GUERRA, GUERRA! MA PER FARE COSA? GLI USA DEL NOBEL DELLA PACE OBAMA NON SANNO ANCORA SE L’OBIETTIVO SARA’ “KILL ASSAD!”

Daniele Raineri per Il Foglio Quotidiano

Gli Stati Uniti non sono mai stati così vicini a lanciare una serie di strike contro bersagli in Siria, in risposta a una strage di civili compiuta con armi chimiche dall'esercito del presidente Bashar el Assad. C'è però una questione di fondo non risolta: l'Amministrazione Obama non dice ancora qual è il suo obiettivo finale.

Qual è lo scopo di questa guerra? Si tratta forse di sferrare strike limitati che dovrebbero funzionare da deterrente e convincere il governo siriano a non usare più le armi chimiche contro i civili? Il New York Times ha avallato questa tesi già domenica, scrivendo in un titolo di "una campagna aerea come in Kosovo nel 1999".

Oppure c'è di più? Un'altra ipotesi di lavoro che l'Amministrazione Obama potrebbe scegliere (per essere più precisi: ha già scelto, ma non ancora comunicato per ragioni operative) è l'opzione "Kill Assad": trovare ed eliminare il presidente siriano, che incarna - anche simbolicamente - tutto il residuo potere del governo sulla Siria. Se questo è il piano, Washington vorrebbe stringere allo stesso tempo un accordo di resa con l'establishment militare siriano per una transizione più o meno ordinata.

Si articolerebbe sicuramente in due punti: il primo è la messa in sicurezza dei siti dove sono conservate le armi chimiche, senza trasferimenti o spostamenti (tantomeno nelle mani del gruppo libanese Hezbollah); il secondo è la lotta alle fazioni di estremisti che ormai controllano in nome di al Qaida alcune parti del paese.

Il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney, ha detto ieri che le opzioni considerate dal presidente Barack Obama "non comprendono il regime change" a Damasco, ma poi ha aggiunto: "Il futuro della Siria non può includere Assad". Anche il vice primo ministro inglese, Nick Clegg, ha detto con parole chiare che lo scopo dell'intervento "non è rovesciare" il rais.

Ieri però dall'aeroporto internazionale di Latakia - secondo fonti sul posto - sono partiti voli con a bordo le famiglie dell'establishment siriano, e c'è anche movimento attraverso il confine con il Libano, segno che pure loro, gli appartenenti al gruppo di potere di Assad, si aspettano un tentativo americano di decapitare i vertici. Non è implausibile.

Anche durante l'operazione Odyssey Dawn in Libia la caccia al colonnello Gheddafi non era per nulla un obiettivo dichiarato, fino a quando nel giugno 2011 l'ammiraglio Samuel Locklear, comandante del centro comando Nato nella base di Napoli, non si lasciò sfuggire con un senatore americano che la Nato stava tentando attivamente di identificare la posizione di Gheddafi e di ucciderlo, "perché la protezione di civili è interpretata come un permesso più ampio a rimuovere la catena di comando libica e Gheddafi è al vertice".

La scorsa settimana, prima della strage con armi chimiche alla periferia di Damasco, un intervento militare americano in Siria era ancora considerato un'ipotesi remota. Ieri però il Wall Street Journal già spiegava in un editoriale ambizioso che l'obiettivo dell'intervento dovrebbe essere il regime change a Damasco e che: "The problem is Assad".

"Lanciare un po' di missili cruise da distanza di sicurezza sarebbe la risposta peggiore", scrive il Wsj, gettando le fondamenta teoriche di ogni possibile piano per uccidere il presidente siriano.

Questa opzione "Kill Assad" richiede come detto un accordo politico sottobanco con l'establishment governativo siriano (che in passato qualche frattura l'ha mostrata) e anche un secondo accordo con l'opposizione non jihadista, perché accetti una riconciliazione. Vasto programma, come si vede. Sembra un'acrobazia diplomatica a bassa probabilità di riuscita.

La marina americana ha posizionato le sue navi al largo della costa della Siria, incluse alcune navi specializzate nel Search and Rescue, il recupero dei piloti abbattuti, più avanti delle altre, il che fa pensare che sarà coinvolta anche l'aviazione. Washington ha chiesto al governo greco di potere usare le basi aeree di Souda e Kalamata, la prima è a Creta, che è la posizione più avanzata davanti alla Siria, ed è un secondo indizio che potrebbero essere usati anche gli aerei e non soltanto i Tlam (i missili Tomahawk, la sigla vuol dire Tomahawk land attack missile).

I britannici hanno aerei pronti alla base di Akrotiri, a Cipro. Se davvero così fosse, allora vuol dire che la coalizione anti Assad non intende colpire soltanto bersagli poco fortificati come piste d'aeroporto, hangar, radar o palazzi del governo, ma anche bunker protetti.
Davanti alle coste siriane Washington ha posizionato quattro incrociatori classe Arleigh Burke, ognuno capace di lanciare 45 missili.

Se la marina americana ha almeno due sottomarini d'attacco nel Mediterraneo orientale, come è probabile, si possono aggiungere altri 24 missili. In tutto sono più di 200, abbastanza per un bombardamento di media intensità ed è possibile che arrivino altri missili e altre unità.

Questa distinzione - se saranno usati soltanto i Tlam o anche gli aerei - potrebbe per prima rivelare che cosa si aspetta l'Amministrazione Obama da questa guerra. Le principali differenze tra i Tlam e gli aerei sono che i primi partono dalla superficie del mare, attraversano le difese aeree nemiche e distruggono i cosiddetti "soft target", i bersagli morbidi, senza difese; non possono fare molto di più, anche se hanno il vantaggio che non si rischia l'abbattimento di un pilota americano in territorio siriano.

Furono l'arma scelta da Bill Clinton per colpire i campi d'addestramento di al Qaida in Afghanistan dopo gli attentati alle ambasciate americane in Africa nel 1998. Gli aerei, invece, possono trasportare e lanciare bombe più pesanti e potenti e in grado di distruggere obiettivi fortificati, comprese le bunkerbuster, ma prima sarebbe necessario distruggere il sistema di difese contraeree della Siria e resta sempre una percentuale di rischio per i piloti. I Tomahawk sono l'opzione leggera, di pura deterrenza, a breve termine. Gli aerei sono l'impegno più profondo, più a lungo termine, più rischioso e anche più ambizioso.

Chris Harmer è l'autore di uno studio ampiamente circolato (ne ha parlato anche il Foglio, venerdì scorso in prima pagina) sulla fattibilità di uno strike con soli missili contro la Siria. Harmer è un analista navale specializzato nel targeting, nell'acquisizione di bersagli, e sostiene che è possibile paralizzare l'aviazione siriana con un numero limitato di strike, senza rischi e dal costo limitato.

Però mette in guardia in un secondo studio pubblicato dal sito Understandingwar: se prima non c'è una definizione strategica di cosa si vuole ottenere da una guerra, allora intervenire è inutile, forse è peggio. "Le azioni tattiche in assenza di obiettivi strategici di solito sono senza senso e spesso controproducenti", scrive. "Concetti come gli ‘strike punitivi' per fare deterrenza contro l'uso di armi chimiche non si possono tradurre in una scelta di bersagli.

Intraprendere un'azione militare per provare che l'America non starà a guardare non è una strategia. Non è nemmeno un buon criterio per la pianificazione di un'operazione, perché non offre ai militari un traguardo che possono raggiungere".

La questione legittimità internazionale
Il ministro degli Esteri italiano, Emma Bonino, ha chiesto che qualsiasi intervento armato sia fatto con l'autorizzazione delle Nazioni Unite. Il via libera potrebbe non arrivare mai, considerato il potere di veto di Russia e Cina dentro il Consiglio di sicurezza dell'Onu, formato da 15 paesi. Secondo Richard Haas, presidente dell'U.S. Council on Foreign Relations, il governo americano può procedere senza l'approvazione Onu.

"Il Consiglio di sicurezza non è l'unico custode di cosa è lecito e cosa no e come molti hanno notato fu bypassato anche ai tempi del Kosovo - per la stessa ragione, superare il veto di Mosca che proteggeva il presidente yugoslavo Slobodan Milosevic". Secondo una fonte dell'Amministrazione, il presidente Obama non cercherà legittimità alle Nazioni Unite e nemmeno passerà per la Nato.

 

 

obama barack obama assadMarinesMarinesMarinesNavi Usa SCIITI HEZBOLLAHHEZBOLLAHgheddafi EST F F HE x GHEDDAFIEmma Bonino

Ultimi Dagoreport

guerra russia ucraina vladimir putin volodymyr zelensky donald trump

DAGOREPORT – NON FATE LEGGERE A TRUMP L’ANALISI DELL’EX DIRETTORE DEI SERVIZI BRITANNICI, JOHN SAWERS, CHE SUL “FINANCIAL TIMES” SENTENZIA: “NON CI SARÀ NESSUNA TREGUA TRA MOSCA E KIEV FINO AL 2027”. IL TYCOON HA LE ORE CONTATE: DEVE TROVARE UN ACCORDO PURCHÉSSIA ENTRO NOVEMBRE, QUANDO I CITTADINI AMERICANI SARANNO CHIAMATI A VOTARE PER LE ELEZIONI DI METÀ MANDATO - UNA SCONFITTA DEL “DERAGLIATO MENTALE” DELLA CASA BIANCA È PRATICAMENTE CERTA. A MENO CHE NON RIESCA A CHIUDERE LA GUERRA IN EUROPA E FAR DIMENTICARE IL DISASTRO MILITARE AMERICANO IN IRAN – PUTIN NON CEDE AD ALCUN COMPROMESSO, E ZELENSKY LA VEDE “NERA” PER IL FUTURO…

attentato sigfrido ranucci bomba valter lavitola clesio gomes tavares pellegrino d’avino davino antonio passariello saverio mutone

DAGOREPORT- PECCATO CHE SIANO SCOMPARSI I POLIZIOTTESCHI DEGLI ANNI ’70, TIPO: “LA CAMORRA SFIDA, NAPOLI RISPONDE’’. DAVANTI AI COLPI DI SCENA DEL GASTRO-CRIMINAL-SHOW, STARRING LAVITOLA E RANUCCI, AVREBBERO SCODELLATO UN BEL FILMONE, INTITOLATO: “LA CAMORRA INDAGA, LA LEGGE RINGRAZIA” – QUANDO RANUCCI INDIRIZZA LE INDAGINI SULLA PISTA DELLA CAMORRA, IL CLAN CAVA, STORICA ORGANIZZAZIONE IRPINA DI QUINDICI, NON HA PRESO PER NIENTE BENE DI FINIRE SOTTO PRESSIONE PER IL LAVORO INVESTIGATIVO DEI CARABINIERI – INDAGANO E SCOPRONO CHE ANTONIO PASSARIELLO, L’UNICO LORO AFFILIATO DEL QUARTETTO BOMBAROLO (GLI ALTRI TRE NON ERANO ORGANICI AL CLAN), NON SI ERA PREOCCUPATO DI INFORMARE IL VERTICE DEL CLAN, NÉ DI RICEVERE IL VIA LIBERA PER COMPIERE L’ATTENTATO - I CAMORRISTI DECIDONO ALLORA DI INDIRIZZARE GLI INQUIRENTI SULLA PISTA GIUSTA, INVIANDO UNA MAIL AL PM: “SE CE LO AVREBBE DETTO NON GLIELO AVREMMO MAI PERMESSO PERCHÉ RANUCCI A NOI NON CI HA FATTO NIENTE E QUESTO SONO GUAI CHE NON VOGLIAMO, ALLORA PRIMA CHE SI MISCHIANO LE CARTE, LE COSE STANNO COSI…”. E GIÙ UN NUMERO DI TELEFONO INTESTATO A UN’ALTRA PERSONA MA UTILIZZATO DA PASSARIELLO, CHE GLI INVESTIGATORI NON AVEVANO ANCORA SCOPERTO. DA LÌ, INTERCETTANDO INTERCETTANDO, SI È FINITI A TAVARES E LAVITOLA… - VIDEO

giorgia meloni sigfrido ranucci giampaolo rossi giovambattista fazzolari patrizia scurti antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI È IN MODALITÀ “CATTIVISSIMA ME”: DOPO QUATTRO ANNI DI LUNA DI MIELE, PER LA DUCETTA È ARRIVATA LA TEMPESTA PERFETTA: LO STOP AL PREMIERATO, LA BATOSTA AL REFERENDUM, LE RAFFICHE DI “VAFFA” DI TRUMP, L'ESPLOSIONE DEL FENOMENO VANNACCI, IL CROLLO DELLA LEGA, FORZA ITALIA ALLA BERLUSCONINA, IL CAOS INTORNO ALLA NUOVA LEGGE ELETTORALE, L'AUTOGOL SULLA SOSTITUZIONE DI RANUCCI - PIU' IRRIDUCIBILE DELLA MALASORTE, ANZICHE' ASCOLTARE I CO-FONDATORI DI FDI, LA RUSSA E CROSETTO, L'UNDERDOG PREFERISCE CIRCONDARSI DALL'AFFETTO DEL SUO CIRCOLETTO DELLA GARBATELLA - DOMANI DA BARI, DOVE FESTEGGIA IL RECORD DI DURATA DEL SUO GOVERNO, L'UNDERDOG LANCERÀ IL SUO GRIDO DI RISCOSSA ELETTORALE - SA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI NON PUO' REGGERE FINO A OTTOBRE 2027, OCCORRE ANTICIPARE IL VOTO AD APRILE, LASCIANDO LE COMUNALI A GIUGNO - MA MATTARELLA VUOLE L’ELECTION-DAY A CUI SI OPPONE LA MELONI, TERRORIZZATA DALL’EFFETTO TRAINO DI UN FILOTTO DEL CENTROSINISTRA: CHE DECIDERA' IL COLLE? AH, SAPERLO...

crosetto calenda vannacci monti de bortoli forum ambrosetti cernobbio

DAGOREPORT - MENTRE LA PROCURA MILITARE DI ROMA AVVIA UN’INDAGINE SUGLI UFFICIALI CHE HANNO ADERITO ALLA "SPORCA DOZZINA" DI ROBERTO VANNACCI, IL RE-DUX DI FUTURO NAZIONALE MARCIA SU CERNOBBIO: SABATO È ATTESO IN POMPA MAGNA AL FORUM AMBROSETTI PER DIBATTERE CON L’EX PREMIER MARIO MONTI - DALL'IDEOLOGO DEL POPULISMO GRILLINO, GIAN ROBERTO CASALEGGIO AL LEADER SOVRANISTA OLANDESE, IL RAZZISTA GEERT WILDERS, LE PRESENZE PROVOCATORIE E ACCHIAPPA-TITOLI NON SONO UNA NOVITA' A VILLA D'ESTE - SDEGNATI PER LA PRESENZA E "TRATTAMENTO PREFERENZIALE" DEDICATO ALL’EX PARÀ(CULO) DELLA FOLGORE, CARLO CALENDA E GUIDO CROSETTO NON METTERANNO PIEDE A CERNOBBIO – ANCHE FERRUCCIO DE BORTOLI RIFIUTA DI DUETTARE CON L’EX GENERALE NOSTALGICO DEL MANGANELLO E DELL’OLIO DI RICINO - NON SOLO: E' L’EX DIRETTORE DEL “CORRIERE” IL PRIMO CHE SPARA LA NOTIZIA: “PURTROPPO A CERNOBBIO CI SARÀ VANNACCI'' (IL CAUTO DIRETTORE FONTANA È STATO BEN ATTENTO A NON PUBBLICARLA SUBITO SUL CARTACEO)...

rai via teulada paolo corsini giulia innocenzi presutti daniele piervincenzi danilo procaccianti report sigfrido ranucci

DAGOREPORT – RIUNIONE INTERLOCUTORIA MA CON QUALCHE PICCOLA APERTURA TRA IL DIRETTORE DELL'APPROFONDIMENTO RAI, PAOLO CORSINI, E I MEMBRI DELLA SQUADRA DI “REPORT”: I GIORNALISTI HANNO RIBADITO IL “NO” ALLA CONDUZIONE DI GIULIA PRESUTTI E DANIELE PIERVINCENZI, MA SU QUEST’ULTIMO LA POSIZIONE SAREBBE PIÙ MORBIDA: POTREBBE AVERE UN VIA LIBERA MAGARI COME CONDUTTORE DEL “REPORT LAB”, CON LA CONDUZIONE VERA E PROPRIA DA AFFIDARE A DUE “STORICI” (CHE DIVENTEREBBERO TRE NEL CASO DI UN REINTEGRO DI RANUCCI DA PARTE DEL TRIBUNALE).  SULLA PRESUTTI IL MURO RESTA GRANITICO – PALAZZO CHIGI, INVECE, SAREBBE IRREMOVIBILE SUI DUE NOMI – EPISODIO PITTORESCO NEL MEZZO DELLA RIUNIONE: UN GIORNALISTA DI UNA PRESTIGIOSA TESTATA DELLA RAI SAREBBE STATO BECCATO A ORIGLIARE DA UN BAGNO VICINO ALLA SALA…