giancarlo giorgetti christine lagarde

“FINORA I GUFI SONO STATI SMENTITI” – GIANCARLO GIORGETTI OSTENTA UN INGIUSTIFICATO OTTIMISMO DOPO IL SONDAGGIO DEL “FINANCIAL TIMES” CHE HA ELETTO L’ITALIA ANELLO DEBOLE DELL’AREA EURO, IN QUANTO PAESE PIÙ A RISCHIO DI TROVARSI IN UNA CRISI DEL DEBITO. IL MINISTRO DELL’ECONOMIA È PIENAMENTE IN LINEA CON I BUROCRATI DEL MEF, CHE CONSIDERANO MARGINALE LA STRETTA MONETARIA DELLA BCE. BENE, MA COMUNQUE IL TESORO DOVRÀ EMETTERE 320 MILIARDI DI DEBITO, A CUI SE NE DOVRANNO AGGIUNGERE 140 A BREVE SCADENZA DA RIFINANZIARE…

 

1 - RISCHIO ITALIA

Estratto dell’articolo di Fabrizio Goria per “la Stampa”

 

EURO CRAC

Il "Rischio-Italia" potrebbe tornare. Il sondaggio condotto dal Financial Times è stato un fulmine non inatteso per il Paese. I dati: il 90% degli economisti interpellati ritiene che Roma possa rivivere i giorni neri dell'autunno 2011, quando lo spread fra Btp e Bund era a 575 punti base e quando la credibilità dell'Italia era in netto declino. I rialzi dei tassi da parte della Banca centrale europea (Bce) sono una certezza, visto che continueranno per buona parte del 2023.

 

christine lagarde

[…] Nel 2023 il Tesoro dovrà emettere circa 320 miliardi di euro, a fronte di 90 miliardi di euro di fabbisogno statale e 260 miliardi di obbligazioni governative in scadenza. A questo ammontare vanno però aggiunti circa 140 miliardi di euro di titoli a breve scadenza, come i Bot, che dovranno essere rifinanziati. In totale il debito pubblico circolante è pari a 2.290 miliardi di euro. […] Secondo gli analisti di Goldman Sachs la pressione sui bond governativi sarà fisiologica. In previsione ci sono almeno altri due rialzi dei tassi.

Entrambi da 50 punti base. Poi a maggio si vedrà.

 

GIANCARLO GIORGETTI E GIORGIA MELONI

Stessa previsione per Jens Eisenschmidt, capo economista di Morgan Stanley, che però pone l'attenzione sul capitolo più spinoso per Roma. E cioè la riduzione programmata del portafoglio titoli in seno a Francoforte, il cosiddetto Quantitative tightening (Qt).

 

Partirà a marzo, vedrà una contrazione di 15 miliardi di euro per mese e coinvolgerà anche i titoli di Stato italiani. A metà 2022 in pancia di Francoforte c'erano circa 720 miliardi di euro, comprati attraverso i vari programmi, pandemici e non. Circa 250 miliardi potranno non essere rinnovati nel corso dei prossimi anni, visto che rientrano sotto il cappello dell'Asset purchase programme (App), che sarà l'oggetto principale del Qt.

 

CHRISTINE LAGARDE

Sebbene sarà condotto in modo graduale, progressivo e flessibile, il Qt avrà un impatto sul debito italiano. Anche perché ci sarà anche la scure dettata dagli interessi passivi sul debito, che nel 2022 sono stati pari a circa 77 miliardi di euro. Con il rialzo dei tassi di rifinanziamento, aumenteranno ancora, sfiorando quota 100 miliardi.

 

2 - GIORGETTI GIOCA LA CARTA DELLA PRUDENZA "FINORA TUTTI I GUFI SONO STATI SMENTITI"

Estratto dell’articolo di Luca Monticelli per “la Stampa”

 

Giancarlo Giorgetti non condivide «il pessimismo prevalente sulle prospettive dell'economia italiana». Lo ha detto in Parlamento nel corso della sua ultima audizione e lo ha ripetuto anche privatamente con i tecnici del Mef: «Finora i gufi sono stati smentiti». Detto ciò, la linea del Tesoro resta improntata alla «prudenza» e al «realismo», non è certo il sondaggio del Financial Times a togliere il sonno al ministro e al suo staff. Che gli analisti vedano l'Italia come l'anello debole delle politiche restrittive della Banca centrale europea non è una novità […]

 

debito pubblico

Al ministero delle Finanze però si continua a pensare che il vero «scenario da incubo, che combina inflazione e recessione» sia legato essenzialmente all'energia: è sui rialzi dei beni energetici, sullo stop totale e immediato delle restanti forniture russe che a via XX settembre i tecnici si esercitano con le simulazioni più cupe. […] Quanto alle politiche della Bce, nel governo ci sono due scuole di pensiero. C'è la sindrome dell'accerchiamento, che al centrodestra fa tornare alla mente brutti ricordi, la stagione del 2011 - che qualcuno si ostina a chiamare «il complotto contro Berlusconi» - con la lettera firmata da Jean Claude Trichet e Mario Draghi, le due manovre agostane dell'allora ministro Giulio Tremonti e lo spread alle stelle.

 

DEBITO PUBBLICO

[…] E poi c'è una linea più «prudente», appunto quella di Giorgetti e della burocrazia del Mef, che considera marginale la stretta monetaria della Banca centrale. […] Se a questo si unisce, da parte dell'istituzione di Francoforte, la riduzione del programma di acquisto dei titoli, il rischio è quello di un periodo di volatilità sui mercati e una risalita dello spread. […] spulciando i modelli econometrici realizzati dal ministero dell'Economia per valutare le ipotesi meno favorevoli legate alle variabili esogene internazionali, si nota che un incremento di 100 punti base del rendimento del Btp decennale avrebbe un effetto sul Pil dello 0,1%. Uno scenario, dunque, che non dovrebbe pregiudicare la discesa del debito pubblico, l'obiettivo che più sta a cuore agli investitori e all'Europa.

 

Ultimi Dagoreport

adriano galliani helga costa

DAGOREPORT - SI ALLUNGANO I SOSPETTI DI CONFLITTO DI INTERESSE SU ADRIANO GALLIANI, CANDIDATO ALLA PRESIDENZA DELLA FIGC CONTRO MALAGO’: NON C’E’ SOLO LA GRANA DEL FIGLIO GIANLUCA, AZIONISTA DI UNA TECH COMPANY CHE FA CONCORRENZA ALLA LEGA SERIE A SUL FANTACALCIO. C’E’ ANCHE IL NODO DEL FIGLIO DELLA MOGLIE HELGA COSTA, ALAN RODRIGUEZ, CHE FA IL PROCURATORE SPORTIVO NELLA SCUDERIA DI BEPPE RISO (CHE HA CONCLUSO IN QUESTI ANNI DIVERSI AFFARI CON GALLIANI) - COME SI METTE L’EX BRACCIO DESTRO DI BERLUSCONI RISPETTO ALL’ARTICOLO 29 DELLO STATUTO FIGC CHE PARLA DI INCOMPATIBILITA’ IN CASO DI CONFLITTO DI INTERESSI? LA GIUSTIZIA SPORTIVA NON HA NULLA DA RILEVARE?

leonardo maria del vecchio fedez selvaggia lucarelli fedez

DAGOREPORT – DIETRO ALL’OPA (FALLITA) DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO SUL “FATTO QUOTIDIANO”, C’È FORSE LO ZAMPONE DI FEDEZ? – L’EX MARITO DI CHIARA FERRAGNI VEDE NEL QUOTIDIANO DI TRAVAGLIO, E NELLA FIRMA DI SELVAGGIA LUCARELLI, UN NEMICO DA ABBATTERE: SOGNA DI DIVENTARE UN MAGNATE DELL’EDITORIA (VUOLE TRASFORMARE IL SUO "PULP PODCAST" IN UNA TESTATA GIORNALISTICA) E CONTROLLARE LA “NARRAZIONE” SULLE SUE GESTA (DAGLI AFFARI ALLE RISSE IN DISCOTECA) – IL RAPPORTO CON "LENNY" DEL VECCHIO È CONSOLIDATO. E LA SOCIETÀ DI FEDEZ, “DOOM”, SAREBBE ANCHE DIETRO LO SBARCO DI LMDV SU “X” 

daniele piervincenzi paolo corsini

DAGO-“REPORT” FLASH! - A UNA SETTIMANA DALL'INIZIO DEL “REPORT” DE-RANUCCIZZATO, PARE CHE DANIELE PIERVINCENZI NON ABBIA ANCORA CAPITO CHE A LUI SPETTERÀ CONDURRE LA PARTE MENO CENTRALE, EX “LAB”, ORA “REPORT PLAY”, CON PREGEVOLI INCHIESTE SU TARTUFI E MICROPLASTICHE – GLI “ADDETTI AI LIVORI” DELLA REDAZIONE RACCONTANO CHE, DURANTE LE PROVE, L’EX RUGBISTA CHIEDE IN CONTINUAZIONE: "COME VADO?". PERCHÉ IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI RAI, PAOLO CORSINI, EX COMPAGNO DI SQUADRA DI PIERVINCENZI NELLA “PRIMAVERA RUGBY”, MOLTO PRESENTE NEGLI STUDI DURANTE LE REGISTRAZIONI, NON COMUNICA A DANIELONE IL SUO RUOLO EFFETTIVO?

elezioni israele isaac herzog netanyahu eisenkot

DAGOREPORT – IN ISRAELE, DOPO LE ELEZIONI, CI SONO SOLO TRE SCENARI PLAUSIBILI: UN GOVERNO DI UNITÀ NAZIONALE, UN ACCORDO DELL’OPPOSIZIONE CON GLI ARABI O NUOVE ELEZIONI – UNA GRANDE COALIZIONE È IL SOGNO DEL PRESIDENTE HERZOG E DEGLI STATI UNITI: PERMETTEREBBE DI RIMUOVERE QUEI MEZZI CRIMINALI ESTREMISTI DI BEN GVIR E SMOTRICH, CHE OSTACOLANO IL PIANO DI TRUMP PER GAZA E ROMPONO IL CAZZO IN CISGIORDANIA. MA EISENKOT ESIGE CHE “BIBI” NON SIA PREMIER, E PER ACCONTENTARLO, HERZOG DOVREBBE CONCEDERE LA GRAZIA AL PREMIER – L’ACCORDO CON LE LISTE ARABE È COMPLICATO: NESSUNO SI VUOLE ACCOLLARE IL RISCHIO DI GOVERNARE CON I MUSULMANI – UN RITORNO ALLE URNE SAREBBE UN REGALO PER “BIBI” – LA POSSIBILE NUOVA ESCALATION IN IRAN E LA PAURA DI EISENKOT DI FINIRE TRITURATO DA QUEL VECCHIO VOLPONE DI NETANYAHU, CHE HA GOVERNATO 19 DEGLI ULTIMI 30 ANNI...

marina pier silvio berlusconi soldi profitti denaro

FLASH – MARINA O “MARETTA”? SEMBRA CHE STIA MONTANDO UN PO' DI TENSIONE TRA I FRATELLI BERLUSCONI - MARINA, CHE IN QUANTO PRESIDENTE DI FININVEST È LA CAPA DI “PIER DUDI”, È PREOCCUPATA DAL FUTURO ECONOMICO DI MEDIASET. E NON SOLO PER L'IMPERO ITALIANO: TEME CHE L’ACQUISIZIONE DI PIER SILVIO DELLA TV TEDESCA PROSIEBENSAT SIA STATA UNA MOSSA  AZZARDATA E CHE POSSA METTERE A RISCHIO LA TENUTA DEI CONTI DEL BISCIONE - (A COLOGNO ANCORA SCOTTA IL RICORDO DEI 900 MILIONI DI EURO BUTTATI NEI DIRITTI TV E IL FLOP DI MEDIASET PREMIUM, CHE STAVANO PER FAR SCHIOPPARE L’AZIENDA...)