IL GOVERNO DEI MORTI VIVENTI - ZINGALES AL VETRIOLO SU SACCODANNI: L'ENNESIMA PERSONA DI TALENTO TRASFORMATASI IN FALLIMENTO POLITICO (DOPO IL BANANA, PASSERA E MONTI)


1. DAGOREPORT
Quello del Chierichetto di Palazzo Chigi è orma un governo dei morti viventi. Almeno per la stampa che conta. Sui giornaloni la ministrona anche quando fa notizia, come la fuga e l'arresto di Bartolomeo Gagliano, il serial killer di Savona, non fa notizia. L'altro giorno il Sole24ore ha bastonato il governo per la legge di stabilità. Oggi Luigi Zingales sull'Espresso firma il de profundis per Fabrizio Saccodanni. Il commento più benevolo del Chicago boy verso l'inquilino di via XX Settembre (per colpa altrui) è che un ministro "a corrente alternata". Una domanda : chi paga la bolletta ?

2. IL FLOP DI SACCODANNI
Luigi Zingales per "l'Espresso"

Tutti (me compreso) criticano i politici. Ma quello del politico è uno dei più mestieri più difficili al mondo, soprattutto quando un politico è chiamato a governare un paese come l'Italia. La lista di persone di talento, che non si son dimostrate all'altezza del compito, si allunga a ogni governo. Dopo Berlusconi, Monti e Passera, è ora la volta dell'attuale ministro del Tesoro, Fabrizio Saccomanni. Stimato banchiere centrale, si sta rivelando un ministro a corrente alternata.

Il dicastero di Saccomanni era cominciato nel modo migliore. Aveva avuto il coraggio di attaccare la burocrazia ministeriale e di sostituire il capo di gabinetto, il potentissimo Fortunato. Un colpo di mano che non era riuscito neppure a Mario Monti. Era anche riuscito in un altro importante traguardo mancato dal suo predecessore: sbloccare (almeno in parte) i pagamenti dei debiti dello stato verso le imprese. Se il governo di Enrico Letta fosse caduto dopo due mesi, Saccomanni sarebbe stato promosso con il massimo dei voti.

Ma passato questo fortunato periodo iniziale, le energie del ministro sono state assorbite dal difficile compito di trovare il gettito alternativo per abolire l'Imu. Alla fine è riuscito nell'intento, ma il risultato non gli rende merito. È piuttosto imbarazzante che un economista, per giunta di sinistra, si presti a una delle manovre più regressive e anti crescita che si possa immaginare: il trasferimento del carico impositivo dalla ricchezza immobiliare alle imprese. Per giunta molte delle imposte sostitutive sono state introdotte all'ultimo momento, senza una precisa logica, aumentando l'incertezza e scoraggiando ulteriormente chi vuole investire in Italia.

La colpa, si dirà, non è sua, ma di Berlusconi, che aveva fatto dell'abolizione dell'Imu una conditio sine qua non per il governo delle larghe intese. Se questa giustificazione può valere per un professionista della politica, cui risulta difficile tirarsi indietro, non può valere per un tecnico, che al governo non deve andare se non può tener fede ai propri principi. Se l'abolizione dell'Imu era una condizione del patto di governo, Saccomani doveva rifiutare il posto di ministro. Se invece è stata una decisione concordata dal governo, doveva dimettersi. In ogni caso, ne è correo.

Pur di aiutare le banche e far quadrare i conti e il governo a trovare nuove entrate, Saccomanni si è anche reso responsabile di funambolici sofismi sul valore delle quote di Bankitalia detenute dalle principali banche. Se la proprietà di queste quote era troppo concentrata, perché non forzare la vendita, lasciando al mercato di determinarne il prezzo? Se invece queste quote non hanno un vero prezzo di mercato, perché fissarlo per legge?

Saccomanni merita invece credito per aver riaperto la discussione sulle privatizzazioni. Da Eni, a Enel, a Poste, ha sfidato i tabù della sinistra. Anche se si tratta di privatizzazioni parziali (il controllo rimane nelle mani dello Stato), è pur sempre meglio di niente. Non si capisce però se si tratti solo di un annuncio a effetto o di una vera svolta ideologica. Il principale argomento contro questa ultima ipotesi è la posizione del ministro sulla questione Alitalia. Invece di intervenire sull'amministratore delegato delle Poste, possedute al cento per cento dal Tesoro, per evitare che sperperasse soldi in un salvataggio in extremis di Alitalia, il ministro ha benedetto la sventurata operazione.

Ma il vero test delle sue intenzioni verrà a primavera (sempre che il governo duri). Saccomanni sarà in grado di imporre un rinnovamento radicale dei vertici delle imprese a partecipazione statale o si accontenterà di perpetuare lo status quo? Più ancora degli errori commessi, a Saccomanni sono da rimproverare le occasioni mancate.

Nessun taglio significativo delle spese. Nessuna riforma delle fondazioni bancarie, anzi una colpevole accondiscendenza verso i ritardi imposti dalla Fondazione Monte Paschi alla ricapitalizzazione dell'omonima banca. Nessun progetto per favorire il ricambio di una classe manageriale inefficiente e corrotta. Di questo passo vincono i forconi.

 

zingalesLUIGI ZINGALES LETTA E SACCOMANNI images fabrizio saccomanni direttore big x CORRADO PASSERA E MARIO MONTI MONTI CON PASSERA ALLA CONFERENZA STAMPA

Ultimi Dagoreport

donald trump giorgia meloni ixe sondaggio

DAGOREPORT - CHE COSA SI PROVA A DIVENTARE “GIORGIA CHI?”, DOPO ESSERE STATA CARAMELLATA DI SALAMELECCHI E LECCA-LECCA DA DONALD TRUMP, CHE LA INCORONÒ LEADER "ECCEZIONALE", "FANTASTICA", "PIENA DI ENERGIA’’ E ANCHE "BELLISSIMA"? - BRUTTO COLPO, VERO, SCOPRIRE CHE IL PRIMO DEMENTE AMERICANO SE NE FOTTE DELLA “PONTIERA” TRA USA E UE CHE SI È SBATTUTA COME MOULINEX CONTRO I LEADER EUROPEI IN DIFESA DEL TRUMPISMO, E ORA NON RACCATTA NEMMENO UN FACCIA A FACCIA DI CINQUE MINUTI, COME È SUCCESSO AL FORUM DI DAVOS? - CHISSÀ CHE EFFETTO HA FATTO IERI A PALAZZO CHIGI LEGGERE SUL QUEL “CORRIERE DELLA SERA” CHE HA SEMPRE PETTINATO LE BAMBOLE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI, IL DURISSIMO EDITORIALE DI UN CONSERVATORE DOC COME MARIO MONTI - CERTO, PER TOGLIERE LA MASCHERA ALL’INSOSTENIBILE GRANDE BLUFF DELLA “GIORGIA DEI DUE MONDI”, C’È VOLUTO UN ANNO DI ''CRIMINALITÀ'' DI TRUMP MA, SI SA, IL TEMPO È GALANTUOMO, I NODI ALLA FINE ARRIVANO AL PETTINE E LE CONSEGUENZE, A PARTIRE DAL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO, POTREBBERO ESSERE MOLTO AMARE TRASFORMANDO IL ''NO'' ALL'UNICA RIFORMA DEL GOVERNO IN UN "NO" AL LEGAME DI MELONI CON LA DERIVA FASCIO-AUTORITARIA DI TRUMP... 

tommaso cerno barbara d'urso durso d urso francesca chaouqui annamaria bernardini de pace

FLASH – IERI SERA GRAN RADUNO DI PARTY-GIANI ALLA CASA MILANESE DI TOMMASO CERNO, PER CELEBRARE IL 51ESIMO COMPLEANNO DEL DIRETTORE DEL “GIORNALE” – NON SI SONO VISTI POLITICI, AD ECCEZIONE DI LICIA RONZULLI. IN COMPENSO ERANO PRESENTI L’AVVOCATESSA ANNAMARIA BERNARDINI DE PACE E L’EX “PAPESSA” FRANCESCA IMMACOLATA CHAOUQUI. A RUBARE LA SCENA A TUTTE, PERÒ C’HA PENSATO UNA SFAVILLANTE BARBARA D’URSO STRETTA IN UN ABITINO DI DOLCE E GABBANA: “BARBARELLA” AVREBBE DELIZIATO I PRESENTI ANNUNCIANDO CHE, DOPO FABRIZIO CORONA, ANCHE LEI TIRERÀ FUORI QUALCHE VECCHIA MAGAGNA…

giorgia meloni carlo calenda

FLASH – CARLO CALENDA UN GIORNO PENDE DI QUA, L’ALTRO DI LÀ. MA COSA PENSANO GLI ELETTORI DI “AZIONE” DI UN’EVENTUALE ALLEANZA CON LA MELONI? TUTTO IL MALE POSSIBILE: IL “TERMOMETRO” TRA GLI “AZIONISTI” NON APPREZZA L'IPOTESI. ANCHE PER QUESTO CARLETTO, ALL’EVENTO DI FORZA ITALIA DI DOMENICA, È ANDATO ALL’ATTACCO DI SALVINI: “NON POSSO STARE CON CHI RICEVE NAZISTI E COCAINOMANI” (RIFERIMENTO ALL’ESTREMISTA INGLESE TOMMY ROBINSON) – IL PRECEDENTE DELLE MARCHE: ALLE REGIONALI DI SETTEMBRE, CALENDA APRÌ A UN ACCORDO CON IL MAL-DESTRO ACQUAROLI, PER POI LASCIARE LIBERTÀ “D’AZIONE” AI SUOI CHE NON NE VOLEVANO SAPERE...

donald trump peter thiel mark zuckerberg sam altman ice minneapolis

DAGOREPORT – IL NERVOSISMO È ALLE STELLE TRA I CAPOCCIONI E I PAPERONI DI BIG TECH: MENTRE ASSISTONO INERMI ALLE VIOLENZE DI MINNEAPOLIS (SOLO SAM ALTMAN E POCHI ALTRI HANNO AVUTO LE PALLE DI PRENDERE POSIZIONE), SONO MOLTO PREOCCUPATI. A TEDIARE LE LORO GIORNATE NON È IL DESTINO DELL'AMERICA, MA QUELLO DEL LORO PORTAFOGLI. A IMPENSIERIRLI PIÙ DI TUTTO È LO SCAZZO TRA USA E UE E IL PROGRESSIVO ALLONTANAMENTO DELL'EUROPA, CHE ORMAI GUARDA ALLA CINA COME NUOVO "PADRONE" – CHE SUCCEDEREBBE SE L’UE DECIDESSE DI FAR PAGARE FINALMENTE LE TASSE AI VARI ZUCKERBERG, BEZOS, GOOGLE, IMPONENDO ALL’IRLANDA DI ADEGUARE LA PROPRIA POLITICA FISCALE A QUELLA DEGLI ALTRI PAESI UE? – COME AVRÀ PRESO DONALD TRUMP IL VIAGGIO DI PETER THIEL NELLA FRANCIA DEL “NEMICO” EMMANUEL MACRON? SPOILER: MALISSIMO…

viktor orban giorgia meloni santiago abascal matteo salvini

FLASH – GIORGIA MELONI SI SAREBBE MOLTO PENTITA DELLA SUA PARTECIPAZIONE ALL’IMBARAZZANTE SPOTTONE PER LA CAMPAGNA ELETTORALE DI VIKTOR ORBAN, INSIEME A UN’ALLEGRA BRIGATA DI POST-NAZISTI E PUZZONI DI TUTTA EUROPA – OLTRE AD ESSERSI BRUCIATA IN UN MINUTO MESI DI SFORZI PER SEMBRARE AFFIDABILE ED EUROPEISTA, LA SORA GIORGIA POTREBBE AVER FATTO MALE I CONTI: PER LA PRIMA VOLTA DA ANNI, I SONDAGGI PER IL “VIKTATOR” UNGHERESE NON SONO BUONI - IL PARTITO DEL SUO EX DELFINO, PETER MAGYAR, È IN VANTAGGIO (I GIOVANI UNGHERESI NON TOLLERANO PIÙ IL PUTINISMO DEL PREMIER, SEMPRE PIÙ IN MODALITÀ RAGAZZO PON-PON DEL CREMLINO)

zelensky beltrame meloni putin

FLASH – CHI E PERCHÉ HA FATTO USCIRE IL DISPACCIO DELL’AMBASCIATORE “LEGHISTA” A MOSCA, STEFANO BELTRAME, RISERVATO AI DIPLOMATICI, IN CUI SI ESPRIMEVANO LE PERPLESSITÀ ITALIANE SULLE NUOVE SANZIONI ALLA RUSSIA, CON TANTO DI STAFFILATA ALL’ALTO RAPPRESENTANTE UE, KAJA KALLAS (“IL CREMLINO NON LA RICONOSCE COME INTERLOCUTRICE”)? NON SONO STATI I RUSSI, MA QUALCUNO DALL'ITALIA. EBBENE: CHI HA VOLUTO FARE UN DISPETTUCCIO A GIORGIA MELONI, CHE CI TIENE TANTO A MOSTRARSI TRA LE PIÙ STRENUE ALLEATE DI KIEV? -  PICCOLO REMINDER: BELTRAME, EX CONSIGLIERE DIPLOMATICO DI SALVINI AI TEMPI DEL VIMINALE, NELL’OTTOBRE DEL 2018 ORGANIZZÒ IL VIAGGIO DI SALVINI A MOSCA, AI TEMPI DELL’HOTEL METROPOL…