salvini tajani meloni freni

UN GOVERNO SENZA “FRENI” – IL CASO CONSOB CONFERMA CHE NELLA MAGGIORANZA SIAMO AL TUTTI CONTRO TUTTI - TAJANI, DOPO AVER BLOCCATO IL “POLITICO” LEGHISTA FRENI, SPINGE FEDERICO CORNELLI, MA SALVINI SI OPPONE. E ANCHE I MELONIANI SI SCHIERANO CONTRO FORZA ITALIA - SU CORNELLI E SAVERIO VALENTINO (IN CORSA PER L’ANTITRUST IN QUOTA FDI) C’E’ UN PROBLEMA DI LEGITTIMITA’ GIURIDICA SULL’IPOTESI DI SCEGLIERE IL PRESIDENTE DELL’AUTORITÀ TRA UNO DEI COMPONENTI IN CARICA (COME SONO CORNELLI E VALENTINO): A RIGORE DI LEGGE NON È POSSIBILE FARE DUE MANDATI CONSECUTIVI NELLA STESSA AUTORITÀ...

 

https://www.dagospia.com/politica/governo-mani-sulle-authorities-i-dubbi-legittimita-dell-ipotesi-di-465202

 

 

Giulia Merlo per “Domani” - Estratti

 

INFORMATIVA - GIORGIA MELONI ALLA CAMERA - ANTONIO TAJANI E MATTEO SALVINI

Ormai lo scontro è alla luce del sole e nessuno dei protagonisti fa nulla per nasconderlo. Dentro la maggioranza è tutti contro tutti per le nomine alle autorità amministrative indipendenti più prestigiose: Antitrust e Consob, rispettivamente l’Autorità garante della concorrenza e del mercato e la Commissione nazionale per le società e la borsa. Forza Italia contro Lega, Fratelli d’Italia contro Forza Italia: schieramenti opposti dentro al Consiglio dei ministri, che prima o poi dovrà sbrogliare la matassa. 

 

Dopo settimane in cui sembrava che tutto procedesse con qualche intoppo, ma tutto sommato senza rotture, a incendiare il clima è stato infine il passo indietro del sottosegretario leghista Federico Freni, unico candidato ufficiale per mesi alla Consob. Dopo la mancata nomina durante l’ultimo Cdm e le esternazioni degli azzurri, il membro del governo ha preso atto del veto sul suo nome e ha fatto un passo indietro, scoperchiando però lo scontro in atto. 

 

federico freni e giancarlo giorgetti alla camera foto lapresse 4

Il niet su di lui, infatti, è arrivato dal vicepremier Antonio Tajani, che ha addotto motivazioni non politiche: «Ho sempre detto che alla Consob deve andare come guida una figura non di partito, ma un tecnico», ha ripetuto anche ieri. Tuttavia il punto rimane: silurato il profilo individuato dai leghisti, ora si sono irrigiditi i passaggi anche per tutte le altre nomine e non solo quella della Consob, senza un vertice da cinque mesi. Tanto che difendersi ora è toccato a Forza Italia. 

 

Chi prevale? 

(…) 

Una buona alternativa per FI potrebbe essere quella dell’economista Federico Cornelli, già componente dell’autorità di vigilanza sui mercati finanziari. «È uno dei tecnici, vedremo quando arriverà in Consiglio dei ministri la nomina e lì ne parleremo», ha tentato di glissare Tajani, con la consapevolezza che su Cornelli potrebbe pesare – rendendolo inaccettabile – proprio la sponsorizzazione di Forza Italia. L’economista è conoscente del segretario azzurro da almeno una decina d’anni. E anche per questo lo avrebbe gradito alla guida della Consob. 

Federico Cornelli - commissario consob

 

Prendendo per buona la smentita, questo potrebbe favorire un altro nome, ovvero Saverio Valentino, a suo tempo gradito sia a FI sia a FdI. Ma anche su di lui la Lega potrebbe mettersi di traverso, sfruttando le norme: a rigore di legge non è possibile fare due mandati consecutivi nella stessa autorità, e per l’Antitrust i componenti, che sono nominati per sette anni, non possono essere confermati. Dunque Valentino sarebbe un nome “bruciato” perché – a stiracchiare l’interpretazione della norma – potrebbe rimanere in carica di presidente non per i sette anni previsti dalla nomina, ma solo per quello scampolo di mandato che avanza dalla nomina precedente. 

 

A indispettire gli azzurri non vicini a Tajani, però, c’è un altro fatto. La gestione della pratica delle autorità amministrative indipendenti è stata tutta in mano al segretario, e la sua rigidità su Consob rischia di rendere più complicati altri tavoli di discussione in corso. 

 

(…)

 

antonio tajani giorgia meloni e matteo salvini al senato – comunicazioni sulla guerra all iran - foto lapresse

L’interrogativo, ora, è quando la presidente Giorgia Meloni riuscirà a risolvere il dossier che, negli intenti di Palazzo Chigi, avrebbe già dovuto essere chiuso. 

 

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