BEATI I POPOLI CHE NON HANNO BISOGNO DI GRILLO: LA GERMANIA, DOVE I PARTITI PROMETTONO DI NON CAMBIARE LE COSE

Paolo Lepri per "Corriere della Sera"

«Bleiben». Restare, rimanere. C'è quasi sempre questa parola negli slogan con cui le forze di governo tedesche affrontano il voto del 22 settembre. E' un ritornello monotono, che la dice lunga su quanto questa campagna elettorale stia battendo la strada della conservazione. Cristiano-democratici, cristiano-sociali e liberali chiedono ai cittadini il via libera per non cambiare.

E' anche comprensibile, naturalmente, che questo accada in un Paese che è la quarta economia mondiale e la grande potenza dell'Europa. «Con noi si rimane forti», promettono i candidati. Nessuna avventura, nessuna sorpresa. Il grande manifesto della Cdu in cui si vedono solo le mani di Angela Merkel unite nel suo consueto gesto, «a rombo» è l'immagine simbolo di una propaganda che evita di colpire con le idee.

In tutto questo ha un ruolo preciso, senza ombra di dubbio, anche il personaggio della cancelliera: il suo modo di gestire senza passione la governabilità, la sua tendenza a rassicurare e a trovare soluzioni senza strappi. Angela Merkel punta sulla sua popolarità personale, sul patrimonio di affidabilità che si è conquistata amministrando una maggioranza tendenzialmente litigiosa, spesso destabilizzata dalle tensioni provocate dalla crisi dell'euro.

Come ha scritto Heribert Prantl, il paradosso dell'ex pupilla di Helmut Kohl è di essere riuscita a sembrare meglio del suo governo. Più i partiti si scontravano, più lei appariva come l'unica persona in grado di tenerli insieme. Sono stati superati così i significativi dissensi maturati a margine dei salvataggi europei. Anche con l'aiuto dell'opposizione, cosa che non aiuta oggi l'elettore a ragionare sulle differenze.

Non è un caso che gli unici brividi siano offerti dal nuovo partito «Alternativa per la Germania», che ha una sola idea, il no alla moneta unica. Nessuna visione, solo paura. Si tratta però di brividi freddi, provocati dall'eventualità, improbabile ma non teoricamente impossibile, che la formazione politica guidata dall'economista Bernd Lucke possa superare la soglia di sbarramento del cinque per cento.

L'opzione della cancelliera per cercare di contrastare gli euroscettici è quella di dire sempre le stesse cose: tutti devono fare il loro dovere, nessun aiuto è a fondo perduto, bisogna proseguire sulla strada dell'austerità che «sta funzionando». Angela Merkel ripete che «se l'Europa va bene, va bene anche la Germania». Probabilmente è convincente, anche se qualcuno potrebbe sorridere sentendola dire, come è avvenuto nell'«Arena elettorale» organizzata dalla prima rete televisiva Ard a Mönchengladbach, che il suo cuore «batte con grande entusiasmo per gli altri in Europa».

Intanto, l'opposizione non è certamente riuscita a svegliare un dibattito condizionato dai messaggi conservatori. La stessa volontà dei socialdemocratici di puntare e sulla partecipazione dei cittadini si sta rivelando un'arma spuntata. «Siamo noi a decidere», è il leit-motiv della campagna elettorale.

Ma questo si scontra con il fatto che la Spd è un ex grande partito, non più in grado di intercettare i sentimenti di coloro che vogliono, effettivamente, fare delle scelte con la propria testa. Lo stesso sta accadendo in parte ai Verdi, che hanno fatto una specie di autogol con la loro proposta (uno degli argomenti più dibattuti da settimane) di istituire un giorno vegetariano nelle mense.

L'altro grande punto debole di questo cammino verso il voto è il continuo discutere sulle formule del futuro governo, la cui realizzazione può dipendere - come la riproposizione di quello attuale - solo da qualche decimale in più o in meno. Troppa pretattica. Sono effettivamente disponibili i socialdemocratici a una rinascita della grande coalizione, nel caso che l'attuale maggioranza non abbia i numeri per governare?

Arrivano valanghe di parole ma nessuna risposta veramente credibile. Una coalizione di sinistra rosso-rosso-verde in cui abbiano anche un ruolo anche i post-comunisti della Linke sembra poi un fantasma propagandistico agitato dallo schieramento conservatore. E' una soluzione probabilmente impraticabile, ma se ne discute continuamente. Fino alla noia.

 

Angela Merkel merkel e steinbruck helmut kohlLEX CANCELLIERE HELMUT KOHL ANGELA MERKEL ROMANO PRODI jpegPEER STEINBRUCK

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