LODEN A MARONI - E’ IL BANANA A TEMERE PIÙ DI TUTTI IL CAMBIO AL VERTICE PADANO: FINCHÉ C’ERA BOSSI L’ASSE DEL NORD “CONTRO LE SINISTRE” HA RETTO - CON I BOBOMARONITI IL PDL RISCHIA DI TROVARSI UNA LEGA RIPULITA E “COSTOLA DELLA SINISTRA” CHE NON VUOLE RESTARE FUORI DA UNA GRANDE COALIZIONE ANCHE NELLA PROSSIMA LEGISLATURA - NON È UN CASO SE L’UOMO DEL MONTI, QUANDO INCONTRA I VERTICI DEL CARROCCIO, NON FA CHE SOTTOLINEARE LE SUE ORIGINI VARESINE (COME BOBO)…

Marco Conti per "il Messaggero"

«Ora che accadrà al Nord?». Silvio Berlusconi se lo chiede da ieri pomeriggio quando, dopo il tradizionale riposo di metà giornata, ha letto un dispaccio di agenzia che riportava la notizia delle dimissioni di «Umberto». Un epilogo atteso dal Cavaliere - che da tempo seguiva attraverso i racconti di Aldo Brancher le mosse di Bobo Maroni - ma non per questo vissuto con meno amarezza. Rapporto complesso, quello dell'ex presidente del Consiglio con l'ex ministro dell'Interno che, per molti pidiellini «tra qualche giorno si ritroverà a guidare un partito dilaniato».

«Siamo all'assedio, qualcuno pensa di ripetere il '93 e magari di prendersi una rivincita», chiosava ieri il Cavaliere visibilmente preoccupato per il «tempismo» e per lo tsunami in casa-Lega. «Quando decideremo di lasciare la politica lo faremo insieme», si erano detti più volte Silvio e Umberto a conclusione di quei lunghi vertici notturni del lunedì che si concludevano più o meno con lo stesso concetto: «Senza di noi dove va il Pdl e dove va la Lega».

Da ieri, invece, il Carroccio si ritrova guidato da un triumvirato che nel Pdl si tenta di minimizzare ricordando l'analogo triumvirato (La Russa, Bondi e Verdini) che per qualche anno ha guidato il partito di via dell'Umiltà prima dell'arrivo di Angelino Alfano. Il Cavaliere sa però che non sarà la stessa cosa e che i problemi di salute che affliggono il Senatùr, oltre ad essere stati fonte dei traffici degli ultimi anni, certificano il tramonto di una leadership e non solo di una stagione politica.

E' per questo che nei ragionamenti di ieri sera del Cavaliere si coglieva molto scetticismo sulle possibilità della Lega di resistere a lungo all'addio del Capo e sulle possibilità del Carroccio di farsi guidare da colui che già una volta fu messo alla porta ('94) e che ieri alcuni militanti del Carroccio bollavano con l'epiteto di «Giuda».

«Fosse stato per lui avrebbe mollato da molto tempo», ricordava il Cavaliere ritrovandosi molto nell'Umberto che «si è sacrificato tante volte» e per non mollare la sua gente, «ha continuato ad andare in giro per piazze anche se stanco e provato». Smaltito «il colpo al cuore» e incassata «la botta», il Cavaliere si interrogava sulle modalità delle inchieste delle tre procure. «Un accerchiamento» che all'ex premier ricorda molto quelli «subiti tante volte» e «sempre a ridosso di elezioni».

«Che accadrà ora al Nord?» alle amministrative di maggio con la Lega priva di quel leader che sino a ieri era stato un tenace collante-identitario capace di «trovare la quadra» in ogni conflitto interno. D'altra parte fu nel 2000 che Berlusconi e Bossi si ritrovarono, grazie anche alla mediazione di Giulio Tremonti che anche in questa occasione non ha mancato di manifestare la sua vicinanza alla Lega andando in via Bellerio ieri l'altro poco dopo le perquisizioni. Aneddoti e, per i leghisti, «maldicenze» circondano quell'improvviso ritorno di fiamma tra Cavaliere e Senatùr che nel 2001 li fece ritrovare insieme nella vittoria del 2001.

Ovviamente le inchieste avviate non convincono il Cavaliere che sorride all'idea di poter essere il «Silvio» indicato nelle intercettazioni come colui che chiede ai pm di insabbiare fascicoli: «Se avessi fatto anche il più timido tentativo per cercare di rallentare l'inchiesta, mi avrebbero risposto lavorando di domenica!». Il sodalizio politico e l'amicizia personale tra B&B non si è mai rotto.

Al punto che di recente a Gemonio i due si sono incontrati per stabilire che ai ballottaggi i due partiti si sarebbero dati una mano «pur di sbarrare il passo alla sinistra». Da ieri però il Cavaliere è meno sicuro sul destino politico della Lega che per qualcuno continua ad essere «una costola della sinistra» e potrebbe prepararsi, in un prossimo futuro, all'ennesima capovolta cercando di portare il Nord-leghista al tavolo delle scelte governative. D'altra parte Mario Monti, quando incontra i vertici del Carroccio, non cessa di sottolineare le sue origini varesine e per Maroni sarebbe per la Lega un errore restare nella prossima legislatura fuori dall'area della possibile grande coalizione.

 

 

Mario MontiMaroni saluta Monti BOSSI BERLUSCONI ROBERTO MARONI Aldo BrancherANGELINO ALFANO

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