alessandro di battista con il franco delle colonie

SIATE FRANCHI - IL CFA, IL ''FRANCO COLONIALE'' ADOTTATO DA 14 PAESI AFRICANI, NON È LA CAUSA DELLE MIGRAZIONI MA DI SICURO FRENA LO SVILUPPO DI QUELLE ECONOMIE, A VANTAGGIO DI QUELLE EUROPEE. AGGANCIATA ALL'EURO, AMMAZZA GLI AGRICOLTORI CHE NON RIESCONO A ESPORTARE - ''LA VERITÀ'' GODE: LA MELONI E IL QUOTIDIANO DI BELPIETRO FURONO I PRIMI A TIRARE FUORI QUESTO GHIOTTO TEMA PERFETTO PER LE EUROPEE

 

1. IL FRANCO AFRICANO NON GENERA MIGRANTI MA FRENA LO SVILUPPO DI QUELLE ECONOMIE

Roberta Amoruso per “il Messaggero

 

Non c' è dubbio che nel tempo il dossier del franco Fca, la valuta speciale legata all' euro utilizzata dalle ex colonie francesi e istituita alla fine della Seconda guerra mondiale, troverà un suo riassetto. Lo dice il dibattito acceso che da anni anima gli economisti africani, e non solo africani. Certamente la stretta dipendenza dalla Banca centrale francese, che ha pieno potere sulla convertibilità del franco Cfa (garantita da Parigi) e detta legge quindi nella politica monetaria, deve essere uno spunto di riflessione. Perché l' egemonia di Parigi non è certo una cura per la povertà del continente africano. Anzi.

alessandro di battista con il franco delle colonie

 

LE BUFALE SULLA TASSA

Ma se da una parte ci sono comunque dei dubbi sul fatto che questo sia la causa di molti mali delle ex colonie francesi, è una certezza che le riserve di questi Stati depositate presso la Banca di Francia (in precedenza il 65% poi ridotto al 50%) non potrebbero mai e in nessun caso andare a ridurre il debito francese, come invece sostiene il vicepremier del Consiglio italiano Luigi Di Maio.

 

Gli oltre 10 miliardi depositati negli anni - in cambio della garanzia di convertibilità - presso la Banca centrale francese, non potranno mai arrivare nelle casse del Tesoro di Parigi.

In realtà, non ci vogliono grandi economisti o grandi riflessioni per sciogliere ogni dubbio, bastano i numeri a dire che non c' è correlazione diretta tra il dramma dell' emigrazione africana e il capitolo del franco Fca, come sostiene l' altro leader Cinquestelle, Alessandro Di Battista. In tutto il 2018, le persone arrivate in Italia da Paesi che adottano questa moneta sono state poco più di 2.000 sulle oltre 23.000 totali.

 

Dunque, un rapporto di 1 a 10 non può essere una prova di quella «destabilizzazione dei Paesi africani» evocata dai due leader M5s. Il che porta ad escludere che sia colpa della moneta comune alle ex colonie francesi se in tanti partono per l' Europa. Non solo. Nell' elenco dei Paesi da cui sono arrivati i migranti in Italia, secondo i dati 2018 del ministero dell' Interno il primo Paese che adotta il franco Cfa è la Costa D' Avorio, ottavo nell' elenco di quelli da cui sono arrivate 1.064 su 23.370.

franco coloniale cfa

 

Semmai, il punto è un altro. È vero che la maggior parte dei Paesi africani che utilizzano il franco Cfa hanno di fatto scelto di farlo e possono tornare indietro. Ma dovrebbero farlo comunque da una posizione di debolezza. Di fatto l' economia di quei Paesi, mai decollata veramente, è legata a doppio filo alle scelte della Banca centrale di Francia. In principio il franco Fca aveva parità con il franco francese, poi è stato agganciato all' euro a un tasso fisso. E l' asse tra il Tesoro di Parigi e la Banca centrale ne garantiscono la convertibilità, in cambio appunto del 50% delle riserve in valuta di ciascun Paese aderente. È proprio qui il controllo indiretto della Francia (che nel 1994 ne ha deciso la svalutazione del 50%).

 

È un forte paletto allo sviluppo. E oltre ad avvantaggiare le classi agiate africane, che più facilmente possono importare dalla Francia beni lusso in cambio di denari di dubbia provenienza, è nei fatti un vantaggio anche per le multinazionali francesi che hanno gioco facile a investire in quei Paesi senza temere improvvise svalutazioni.

Dietro il controllo della convertibilità c' è il bengodi delle materie prime africane e il paradiso delle importazioni francesi. Così l' inflazione rimane bassa, la crescita al palo e l' agricoltura altrettanto.

 

 

2. DI MAIO SVELA IL TRUCCO DEL FRANCO CAF E LA FRANCIA CONVOCA L' AMBASCIATRICE

Maurizio Tortorella per “la Verità

 

franco coloniale cfa 3

Davanti agli occhi preoccupati di Fabio Fazio, con ampio gesto teatrale, domenica sera Alessandro Di Battista ha strappato una banconota sul tavolo di Che tempo che fa, sostenendo che quel pezzo di carta sia lo strumento attraverso il quale la Francia continua a sfruttare le risorse del Continente nero, ne frena la crescita e obbliga i giovani a emigrare: «Finché non si eliminerà questa moneta», ha aggiunto l' ex parlamentare grillino, «le persone continueranno a scappare dall' Africa e a morire in mare».

 

EMMANUEL E BRIGITTE MACRON A SAINT TROPEZ

Poco dopo Giorgia Meloni, sventolando una banconota simile nella trasmissione Non è l' Arena di Massimo Giletti, è andata all' attacco del «neocolonialismo francese, che fa usura con la sua valuta». Ma già la mattina di domenica aveva aperto le ostilità Luigi Di Maio, che parlando alla folla di un comizio ad Avezzano l' aveva indicata come «moneta imposta con la quale la Francia finanzia il suo debito pubblico sfruttando le sue ex colonie». Affermazione che 24 ore dopo ha prodotto la convocazione della nostra ambasciatrice a Parigi Teresa Castaldo (che, per la cronaca, quando era di stanza in Argentina ospitò la Boschi per far campagna per il sì al referendum costituzionale) da parte del ministero degli Esteri francese «a seguito di frasi ostili e senza motivo».

EMMANUEL MACRON

 

Il vicepremier, in serata, ha poi rincarato la dose: «Non è un caso diplomatico, è tutto vero. La Francia, stampando una moneta per 14 stati africani, impedisce lo sviluppo dell' Africa e contribuisce alla partenza dei migranti che poi muoiono sulle nostre coste». Poi una richiesta all' Ue: «Chiederemo all' Europa di affrontare il tema della decolonizzazione dell' Africa che non è mai finita».

 

La valuta delle 1.000 polemiche è il franco Cfa, istituito il 25 dicembre 1945 per iniziativa del presidente francese Charles De Gaulle, e da quel momento divenuto moneta comune per circa 160 milioni di abitanti in 14 Paesi africani.

Di questi, 12 erano colonie francesi (Camerun, Ciad, Gabon, Repubblica Centrafricana, Congo, Benin, Burkina Faso, Costa d' Avorio, Mali, NIger, Senegal e Togo) e due erano colonie portoghesi (Guinea Equatoriale e Guinea Bissau).

 

Settantaquattro anni fa, la sigla Cfa significava «Colonie francesi d' Africa» e oggi non è mutata, ma (con qualche ipocrisia) sta per «Comunità finanziaria africana».

Da allora, il franco Cfa è sempre stato stampato fisicamente dalla Banque de France e ha avuto il cambio fisso prima con il franco francese e oggi con l' euro. Secondo i suoi tanti detrattori, certo non soltanto italiani, attraverso quella valuta «imposta» Parigi ha sempre tenuto letteralmente per il collo i 14 Paesi aderenti: metà del valore dei franchi Cfa emessi ogni anno, l' equivalente di una dozzina di miliardi di euro, viene trattenuto a Parigi su un conto speciale del ministero del Tesoro come garanzia per compensare eventuali fluttuazioni del cambio.

CONTE SALVINI DI MAIO BY SPINOZA

 

Quindi paradossalmente, sia pure in piccola parte, con i soldi degli africani Parigi finanzia il suo debito pubblico. L' aspetto ancora più contestato, però, è che il cambio troppo alto del franco Cfa da anni strangola le economie africane, e così spinge i loro abitanti all' emigrazione.

 

La primogenitura dell' attacco al franco Cfa storicamente spetta a Fratelli d' Italia.

Oggi la bandiera di guerra sventola anche nelle mani del Movimento 5 stelle, da mesi all' attacco frontale di Emmanuel Macron. Anche in questo in piena sintonia con il movimento dei «gilet gialli» (che in dicembre avevano colorato un' affollata protesta di piazza contro il franco Cfa a Bangui, la capitale della Repubblica Centrafricana), i grillini sostengono che nella moneta «teleguidata» da Parigi si nasconda un vergognoso residuo di colonialismo che comprime l' economia africana, e puntano il dito sui suoi potenti effetti migratori, disastrosi soprattutto dal punto di vista italiano.

franco coloniale cfa 1

 

Sicuramente il franco Cfa, da anni, è quantomeno una moneta controversa: lo scorso settembre, per esempio, una giornalista francese, Fanny Pigeaud, e l' economista senegalese Ndongo Samba Sylla hanno pubblicato il saggio L' arma invisibile della Françafrique: storia del franco Cfa. Il libro presenta la moneta come «causa principale del sottosviluppo». I due ricordano che il franco Cfa impedisce agli Stati aderenti al trattato del 1945 di manovrare i tassi di cambio e di organizzare una loro politica monetaria. Se i 14 Paesi dovessero esportare stabilmente in Europa e in Usa, dovrebbero utilizzare una moneta più competitiva, come quelle asiatiche, mentre l' euro è quasi sempre più forte del dollaro.

 

È vero che il franco Cfa da 74 anni è uno strumento di controllo a distanza delle vecchie colonie, nelle mani di Parigi.

La Gran Bretagna, che pure conserva intensi legami commerciali con il suo antico impero nel Commonwealth, non ha mai obbligato nessuno dei suoi 54 ex possedimenti all' uso di un cambio fisso con la sterlina, né alla creazione obbligatoria di una moneta collegata.

Chi invece minimizza la questione sostiene che il franco Cfa non abbia nulla di vessatorio né di obbligatorio, e che garantisca soltanto stabilità.

meloni

 

Nel luglio 2017, in effetti, un Macron appena eletto presidente aveva affrontato il tema parlando a Bamako, in Mali: «Se non si è felici nella zona franco Cfa», aveva dichiarato monsieur le president, «la si lascia e si crei una propria moneta come hanno fatto Mauritania e Madagascar. Se invece si resta dentro, bisogna smetterla con le dichiarazioni demagogiche che indicano il franco Cfa come capro espiatorio dei vostri fallimenti politici ed economici, e la Francia la fonte dei vostri problemi».

 

Però va ricordato che chi ha tentato in passato di uscire dal franco Cfa, proprio come il Mali e la Costa d' Avorio, è stato velocemente costretto alla retromarcia dalle pesanti contromisure finanziarie di Parigi.

 

Quanto all' emigrazione, chi minimizza gli effetti del franco Cfa sottolinea che, per l' Italia, gli sbarchi di immigrati partiti dai 14 Paesi nel 2018 sarebbero piccola cosa: «Il primo Paese che adotta il franco Cfa è la Costa D' Avorio, da cui sono arrivate 1.064 persone su 23.370», si leggeva ieri su ilfoglio.it. Però, in base ai dati ufficiali dell' Alto commissariato delle Nazioni unite, la Guinea (la statistica non indica se si tratti della Guinea Bissau o di quella Equatoriale) è il primo Paese di provenienza per quanti l' anno scorso hanno attraversato il Mediterraneo e sono sbarcati in Europa: 13.068 immigrati, l' 11,5% del totale; il Mali si è piazzato al terzo posto con 10.347 immigrati, il 9,1%; e la Costa d' Avorio si è piazzata all' ottavo posto con 6.085 sbarcati, il 5,3% del totale. Insieme, i tre Paesi valgono il 25% dell' emigrazione nel Vecchio continente.

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