merkel annegret kramp-karrenbauer

C'E' SOLO LA MERKEL (CHE DIVORA TUTTI I POSSIBILI SUCCESSORI) - LE DIMISSIONI DI ANNEGRET KRAMP-KARRENBAUER DALLA GUIDA DELLA CDU, DOPO LO SCANDALO TURINGIA (LA CDU ALLEATA CON L'ESTREMA DESTRA), LASCIANO IL PARTITO ALLO SBANDO E SENZA CANDIDATO ALLA CANCELLERIA PER IL 2021 - LA CORSA A TRE PER LA SUCCESSIONE E LE DIVISIONI SULLE POSSIBILI ALLEANZE. LA MERKEL ARRIVERÀ AL 2021 E OLTRE?

Paolo Valentino per il “Corriere della Sera”

 

merkel Annegret Kramp-Karrenbauer

Alla fine, come Crono, Angela Merkel ha divorato un altro dei suoi figli, alias possibili successori. Come Christian Wulff, come Friedrich Merz. La drammatica uscita di scena di Annegret Kramp-Karrenbauer lascia l' eterna cancelliera ancora una volta dominatrice della scena, padrona della Cdu e gigante imprescindibile della politica tedesca.

 

Ma questa volta, intorno a lei, c' è solo un paesaggio di rovine. E quella che nei giorni precedenti era sembrata una prova di forza, la determinazione con cui ha in apparenza chiuso la crisi in Turingia, si è rivelata solo un' illusione ottica. Merkel assomiglia ora a una Trummerfrau, una donna delle macerie, come vennero chiamate le milioni di tedesche che letteralmente ripulirono le città della Germania dai resti della guerra.

 

annegret kramp karrenbauer

La Cdu è un partito diviso. È sfinita da 15 anni di «smobilitazione asimmetrica», da una politica cioè non più guidata da idee forti e tantomeno da posizioni ideologiche, ma dalle necessità del momento, dal sequestro delle posizioni altrui e dalla Stimmung , lo stato d' animo prevalente. Ed è lacerata tra quanti invocano un riposizionamento conservatore in nome degli antichi valori e quanti vogliono ancora credere nella formula, a lungo vincente, del centrismo merkeliano.

 

Fuori AKK, la successione a Merkel si annuncia come una battaglia esistenziale per l' anima della Cdu, la sua natura di partito popolare, la sua vocazione a governare. E nessuno riassume l' angoscia prevalente meglio di Wolfgang Schäuble, il presidente del Bundestag e uno di coloro (padre più che figlio) che Merkel ha divorato, quando avverte che «il nostro prossimo candidato cancelliere potrebbe non diventare più cancelliere».

ANGELA MERKEL

 

Erano bastate poche ore ad Angela Merkel a rimettere la chiesa al centro del villaggio, dopo la «rivolta degli schiavi» in Turingia, dove la locale Cdu aveva rotto il tabù della collaborazione con l' estrema destra nazionalista. Dimissioni del premier liberale eletto con i voti di Cdu e AfD, dimissioni del commissario del governo federale per l' Est che aveva applaudito la scelta, riconferma a chiare lettere che la strada del dialogo con l' ultradestra rimane sbarrata.

 

Ma ne sono bastate anche meno per capire che nulla è più come prima e che nella Cdu cova uno scontento profondo nei confronti di Merkel. Soprattutto nell' Est , dove le organizzazioni locali devono misurarsi ogni giorno con la madre di tutte le questioni: l' esistenza di una forza politica che, a dispetto delle sue chiare contaminazioni neonaziste, attira il consenso di un elettore su quattro.

 

Detto altrimenti, Angela Merkel non riesce più a compattare il partito dietro di sé.

annegret kramp karrenbauer ANGELA MERKEL

Di più, forse per la prima volta sembra aver smarrito il suo senso per il potere. Decisa a rimanere cancelliera, ha smentito il suo mantra del doppio incarico cedendo la presidenza della Cdu. E ha fatto un grossolano errore di valutazione personale e politica, gettando il suo peso dietro AKK e designandola come sua erede, solo per vederla accumulare gaffe, sbagli e sconfitte elettorali. E ora che lo ha corretto, si accorge che forse è poco ed è tardi.

 

 

E se probabilmente basta a garantire la momentanea sopravvivenza della Grosse Koalition, da questo momento non è più Merkel a dettare i tempi del suo potere. Tutto dipenderà da chi verrà eletto alla guida della Cdu in autunno. Fino ad allora, complice anche la presidenza tedesca della Ue che scatta a luglio, rimarrà cancelliera. Ma che lo sia fino al settembre 2021 da ieri è tutto da vedere. Forse, con AKK, Angela Merkel ha divorato una figlia di troppo.

 

CORSA A TRE PER LA SUCCESSIONE LE ANIME DEI CONSERVATORI DIVISE SULL'APERTURA ALL'AFD

FRANCESCA SFORZA per "la Stampa"

 

angela merkel volkswagen

L' hanno sempre sussurrato alle sue spalle, e quelli che non lo dicevano apertamente lo hanno comunque pensato: «Sie kann' s einfach nicht», espressione tedesca che ha spesso scandito i momenti difficili dei potenti, accompagnata da un impercettibile oscillazione del capo: «Semplicemente non ce la può fare».

 

E Annegret Kramp-Karrenbauer in effetti non ce l' ha fatta. Ieri ha deposto ufficialmente le armi, davanti ai notabili della Cdu, ma era da almeno un anno che la sua leadership non convinceva, come un sondaggio dello Spiegel aveva confermato già nell' ottobre scorso: solo il 29 per cento dei tedeschi la considerava adatta al ruolo di ministro della Difesa e degna di aspirare alla successione di Angela Merkel.

 

Il caso del voto in Turingia, dove la Cdu ha votato il nuovo governatore del Land insieme al partito dell' ultradestra dell' AfD infrangendo il tabù «mai con l' AfD al governo» (per poi essere costretta a fare marcia indietro), è stato l' ultimo atto di una pièce recitata male sin dall' inizio.

 

Ma sintetizza al meglio il tipo di errori della gestione Akk: poca presa sul partito, scarsa influenza sulle costole regionali, e soprattutto assenza di una rete politica forte. Il primo errore è aver sottovalutato quella corrente carsica interna alla Cdu che considera la possibilità di governare con l' AfD - a livello comunale e regionale - come un modo per riprendere consensi a destra, nella convinzione che una volta al governo gli estremisti sarebbero costretti a confrontarsi con i compromessi e probabilmente a sgonfiarsi elettoralmente.

 

annegret kramp karrenbauer

Annegret Kramp-Karrenbauer, di fronte alla possibilità di aprire un dibattito forte all' interno del partito per ribadire le linee rosse non valicabili e farne una bandiera, ha preferito non vedere il problema, con gli esiti che sappiamo. Il secondo è stato quello di non cogliere, sin dal primo momento, i rischi dell' investitura politica ricevuta da Frau Merkel, che contravviene a una delle regole non scritte della politica tedesca, secondo cui non si può aspirare alla Cancelleria mettendosi «a servizio» del Cancelliere uscente.

 

Ed eccoli, infatti, i nuovi candidati alla guida del partito e alla Kanzlerkandidatur (le due cose in Germania vanno insieme, lo ha ricordato anche Akk nel dare le dimissioni) mettere fuori la testa e tornare in scena: in prima fila Armin Laschet, governatore del Nordreno Westfalia, centrista amato dai conservatori e dagli imprenditori. Insidiato a destra da Friedrich Merz, il falco ultraliberista da sempre avversario di Merkel, e dal giovane ministro della Salute Jens Spahn, grande critico delle aperture di Merkel sull' immigrazione e autore di una rivoluzione sulla Sanità che lo ha reso molto popolare (anche se la sua dichiarata omosessualità potrebbe non aiutarlo nelle frange più tradizionaliste).

angela merkel

 

Negli ultimi tempi ha preso quota anche la figura del presidente della Csu - sorella bavarese della Cdu - Markus Söder, che ha saputo saldare la difesa della tradizione con i valori ambientalisti (riscoperti con tutta probabilità anche per contrastare i Verdi, fortissimi in Baviera). Ora il problema è per il governo della Cancelliera, e per il suo partito: se uno di questi candidati deciderà di uscire dall' ombra, lo farà infatti chiedendo nuove elezioni. Mai come in queste ore, a Berlino, la grande Coalizione è sembrata tanto fragile.

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