa del suo piccolo ristorante a Plaka, vicino al Partenone, nel cuore della città.

Quando racconta la sua odissea attraverso tre anni di crisi la voce ogni tanto trema: «A Natale gli affari sono crollati del 70%. Quando i greci vengono a mangiare qui non si prendono più il Gyros, insomma lo spiedino al piatto, ma lo preferiscono nella pita, nel pane, così costa di meno. E poi c'è il crollo del turismo».

Antonis sostiene che i disordini frequenti nelle vie del centro - che gli sono costati anche due vetrine rotte - allontanano i turisti. Ma in questo quartiere si incrocia anche un'altra, tipica sentinella di ogni recessione: i negozi che comprano oro. Nicos sorride un po' imbarazzato dietro il bancone del suo squallido, stretto loculo: «C'est la vie», prova a scherzare in francese. Quanti clienti sono passati? «Ventiquattro». Dall'inizio della settimana? «No no, oggi». Sono appena le cinque.

Poco oltre, a piazza Syntagma, dove non più tardi di due giorni fa qualche esaltato bruciava bandiere tedesche, le macchine passano veloci agli incroci. I taxi sono tantissimi. In mobilitazione anche loro contro le liberalizzazioni. Abbiamo appena pagato 3,80 euro per una corsa di otto minuti. A Roma bastano appena per salire. Diamo un'occhiata all'indice più affidabile per il benessere o il malessere di un Paese: il menù base del Mc Donald, sul lato lungo della piazza.

Un doppio cheeseburger, patatine e bibita costa 3,50 euro. Ma un gruppetto in tenuta sportivissima ci distoglie da pensieri impuri. Hanno tutti l'aria sfinita e felice. «Io e i miei amici abbiamo fatto 40 chilometri in bici per venire qui» spiega un tipo piccolino, raggiante, in tuta blu. Si chiama Manu Kapnoupolos. Gli chiediamo che lavoro fa. «Ah, no, non lavoro. Ho una pensione di invalidità». Lo guardiamo meglio. Di invalidità? «Già», fa. E si tocca, senza un filo di vergogna, le due robustissime gambe d'acciaio che hanno appena macinato 40 chilometri di fiero asfalto ateniese. Roba da Paraolimpiadi, ci viene da ironizzare. Ma lui è già schizzato via.

 

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