FINI NON E’ “COGLIONE” COME VUOLE SEMBRARE – PER I MAGISTRATI SI E’ BATTUTO COME UN LEONE PER FAR ARRIVARE LE CONCESSIONI PER LE SLOT MACHINE AL SUO AMICO CORALLO – IL CASO DI UN VERSAMENTO DA 2,4 MILIONI CON IL NUMERO DEL DECRETO COME CAUSALE - IL SILENZIO DEI GIORNALONI SUL LORO EX COCCO

1. CHI DORMI’ CON ELISABETTA A MONTECARLO?

Massimo Malpica e Patricia Tagliaferri per il Giornale

 

fini_casa_montecarlofini_casa_montecarlo

Galeotta fu l' email. Ritrovata stampata e infilata in un cassetto a casa di Fini ed Elisabetta durante una perquisizione, la lettera prende a martellate uno dei capisaldi della difesa dell' ex presidente della Camera nell' affaire monegasco, quello di non aver mai messo piede né a Montecarlo né nella celebre casa.

 

ANCHE FINI NELLA CASA?

La missiva, riportata nella richiesta d' arresto per Tulliani jr, porta la data del 19 ottobre 2010, nel pieno dello scandalo sollevato dal Giornale, ed è la risposta di Luciano Garzelli - il costruttore monegasco che si occupò di ristrutturare l' appartamento - a un fax dell' avvocato di Giancarlo Tulliani, Izzo.

GIANFRANCO FINI ED ELISABETTA TULLIANI GIANFRANCO FINI ED ELISABETTA TULLIANI

 

Garzelli, seccato, lo invita a riferire a Tulliani di «restare calmo e tranquillo», spiegando di avere in mano prove che dimostravano come a seguire i lavori fossero stati proprio lui ed Elisabetta. Poi aggiunge di avere altro. «La registrazione di una sua telefonata, luglio 2010, con la quale si evidenzia che il giorno prima della telefonata un noto personaggio, e non cito il nome che Tulliani mi ha fatto, insieme alla sua sorella non avrebbe potuto DORMIRE nell' appartamento a causa di un problema al parquet poi risolto. Se vuole posso testimoniare quanto sopra al procuratore incaricato al procedimento in corso».

 

Luciano GarzelliLuciano Garzelli

Sembra facile intuire chi potesse essere il «noto personaggio» che doveva dormire con Elisabetta pochi giorni prima che scoppiasse lo scandalo. Magari Fini, che quell' email conservava a casa, potrebbe chiarircelo.

 

PRIMA I FINIANI, POI I TULLIANI

L' ordinanza del gip ricostruisce in due passaggi lo sbarco italiano di Corallo. Entrambi in qualche modo portano a Fini. Tra 2002 e 2004 il re delle slot conosce Adolfo Urso e altri due personaggi legati all' ex leader, Giancarlo Lanna e Ferruccio Ferranti, il primo vicecoordinatore di An e già in Simest, il secondo nominato Ad di Consip da Fini nel 2002 secondo Laboccetta. Lanna e Ferranti sono in società con Corallo quando vince la prima gara.

 

Giancarlo LannaGiancarlo Lanna

Laboccetta racconta: «Fini si complimentò con Corallo per l' aggiudicazione della gara, gli disse che era molto amico di Giorgio Tino, all' epoca Dg dei Monopoli e che per qualsiasi cosa si sarebbe potuto rivolgere a lui (...) appresi in quella circostanza di questa gara a cui aveva partecipato Corallo e di cui egli non mi aveva parlato, nonostante fossimo amici. Invece Fini lo sapeva bene».

 

C' È CORALLO ALLA FARNESINA

Già nel 2005/2006, un paio d' anni dopo la celebre vacanza a Sint Maarten, Fini, ministro degli Esteri, era assiduo frequentatore di Corallo. E gli incontri tra i due sarebbero avvenuti anche negli uffici della Farnesina, stando al verbale di Laboccetta. Il re delle slot si rivolse al suo braccio destro Francesco Proietti Cosimi, deputato di An, «lamentando un atteggiamento ostruzionistico» del Dg dei Monopoli, Giorgio Tino.

l ferruccio ferranti lapl ferruccio ferranti lap

 

Corallo, per Laboccetta, era infatti convinto che Tino volesse avvantaggiare altri concessionari a suo danno. E così, spiega nel verbale l' ex parlamentare, «più volte Corallo e io ci siamo recati alla Farnesina per parlare con Proietti Cosimi e con Fini di questo atteggiamento di Tino».

 

I SOLDI TARGATI «DECRETO»

Per i magistrati, i vorticosi giri di denaro che transitavano dai conti dei Tulliani sarebbero serviti a ripagare Fini del suo interessamento alle attività imprenditoriali di Corallo. E ribadiscono come il decreto legge 78/2009 apportò grandi vantaggi al re dei videopoker.

 

AMEDEO LABOCCETTA AMEDEO LABOCCETTA

Uno di quei versamenti per la procura lo riceve papà Sergio, «d' intesa con la figlia Elisabetta e con Gianfranco Fini». E la causale del bonifico -2 milioni e 400mila euro - riporta il numero di quel decreto, anche se Sergio «certamente non aveva partecipato in alcun modo ai lavori, né quale tecnico né quale lobbista», scrive il gip.

 

PRIMA PAGARE POI LEGIFERARE

D' altra parte nell' ordinanza si rimarca come i giustificativi fossero solo coperture per flussi di denaro del tutto illeciti. Anche il gip mette in relazione questi vorticosi movimenti di denaro tra i conti del re delle slot e quelli dei Tullianos con «aiuti» di stampo istituzionale alle attività di Corallo.

 

giorgio tino lapgiorgio tino lap

Il giudice ricorda «l' esigenza di motivare nel dettaglio i suoi convincimenti» essendo coinvolti soggetti dal pedigree politico di primo piano come «Fini, dapprima vicepresidente del Consiglio dei ministri, poi presidente della Camera dei deputati» e lo stesso «Laboccetta, parlamentare e quindi componente della commissione Antimafia e Finanze». I fatti peraltro potrebbero «interferire con la sfera di organi primari dello Stato», e il gip rimarca «gli interessi che hanno visto un collegamento dei soggetti, i Tulliani, con una figura istituzionale di elevato rilievo, qual era all' epoca dei fatti, l' onorevole Fini, e con il titolare di un' impresa eminentemente criminale qual è Corallo».

 

FRANCESCO CORALLOFRANCESCO CORALLO

Un collegamento, ricorda ancora il giudice «che ha lasciato tracce nel transito di somme di denaro in occasione dell' adozione di provvedimenti di legge di estremo favore per Corallo». Un concetto che poi viene ripetuto: grazie agli inquirenti sono venute alla luce «sequenze legislative indicative di profondo contrasto politico e sintomatiche di condizionamento della vita parlamentare in ragione di flussi di denaro di grande consistenza».

 

 

2. TUTTI ACCUSATI DI RICICLAGGIO

 

Massimo Malpica per il Giornale

 

Francesco Proietti CosimiFrancesco Proietti Cosimi

Il cognato latitante a Dubai, lui, per ora, a piede libero. Eppure per la procura il riciclaggio riguarda entrambi, e infatti entrambi sono indagati. Perché dunque chiedere le manette per il giovane «arrogante e predatorio» Giancarlo Tulliani e non per la socia-sorella Elisabetta e ancor più per Gianfranco Fini? In fondo l' ex terza carica dello Stato e la third lady, come scrive il gip nell' ordinanza di arresto per Giancarlo, sono «anche loro coinvolti in fatti seriali, di identica, gravissima lesività».

 

Più che valutazioni difformi per fatti simili, però, si può pensare che il problema sia relativo alla definizione dei ruoli e all' accertamento delle responsabilità. Ed è qui che l' ordinanza sembra indicare come per gli inquirenti - e per il giudice - sia sempre meno convincente quella dichiarazione di Fini a proposito del suo essere semplicemente un «coglione».

GIANCARLO TULLIANI E LA CASA DI MONTECARLOGIANCARLO TULLIANI E LA CASA DI MONTECARLO

 

Sembrava una spietata autoanalisi, la resa di un uomo condannato dai suoi sentimenti e dalla sua ingenuità, vera vittima di una famiglia acquisita che stando al suo fianco si era arricchita accumulando, secondo gli inquirenti, milioni di euro di profitti illeciti. Ma per i pm potrebbe essere una strategia difensiva. Perché Fini in questa storia sembra essere al centro dell' azione.

 

E a mettercelo, va detto, è stato Amedeo Laboccetta con i suoi due verbali, quello dell' interrogatorio di garanzia e il secondo, messo nero su bianco a inizio marzo. Ecco spiegato lo scatto di Fini, che annuncia di voler querelare l' ex compagno di partito, rinnegando quelle accuse di Laboccetta. Che però non ha parlato al bar, ma ai magistrati, che su quelle parole si sono messi al lavoro. E, come scrive il Gip, «alcune dichiarazioni già hanno trovato riscontro», sul resto «sono in corso altri accertamenti».

giancarlo tullianigiancarlo tulliani

 

Quello che viene fuori incrociando i verbali di Laboccetta e le vicende già note che riguardano la «barriera corallina», ossia il cerchio magico al quale il Re delle slot Francesco Corallo si era appoggiato per sbarcare con il suo impero in Italia, è che l' elemento che fa da sfondo a tutto è proprio Fini. Che nel 2004 chiese a Laboccetta di presentargli Corallo «da cui evidentemente voleva qualcosa», spiega l' ex parlamentare.

 

fratelli_tulliani - ELISABETTA E GIANCARLOfratelli_tulliani - ELISABETTA E GIANCARLO

Ricostruendo come un paio di fedelissimi finiani, Giancarlo Lanna e Ferruccio Ferranti, fossero stati i primi «soci» di Corallo per la gara vinta nel 2004. E rivelando che Fini, presentandosi al re delle slot, «gli disse che era molto amico di Giorgio Tino», dg dei Monopoli, e «che per qualsiasi cosa si sarebbe potuto rivolgere a lui», o al suo braccio destro Proietti Cosimi. Poi Corallo fa fuori i «soci».

 

FINI TULLIANIFINI TULLIANI

Che vengono scavalcati dai Tulliani, ricorda il gip. Per il quale la famiglia era consapevole che i soldi erogati da Corallo arrivavano per un movente: la «illecita interrelazione dell' impresa con un influente membro del Governo a loro legato, ossia Fini». L' uomo che lega tutti gli scenari.

 

Quello che secondo Laboccetta avrebbe chiesto direttamente a Corallo di realizzare «il sogno di una casa a Montecarlo». E l' unico motivo per cui il re delle slot era in affari con i Tullianos.

 

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