1. SILURATI FORMIGONI E MAURO, IL MINISTRO LUPI E’ IL VERO PROFETA DELL’EXPO 2. NELL’INCHIESTA MILANESE IL SUO NOME RICORRE 33 VOLTE IN 600 PAG., MA NON E’ INDAGATO 3. SE ALLA FINE LA MANIFESTAZIONE RIUSCIRÀ, “IL TERRITORIO” RINGRAZIERÀ E SI APRIRÀ LA PACCHIA: CHE FARE DI TUTTI QUEI PREZIOSI TERRENI CHE HANNO OSPITATO I PADIGLIONI? 4. LUPI, CHE GIÀ DA ASSESSORE SI È OCCUPATO DI IMMOBILI, HA SICURAMENTE QUALCHE IDEA 5. DI FARE LE SCARPE AD ALFANO, IN UN PARTITO A TRAZIONE MERIDIONALE, NON SE NE PARLA. E ANCHE SPARIRE IN UN ALTRO GOVERNO RENZIE SAREBBE UNA PESSIMA MOSSA 6. COSI’ IL CIELLINO E’ PRONTO A OCCUPARE LA POLTRONA DI SINDACO DI MILANO NEL 2016 E AD ASPETTARE SERENAMENTE CHE FINISCA LA STAGIONE RENZIANA. SEDUTO SUL CEMENTO

Dagoreport

E' il politico più citato nell'ordinanza d'arresto che giovedì ha messo a nudo i traffici dietro all'Expo del 2015: 33 volte in poco più di 600 pagine. Però Maurizio Lupi, ministro ciellino delle Infrastrutture in quota Ncd, è assolutamente tranquillo. Contro di lui, a meno di sorprese eclatanti nei prossimi interrogatori degli arrestati, per il momento c'è solo una montagna di parole e tentativi di mandargli bigliettini od organizzare incontri.

Ma se Lupi non è stato iscritto sul registro degli indagati, vuol dire che magistrati milanesi non hanno dato peso a quelle che considerano chiacchiere da ristorante. Lui però alla riuscita dell' Expo ci tiene da matti, come ministro e per il proprio futuro politico. Che tra due anni potrebbe essere proprio a Milano, come sindaco della città meno renziana d'Italia.

Che al governo sia per la prima volta sancita anche ufficialmente l'alleanza tra cooperative rosse e imprese vicine alla Compagnia delle Opere è un dato ormai risaputo. I ministri Lupi e Poletti ne sono il simbolo ed è normale che giovedì, quando si è avuta notizia dell'inchiesta sull'Expo, tutti siano andati a cercare prove di accordi "criminosi" tra coop rosse e bianche.

Certo, ricompare Primo Greganti e spuntano qua e là manager lombardi della gestione Formigoni, la cui leadership politica all'interno del movimento ciellino e nel mondo della Cdo è stata scalzata dall'ascesa di Lupi, ma per il momento siamo alle suggestioni.

Che Lupi non sia coinvolto nell'inchiesta, tuttavia, non vuol dire che non sia attivissimo sull'Expo. Se Renzi oggi è salito a Milano per "metterci la faccia", il cinquantaquattrenne milanese, entrato in Cl ai tempi degli studi in Cattolica, può dire di averlo fatto fin da prima che la giunta Moratti portasse a casa l'organizzazione della manifestazione.

Se tra un anno tutto sarà filato in modo più che accettabile, i meriti a livello nazionale c'è da giurarci che se li prenderà Renzie. Ma sul territorio sarà Lupi a vantare i maggiori crediti, come ministro delle Infrastrutture e come politico milanese.

Che cosa ci farà con quei crediti? Darà la scalata al suo partito, insidiando la leadership di Angelino Alfano? Si alleerà ancora con Renzi per stare al governo con lui? Chi lo conosce bene giura che batterà una terza strada, quella che porta a Palazzo Marino. Vediamo perché.

Dentro Comunione e Liberazione, Lupi la battaglia l'ha già vinta. Con Formigoni azzoppato dalle inchieste giudiziarie e alle prese con i processi, e con Mario Mauro che ha puntato tutto sul rapporto con Re Giorgio per diventare ancora ministro (fallendo l'obiettivo), l'infaticabile maratoneta milanese controlla ormai l'80% dei voti ciellini ed è accreditato di un pacchetto personale di circa 90 mila voti. Mauro, per dire, alle prossime elezioni europee punta a far votare, nella lista dell'Ncd, Matteo Forte, consigliere comunale di 29 anni.

I voti ciellini, però, sono concentrati quasi tutti su Milano e Alfano lo sa bene. La semplificazione che gira nell'Ncd, secondo la quale il partito ha il suo zoccolo duro in Sicilia, Calabria e Puglia, "e poi c'è Lupi che presidia il Nord" è decisamente imprecisa. In realtà Lupi al momento è forte solo a Milano e già in Lombardia deve cedere il passo a Berlusconi e alla Lega Nord. Che Alfano possa dunque essere la terza "vittima" del maratoneta Lupi, dopo Formigoni e Mauro, sembra difficile. L'Opa sul partito, se anche gli interessasse, avrebbe poche possibilità di successo.

Lupi però è anche abbastanza disincantato sull'utilità, nel medio periodo, di stare al governo con uno come il Rottam'attore. Già oggi, alzi la mano chi si è accorto che al governo c'è anche Alfano, che oltre a tutto sta in un ministero come il Viminale dove per portare a casa la pelle devi seguire due regole: parlare meno possibile e controllare tutto quello firmi. E Lupi stesso, se non fosse per l'Expo, avrebbe pochissima visibilità.

Nell'ipotesi che si torni a votare al più tardi nella prossima primavera, l'attuale ministro delle Infrastrutture non si fa troppe illusioni. E non se le fanno neppure i manager della Compagnia delle Opere. Loro prevedono che il renzismo sia una fase politica che durerà a lungo, almeno dieci anni. E Lupi sa che anche fare una qualche operazione centrista per infilarsi in un secondo governo Renzi, e presidiare questo o quel ministero, sarebbe uno sforzo inutile e miope. Perché il risultato finale sarebbe quello di essere totalmente fagocitati.

E' per questa ragione che Lupi punta a fare il sindaco di Milano, esattamente come fece Jacques Chirac durante la lunga stagione socialista di Francois Mitterand. A Roma ci sono i ministeri, ma a Milano ci sono l'edilizia, la finanza e gli affari che contano. E poi c'è il dopo-Expo da gestire, che è il vero cuore della faccenda.

Quando si smonteranno i padiglioni, nell'estate del 2015, ci sarà da decidere che fare di tutti quei terreni che sono stati acquisiti dall'Expo. Gli appetiti immobiliari su quelle aree saranno spietati e si entrerà in campagna elettorale, visto che il mandato di Giuliano Pisapia scade a maggio del 2016.

Lupi, a fare il primo cittadino di Milano, in fondo si prepara da anni. Ha fatto il consigliere comunale e l'assessore allo Sviluppo del territorio e all'edilizia privata per conto prima della Dc e poi di Forza Italia. Un grosso imprenditore che lo conosce da sempre la riassume così: "La sua parabola ha una coerenza assoluta: sempre stato con Cl e si è sempre occupato di immobiliare". Se Milano sarà davvero la capitale dell'Italia che non si fa sedurre da Renzie, il ministro dell'Expo potrebbe esserne il sindaco.

 

 

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