dell utri berlusconi mangano

MANCAVA SOLO LA SEDUTA SPIRITICA PER INCASTRARE SILVIO - TRA GLI APPUNTI DI FALCONE SPUNTA UN FOGLIO CON LE DICHIARAZIONI DI UN PENTITO: ''BERLUSCONI PAGAVA MANGANO E I BOSS DI COSA NOSTRA'', MA QUESTA FRASE NON FINIRÀ MAI NEI VERBALI. CONTATTATO DA 'REPUBBLICA', OGGI DICE ''NON RICORDO''

 

Salvo Palazzolo per ''la Repubblica''

 

 

«Cinà in buoni rapporti con Berlusconi. Berlusconi dà 20 milioni a Grado e anche a Vittorio Mangano » . La grafia è quella di Giovanni Falcone. Elegante, ordinata. Su un foglio di block notes a quadretti, ha messo in fila diversi appunti.

 

Poi, chissà quanto tempo dopo, e perché, ha tagliato con un tratto di penna tutti gli argomenti, tranne tre, che sono in fondo alla pagina.

Il primo e il terzo sono storie di ordinaria mafia. Il secondo argomento, no. Riguarda Silvio Berlusconi e alcuni mafiosi.

 

Vittorio Mangano in tribunale nel 2000

Questo foglio formato A4 è riemerso per caso, nell' ufficio del giudice Falcone, al palazzo di giustizia di Palermo, ormai diventato un museo. A fare la scoperta è stato uno dei più stretti collaboratori del magistrato, Giovanni Paparcuri, che dopo essere andato in pensione accoglie nel " bunker" del pool antimafia i tantissimi visitatori e racconta dei terribili anni Ottanta. Qualche giorno fa, Paparcuri stava sfogliando alcuni scritti di Falcone conservati al museo, quelli che contengono le vecchie dichiarazioni del pentito Francesco Marino Mannoia, utilizzate ormai in centinaia di processi. All' improvviso, si è imbattuto nell' appunto che parla di Berlusconi, mai nessuno se n' era accorto prima. Paparcuri ha subito informato la procura.

 

Il giallo del nome

Quel foglio sembra un promemoria di Falcone durante gli interrogatori di Marino Mannoia, uno dei più grandi collaboratori di giustizia assieme a Buscetta. Ma nei verbali ufficiali di Mannoia, che risalgono al 1989, non c' è traccia di riferimenti a Berlusconi. Ecco il giallo.

 

giovanni falcone

Per tentare di capire, bisogna ripartire dai nomi annotati nell' appunto. Non è solo una questione per gli appassionati di storia della mafia.

Oggi, Berlusconi è nuovamente indagato dalla procura di Firenze nell' inchiesta sui mandanti occulti delle stragi del 1993. E il suo braccio destro, Marcello Dell' Utri, sta scontando una condanna per concorso esterno in associazione mafiosa.

 

I nomi dell' appunto, dunque. Gaetano Cinà, il mafioso molto amico di Dell' Utri, che gli annunciava al telefono ( intercettazione del 1987) l' arrivo di una grande cassata con il simbolo del biscione a casa Berlusconi. Gaetano Grado è uno dei boss palermitani che più frequentava Milano negli anni Settanta.

 

Vittorio Mangano è il mafioso assunto da Berlusconi come stalliere nella sua villa di Arcore. Quell' appunto suona oggi come una conferma dei fatti che hanno portato alla condanna di Dell' Utri, perché cita tutti i protagonisti del caso. Al processo Dell' Utri, nel 2003, Mannoia si avvalse della facoltà di non rispondere. Anche quando i pubblici ministeri gli chiedevano del suo capo, Stefano Bontate, il padrino della vecchia guardia ucciso su ordine di Riina, nel 1981.

 

giovanni falcone paolo borsellino

 È rimasto un altro mistero, il silenzio del pentito al processo, dove intanto era emersa una verità: nel 1974, Bontate avrebbe incontrato Berlusconi a Milano, grazie alla mediazione di Dell' Utri. Lo ribadisce la sentenza che ha ormai condannato definitivamente l' ex senatore di Forza Italia. Dell' incontro ha parlato un altro mafioso pentito, Francesco Di Carlo. La Cassazione dice che Berlusconi stipulò un patto di protezione con la mafia, prima per evitare i sequestri che impazzavano su Milano, poi per «mettere a posto» i ripetitori Tv in Sicilia. Ecco perché pagava.

 

Indizi e silenzi

Ma perché, nel 1989, il pentito Marino Mannoia avrebbe dovuto tacere su Berlusconi? Dopo il ritrovamento dell' appunto sorge un' altra domanda. Perché ne avrebbe parlato con Falcone e poi si sarebbe rifiutato di firmare il verbale?

 

Ecco un indizio per provare a cercare una risposta. Mannoia ha tenuto per anni un silenzio profondo sui rapporti fra mafia e politica. E solo dopo la morte di Falcone, «per rendere omaggio alla memoria di un grande magistrato » così disse, ha svelato di aver assistito all' incontro fra l' ex presidente del Consiglio Giulio Andreotti e Stefano Bontate, nel 1981, a Palermo. È un episodio che la Cassazione ha ritenuto provato, tutte le dichiarazioni di Mannoia non hanno mai ricevuto una sola smentita.

GAETANO TANINO CINA

 

Un altro indizio è in quei mesi difficili in cui Mannoia parlava in gran segreto con il giudice Falcone: il primo verbale è dell' 8 ottobre 1989, il verbale numero 22 è del 23 novembre, quella sera uccisero a Bagheria la madre, la sorella e la zia del pentito. È rimasta senza nome la talpa che svelò l' inizio della collaborazione di Mannoia. Il pentito non si tirò comunque indietro.

 

Però, di alcuni argomenti non volle mettere nulla a verbale.

Berlusconi era uno di questi argomenti? Tutti gli altri temi del foglio ritrovato, tagliati con un tratto di penna, sono nei verbali di Mannoia. Gli ultimi tre, no. Eccoli. «Tappeti Toluian, rapporti con Giovanni Bontate: dollari » . Toluian è un noto imprenditore palermitano, Giovanni Bontate è il fratello di Stefano, mafioso pure lui. Il secondo appunto riguarda Berlusconi. Il terzo, il padre dei fratelli Graviano, i boss delle stragi Falcone e Borsellino. « Michele Graviano ha perso una gamba per mettere una carica esplosiva».

giuseppe graviano

 

 

"Sono anziano e malato"

Cosa sa per davvero Mannoia sui rapporti fra Berlusconi e la mafia?

 

Repubblica l' ha cercato, per chiedergli del giallo dell' appunto. Gli abbiamo domandato innanzitutto di Graviano. E lui ha ricordato subito: « Doveva fare un attentato a un cantiere, rimase ferito » . Ma quando gli abbiamo chiesto dell' appunto su Berlusconi ritrovato fra i cimeli del museo di Falcone, Mannoia si è subito trincerato dietro un secco " non ricordo": « Sono ormai anziano e malato. E poi non posso rilasciare alcuna dichiarazione alla stampa».

 

L' intervista di Borsellino

Ma davvero il giudice Falcone aveva dimenticato quell' appunto? Ufficialmente, non è mai risultata alcuna sua indagine su Berlusconi.

Però è rimasto il mistero delle parole pronunciate da Paolo Borsellino nel corso di un' intervista, il 21 maggio 1992, due giorni prima della strage di Capaci. Jeanne Pierre Moscardo e Fabrizio Calvi chiedono notizie di Vittorio Mangano, il magistrato aveva indagato su di lui nel 1975. Poi, a una domanda su Dell' Utri, Borsellino risponde: «Non è stato imputato nel maxiprocesso. So che esistono indagini che lo riguardano e che lo riguardano insieme a Mangano » .

 

PAOLO BORSELLINO

E ancora: « Credo che ci sia un' indagine che attualmente è a Palermo con il vecchio rito processuale nelle mani del giudice istruttore, ma non ne conosco i particolari». Falcone non è più giudice istruttore da tempo, è ormai a Roma, ma l' ufficio istruzione opera ancora per concludere le indagini connesse al maxiprocesso.

E, adesso, riemergono le parole di Falcone sui rapporti fra Berlusconi ed esponenti della mafia.

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