1. DOPO IL TRIONFO ALLE PRIMARIE DEL PD, RENZIE AVEVA DI FRONTE A SÉ DUE STRADE: FARE IL PREMIER OMBRA O TRASFORMARE LETTANIPOTE NELL’OMBRA DI UN PREMIER. HA SCELTO LA SECONDA E FINCHÉ NON INTERVERRÀ RE GIORGIO LO SPETTACOLO ANDRÀ AVANTI 2. UNO SPETTACOLO PENOSO, PERCHÉ AL DI LÀ DELLE DOTI INDIVIDUALI, TRA I DUE SEMBRA NON ESSERCI PARTITA PER ALMENO TRE MOTIVI. RENZIE È STATO CONSACRATO DA MESSI DI VOTI, L’ALTRO ESCE DAGLI ALAMBICCHI DEL QUIRINALE. IL PRIMO GIOCA A UN RITMO FORSENNATO, IL SECONDO È UN FONDISTA. IL ROTTAM’ATTORE SI È SCELTO UNA SQUADRA GIOVANE E DI PROPRIA COMPLETA FIDUCIA; MENTRE LETTANIPOTE È ALLE PRESE CON MINISTRI IMPROBABILI, IN ALCUNI CASI POLITICAMENTE FRAGILISSIMI E ANCHE PASTICCIONI 3. MA IN QUESTE CONDIZIONI QUANTO PUÒ DURARE IL GOVERNO? SARÀ FONDAMENTALE, ANCORA UNA VOLTA, IL RUOLO DI BELLA NAPOLI DALL’ALTO DEI COLLI. DEL RESTO IL VERO CRUCCIO DI LETTANIPOTE È PROPRIO QUESTO: NON È CHE RE GIORGIO, CON LA SCUSA DI PROVARE A “GESTIRLO”, SI STA AVVICINANDO UN PO’ TROPPO AL GIOVANE MATTEO?

a cura di COLIN WARD (Special Guest: Pippo il Patriota)

1 - AVVISI AI NAVIGATI
Dopo il trionfo alle primarie del pd, Renzie aveva di fronte a sé due strade: fare il premier ombra o trasformare Lettanipote nell'ombra di un premier. Ha scelto la seconda e finché non interverrà Re Giorgio lo spettacolo andrà avanti. Uno spettacolo penoso, perché al di là delle doti individuali (Letta è sicuramente una persona per bene, a modo e preparata) tra i due sembra non esserci partita per almeno tre motivi.

Renzie è stato consacrato da messi di voti, l'altro esce dagli alambicchi del Quirinale. Il primo gioca a un ritmo forsennato, il secondo è un fondista. Il Rottam'attore si è scelto una squadra giovane e di propria completa fiducia; mentre Lettanipote è alle prese con ministri improbabili, in alcuni casi politicamente fragilissimi e anche pasticcioni.

Ma in queste condizioni quanto può durare il governo? A prima vista durerà quanto vuole Renzie, che però non può staccare la spina per primo per evidenti motivi di immagine. Sarà tutta una questione di nervi. E sarà fondamentale, ancora una volta, il ruolo di Bella Napoli dall'alto dei colli. Del resto il vero cruccio di Lettanipote è proprio questo: non è che Re Giorgio, con la scusa di provare a "gestirlo", si sta avvicinando un po' troppo al giovane Matteo?

2 - DA ROTTAMATORE A BADANTE
"Renzi scrive l'agenda di governo", titola impietosa Repubblica a tutta prima. Ma il peggio arriva a pagina 3 con una parolina attribuita tra virgolette al sindaco fiorentino: "Matteo a testa a bassa contro Palazzo Chigi. ‘Basta figuracce, siamo i loro badanti'. E Letta sale sulle barricate: ‘Non mi faccio commissariare".

Il Corriere della stabilità minimizza e guarda oltre: "Letta-Renzi, vertice blindato sul contratto. Tra oggi e domani il summit per 'Impegno 2014', l'agenda su riforme e sviluppo" (p. 6). E, sarà un caso, torna ad attaccare con un pezzo di Aldo Cazzullo proprio quel modello elettorale spagnolo sul quale sarebbe più vicina l'intesa Renzie-Banana (p. 6).
Il resto dei giornaloni tenta di sorvolare il più possibile sullo scontro Lettanipote-Renzie, ma la parola del giorno resta una ed è pesante: "badante".

3 - IL LAVORO (DEGLI ALTRI)
Difficile affrontare il "Jobs Act" delineato in cinque paginette dal Rottam'attore. Ma intanto il quadro è questo: "Disoccupazione mai così alta dal 1977. In un anno persi 448 mila posti. I dati Istat di novembre: il tasso sale al 12,7%, senza impiego quasi un giovane su due" (Corriere, p. 9). E in attesa dei dettagli che verranno resi noti oggi, il Sole 24 Ore ricapitola: "Contratto unico e assegno universale. La bozza del Jobs Act: entro 8 mesi codice più snello. Agenzia federale dei centri per l'impiego. Contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti per superare gli oltre 40 rapporti di lavoro oggi esistenti" (p. 7).

4 - NON FA SOSTA LA SUPPOSTA/1
Il Messaggero riassume con efficacia il casino sugli insegnanti: "Scuola, il governo fa dietrofront ma ora scoppia il caso non docenti" (p. 4). Poi avverte Er Gelatina: "Il nuovo pasticcio allarma Letta. Nel rimpasto Saccomanni rischia. Il superministro minaccia l'addio: ‘Sono stufo di venire preso a schiaffi".

Quindi passa Alessandro Barbera sulla Stampa e sistema così il ministro (per mancanza di prove) Paccomanni: "Il titolare del Tesoro si giustifica: ‘Io sono solo un mero esecutore'. Dall'Imu all'Iva: il ministro e la fuga dalle responsabilità". E ricorda "il tira e molla sull'aumento dell'Iva. Il proliferare di norme di spesa nella legge di Stabilità. Il pasticcio inenarrabile del decreto salva-Roma, ritirato su richiesta del Quirinale. I rigidi criteri di nomina sanciti per la scelta dei manager pubblici finora inapplicati. O ancora la polemica con Bruxelles per la mezza bocciatura della legge di Stabilità" (p. 5).

Infine, un riquadrino beffardo di Repubblica ricorda che a Firenze Renzie ha tagliato le buste paga dei dipendenti comunali e ora i sindacati di Palazzo Vecchio lo sfidano a comportarsi con loro come con gli insegnanti (p. 7).

5 - NON FA SOSTA LA SUPPOSTA/2
Ma oggi tocca ancora farsi girare la testa con le sempre nuove pensate del governo sulla casa. La Stampa annuncia: "Tasse sulla casa, c'è un nuovo accordo. Salgono le aliquote per consentire maggiori detrazioni alle famiglie. Saccomanni: credo che non si pagherà di più" (p. 2). Lui crede. Ma intanto il giornale della Fiat ricorda: "Sei leggi in un anno. Lo schizofrenico balletto delle imposte sul mattone" (p. 3).

Una certa presa per i fondelli è chiara anche dal titolo di Repubblica: "Tasi più cara per garantire le detrazioni. Fino allo 0,8 per mille di aumento, ma gettito dei Comuni vincolato. Gli effetti sui contribuenti dipenderanno dalle decisioni dei municipi" (p. 4). Il Messaggero di Calta-mattone va al sodo e scrive di "rischio stangata per le seconde case" (p. 2).

Il Corriere prova a fare qualche conto, praticamente al buio: "Per 120 metri quadrati a Milano e Roma un conto di 700 euro. Il rebus degli sconti per i figli. Per 120 metri a Torino si otterrebbe un risparmio di quasi 335 euro rispetto all'Imu, che prevedeva una detrazione di 50 euro per ogni figlio" (pp. 2-3)

6 - NANO UNCHAINED
Dopo mesi e mesi di elucubrazioni, il Banana ha deciso: "Forza Italia, al vertice arriva Toti. Il Cavaliere lo vuole coordinatore. Verdini spiazzato, partito in rivolta. Il direttore del Tg4 sta organizzando l'evento-ventennale del 26, ma rischia il boicottaggio" (Repubblica, p. 9). Sul Giornale, Adalberto Signore racconta: "Il Cav ridisegna Forza Italia: Toti sarà coordinatore unico. La nomina del direttore del Tg4 ha anche l'obiettivo di tendere la mano al Ncd. Ma si accendono i malumori nel partito: la vecchia guardia teme l'esclusione. In Veneto il caso del coordinatore Marin: è alfaniano. E nella base è rivolta" (p. 6).

7 - KAZAKI AMARI
Brutta sorpresa per il ministro degli interni, il kazako Angelino Alfanayev. Repubblica va a intervistare il suo ex capo di gabinetto Giuseppe Procaccini, quello che si è comportato con maggior dignità dimettendosi, ed escono altri pezzi di verità sullo scandalo Ablyazov. "Alfano mi disse che quel caso minacciava la sicurezza nazionale", racconta Procaccini, e "il mattino dopo lo informai dei contenuti della visita e del blitz a Casal Palocco". Penoso il racconto delle sue dimissioni (al posto del ministro): "La sera del 17 luglio gli consegnai di persona la mia sofferta lettera di dimissioni che lui ritenne di non leggere. Almeno di fronte a me. Mi dispiacque solo come comunicò le mie dimissioni al Senato. Le rese un gesto banale" (p. 18).

8 - IL VALZER DEI BANCHIERI
Poltrone bollenti in questo inizio anno. La Stampa scommette: "Viola resta a Montepaschi. Per Bpm c'è Castagna. L'ultimo contatto tra il manager senese e il presidente di Piazza Meda risale a 5 giorni fa. L'ex dg di Intesa è il candidato privilegiato. Giarda in Banca d'Italia. Via Nazionale preferisce la stabilità per Siena" (p. 23). Sul Sole, "Bpm, Giarda stringe sui nomi. Castagna ad, nel cdg probabili ingressi di Anolli, Di Battista, Girelli e conferma per Croff" (p. 28).

Intanto ci si mette anche l'ossuto Enrico Bondi ad agitare i sonni dei banchieri di casa nostra: "Ilva, Bondi chiede 1,3 miliardi alle banche. Summit allo Sviluppo con i vertici di Unicredit, Intesa e Banco Popolare" (Messaggero, p. 14).

9 - ALI-TAGLIA SEMPRE MENO ALI E SEMPRE PIU' TAGLIA
Nel totale disinteresse del governino di Mezze intese, banche libere di gestire come meglio credono la disastrosa avventura aerea. "Sette giorni decisivi per Alitalia. Etihad chiede tagli più forti. Dal Golfo manifestazione di interesse vincolata: 11mila dipendenti e debito alleggerito. Quattro liste con i candidati al cda. Colaninno gestirà la svolta" (Repubblica, p. 25). "Colaninno gestirà la svolta" è impagabile.

10 - VIENI AVANTI CREATIVO
Danno sempre molta soddisfazione i giornali durante Pitti Uomo. Oggi segnaliamo il Corriere della Sciura: "Pelle nera e metallo, l'uomo mette l'armatura. Blazer in panno e pantaloni che sono tutti una borchia. Diesel Black Gold si ispira a Dafoe, motociclista senza amore" (p.30). Sicuramente non s'ispira all'uomo che va in aeroporto, a meno che punti a lasciare l'uomo in mutande e calzini al controllo sicurezza.
colinward@autistici.org

 

QUIRINALE CERIMONIA PER LO SCAMBIO DI AUGURI CON LE ALTE CARICHE DELLO STATO LETTA NAPOLITANO napolitano letta renzi napolitano renzi letta MATTEO RENZI E GIORGIO NAPOLITANOSACCOMANNI E LETTA FABRIZIO SACCOMANNI BANCA DITALIA resize case e catasto alfano berlusconi adn x procaccini

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