FUGA DAL BANANA - ANCHE IL FIDO SCHIFANI SCARICA IL CAPO CON UN BACIO AL CIANURO: “E’ RIMASTO PRIGIONIERO DELLA PROPRIA INCOMMENSURABILE GENEROSITÀ, CHE GLI IMPEDISCE DI EMARGINARE GLI AMICI CHE SBAGLIANO O DI ALLONTANARE QUELLI CHE REMANO CONTRO” - “IL NOSTRO ELETTORATO È FRASTORNATO: UN GIORNO IL PDL APPROVA L’IMU E IL GIORNO DOPO MINACCIA DI SCENDERE IN PIAZZA CONTRO L’IMU”…

Eduardo Di Blasi per il "Fatto quotidiano"

Usa termini apocalittici: "Tempi inesorabili", "crisi aggressiva e lacerante", "confusione delle idee dispersiva e inconcludente", "voci allarmate e dolenti", "domanda angosciosa", "scenario politico che tende verso una confusa e rissosa disgregazione", "fase acuta di smarrimento". Sono queste le ragioni che spingono la seconda carica dello Stato, il presidente del Senato Renato Schifani, a gettare il cuore oltre l'ostacolo e a denunciare gli errori politici che il Pdl ha compiuto, va ancora compiendo, e, probabilmente continuerà a compiere anche in futuro.

Sotto il cappello del Colle che tutto ammanta di responsabilità politica, in una lunga lettera che oggi sarà pubblicata dal Foglio di Giuliano Ferrara, Schifani infila tre concetti fondamentali: bisogna dire la verità agli elettori su come è finita l'esperienza dell'ultimo governo (lacerato da lotte interne che ne hanno determinato l'impossibilità a prendere qualunque decisione), mostrare coerenza nelle scelte odierne e dire chiaramente a quell'elettorato di destra "salito sull'Aventino dell'astensionismo" se si vuole andare verso un "grillismo d'imitazione" che trascinerebbe il Paese in una "ingovernabilità simile a quella che si è determinata in Grecia" o piuttosto assestarsi al di qua della parola "responsabilità".

CIta poche persone Schifani, e non a caso. Il primo è Giorgio Napolitano che "con grande equilibrio e sensibilità istituzionale si è fatto carico di una responsabilità straordinaria". Il secondo è Mario Monti, indicato dal Colle con "un azzardo che andava fatto". Anche per lui, dalla seconda carica dello Stato, parole d'elogio: "Ha lavorato con abnegazione e ogni sua decisione è stata improntata alla massima onestà intellettuale".

Poi c'è Gianfranco Fini la cui "rottura segnò un punto di debolezza della coalizione". Schifani ricorda come quelli che lui chiama "giornali d'area" condussero una "campagna sulla casa di Montecarlo " che finì "per trasformare un contrasto politico in una frattura irreversibile". Un altro errore, si direbbe, politico.

Compaiono infine Pier Ferdinando Casini, Silvio Berlusconi e Angelino Alfano. Il primo è l'alleato che non arriva, quello che costringe il Pdl a stare come sopra la fortezza Bastiani del deserto dei tartari: "Non possiamo continuare ad aspettare Casini mentre Casini, stando così le cose, non perde occasione per dirci che non vuole venire".

Su Berlusconi non è chiarissimo cosa voglia dire Schifani quando parla di un "Presidente prigioniero della propria incommensurabile generosità, che spesso gli impedisce di emarginare gli amici che sbagliano o di allontanare quelli che remano contro o lo portano fuori strada", ma è a lui che si rivolge per governare il caos di un partito diviso in tribù.

È proprio quello sull'incoerenza del Pdl il passaggio più duro: "Il nostro elettorato - scrive - è visibilmente frastornato Un giorno il Pdl approva l'Imu e il giorno dopo irrompe sulla scena una parte del Pdl, certamente la più chiassosa, che minaccia di scendere in piazza contro l'Imu. Un giorno il Pdl approva i decreti, anche i più duri, di Monti e il giorno dopo la parte più colorita e populista del Pdl propone addirittura lo sciopero fiscale. Un giorno si ascoltano in televisione le più convinte dichiarazioni di Berlusconi a sostegno di Monti e il giorno dopo, anche e soprattutto sui giornali che si professano berlusconiani, si leggono titoli improntati al grillismo più avventato".

Tocca dunque all'ultimo, Angelino Alfano definito addirittura come il segretario "che ha segnato una svolta e ha dimostrato di sapere fare politica" (dopo il casino descritto poche righe sopra appare difficile sottoscrivere quest'ultima analisi), dovrà provare a rimettere in piedi la baracca, ma solo "se sarà in grado di guadagnarsi l'autonomia necessaria".

L'entrata di Schifani nel dibattito interno al Pdl arriva a scompaginare i progetti di chi, all'interno del partito, ragionava sulle elezioni a ottobre: il messaggio, che in serata conterà commenti entusiasti da parte dei vari Frattini, Valducci, Napoli, Ghigo e in parte anche Gasparri, è dedicato a chi-pensa di scaricare il premier tecnico. E dice: non provate-ci.

 

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