giorgia meloni europa euro

GIORGIA MELONI È ACCERCHIATA: DA UN LATO C’È LO SCAZZO IN ATTO CON FORZA ITALIA PER LA QUESTIONE GIAMBRUNO, DALL’ALTRO SALVINI CHE HA RICOMINCIATO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO SULLA MANOVRA. IL TUTTO, MENTRE AL CONSIGLIO EUROPEO DOVRÀ SPIEGARE AI LEADER COSA FARÀ CON IL MES - LEI, COME SEMPRE, SI SENTE SOTTO ASSEDIO: "SEMBRA UN AGGUATO" – IL GIOCO DELLE PARTI SULLA LEGGE DI BILANCIO: LA BOZZA CIRCOLATA IERI (CON IL PRELIEVO DIRETTO SUI CONTI CORRENTI, POI SMENTITO) ERA STATA CONCORDATA CON I PARTITI? CHI L’HA FATTA CIRCOLARE? – OCCHIO ALLE PROMESSE SULLE PENSIONI: È L’ASSICURAZIONE CONTRO IL DECLASSAMENTO DELLE AGENZIE DI RATING (LA PROSSIMA SETTIMANA ARRIVA FITCH, IL 17 NOVEMBRE C’È IL GIUDIZIO DI MOODY’S)

1. IRA DI MELONI SU SALVINI “BASTA CON GLI AGGUATI NON MI FARÒ LOGORARE”

Estratto dell’articolo di Tommaso Ciriaco per “la Repubblica”

 

GIORGIA MELONI MATTEO SALVINI - PONTE SULLO STRETTO E LEGGE FORNERO - VIGNETTA BY OSHO

Arriva a Bruxelles senza nessuna voglia di parlare della manovra. È infuriata […]. Condensa la rabbia per l’atteggiamento degli alleati, consegnando ai suoi un concetto che suona così: «Sembra quasi un agguato politico». Pesa soprattutto la tempistica degli attacchi delle ultime ore, prima ancora del merito.

 

Perché le richieste di modificare una legge di bilancio che doveva essere “blindata” arrivano appena l’aereo presidenziale decolla da Ciampino. […] Di fronte all’Europa che deve giudicare la serietà della finanziaria. A partner con cui deve trattare il Patto di stabilità. E al cospetto dei mercati che da settimane si agitano per i titoli di Stato.

 

MATTEO SALVINI - GIORGIA MELONI - ANTONIO TAJANI

“Slealtà”: ecco l’altro sentimento confidato in privato. Anche perché […] le critiche l’hanno colpita nel momento di massima difficoltà personale. Prima di entrare nel salone del Consiglio europeo, legge le ultime agenzie. Attacchi, ancora attacchi, anche da Forza Italia. Deve lasciare il cellulare fuori, durante il summit funziona così.

 

In alcuni momenti, però, lascia la riunione per fare il punto con le sentinelle che presidiano Palazzo Chigi. Indica la linea, dopo rapida consultazione con Giancarlo Giorgetti: «Soltanto minimi aggiustamenti, a saldi invariati ». Qualcosa sulle pensioni, ma molto meno di quanto chiedeva Salvini.

URSULA VON DER LEYEN - EMMANUEL MACRON - GIORGIA MELONI - SUMMIT EU MED 9 MALTA

 

Una formale e pasticciata retromarcia sul prelievo forzoso dai conti correnti, più che altro per ridurre l’impatto devastante di una notizia che in mezza giornata allarma l’elettorato di destra. Anche perché cedere troppo significherebbe accettare la logica della slavina: più arretri, più chiederanno.

 

La verità è che è ripresa la campagna di logoramento, che si era interrotta da qualche settimana, subito dopo gli attacchi contro Israele. Non è un caso, allora, che il contatto più aspro sia quello con Matteo Salvini. Fin dal mattino, due fedelissimi del segretario del Carroccio come Riccardo Molinari e Andrea Crippa si accaniscono contro la manovra, passandosi il testimone.

 

A un certo punto, la premier decide di chiarire all’alleato il metodo: «Sulla legge di bilancio non si scherza […] Già è difficile spiegare agli italiani le scelte che abbiamo dovuto assumere, certo non c’è spazio per polemiche ». […] Se non si arresta subito la guerriglia, è il senso del messaggio, «sarà la Lega a spiegare la manovra agli italiani». Come a dire: questo è il nostro testo, su questo mettiamo la faccia, fuori da questo schema c’è soltanto la crisi della maggioranza.

matteo salvini giorgia meloni

 

A dire il vero, la presidente del Consiglio non è sorpresa dall’atteggiamento di Salvini. A Palazzo Chigi pensano che sia deluso per quanto ottenuto per il Ponte sullo Stretto. Irritato per alcune resistenze del Tesoro sul dossier. Meloni pensa che il suo vice voglia incunearsi nel rapporto tra lei e Giancarlo Giorgetti, mettere pressione, costringere il titolare del Tesoro a schierarsi contro via Bellerio.

 

E poi ci sono i dettagli: già l’altro ieri, il vicepremier aveva disertato l’intervento di Meloni alle Camere, ufficialmente per un impegno istituzionale. La circostanza non è passata inosservata a Palazzo Chigi.

 

giorgia meloni ursula von der leyen a lampedusa

Senza contare che negli ultimi giorni – quelli durissimi della separazione da Andrea Giambruno – il responsabile dei Trasporti non ha mai pubblicamente contestato l’accordo sulla finanziaria. L’aveva anzi “blindata” in conferenza stampa. Fino ad alcune modifiche che adesso proverà a rivendersi.

 

Una strategia. Sa che i leader vogliono logorarla e lasciarle l’onere di una manovra austera. E nel frattempo la colpiscono sul terreno su cui meglio si è mossa, quello internazionale. Criticandola durante una missione all’estero. Sono segnali che di solito preludono a guai peggiori, che anticipano la fine di un esecutivo: accadde a Silvio Berlusconi, a Matteo Renzi, a Enrico Letta.

 

matteo salvini giorgia meloni antonio tajani

Ma anche a Giuseppe Conte e, per ultimo, a Mario Draghi. Anche per questo Meloni, che si sente forte di un consenso personale ancora alto, non ha voglia di concedere altro terreno all’alleato leghista. Non permetterà di cambiare ancora la manovra. E se l’assalto dovesse continuare, si spingerebbe fino a denunciare la violazione dei patti politici assunti e a minacciare una vera e propria crisi.

 

2. MANOVRA, LA RIVOLTA DI LEGA E FORZA ITALIA E I TIMORI PER IL GIUDIZIO DELLE AGENZIE DI RATING

Estratto dell’articolo di Alessandro Barbera per www.lastampa.it

 

[…] «Dureremo quattro anni», diceva mercoledì la premier. Eppure la giornata di ieri restituisce un’immagine non proprio rassicurante. Le indiscrezioni sulle bozze del provvedimento atteso in Parlamento hanno scatenato Lega e Forza Italia. Il Carroccio, dopo aver propagandato lo smantellamento della legge Fornero e la cosiddetta pace fiscale, deve accettare norme che inaspriscono le condizioni per lasciare il lavoro e aumentano i controlli nei conti correnti degli evasori.

 

giorgia meloni foto di chi 4

Forza Italia non riesce ad ingoiare il rospo della stretta sulle tasse immobiliari, in particolare l’aumento della cedolare secca sugli affitti brevi. […]

 

[…] L’intervento sulle pensioni, voluto all’ultimo momento da Meloni, è l’assicurazione contro il declassamento delle agenzie di rating. Il perché lo raccontano gli ultimi dati Inps sulla spesa previdenziale. L’anno scorso è salita del 2,9 per cento a 322 miliardi, più di un terzo del bilancio pubblico, quasi il triplo della spesa per la sanità, sei volte più di quel che lo Stato dedica alla scuola.

 

Delle quattro agenzie che si devono esprimere sull’affidabilità dei titoli italiani, finora a confermare il giudizio è stata solo S&P Global. Oggi è il turno di Dbrs, la settimana prossima di Fitch, il 17 novembre chiude il giro Moody’s. Se quest’ultima peggiorasse anche solo di un gradino il giudizio, il debito italiano perderebbe il livello “investmente grade” con conseguenze gravissime sui mercati.

 

MATTEO SALVINI - GIORGIA MELONI - ANTONIO TAJANI

All’ora di cena contro la norma che rafforza i poteri dell’Agenzia delle entrate si scaglia Salvini: «Non ci saranno incursioni sui conti degli italiani». Poco dopo un’indiscrezione fatta circolare da Palazzo Chigi spiega che non ci sarà nessuna norma per permettere all’Agenzia di «entrare direttamente nei conti», ma solo «la possibilità di utilizzo di strumenti informatici per efficentarne di già esistenti». Un giro di parole per confermare senza smentire. Poi siccome dei giornali è bene non fidarsi, Meloni riscrive il concetto su Facebook con tono polemico: «Avviso ai naviganti: quella norma non c’è».

 

GIORGIA MELONI AL CONSIGLIO EUROPEO

Se la bozza circolata ieri fosse quella concordata con i partiti, si dovrebbe desumere che fra Meloni, Giorgetti e i partner sia in atto un gioco delle parti. Le modifiche alle pensioni sono limitate, così come non ci sono cambiamenti enormi sul fisco.

 

Le novità rilevanti sono tre: la modifica dei moltiplicatori per gli assegni dei più giovani, il limite minimo di mille euro per i debiti fiscali che prevedono il pignoramento sui conti bancari, il tetto a 50mila euro per usufruire dell’esclusione dei titoli pubblici dal calcolo dell’indicatore di ricchezza (Isee).

 

Per fermare il corto circuito mediatico il Tesoro ha comunque dovuto fare una nota per smentire l’ufficialità delle bozze fin qui diffuse. Il banco di prova della maggioranza sarà in Parlamento. […]

matteo salvini antonio tajani meme giorgia meloni matteo salvini

 

 

Ultimi Dagoreport

markus soder soeder ursula von der leyen manfred weber friedrich merz

DAGOREPORT – ANCHE MERZ, NEL SUO PICCOLO, S’INCAZZA! IL CANCELLIERE TEDESCO È UNA FURIA CONTRO MANFRED WEBER, IL BOSS DEL PPE CHE A BRUXELLES LAVORA PER L’ALLEANZA CON I POST-NAZISTI DI AFD: “NON COLLABORIAMO CON L’ESTREMA DESTRA E ANCHE LUI LO SA”. TRADOTTO DAL TEDESCO: SE NON TI ADEGUI, SEI FUORI – È LA STESSA LINEA DEL POTENTE MARKUS SOEDER, PRESIDENTE DELLA BAVIERA CHE SCALPITA, E TEME LA CRESCITA DI AFD NEL SUO LAND (INTANTO, LA DOMENICA SI VOTA IN RENANIA PALATINATO, REGIONE DELL’OVEST IN CUI FROTTE DI VOTI STANNO MIGRANDO VERSO LE SVASTICHELLE…)

andrea iervolino antoniozzi giuli santanche floriana gentile cinecitta

DAGOREPORT – “CIAK”, SI SCAZZA! NON BASTAVA LO SCAZZO CON BUTTAFUOCO E UN VESPAIO DI NOMINE DEMENTI, ORA IL MINISTRO GIULI-VO DELLA CULTURA SI RITROVA CONTRO IL CINE-PRODUTTORE ANDREA IERVOLINO, A CUI IL MIC HA BLOCCATO 66 MILIONI DI TAX CREDIT – OLTRE A UNA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DI FDI A SUO FAVORE (SIC!), LA SETE DI VENDETTA DI IERVOLINO SI ARMA DI UN "MANGANELLO DI CARTA": HA ACQUISITO DALLA SANTANCHE' LA RIVISTA “CIAK” PER SVELARE "DA VICINO E DA DENTRO TUTTI I MECCANISMI CHE MUOVONO I FILM: FINANZIAMENTI PUBBLICI, DINAMICHE DEL TAX CREDIT, PREMI E LORO MODALITÀ DI ASSEGNAZIONE" - IERVOLINO HA GIA' DENUNCIATO CHE LE SOCIETÀ DA PUNTARE, QUANDO SI PARLA DI TAX CREDIT, NON SONO LE SUE, MA PIUTTOSTO...

peter thiel donald trump papa leone xiv thomas joseph white

DAGOREPORT – PREVOST, CUOR DI LEONE: “NON ME NE FREGA NULLA DEI SOLDI CHE ARRIVANO DAGLI STATI UNITI. CANCELLATE LE CONFERENZE ALL'ANGELICUM DI PETER THIEL” - LA RISPOSTA TOSTA DEL SANTOPADRE AL RETTORE DELL'ANGELICUM, IL TRUMPIANO THOMAS JOHN WHITE, CHE GLI AVREBBE FATTO PRESENTE DI CORRERE COSI' UN SERIO RISCHIO: FAR SVANIRE L'OBOLO DEGLI STATI UNITI, PRIMO FINANZIATORE DEL VATICANO (13,7 MILIONI) – COLPO DI SCENA AL TERZO GIORNO DI PISTOLOTTI ROMANI, THIEL HA SVELATO IL NOME DI CHI AVREBBE AVVERTITO IL MONDO DELL’ARRIVO DELL’ANTICRISTO: RATZINGER, DEFINITO “IL PIÙ  GRANDE PENSATORE CRISTIANO DEGLI ULTIMI 100 ANNI” (NON A CASO FU BENEDETTO XVI CHE TOLSE LA SCOMUNICA AI SEGUACI ANTI-CONCILIARI DI MONS. LEFEVBRE) - IL NOME DI RATZINGER   SERVE SOLO A RINFOCOLARE LA SPACCATURA TRA LA CHIESA CONSERVATRICE USA E QUELLA PROGRESSISTA DI LEONE XIV…

donald trump e mark rutte a palm beach

DAGOREPORT – PEGGIO DI TRUMP CI SONO SOLO I CAMERIERI PAVIDI COME MARK RUTTE CHE, PER ACCONTENTARE IL "PADRONCINO" DI TURNO, SONO DISPOSTI A TUTTO – IL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO HA RICEVUTO UN “VAFFA” DAI PAESI EUROPEI, STUFI DEI SUOI APPECORONAMENTI DI FRONTE AL TYCOON – RUTTE, DOPO LO SCOPPIO DELLA GUERRA IN IRAN, HA GARANTITO A TRUMP IL MASSIMO SUPPORTO DELLA NATO, CIANCIANDO DI UN “AMPIO SOSTEGNO” DA PARTE DEI LEADER DELL’ALLEANZA. SOSTEGNO CHE NON C’È MAI STATO, TANTOMENO ADESSO CHE IL TYCOON MINACCIA GLI ALLEATI DI UN “FUTURO TERRIBILE”, E METTE IN DISCUSSIONE L’ESISTENZA STESSA DELLA NATO…

donald trump stretto di hormuz

DAGOREPORT – COME GODE XI JINPING! QUANDO TRUMP HA MINACCIATO DI RINVIARE IL SUO VIAGGIO IN CINA, LA RISPOSTA È STATA, PER USARE UN CINESISMO, UN SONORO “ESTICAZZI!” – IL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO HA LA FACCIA COME IL CULO A CHIEDERE L’INTERVENTO DELLA NATO, LA STESSA CHE PER ANNI HA DEFINITO INUTILE, MINACCIANDO L’USCITA DEGLI USA: “VOI AVETE BISOGNO DELLA NATO, NOI NO” - ORA IL DEMENTE IN CHIEF FRIGNA PERCHÉ GLI STATI EUROPEI SI RIFIUTANO DI PARTECIPARE ALLA GUERRA IN IRAN – L’EFFETTO TRUMP SULLE ELEZIONI IN EUROPA (IN FRANCIA E SPAGNA, I PARTITI FILO-MAGA DELUDONO LE ASPETTATIVE) E IL PARADOSSO CHE OSSERVA IL “FINANCIAL TIMES”: “TEHERAN, DIMOSTRANDO AL MONDO CHE LA CHIUSURA DELLO STRETTO DI HORMUZ È UNA MINACCIA REALE E PRATICABILE, HA SCOPERTO UN POTENTE STRUMENTO DI DETERRENZA FUTURA. SE IL REGIME SOPRAVVIVERÀ A QUESTA GUERRA, POTREBBE PERSINO EMERGERE IN UNA POSIZIONE INTERNAZIONALE PIÙ FORTE” (BOMBA ATOMICA COMPRESA)

andrea orcel friedrich merz giorgia meloni

DAGOREPORT – IERI ANDREA ORCEL HA FATTO VENIRE UN COCCOLONE A PALAZZO CHIGI - MA COME, PROPRIO ORA CHE  GIORGIA MELONI HA PERSO TRUMP E S’È ATTACCATA ALLA GIACCHETTA DEL CANCELLIERE TEDESCO MERZ, 'STO ORCEL CHE FA? L'UNICREDIT LANCIA L’OPS SUL 30% DI COMMERZBANK FACENDO INCAZZARE LA GERMANIA TUTTA!?! – IL MANAGER ROMANO HA CHIUSO LA "GUERRA" PRECISANDO CHE L'OPS NON IMPLICA LA GOVERNANCE DELLA SECONDA BANCA TEDESCA - IL PARADOSSO DELLA LEGA: IL PARTITO CHE SI È OPPOSTO A TUTTA GOLDEN POWER ALL’OPERAZIONE BANCO BPM, ORA DIFENDE UNICREDIT, PUR DI METTERLA IN QUEL POSTO ALLA DUCETTA…