GIULI, ANCORA TU? LA COMMISSIONE DEL MINISTERO DELLA CULTURA BOCCIA IL DOC SU GIULIO REGENI: “NESSUN INTERESSE CULTURALE” - NEGATO IL FINANZIAMENTO PUBBLICO AL DOCUMENTARIO SUL RICERCATORE SEQUESTRATO, TORTURATO E UCCISO AL CAIRO DAL REGIME DI AL SISI. CI SONO I FONDI PER IL DOCUMENTARIO SU ‘ANEMA E CORE’, IL LOCALE DI CAPRI, PER QUELLO SU GIGI D’ALESSIO. ED È STATO ANCHE FINANZIATO CON CENTOMILA EURO IL LAVORO PER RACCONTARE LA VITA DI ALFREDO, IL RE DELLE FETTUCCINE. MA LA STORIA DI REGENI NON MERITA ALCUN CONTRIBUTO DA PARTE DELLO STATO ITALIANO - IL PRODUTTORE PROCACCI DENUNCIA: “MOTIVAZIONI POLITICHE. DA CITTADINO" - TRA LE ESCLUSIONI ECCELLENTI, "THE ECHO CHAMBER", BASATO SULL’ULTIMA SCENEGGIATURA DI BERTOLUCCI...
Dall’account X di Ciro Pellegrino
giulio regeni tutto il male del mondo
Sapete tutti chi è GiulioRegeni e come è stato ammazzato.
Al documentario sulla sua vita e soprattutto sulla sua morte in Egitto, il ministero della Cultura guidato da Alessandro Giuli ha negato il finanziamento pubblico (grazie a Repubblica che ha raccontato questo schifo).
La commissione ministeriale negando i soldi ha di fatto dichiarato che non ne valeva la pena, che non è culturale, non bisogna spenderci soldi pubblici.
Meglio finanziare un docu su Gigi D'Alessio (giuro!) uno sul tizio delle Fettuccine Alfredo (che se magnano solo in America) e uno su Gabriele D'Annunzio (ma ovviamente).
Per ottenere il finanziamento pubblico ci sono vari criteri che fanno punteggio. Voglio elencarveli:
- qualità, innovatività e originalità della sceneggiatura e del soggetto;
- visione e lo stile del regista e il linguaggio proposto;
- cast artistico e tecnico;
Manifestazione per giulio regeni
- coerenza tra la sceneggiatura e la dimensione economica, finanziaria e distributiva;
- pari opportunità di genere; realizzazione dell'opera in coproduzione internazionale;
- certificazione relativa alla sostenibilità ambientale.
Secondo il MiC non ci sono questi criteri. Insomma, la storia di questo ragazzo cui è stato fatto di tutto non merita un contributo da parte dello Stato Italiano.
Giuli e il suo ministero dovrebbero averne vergogna.
E a questa vergogna dovrebbe associarsi tutto il mondo del cinema italiano.
manifestazione a dieci anni dalla morte di giulio regeni a fiumicello
BOCCIATO IL FILM SU REGENI. LA COMMISSIONE DEL MIC: “NESSUN INTERESSE CULTURALE”
Giuliano Foschini per repubblica.it - Estratti
Ci sono i fondi pubblici per il documentario su Anema e Core, il locale di Capri. Quello su Gigi d’Alessio. C’è il racconto di Angelo, il principe del Vintage. E di Gabriele D’Annunzio, ça va sans dire. Ed è stato anche finanziato con centomila euro il lavoro per raccontare la vita di Alfredo, il re delle fettuccine. Per Giulio Regeni, invece, nemmeno un euro. Zero. Bocciato.
manifestazione a dieci anni dalla morte di giulio regeni a fiumicello
Il documentario di Simone Manetti, prodotto da Mario Mazzarotto per Ganesh e da Fandango, Tutto il male del mondo – quello che sua madre aveva raccontato di aver visto sul volto del figlio, all’obitorio del Cairo, quando una suora scostò un lenzuolo bianco per permetterle di riconoscere quel ragazzo sequestrato, torturato e ucciso dal regime di Al Sisi – è stato escluso dai finanziamenti del ministero della Cultura per le opere cinematografiche. E questo nonostante non sia un progetto sulla carta. È un’opera già realizzata, uscita nelle sale, anche con un buon successo di pubblico, premiata con il Nastro d’Argento per la legalità, e destinata a una diffusione ancora più ampia.
alessandro giuli - il signore degli anelli
(…)
Una scelta che si spiega soltanto in una maniera, dice uno dei produttori, Domenico Procacci di Fandango: «Una scelta politica». «Ed è incredibile che lo sia, perché la storia di Giulio dovrebbe ferire e indignare non soltanto una parte del Paese – spiega – ma tutti quelli che hanno un minimo di umanità: la ricerca di verità e giustizia. Invece fatalmente è diventata una battaglia politica».
È qui il punto. In questi anni più volte la destra ha cercato di allontanare la battaglia per la verità e giustizia, per esempio rifiutandosi di esporre gli striscioni – o rimuovendoli – fuori dai palazzi di città. E ora la scelta del ministero sembra andare nella stessa direzione. «È vero, questa è una battaglia politica – continua Procacci – ma dovrebbe interessare tutti gli italiani, non certo soltanto una parte. Io posso anche capire se vengono commessi errori da un punto di vista artistico, per scarsa competenza. Puoi decidere di non finanziare un film perché non sai come sarà, come verrà, e pensi che non sia un bel lavoro».
giulio regeni tutto il male del mondo
Ma qui, aggiunge, è diverso. «Il documentario è stato fatto, è uscito nelle sale, ha già vinto il Nastro della legalità. Bocciare un progetto del genere non puoi vederla come una scelta artistica. È una scelta soltanto politica». Procacci insiste su un punto: non è una questione di soldi. «Alla mia società non viene in tasca niente.
Mi dispiace per la Ganesh di Mazzarotto, che ha fatto un lavoro straordinario, ma sono sicuro che il pubblico premierà ancora questo lavoro. Sarà visto e continuerà a essere visto. Andrà sia su Sky sia in Rai». Poi però si ferma sul piano personale, civile: «Da cittadino, sono scosso. Perché questa non può essere una scelta di merito». E nemmeno di cinema.
TESTIMONE DELLE TORTURE A GIULIO REGENI
alessandro giuli e il tarallo
alessandro giuli vitalia
genitori di regeni e avvocato famiglia alberto trentini petizione