populismo - salvini le pen petry

CON L’ESTABLISHMENT MARCIO E BRUXELLES IN MANO AGLI EURO-BUROCRATI, VI MERAVIGLIATE SE CRESCE L’ONDA “POPULISTA”? - LE FORZE ANTI-SISTEMA GUADAGNANO CONSENSI, NONOSTANTE LE SCONFITTE IN OLANDA E FRANCIA - CRISI ECONOMICA E MIGRANTI SONO LA BENZINA, I SOCIAL NETWORK IL MOTORE… 

Marco Bresolin per “la Stampa”

 

SALVINI LE PENSALVINI LE PEN

Più di 1300 seggi parlamentari, un piede (a volte anche due) in nove governi in carica e un quinto degli elettori sotto le proprie bandiere. L'onda populista - o anti sistema, ma la definizione del fenomeno con un solo termine rischia di essere riduttiva - ha raggiunto il suo apice in Europa. Per il momento. Perché nessuno studio è in grado di prevedere se la parabola è destinata a diventare discendente o ascendente.

 

Chi considera la questione chiusa con le elezioni in Francia e Olanda è meglio che cambi idea. Vero, i partiti «anti» sono stati spazzati via dalle vittorie dei liberali Emmanuel Macron e Mark Rutte. Ma non andrebbe sottovalutato il fatto che forze come il Front National e il Partito della Libertà di Geert Wilders hanno subìto un' impennata nei consensi rispetto alle precedenti elezioni.

POPULISMO - SALVINI LE PEN . PETRYPOPULISMO - SALVINI LE PEN . PETRY

 

«Non ci sono segnali che il sostegno per questi partiti possa diminuire a breve termine» si legge nel report del centro studi Epicenter, che per il secondo anno ha realizzato uno studio che misura l' indice del «populismo autoritario» in Europa. Anzi, si legge nel report, «è probabile che il numero di partiti populisti al governo aumenti nel prossimo futuro, visto che Paesi come Austria e Italia andranno presto al voto».

salvini wilders le pen petri salvini wilders le pen petri

 

L' analisi parte da lontano, dal 1980 ai giorni nostri. E negli anni questa «famiglia politica» ha scalato posizioni fino a diventare la terza forza a livello continentale, alle spalle dei conservatori-cristianodemocratici e dei socialdemocratici, superando i liberali.

 

L'Indice di Epicenter ha misurato i voti reali ottenuti nelle recenti elezioni da questi movimenti in 33 Paesi (i 28 dell' Ue più Islanda, Montenegro, Serbia, Norvegia e Svizzera) e il conteggio ha toccato quota 55,8 milioni. L' esplosione del fenomeno è recentissima, basti pensare che tra il 1980 e il 2000 il loro sostegno era cresciuto solo dell' 1%. Negli ultimi dieci anni, invece, è praticamente raddoppiato. Il vero salto è iniziato dopo il 2009: «La crisi economica e quella dei rifugiati - sottolinea il report - hanno aiutato questi movimenti a guadagnare il "momentum"».

WILDERS E RUTTEWILDERS E RUTTE

 

Ma c' è anche un altro fattore che non andrebbe sottovalutato e a cui l' istituto parigino Jacques Delors ha dedicato un recente studio: il rapporto con i social network, la cui evoluzione ha seguito la stessa linea temporale. Oggi «il 50% degli adulti ha un profilo Facebook e il 50% degli under 35 lo usa per informarsi». Si sta trasformando, dicono gli esperti, in una «piattaforma per un dibattito politico anarchico».

 

donald trump wildersdonald trump wilders

Anonimato, mancanza di oggettività, scarsità di regole e poca attenzione da parte dei «lettori» sono gli ingredienti che trasformano l' agorà digitale in terreno fertile per il consenso verso questi movimenti. Il pericolo, secondo lo studio, è che «le forme di dibattito democratico istituzionale, il processo decisionale e di supervisione democratica ne escano indeboliti».

 

Quando si parla di «populismo-autoritario» (questa la definizione oggetto dello studio di Epicenter) bisogna però considerare che si ha a che fare con un universo molto vasto. Si tratta di movimenti estremamente diversi tra di loro. Gli studiosi dell' Epicenter hanno provato a definire così ciò che li lega: «Sfidano il cosiddetto consenso europeo che ha dominato le politiche del continente dalla fine della Seconda Guerra Mondiale».

 

RUTTERUTTE

I nemici dello «status quo», per usare un' altra espressione, dovrebbero riconoscersi almeno in uno dei seguenti punti: lotta anti-casta, promozione della democrazia diretta, insofferenza verso lo Stato di diritto, uso di «un linguaggio rivoluzionario che promette cambiamenti drammatici», richiesta di uno Stato e di un esercito più forti, spinta per la nazionalizzazione delle banche e delle grandi imprese, scetticismo verso l' Ue, l' immigrazione, la Nato, la globalizzazione e il commercio libero.

 

A sua volta, il «calderone» potrebbe essere spaccato in due grandi sottocategorie: il populismo di estrema destra e quello di estrema sinistra. Che hanno registrato notevoli differenze nell' evoluzione del loro consenso. La sinistra radicale nel 1980 era al 10%, poi il declino che l' ha portata al minimo storico del 3,7% nel 2010.

 

Negli ultimi sette anni, però, il trend è in salita: ora vale il 6.3%. Grecia, Cipro e Spagna sono gli Stati in cui è più forte, tre Paesi fortemente colpiti dalla crisi economica. Totalmente diverso il trend dell' estrema destra, che nel 1982 valeva l' 1% a livello europeo e oggi è oltre il 12%. Con punte del 64-65% in alcuni Paesi post-sovietici come Polonia e Ungheria, dove le svolte autoritarie dei rispettivi governi stanno diventando un problema europeo.

Ultimi Dagoreport

nicola fratoianni elly schlein vladimir putin gaetano manfredi

DAGOREPORT - CON L'ARMATA BRANCA-MELONI SOTTO SCHIAFFO DEL VANNACCISMO, IL CENTROSINISTRA RIESCE A MOSTRARE SOLO UN CAMPOLARGO SGARRUPATO E PIENO DI BUCHE - LA MANIFESTAZIONE DI NAPOLI HA FATTO INCAZZARE DI BRUTTO ELLY SCHLEIN PER LE INTEMERATE DI FRATOIANNI E DI CONTE CONTRO L'AUMENTO DELLE SPESE PER LA DIFESA: PER I LEADER DI AVS E M5S, DOPO QUATTRO ANNI DI GUERRA, L'EUROPA SI E' INVENTATA LA "MINACCIA PUTIN" - ANCHE IL LANCIO DEL SINDACO DI NAPOLI, GAETANO MANFREDI, COME LEADER DELLA "GAMBA CENTRISTA", HA INFIAMMATO I NEURONI DI ELLY - IL TIMORE DELLA SEGRETARIA CON L’ESKIMO È CHE IL NUOVO AGGREGATO, ANZICHÉ GUIDATO DA PERSONALITÀ NUOVE CAPACI DI ATTIRARE GLI ELETTORI MODERATI, SIA FORMATO DA POLITICI PD, COL RISULTATO DI FARLA PRECIPITARE NEI SONDAGGI...

mario orfeo mirja cartia dasiero theodore kyriakou

DAGOREPORT – PERCHÉ MARIO ORFEO HA DETTO ADDIO A “REPUBBLICA”? DIETRO ALLE DIMISSIONI C’È UNA FRATTURA INSANABILE CON IL NUOVO EDITORE, IL GRECO THEO KYRIAKOU, E LA NUOVA AD, MIRJA CARTIA D’ASERO – “PONGO” SI È OFFESO PERCHÉ I NUOVI PADRONCINI DI LARGO FOCHETTI HANNO DATO MANDATO AI CACCIATORI DI TESTE DI INDIVIDUARE UN PROFILO ADATTO A GUIDARE LA “CNN ITALIANA” CHE SOGNA IL MAGNATE GRECO. MA COME, È STATA LA RAMPOGNA DI ORFEO, IO SONO STATO DIRETTORE DI DUE TG (TG1 E TG3) E DG RAI, E QUELLI MI IGNORANO? SENTITOSI SCAVALCATO IRRIMEDIABILMENTE, ORFEO VOLA TRA LE MUNIFICHE BRACCIA DI LEONARDINO DEL VECCHIO – PER LA “CNN” DI KYRIAKOU DOVREBBE ARRIVARE IL DESTRISSIMO ANDREA PUCCI, ALLA FACCIA DEL CDR SOVIET DI “REP”…

marco bucci gianluigi aponte michele brambilla andrea malaguti il secolo

FLASH! - ALL'INDOMANI DEL VIOLENTO SCAZZO CON QUERELA TRA IL GOVERNATORE DELLA LIGURIA MARCO BUCCI, CHE HA UN'IDEA DELLA LIBERTA' DI STAMPA PARI A QUELLA DI TRUMP, E IL DIRETTORE DEL "SECOLO XIX", MICHELE BRAMBILLA, ANCHE IL RAPPORTO DELL'EDITORE DEL QUOTIDIANO GENOVESE, L'ARMATORE DEI 7 MARI GIANLUIGI APONTE CON IL GOVERNATORE HA COMINCIATO A DECLINARE - PER RISOLVERE LA SITUAZIONE, APONTE HA INCARICATO IL GENERO PIERFRANCESCO VAGO, PRESIDENTE DI MSC CROCIERE, DI PROPORRE LA DIREZIONE ALL'EX DIRETTORE DE "LA STAMPA", ANDREA MALUGUTI (CORTEGGIATO ANCHE DA LEONARDINO DEL VECCHIO PER IL POLO EDITORIALE QN)....

lirio abbate mario orfeo la repubblica

FLASH! – LIRIO ABBATE LASCIA “REPUBBLICA”! - CON LA DIREZIONE DI MARIO ORFEO, NON CI SAREBBERO PIÙ LE “CONDIZIONI PROFESSIONALI” PER CONTINUARE IL LAVORO NEL GRUPPO: “UNA DECISIONE DOLOROSA, MA CHE CONSIDERO INEVITABILE” – NELLA LETTERA DI DIMISSIONI, L'AUTORE DI BOMBASTICHE INCHIESTE ANTI-MAFIA, GIA' DIRETTORE DE “L’ESPRESSO”, FA CAPIRE CHE NON C’È PIÙ SPAZIO PER UN PROGETTO PROFESSIONALE COERENTE CON IL SUO LAVORO - NON C’ENTRA IL CAMBIO DI EDITORE (AL GRECO INTERESSA SOLO LA TV), MA LA DIREZIONE DI ORFEO CHE HA  AZZERATO LO SPAZIO PER INCHIESTE, APPROFONDIMENTI E LAVORI PIÙ STRUTTURATI…

gualtieri rocca metropolitan zingaretti carocci

DAGOREPORT - QUELLO CHE CAROCCI NON DICE! CI SONO PASSAGGI SOTTACIUTI, OMISSIONI E CLAMOROSI “NON DETTI” NEGLI AFFONDI DI VALERIO CAROCCI SULLA QUESTIONE DELLA RICONVERSIONE DELL’EX CINEMA METROPOLITAN, CHIUSO DAL 2010, CHE DIVENTERÀ UN'ATTIVITÀ COMMERCIALE. QUELLA CHE VIENE DESCRITTA PIGRAMENTE COME “UNA SPECULAZIONE”, PREVEDE IL MANTENIMENTO DI UNA SALA DA 100 POSTI, IL RECUPERO DI DUE CINEMA STORICI COME "L'AIRONE" E "L'APOLLO" E GARANTISCE 60 NUOVI POSTI DI LAVORO - ALLA FACCIA DELL’IDEOLOGIA, QUI SI PARLA DI CREARE LAVORO, RIQUALIFICARE AREE DEL CENTRO STORICO, TEMI CHE IL “PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, ORA CHE SI CANDIDA A UN RUOLO POLITICO SFIDANDO GUALTIERI, DOVREBBE AVERE A CUORE - VA INOLTRE RICORDATO CHE…