EU-GENIO? E’ LUI IL FASCIOSTALINISTA! - PAOLO FLORES D’ARCAIS NON DIGERISCE L’ACCUSA DI “FASCISMO DI SINISTRA” RIVOLTA DA SCALFARI A CHI CRITICA LA SENTENZA PRO-NAPOLITANO - RICORDA AL “FONDATORE” I TEMPI DEL FEZ (1942) QUANDO SCRIVEVA: “GLI IMPERI MODERNI QUALI NOI LI CONCEPIAMO SONO BASATI SUL CARDINE RAZZA” - “ACCUSARE DI FASCISMO CHI A SINISTRA NON SI ALLINEA È IL PIÙ CLASSICO STILEMA STALINIANO…”

Paolo Flores d'Arcais per micromega.net

Fascisti di sinistra. Questa l'offesa sanguinosa, l'oltraggio irricevibile per ogni democratico, scagliato da Eugenio Scalfari. Che a conclusione del suo incenso per la sentenza già scritta (così Gustavo Zagrebelsky) della Corte Costituzionale pro-Napolitano, accusa chi si è fin qui opposto alle tesi del Quirinale di aver manifestato una "consapevole quanto irresponsabile posizione faziosa ed eversiva che mira a disgregare lo Stato e le sue istituzioni. Sembra quasi un fascismo di sinistra". Tratti pure da eversore chi non la pensa come lui, ma "fascista" questo no, questo non è tollerabile, Scalfari ha passato il segno.

Oltretutto, tra quanti hanno sostenuto la posizione che a dire di Scalfari merita tanto infamante etichetta ci sono tre dei più illustri collaboratori del quotidiano da lui fondato (in primis Franco Cordero, che il giorno dopo il peana scalfariano ha scritto proprio su "la Repubblica" un testo di micidiale razionalità che rade al suolo quel "Te Deum", cospargendovi sale). Oltre a MicroMega e al modestissimo sottoscritto, suo direttore. E ovviamente all'intera equipe del "Fatto quotidiano", cha ha su Scalfari ormai l'effetto del drappo rosso sul toro. Dunque, se si deve rispettare la logica (e Scalfari la vuole certamente rispettare, poiché ha da tempo annunciato di sentirsi soprattutto un filosofo) il fondatore di Repubblica ha dato del "fascista" anche ad alcune delle personalità più eminenti della sua stessa testata. L'aggiunta "di sinistra" non attenua, visto che molti fascisti "di sinistra" erano estremisti del regime, pasdaran diremmo oggi, fascistissimi, insomma.

Naturalmente si può non rispondere, si può tacere per sovrabbondanza di carità cristiana o per la profondità del disprezzo (e/o della pena) che l'autore dell'insulto, con la sua enormità, può generare nell'animo di chi lo subisce. Io invece, in nome della stima, e perfino dell'affetto che fino a qualche tempo fa ho nutrito per Eugenio, non lo snobberò col silenzio ma considererò piuttosto la sua infamante accusa "sine ira et studio" (come insegna il suo collega Spinoza).

E in primo luogo: Scalfari con l'espressione "sembra quasi", preposta a "un fascismo di sinistra", potrebbe volersi ispirare al principio etico di cautela che il suo collega filosofo Hans Jonas riteneva ormai imprescindibile. Escludo a priori, infatti, che la sua ingiuria nasca dal riflesso automatico di chi il "fascismo di sinistra" lo conosce perché lo ha fatto (secondo la lezione "verum et factum convertuntur" di un altro suo collega, il Vico).

Tali riflessi pavloviani sono più frequenti in chi vuole rimuovere un passato scomodo, e invece Scalfari ha ammesso i suoi trascorsi fascisti tanto in una lunghissima intervista a Pierangelo Buttafuoco sul "il Foglio" di Giuliano Ferrara del 29 maggio 2008, quanto nel recentissimo "Meridiano", aperto dalle 66 pagine del suo "Racconto autobiografico", dove a pag.LXXXVI ricorda che scrisse su "Roma Fascista" parecchi articoli, "sul partito, sulla guerra, sull'Europa del futuro come sarebbe stata dopo la vittoria dell'Asse, che era fuori discussione" (veniale la dimenticanza del tema razza e antiebraismo, quando in un articolo del settembre '42 inneggia al "fattore principale e necessario" dell'Impero: "la volontà di potenza quale elemento di costruzione sociale, la razza quale elemento etnico, sintesi di motivi etici e biologici che determina la superiorità storica dello Stato nucleo e giustifica la sua dichiarata volontà di potenza", reiterando con: "Gli imperi moderni quali noi li concepiamo sono basati sul cardine ‘razza', escludendo pertanto l'estensione della cittadinanza da parte dello Stato nucleo alle altre genti").

Quello di Scalfari, inoltre, non è un riflesso condizionato, poiché egli ha bensì sempre ammesso il suo fascismo, ma fascismo tout court, senza pretendere di fregiarsi di un "fascismo di sinistra". Il suo prudenziale "sembra forse", perciò, oltre che una dotta citazione filosofica da Jonas, non esplicitata per modestia (secondo l'insegnamento "vivi nascosto" di un altro collega di Scalfari, Epicuro) deve avere una diversa spiegazione (un filosofo non scrive mai nulla a vanvera).

L'unica plausibile è una moderata presa di distanza da Iosif Vissarionovič DžugaÅ¡vili detto Stalin, di cui Scalfari ha deciso di assumere epiteti, linguaggio e "logica" ma con il quale non vuole completamente identificarsi. Accusare di "fascismo" chi a sinistra non si allinea è infatti il più classico stilema staliniano, la forma più vieta della retorica sia del "Padre dei popoli" che del "Migliore" tra i suoi allievi, una sorta di biglietto da visita di chi, a sinistra, in mancanza di qualsiasi argomento vuole bollare e intimidire dissidenti, pericolosi per la ricchezza di ragioni logico-fattuali in grado di addurre.

Probabilmente non è un caso, perciò, ma un cortocircuito dell'inconscio, freudianamente rivelatore, se l'infamante chiusa scalfariana contro chi ha osato dubitare dell'assolutezza delle sue "ragioni" è il sigillo staliniano a un articolo/ditirambo pro-Napolitano, quello stesso Napolitano che nel Congresso del Pci chiamato a discutere la rivolta operaia d'Ungheria del '56 ("fascista" secondi i gerarchi dell'Urss) e a reprimere il dissenso motivatissimo di Antonio Giolitti contro i carri armati, si esibiva in un peana staliniano d'annata: "L'intervento sovietico in Ungheria ... ha contribuito, oltre che ad impedire che l'Ungheria cadesse nel caos e nella controrivoluzione ... a salvare la pace nel mondo".

Quanto agli argomenti sulla questione Napolitano vs Procura di Palermo, propongo a Scalfari un'ovvia sfida: un confronto pubblico, in un teatro o in una trasmissione televisiva, non appena la Consulta avrà pubblicato la motivazione della sentenza. Sfida ovvia, poiché la filosofia è essenzialmente dialogos e altrettanto ovvio che un filosofo quale è Scalfari a questa forma di riflessione con cui il suo collega Socrate ha inaugurato la storia del pensiero Occidentale troverebbe umiliante sottrarsi.

 

Paolo Flores D Arcais Eugenio Scalfari TRAVAGLIO INGROIA FLORES DARCAIS CAMILLERI NICOLA MANCINO E GIORGIO NAPOLITANO Antonio Ingroia

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte piepoli

DAGOREPORT – PER CAPIRE PERCHÉ ELLY SCHLEIN SI OPPONE ALLE PRIMARIE NON SERVE UN GENIO: LE PERDEREBBE! IL SONDAGGIO DELL’ISTITUTO PIEPOLI CERTIFICA: IN CASO DI CONSULTAZIONE TRA GLI ELETTORI DEL CAMPO LARGO, IL 55% SCEGLIEREBBE GIUSEPPE CONTE E SOLO IL 37% LA SEGRETARIA DEM – LA “SORPRESA” DI ERNESTO MARIA RUFFINI, CONOSCIUTO AL GRANDE PUBBLICO SOLO COME EX ESATTORE DELLE TASSE (È STATO DIRETTORE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE): IL 26% DEGLI ITALIANI HA FIDUCIA IN LUI (HA UN GRADIMENTO DOPPIO DI ELLY E PEPPINIELLO TRA I MILITANTI DEL CENTRODESTRA) - LA "SVOLTA" DI AVS: DOPO ANNI PASSATI A RIMORCHIO DI CONTE, ORA "SCELGONO" SCHLEIN

matteo renzi theodore kyriakou giorgia meloni brachetti peretti mario orfeo

DAGOREPORT: KALIMERA, THEO! – ALTRO CHE INCONTRO SEGRETO CON RENZI A ROMA, COME HA SCRITTO SALLUSTI SU “LA VERITÀ”: IL NEO EDITORE DI “REPUBBLICA”, THEO KYRIAKOU, STA GIRANDO COME UNA TROTTOLA, CON INCONTRI SU E GIU’ PER L’ITALIA  (APPARECCHIATI DAL SUO STAFF CAPITANATO DAL NUOVO CEO DELL’ACQUISITO GRUPPO GEDI, MIRJA CARTIA D’ASERO), PER CONOSCERE I POTERI DRITTI E STORTI DEL PAESE DI MACHIAVELLI E PULCINELLA: HA STRETTO LA MANINA DI SALA, CAIRO, PIER SILVIO BERLUSCONI, CALTAGIRONE, ANGELUCCI, COMPRESO IL VISPO LEONARDINO DEL VECCHIO - LA TAPPA CAPITOLINA DEL GRAND TOUR DEL GRECO ANTENNATO, È STATA ATTOVAGLIATA NELLA MAGIONE DI UGO BRACHETTI PERETTI – OLTRE ALL'AMICO DI LUNGA DATA, SOTTO L'ALA DI TONY BLAIR, MATTEO RENZI, ALLA COLAZIONE ERANO PRESENTI IL SINDACO DI ROMA GUALTIERI, I DISCEPOLI RENZIANI NASTASI E CARBONE, ATTUALE MEMBRO LAICO DEL CSM - COLPISCE CHE IN TUTTI QUESTI INCONTRI E ABBOCCAMENTI ITALICI, IL NOSTRO THEO ABBIA AVUTO FINORA SOLO UN BREVE CONTATTO TELEFONICO CON GIORGIA MELONI…

alberto leonardis maurizio molinari angelo binaghi la stampa giuseppe bottero

DAGOREPORT – A TORINO TORNA IL REGNO DI SARDO-SABAUDO! -  L’ACQUISIZIONE DE “LA STAMPA” BY ALBERTO LEONARDIS SI CHIUDERÀ A FINE MAGGIO: IN PRIMA FILA LA FONDAZIONE DI SARDEGNA, CHE ERA GIA' PRESENTE NEL QUOTIDIANO “NUOVA SARDEGNA” QUANDO FU ACQUISITO DALLA SAE DI LEONARDIS, VARI IMPRENDITORI PIEMONTESI, TRA CUI, PARE, IL SARDISSIMO ANGELO BINAGHI (TRAMITE “SPORTCAST”, SOCIETÀ EDITORIALE DELLA TV “SUPERTENNIS”) – SE L'EX DIRETTORE DI "REPUBBLICA", MAURIZIO MOLINARI, CURERÀ IL “DORSO INTERNAZIONALE”, PER IL DOPO-MALAGUTI LEONARDIS CERCA UN PROFILO “STANZIALE”: UN UOMO MACCHINA CON I PIEDI A TORINO. IL NOME CHE CIRCOLA È QUELLO DI…

trump meloni vance schlein conte

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ALLA CAMERA HA PARLATO COME SE NON CI FOSSE STATO IL REFERENDUM: HA RIFILATO UN COMIZIO AUTO-CELEBRATIVO E VITTIMISTA, NELL’INDIFFERENZA DELL’OPPOSIZIONE - SCHLEIN E CONTE, INVECE CHE INCASTRARLA, HANNO PIGOLATO DISCORSETTI CHE PAREVANO SCRITTI DA CHATGPT: SONO TROPPO IMPEGNATI A FARSI LA GUERRA TRA LORO CHE A OCCUPARSI DELLE SORTI DEL PAESE – EPPURE, SAREBBE STATO FACILISSIMO METTERE ALL’ANGOLO LA TRUMPETTA DELLA GARBATELLA: A BUDAPEST IL VICEPRESIDENTE JD VANCE L’HA CITATA INSIEME A ORBAN TRA I LEADER UE CHE HANNO “AIUTATO” GLI STATI UNITI CON LA GUERRA IN IRAN, ARRIVANDO A DIRE CHE LA PREMIER ITALIANA “È STATA MOLTO UTILE”. A NESSUNO A MONTECITORIO È VENUTO IN MENTE DI CHIEDERE: COME?

donald trump benjamin netanyahu libano iran xi jinping

DAGOREPORT - CON IL CESSATE IL FUOCO NON VINCONO NÉ TRUMP NÉ I PASDARAN, MA PERDE NETANYAHU, CHE VOLEVA LA "GUERRA PERMANENTE" - IL TYCOON CERCAVA DA SETTIMANE UNA EXIT STRATEGY DAL CONFLITTO CON L'IRAN, E ALLA FINE È STATA LA CINA A FORNIRGLIELA (VIA PAKISTAN, TURCHIA, ARABIA SAUDITA), CONVINCENDO GLI AYATOLLAH ALLA TREGUA - ALLA FACCIA DELLA TREGUA, NETANYAHU CONTINUA A BOMBARDARE IL LIBANO E TRUMP LO STRIGLIA: "RIDUCI GLI ATTACCHI" - ED ORA FINALMENTE CAPIREMO CHI COMANDA: NETANYAHU O TRUMP - "BIBI" ANNUNCIA NEGOZIATI DIRETTI CON IL GOVERNO LIBANESE, MA SE NON LA SMETTE DI GETTARE BOMBE SU BEIRUT, ALLORA VUOL DIRE CHE TIENE PER LE PALLE L'UOMO PIÙ POTENTE DEL MONDO (DAVVERO BASTA QUALCHE "EPSTEIN FILES"?