PIERO DE LUCA CON LE MANI IN PASTA, MA SCATTA LA CENSURA - PERCHE’ (TRANNE IL GIORNALE, DAGOSPIA E IL FATTO) NESSUN QUOTIDIANO HA PUBBLICATO I VERBALI CHE TIRANO PESANTEMENTE IN BALLO IL FIGLIO DEL SINDACO DI SALERNO, COINVOLTO (MA NON INDAGATO) NELL’INCHIESTA SUL CRAC DEL PASTIFICIO AMATO? - SARA’ PERCHE’ PAPA’ VINCENZO E’ APPENA STATO “NOMINATO” DA CULATELLO BERSANI SUO LEADER IN CAMPANIA? AH SAPERLO…

Isaia Sales per il Corriere del Mezzogiorno

La stampa regionale ha letteralmente bucato la notizia relativa alle accuse rivolte a Piero De Luca, figlio del sindaco di Salerno, da parte di Giuseppe Amato jr, in carcere per il crac finanziario del famoso pastificio, sponsor della nazionale di calcio per i mondiali in Africa del 2010. Come mai si è verificato un caso così clamoroso di censura (o di autocensura) nelle principali testate giornalistiche della nostra regione e della città di Salerno?

Ecco quanto dichiarato a verbale nell'interrogatorio reso al giudice Senatore dal nipote del titolare del pastificio Amato il 26 settembre 2012, e riportate solo dal Roma il 13 ottobre: «Mario Del Mese (arrestato a giugno scorso assieme allo zio Paolo, ex presidente della commissione finanze della Camera dei deputati e vice segretario nazionale dell'Udeur) mi raccontava di viaggi in Lussemburgo per raggiungere Piero De Luca al quale portava soldi da versare sul conto in Lussemburgo, proventi della Ifil».

E aggiunge: «Una volta Mario Del Mese mi riferì che Piero De Luca in realtà era un socio occulto della Ifil». E che cosa è l'Ifil? È una società impegnata in diverse opere pubbliche a Salerno, a partire dal discusso Crescent, l'imponente opera pubblica sotto la cui piazza De Luca senior vorrebbe fossero inumate le sue spoglie, ora ferma per un cedimento di alcuni pilastri portanti. Dunque, l'accusa non era roba da poco, anzi.

L'ACCUSA - Il figlio del sindaco di Salerno viene indicato come socio occulto di una società che fa affari su opere pubbliche finanziate o autorizzate dall'amministrazione comunale diretta dal padre e che li versa in Lussemburgo, uno dei tanti paradisi fiscali. Ci sarebbe stato da scrivere per giorni e giorni fiumi di inchiostro, pur potendo precisare - i giornali che l'avrebbero riportata - che trattavasi di una accusa del tutto da provare e che, ad oggi, De Luca jr non risulta indagato. E invece niente, niente di niente né dopo il primo articolo comparso sul Roma né a più di diversi giorni di distanza. Solo il sito Dagospia, il Giornale e il Fatto Quotidiano hanno commentato la notizia, non quelli salernitani, né quelli regionali, né le cronache locali della grande stampa nazionale, eccetto il Corriere del Mezzogiorno.

LE DOMANDE - Come mai questo silenzio? Forse perché questi giornali abitualmente non pubblicano i verbali degli interrogatori di persone finite in carcere e coinvolte in scandali finanziari o politici? Non mi pare affatto che le testate salernitane e le cronache regionali della grande stampa nazionale abbiano di questi scrupoli professionali: si leggono, infatti, su quelle pagine quasi tutti i giorni verbali di ben minore importanza. E, allora, perché quello che riguarda il figlio di De Luca no? Forse perché in genere non si ripigliano notizie uscite prima su altre testate?

No, regolarmente quando una notizia-bomba viene bucata, si fa una lavata di testa al responsabile dell'errore o della svista e si torna con maggiore spazio a occuparsene nei giorni successivi, proprio per recuperare di fronte ai propri lettori. In questo caso, stranamente il recupero non è avvenuto. O forse perché si è sicuri della falsità delle accuse? Ma accertare la falsità o la veridicità delle accuse non è compito del magistrato? D'altra parte, finora c'è stata la minaccia di querela da parte di Mario Del Mese a Giuseppe Amato jr, ma non quella di Piero De Luca.

LA GIUSTIFICAZIONE - Come ultima «scusante» si potrebbe sostenere che, secondo i giornali in questione, non è giusto «amplificare» notizie che riguardano rampolli di uomini politici affermati. Perché coinvolgere i padri negli eventuali errori dei figli? Un atteggiamento che se fosse stato sempre mantenuto nel tempo, potrebbe essere apprezzato come regola di deontologia professionale. A parte il fatto che in episodi che hanno riguardato il figlio di Antonio Bassolino questa presunta deontologia non è stata rispettata, nel caso di Piero De Luca le accuse riguardano espressamente non la sua carriera professionale ma le attività che derivano direttamente dalle decisioni dell'amministrazione comunale di Salerno. Infatti, sempre Amato jr riferisce di oneri di urbanizzazione che dovevano essere corrisposti in un'unica soluzione e che per intercessioni di Mario Del Mese sarebbero stati rateizzati.

I PRESUNTI FAVORI - Dunque, le attività del figlio di De Luca riguardavano, sempre secondo l'accusa, decisioni dell'amministrazione comunale che potevano più o meno favorire le attività di un'impresa privata. Già prima, all'atto degli arresti a giugno, il nome del figlio di De Luca era stato tirato in ballo per una consulenza alla ditta Amato. Stessa cosa era avvenuta con Giovanni Lettieri, che aveva incaricato il figlio del sindaco per un parere legale alla sua azienda, le Mcm, interessata a una delocalizzazione a Salerno.

Ma capita così spesso a giovani avvocati senza un padre importante di avere incarichi professionali dalle ditte che hanno relazioni con il Comune di Salerno? Per non parlare poi di un altro degli arrestati, Simone Labonia, il quale - all'epoca dell'arresto - era presidente della società comunale «Salerno Patrimonio» incaricata di vendere gli immobili di proprietà del Comune, e scelto in quel ruolo su indicazione di Piero De Luca, come altri giovani professionisti reclutati nei consigli di amministrazione e tra i revisori dei conti delle società miste di Salerno.

LA CENA - C'è infine un elemento della vicenda del crac Amato, ricordata nell'interrogatorio, che avrebbe dovuto interessare enormemente i giornali. Nel 2006 si svolse una cena a casa Amato con l'allora presidente del Monte dei Paschi di Siena, Giuseppe Mussari, attualmente a capo della potentissima Abi. Presenti alla cena Paolo Del Mese, che l'aveva organizzata utilizzando le relazioni che da presidente della commissione finanza della Camera intratteneva con il gotha del sistema bancario italiano, Vincenzo De Luca e l'allora deputato di Siena, e poi sindaco della città, Franco Ceccuzzi. Il Monte dei Paschi doveva decidere di un finanziamento per la riconversione dello stabilimento in abitazioni di lusso. Sempre secondo Amato jr, l'argomento di quella cena era così delicato che Paolo Del Mese l'avrebbe usata come possibile arma di ricatto nei confronti di De Luca. E allora, perché il silenzio?

 

AMATO - PASTIFICIOPIERO DE LUCAAMATO - PASTIFICIOVINCENZO E PIERO DE LUCAGiovanni LettieriGIUSEPPE MUSSARI

Ultimi Dagoreport

daniela santanche giorgia meloni giorgio mottola

DAGOREPORT - COME MAI LA FU “GIORGIA DEI DUE MONDI” HA DECISO LA “DESANTANCHEIZZAZIONE” DEL GOVERNO SOLO ADESSO, PUR AVENDO AVUTO A DISPOSIZIONE PIÙ DI TRE ANNI DI CASINI GIUDIZIARI PER METTERLA ALLA PORTA? - NON È CHE ALL’INDOMANI DELLA DISFATTA, MAGARI LEGGENDO UN POST SU FACEBOOK DI “REPORT” (‘’I SOLDI DELLA SOCIETA’ INDAGATA PER MAFIA A DANIELA SANTANCHE’ E LE OMBRE SUI “SALVATORI” DI VISIBILIA’’), LA PREMIER E IL SUO ENTOURAGE DI PALAZZO CHIGI HANNO SENTITO ODOR DI BRUCIATO E PRESO LA PALLA AL BALZO PER BUTTARE FUORI L’INSOSTENIBILE MINISTRO DEL TURISMO? GIÀ IL GIORNO DELLA SCONFITTA, IL RICHELIEU DI PALAZZO CHIGI, FAZZOLARI, AVEVA MESSO IN CONTO LA POSSIBILE REAZIONE DI UNA MAGISTRATURA RINGALLUZZITA DALLA VITTORIA, PREANNUNCIANDO CHE “L’AZIONE (DELLE TOGHE) POTREBBE DIVENTARE PIÙ INVASIVA" - E OGGI, LA PROCURA DI ROMA HA RICICCIATO IL CASO SOGEI CON PERQUISIZIONI AL MINISTERO DELLA DIFESA E IN UNA SERIE DI SOCIETÀ PUBBLICHE TRA CUI TERNA, RETE FERROVIARIA ITALIANA, POLO STRATEGICO NAZIONALE... - VIDEO DI GIORGIO MOTTOLA

radio deejay theodore kyriakou linus albertino

FLASH – THEO KYRIAKOU NON HA SCELTO A CASO DI ANDARE A MILANO PER IL DEBUTTO DA EDITORE DI “REPUBBLICA”: NEGLI STORICI STUDI DI VIA MASSENA C’È LA SEDE OPERATIVA DELLE RADIO DEL GRUPPO GEDI, CHE SONO L’UNICO ASSET CHE INTERESSA AL MAGNATE GRECO – QUEL VOLPONE DI KYRIAKOU, PIÙ FURBO DI ELKANN, HA DATO UNO ZUCCHERINO ALLA REDAZIONE DI “REP”, INCONTRANDO I GIORNALISTI E PROMETTENDO INVESTIMENTI. MA IL SUO VERO OBIETTIVO ERA IL FACCIA A FACCIA CON LINUS (DIRETTORE EDITORIALE DEL POLO RADIOFONICO): LA PRIORITÀ È METTERE A PUNTO UN PIANO PER DARE UNA RINFRESCATA A RADIO CAPITAL E RENDERE PIÙ COMMERCIALE LA DISCOTECARA “M2O”, DI CUI È DIRETTORE ARTISTICO ALBERTINO (FRATELLO DI LINUS)

netanyahu bin salman donald trump ghalibaf iran xi jinping

DAGOREPORT – TRUMP HA DETTO UNA MEZZA VERITÀ NEL SOLITO MARE DI STRONZATE: UN NEGOZIATO CON L’IRAN C’È ED È BEN AVVIATO. IL GUAIO È CHE DOVEVA RIMANERE SEGRETO, COME SEMPRE QUANDO CI SONO TRATTATIVE COSÌ DELICATE – IL RUOLO DEL MEDIATORE SPETTA AL PAKISTAN, POTENZA NUCLEARE IN OTTIMI RAPPORTI CON L’ARABIA SAUDITA DI BIN SALMAN (CHE VUOLE ANNIENTARE IL REGIME IRANIANO) – IL TYCOON È PRONTO A SPEDIRE IL VICE JD VANCE: SAREBBE UN MESSAGGIO ALLA BASE CONTRARIA ALLA GUERRA (VANCE È UN’ISOLAZIONISTA) – NETANYAHU HA ABBASSATO LE PENNE DOPO CHE I MISSILI BALISTICI DEGLI AYATOLLAH HANNO BUCATO L’IRON DOME E SONO ARRIVATI A UN PASSO DALL’IMPIANTO NUCLEARE DI DIMONA, SU INDICAZIONE DELL’INTELLIGENCE CINESE …

putin trump orban zelensky droni ucraina

DAGOREPORT – IL MONDO È CONCENTRATO SULLE BOMBE DI TRUMP E NETANYAHU IN IRAN E SI È DIMENTICATO DEI POVERI UCRAINI: IERI PUTIN HA LANCIATO MILLE DRONI SU TUTTO IL PAESE, GLI USA CONTINUANO CON IL LORO PRESSING SU KIEV PER LA RESA E IL PRESTITO DA 90 MILIARDI DALL'UNIONE EUROPEA È BLOCCATO PER IL VETO DI ORBAN (IL 12 APRILE SI VOTA A BUDAPEST E FINO A QUEL GIORNO NON SE NE PARLA) – ZELENSKY SI SBATTE COME UN MOULINEX PER FAR CAPIRE AL TYCOON CHE IL FRONTE È UNICO (RUSSIA E IRAN SONO ALLEATI) MA QUELLO NON CI SENTE – L’ESERCITO UCRAINO IN QUATTRO ANNI DI GUERRA È DIVENTATO UNO DEI PIÙ AVANZATI AL MONDO: È L’UNICO CHE SA COME ABBATTERE I DRONI IRANIANI, E STA ADDESTRANDO I PAESI DEL GOLFO...

giorgia meloni tajani nordio salvini delmastro bartolozzi conte schlein santanche la russa

DAGOREPORT - LA CADUTA DEI MELONI NEL VOTO (A PERDERE) - DOPO UNA SCONFITTA, PER UN LEADER SI APRONO DUE STRADE: O SI DIMETTE O RAFFORZA LA SUA LEADERSHIP - MELONI HA SCELTO DI RESTARE INCOLLATA ALLA POLTRONA DI PALAZZO CHIGI, MA ANZICHÉ GUARDARSI ALLO SPECCHIO E AMMETTERE L’ARROGANTE BULIMIA DI POTERE DOMESTICO E IL VASSALLAGGIO ESTERO-TRUMPIANO, HA DECISO DI FAR PIAZZA PULITA DEGLI INDAGATI BARTOLOZZI, DELMASTRO, SANTANCHE’ - E METTENDO AL MURO LA PANTERATA MINISTRA DEL TURISMO, IL BERSAGLIO NON PUÒ ESCLUDERE IL VOLTO MEFISTOFELICO DEL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA, NONCHE' BOSS DELLA PRIMA REGIONE ITALIANA PER PIL, IL SICULO-LOMBARDO LA RUSSA (CHI SCEGLIERÀ NEL ’27 IL CANDIDATO A SINDACO DI MILANO, ‘GNAZIO O GIORGIA?) - AL TEMPO STESSO, IL VOTO DI LUNEDÌ FA RIALZARE LA CRESTA AI DUE GALLETTI DEL “CAMPOLARGO”, SCHLEIN E CONTE, CHE S’ILLUDONO CHE I “NO” INCASSATI AL REFERENDUM SI POSSANO TRASFERIRE IN BLOCCO SUL CENTROSINISTRA - MA IL DRAMMA È UN ALTRO: 'STA ELLY CON ESKIMO È IN POSSESSO DELLE CAPACITÀ DI FARE LA PREMIER? E COME VIENE PERCEPITA DALL’OPINIONE PUBBLICA UNA CHE GRIDA SLOGAN CICLOSTILATI NEGLI ANNI ’70 INVECE DI PROPORRE L’IDEA DI UN “PAESE NORMALE”?