SINISTRATI - BERSANI E VENDOLA SI ALLEANO CON I CANNOLI DI CASINI E SCARICANO DI PIETRO - IDV, UN PARTITO ALLA DERIVA: DI PIETRO SPARA CHE IL TANDEM NAPOLITANO-MONTI E’ ”PEGGIORE” DEL BANANA, E BERSANI NE APPROFITTA PUNTANDO SU DE MAGISTRIS CHE, DA QUANDO E’ STATO ELETTO SINDACO, LAVORA PER SCAVARE LA FOSSA A TONINO - PATTI CHIARI: SOSTEGNO ARANCIONE PER BERSANI ALLE PRIMARIE IN CAMBIO DI UNA POLTRONA DA MINISTRO E UN PAIO DI PARLAMENTARI…

1- VENDOLA-BERSANI, OK ALLEANZA APERTA ALL'UDC
Repubblica.it - Sì all'alleanza con l'Udc. Chiusura a Di Pietro. Questo l'esito del faccia a faccia al Nazareno tra Pier Luigi Bersani e Nichi Vendola. "L'Idv non sta mostrando interesse" per la costruzione di un'alleanza di centrosinistra, ha dichiarato il leader di Sel al termine dell'incontro. "Il propagandismo esasperato di Di Pietro lo sta portando alla deriva"

2- IDV, UN PARTITO ALLA DERIVA
Tommaso Labate per il "Corriere della Sera"

Il suo senatore Pancho Pardi gliel'ha mandato a dire più di una volta, soprattutto nelle ultime settimane. «Guarda che l'unanimismo è il male della democrazia. E, quindi, anche quello dei partiti». Un'annotazione che adesso, alle orecchie di Antonio Di Pietro, suona quasi come un oscuro presagio.

A ventiquattr'ore dalla nota in cui «Tonino» - assieme al responsabile Giustizia Luigi Li Gotti - s'è spinto fino a definire il tandem Napolitano-Monti «peggiore» di Silvio Berlusconi, l'Idv sembra un partito a metà strada tra una crisi di nervi collettiva e il rischio che la stessa prenda quella deriva che porta alla scissione.

Più l'ex pm prende di mira Colle e governo aumentando il solco tra sé e il cantiere del centrosinistra di Pier Luigi Bersani, più «loro» soffrono. Soffre Massimo Donadi, il suo capogruppo alla Camera, che insiste sulla necessità di trovare un accordo col Pd. Soffre Aniello Formisano, il deputato che in Campania continua a controllare un discreto pacchetto di voti. Soffre lo stesso Pardi, convinto che certe cose vadano «date per acquisite», per esempio «che Monti e Napolitano non sono e non saranno mai peggio di Berlusconi». Per non parlare di Elio Lannutti, il senatore della società civile che ha già annunciato il suo divorzio dall'Idv.

Difficile capire adesso dove porterà il braccio di ferro tra il «capo» e gli oppositori interni. Di certo c'è soltanto che sull'asse tra Roma e Napoli sta maturando una novità che, a pochi mesi dalle elezioni, potrebbe determinare il futuro dell'Idv. A dispetto di una versione ufficiale che li dà «in piena sintonia», l'armistizio sottoscritto tra Di Pietro e de Magistris quando l'ex pm di Why not? divenne sindaco del capoluogo campano potrebbe presto essere violato. La separazione politica tra «Tonino» e «Gigino» è praticamente agli atti.

Il primo insiste a cadenza quasi quotidiana negli attacchi al Quirinale. E il secondo non solo se ne tiene alla larga. Ma pare non gradirli affatto. Infatti de Magistris, che a proposito del dibattito sulla trattativa Stato-mafia non ha risparmiato critiche a Nicola Mancino, tiene come a una reliquia al «rapporto istituzionale» che ha costruito negli ultimi due anni col capo dello Stato. Non a caso lo cita di continuo come esempio da imitare, come ha fatto negli ultimi giorni anche durante un consiglio comunale.

«Come dice giustamente il presidente della Repubblica, la riscossa del Paese passa dal Sud e quindi da Napoli». Non c'è solo il rapporto col Colle. Anche su Beppe Grillo, che «Tonino» corteggia e «Gigino» tiene alla larga, i due la vedono diversamente. Per non parlare dell'incubo che tormenta di più i sonni dipietristi. E cioè quella tela che de Magistris sta silenziosamente tessendo con Bersani e Nichi Vendola.

Mentre a Roma il leader dell'Idv attacca il segretario del Pd, che ieri ha definito «uno e trino», a Napoli il sindaco lo consulta di continuo. Anche perché de Magistris non solo non ha abbandonato la prospettiva di sganciarsi dal partito per dar vita - da «padre nobile» - a una «lista civica nazionale» ancorata al centrosinistra. Ma, dopo una serie di contatti con altri colleghi sindaci (da Giuliano Pisapia a Massimo Zedda, da Leoluca Orlando a Michele Emiliano) ha intenzione di imprimere un'accelerazione al progetto. Che, benedetto da Bersani e Vendola, potrebbe diventare la «terza gamba» del cantiere dei progressisti.

Di Pietro, intanto, marcia per la sua strada. La strategia di attaccare frontalmente il governo Monti lo porterà oggi a presentare quattro quesiti referendari, di cui uno sarà «per il ripristino dell'articolo 18» (gli altri tre saranno sulla libertà di contrattazione, sull'abolizione dei finanziamenti ai partiti e della diaria del parlamentare).

In più continua a prendere di mira la strana maggioranza di cui fa parte anche Bersani: «L'accordo sulla legge elettorale c'è. Ma per farci fuori». Una tesi che non convincerebbe più di tanto de Magistris. Che infatti, col segretario del Pd, continua a parlarsi. Proprio mentre il gruppetto che dentro l'Idv fa opposizione a «Tonino», ormai, sembra aspettare soltanto l'«ora X».

 

 

ANTONIO DI PIETRO - ITALIA DEI VALORILUIGI DE MAGISTRIS CON IL CAPPELLINO DEI NETSPIER LUIGI BERSANI SI MANGIA LE UNGHIE PANCHO PARDIELIO LANNUTTIlapresse massimo donadiGRILLO vittoria NICHI VENDOLA - PIERLUIGI BERSANI - ANTONIO DI PIETROGIULIANO PISAPIA

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