1- DINO BOFFO A BAGNASCO: “SE PARLO IO” E POCO DOPO ARRIVA LA SUA NOMINA A TV2000 2- LA BOMBASTICA LETTERA CHE PUBBLICA “IL FATTO” È UN APPELLO ACCORATO DELL’EX DIRETTORE DI ‘’AVVENIRE’’ AL CAPO DEI VESCOVI CHE SCATURISCE DA UNA DOMANDA DI TRAVAGLIO: “PERCHÉ LEI NON HA RITENUTO DI DENUNCIARE ‘’IL GIORNALE’’, ANZI È STATO VISTO A PRANZO CON FELTRI. C’È QUALCOSA CHE ANCORA NON SAPPIAMO? ATTENDIAMO SUE NOTIZIE” 3- INVECE DI RISPONDERE ALLA LUCE DEL SOLE (“EZIO MAURO SI È OFFERTO DI VENIRE LUI A CASA MIA A INTERVISTARMI”), BOFFO PRENDE CARTA E PENNA IL GIORNO STESSO E COGLIE L’OCCASIONE PER METTERE SOTTO PRESSIONE LA CEI CON UNA LETTERA AMBIGUA: “EMINENZA GLIELO CHIEDO IN GINOCCHIO... NON CREDE CHE LA CHIESA DOVREBBE DARE O FARE QUALCHE SEGNO CHE, DAL SUO PUNTO DI VISTA, MI RIABILITI AGLI OCCHI DEL MONDO?”

Marco Lillo per il "Fatto quotidiano"

Probabilmente chi legge questo articolo, a differenza del capo dei vescovi italiani, il cardinale Angelo Bagnasco, sa bene chi è Marco Travaglio. Ma forse non sa bene chi è Dino Boffo. E allora, per conoscere meglio il direttore della tv dei vescovi, Tv 2000, e per comprendere meglio i metodi usati nelle segrete stanze vaticane è utile leggere la lettera inedita che oggi pubblichiamo.

La missiva fa parte di un fascicolo di documenti visionati dal Fatto e pubblicati in esclusiva nei mesi scorsi: dal famoso memo del cardinale Castrillon sul complotto contro il Papa, alla lettera di monsignor Viganò sui furti in Vaticano; dai documenti segreti sulle pressioni per addolcire la posizione del Vaticano in materia di Ici alle carte interne allo Ior.

La lettera che pubblichiamo oggi è stata spedita il 2 settembre 2010 al presidente della Cei Angelo Bagnasco dal fax della casa di Oné, in provincia di Treviso, di Dino Boffo. Il fax segue quello inviato nei giorni precedenti al segretario del Papa, padre Georg Gänswein, svelato nel libro di Gianluigi Nuzzi Sua Santità e anticipato ieri dal Corriere. Nella lettera a don Georg si allude al presunto mandante morale del killeraggio mediatico operato un anno prima, nell'agosto 2009, dal Giornale diretto da Vittorio Feltri ai danni dell'ex direttore di Avvenire.

"Sono venuto a conoscenza di un fondamentale retroscena e cioè che a trasmettere al dottor Feltri il documento falso sul mio conto è stato il direttore dell'Osservatore Romano, professor Gian Maria Vian" scriveva Boffo nella prima lettera a don George e aggiungeva: "Non credo... che il cardinale Tarcisio Bertone (Segretario di Stato,ndr) fosse informato fin nei dettagli sull'azione condotta da Vian, ma quest'ultimo forse poteva far conto di interpretare la mens del suo Superiore: allontanato Boffo da quel ruolo, sarebbe venuto meno qualcuno che operava per la continuità tra la presidenza (della Cei,ndr)del cardinale Ruini e quella del cardinale Bagnasco".

La lettera che pubblichiamo oggi sul Fatto infatti è un appello accorato a Bagnasco che scaturisce da un articolo di Marco Travaglio del 2 settembre 2010, dal titolo eloquente: "Boffonchiando". Il pezzo di prima pagina si chiudeva con un invito a Boffo:"Forse è venuto il momento di rompere il riserbo e fare definitivamente chiarezza sul Suo caso. Anzitutto rendendo pubblici gli atti del Suo processo, che i cronisti non hanno potuto visionare perché manca il consenso del condannato (Lei). E poi spiegando perché Lei non ha ritenuto di denunciare Il Giornale, anzi è stato visto a pranzo proprio con Feltri nel febbraio scorso. C'è qualcosa che ancora non sappiamo?... Attendiamo Sue notizie".

Invece di rispondere alla luce del sole, Boffo prende carta e penna il giorno stesso e coglie l'occasione per mettere sotto pressione la Cei con una lettera (non c'è il destinatario, ma appare destinata a Bagnasco) che comincia così "Eminenza, vorrei tanto che Leimiavessedavanti e potesse avvertire tutta la mia desolazione (...) Dio sa quanto vorrei poter risolvere da solo queste mie grane (...) Desolazione c'è in me per questa ripresa di attenzione sulla vicenda che mi ha interessato. Accludo l'articolo di Marco Travaglio apparso nella prima pagina del Fatto di oggi".

Boffo, evidentemente, pensa che Bagnasco non veda Annozero e si premura di aggiungere: "Non so se ha presente chi è il giornalista Marco Travaglio. Per capirci è il più puntuto, inesorabile e documentato avversario di Berlusconi.Più ancora di Santoro. È il giornalista "nemico" per antonomasia".

Il passaggio è rivelatore: il nemico di Berlusconi - nella concezione di Boffo e forse della Cei - è automaticamente‘per antonomasia' nemico anche della Chiesa. Boffo identifica a modo suo anche l'ispirazione del pezzo: "Travaglio ha sentito Feltri che faceva i suoi numeri da circo... ha sentito le insinuazioni avanzate nei confronti dei vescovi, ha sentito Feltri ricordare che io non avrei fatto querela e gli è scattata la mosca al naso. Come è possibile che Boffo stia ancora zitto? Cosa nasconde o cosa lo preoccupa?

I suoi vecchi padroni (lui ragiona così) perché l'hanno mollato? Non è che per caso è sceso a patti con il suo torturatore, ha preso dei soldi per tacere e ora se ne sta alla larga? ... Lui (Travaglio, ndr) probabilmente mi vorrebbe stanare nell'ottica della sua causa".
Al di là del tono melenso, la lettera a questo punto prende una piega un po' preoccupante per Bagnasco: "Cosa faccio? Faccio un'intervista per dire la mia e dare ragguagli sulla mia situazione? Ancora ieri Ezio Mauro si è offerto di venire lui a casa mia e a farmela, come direttore, l'intervista.

Ma lo stesso Fatto me l'ha chiesta (vero, ndr), Il Foglio, La Stampa, Il Resto del Carlino. Non avrei problemi cioè a poter parlare, ma io non sono ancora convinto che sia la strada migliore perché andrei di fatto a rinfocolare le polemiche e comunque finirei per arrecare danno a qualcuno, tanto più che se parlo non è che possa sorvolare del tutto sulla parte svolta da Bertone-Vian. Potrei andare leggero", prosegue Boffo un po' minaccioso, "d'altra parte se parlo, posso negare completamente quello che a oggi risulta essere la realtà dei fatti? Sarebbe prudente ed evangelico negare, o è più prudente ed evangelico starmene zitto? Questo è il punto.

Tra l'altro io non ho nessuna remora oggi come oggi a far togliere la riservatezza al fascicolo del Tribunale ma certo andrei - pur senza volerlo - a scatenare l'attenzione dei media sulle due famiglie, alle quali io - ben inteso - non devo nulla, ma che mi è sempre apparso più prudente tenere alla larga giacché non le conosco al punto di potermi fidare delle loro reazioni".

Non tanto per i danni alle famiglie dunque, quanto alla Chiesa, par di capire. "E comunque - prosegue Boffo - sarebbe una via che solleva me (la reazione di chi oggi legge quel fascicolo è: tutto qui?) ma non chiuderebbe la vicenda in un freezer e ri-ecciterebbe probabilmente il baillame. Ecco perché finora e nonostante le mille provocazioni di Feltri, ho preferito starmene zitto. Lui però (stupidissimo) non è stato a sua volta zitto".

Poi arriva la preghiera: "Eminenza glielo chiedo in ginocchio... non crede che la Chiesa dovrebbe dare o fare qualche segno che, dal suo punto di vista, mi riabiliti agli occhi del mondo? E si possa in tal modo sperare di far scendere la febbre?". Sono i giornalisti, secondo Boffo, a puntare il dito contro "il silenzio della Chiesa che loro interpretano come un fatto sospetto.

Dimenticano che lei ha parlato, e come (Bagnasco nel settembre del 2009 intervenne a difesa di Boffo, ndr), che lei ha fatto fare una dichiarazione anche dopo il 4 dicembre, quando ci fu la ritrattazione di Feltri. (....) Certo se potessi dire che la Cei mi sta comunque aiutando sarebbe una cosa diversa griderebbe, a chi vuol sapere, che non sono proprio abbandonato a me stesso, che la Cei a suo modo mi è solidale, che sono semplicemente a casa ad aspettare che il procedimento abbia termine ma non mi sento un reietto agli occhi del mio ex editore (la Cei controlla l'Avvenire del quale Boffo era direttore prima dello scandalo, ndr)".

A questo punto Boffo arriva al dunque: "Le chiedo in punta di piedi: facciamo uscire questa cosa (dell'articolo 2, per grazia della Cei) così che circoli e raffreddi un po' il clima?". Boffo vorrebbe far pubblicare la notizia del suo prossimo contratto di collaborazione (articolo 2) con il quotidiano La Stampa, con il quale è in trattativa per rinforzarsi agli occhi dell'opinione pubblica. "Non voglio metterLa in angusti - prosegue la lettera di Boffo - non voglio nulla, Eminenza. Vorrei solo sparire, ma sparire non posso". E infatti Boffo non sparirà. E non andrà mai nemmeno a La Stampa. Un mese e mezzo dopo la lettera, sarà nominato direttore di rete di Sat 2000. E non farà nessuna intervista.

 

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