calenda sala di maio

GRANDI MANOVRE AL CENTRO PER METTERE IN SICUREZZA L’ULTIMO ANNO DI GOVERNO DRAGHI – UN MESE FA A NEW YORK C'E' STATO UN INCONTRO TRA SALA E DI MAIO – IL SINDACO DI MILANO, CHE PUNTA A COSTRUIRE UN’AREA RIFORMISTA CON CALENDA, LA CARFAGNA E ANCHE RENZI, HA CONFIDATO A PIU' DI UN INTERLOCUTORE DI AVERE GRANDE STIMA DI LUIGINO – MA DA CALENDA ARRIVA LO STOP A DI MAIO: “L'UOMO CHE FLIRTAVA CON I GILET GIALLI NON È CREDIBILE. I SUOI ERRORI HANNO FATTO DANNI ENORMI AL PAESE. E SE ORA È PENTITO, SI FACCIA DA PARTE”

ROBERTO GRESSI per il Corriere della Sera

 

beppe sala

Quando l'allievo è pronto il maestro arriva. Siamo abituati ad associare questa massima Zen ai film di Kung Fu degli anni Settanta, ma in politica vuol dire qualcosa di più. Le elezioni amministrative, che tutt' ora oppongono centrodestra e centrosinistra, ci dicono però che le fibrillazioni sono tante e che è perlomeno improbabile che tutto finisca così come è cominciato, ma piuttosto che il volgere al tramonto della legislatura ci riservi delle sorprese, tanto più con il capitale elettorale dei Cinque Stelle in libera uscita.

 

Tempo di grandi manovre al centro, con l'obiettivo di difendere l'ultimo anno al governo di Mario Draghi e fare in modo che non sia l'ultimo. Un perno c'è già, con Carlo Calenda e Emma Bonino, e intorno a loro orbita una galassia di liste civiche. Ma all'orizzonte appare un altro Beppe ad agitare la politica italiana. Tanto il primo (Grillo) è onirico o velleitario, a seconda delle letture, tanto l'altro (Sala) è pragmatico, e pare deciso a costruire una forza liberal democratica e ambientalista.

DI MAIO CASTELLAMMARE

 

Certo, non da solo. Il sindaco di Milano e Luigi Di Maio si parlano, oh se si parlano. Per Sala è fondamentale che si costituisca in Parlamento, qui e ora, un gruppo di deputati e senatori che metta in sicurezza il governo, al riparo dalle oscillazioni di Giuseppe Conte e Matteo Salvini.

 

Perché il calo di consensi di Cinque Stelle e Lega ha fatto scoprire il nocciolo e i due partiti rischiano di esplodere. Un asse quindi tra il sindaco e il ministro degli Esteri, per calamitare non solo l'area non massimalista dei grillini ma anche l'arcipelago governista di Forza Italia, a cominciare da Mara Carfagna e Mariastella Gelmini, e la componente Verde, oltre alle donne e agli uomini di buona volontà che volessero misurarsi con la sfida, ora e alle prossime elezioni. Anche Matteo Renzi parrebbe pronto a essere della partita, ma con autoironia si tiene distante per non danneggiare il tentativo. Ma ci sono delle condizioni, per Sala.

beppe sala

 

La prima è che il sindaco non può e non vuole lasciare Milano, che lo ha scelto di nuovo meno di un anno fa, esposta all'instabilità del voto anticipato. L'altra è che non crede al fai da te, non pensa a un polo autonomo, ma a una formula che aiuti il centrosinistra contro populisti e sovranisti, alleandosi almeno nei collegi uninominali.

 

Beppe Sala sa che il più duro da convincere è proprio il Pd, perché non capisce il senso dell'operazione, la vede come una sfida e non come un'occasione per allargare l'area del consenso. Altri stanno alla finestra. Mara Carfagna, si dice, osserva con piacere l'interesse di altri sulla sua persona, ma non si sente coinvolta in alcun altro progetto e resta concentrata sul suo lavoro di ministra in quota Forza Italia. Così come solo al governo pensa Mariastella Gelmini.

 

 

CALENDA DI MAIO 1

Ma eccolo Luigi Di Maio. È a un passo dall'aver perso ogni speranza che all'interno del Movimento ci sia ancora qualcosa da fare. È convinto che il partito del miracolo del 2018 navighi adesso tra il 5 e l'8 per cento, non ha ancora deciso se salpare per altri lidi ma per ora si prepara a combattere, in completa sintonia con Sala, quella che ritiene la madre di tutte le battaglie: il confronto in Parlamento sul sostegno all'Ucraina, cartina di tornasole della tenuta del governo.

 

Ed è proprio in vista del 21 giugno che sta parlando con tanti deputati e senatori, per scongiurare colpi di testa e di mano di Giuseppe Conte e impedire la presentazione di un documento contro Draghi. Proprio Conte, che sotto il suo governo ha fatto crescere e di molto la spesa per gli armamenti. Proprio Conte, pensa Di Maio, che sta ripetendo gli errori che ha fatto lui ai tempi dell'alleanza con Salvini.

 

DI MAIO CASTELLAMMARE

Ma il ministro degli Esteri può rivendicare di aver scritto un libro per pentirsi e che ora ha capito. Mentre l'amico Giuseppe si sta radicalizzando. E la previsione di Di Maio è che sarà proprio Beppe Grillo a fermarlo e a impedirgli di strattonare il governo. Ma vede anche che il no dell'Elevato al doppio mandato lascia Conte in balìa delle Erinni, impossibilitato ad arginare la fuga dal Movimento. Né Di Maio né Sala credono che il loro percorso entrerà in sintonia con Carlo Calenda, troppo egocentrico. Né Calenda fa mistero di considerare la loro operazione una roba da bar di Guerre stellari: «Vogliono aggiungersi? Benvenuti. Vogliono far da soli?

 

RENATO BRUNETTA MARA CARFAGNA MARIASTELLA GELMINI

Tanti auguri. Piena stima per Sala, così come per tanti altri: Carfagna, Gelmini, Gori, Del Bono, Tinagli, Cottarelli. Ma per Di Maio no, l'uomo che flirtava con i gilet gialli non è credibile. I suoi errori hanno fatto danni enormi al Paese. E se ora è pentito ne tragga le conseguenze e si faccia da parte». Non ci crede, Calenda, a operazioni che considera autoreferenziali. Chiede che fine abbia fatto l'altro centro, quello con Renzi, Toti, Brugnaro e Mastella. E soprattutto non crede a una lista alleata con il Pd, perché punta a destrutturare i poli e a cambiare la classe dirigente. E poi, insiste, «Sala resta a fare il sindaco, Carfagna e Gelmini stanno in Forza Italia, di che parliamo?».

CALENDA

Ultimi Dagoreport

donald trump stretto di hormuz

DAGOREPORT – COME GODE XI JINPING! QUANDO TRUMP HA MINACCIATO DI RINVIARE IL SUO VIAGGIO IN CINA, LA RISPOSTA È STATA, PER USARE UN CINESISMO, UN SONORO “ESTICAZZI!” – IL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO HA LA FACCIA COME IL CULO A CHIEDERE L’INTERVENTO DELLA NATO, LA STESSA CHE PER ANNI HA DEFINITO INUTILE, MINACCIANDO L’USCITA DEGLI USA: “VOI AVETE BISOGNO DELLA NATO, NOI NO” - ORA IL DEMENTE IN CHIEF FRIGNA PERCHÉ GLI STATI EUROPEI SI RIFIUTANO DI PARTECIPARE ALLA GUERRA IN IRAN – L’EFFETTO TRUMP SULLE ELEZIONI IN EUROPA (IN FRANCIA E SPAGNA, I PARTITI FILO-MAGA DELUDONO LE ASPETTATIVE) E IL PARADOSSO CHE OSSERVA IL “FINANCIAL TIMES”: “TEHERAN, DIMOSTRANDO AL MONDO CHE LA CHIUSURA DELLO STRETTO DI HORMUZ È UNA MINACCIA REALE E PRATICABILE, HA SCOPERTO UN POTENTE STRUMENTO DI DETERRENZA FUTURA. SE IL REGIME SOPRAVVIVERÀ A QUESTA GUERRA, POTREBBE PERSINO EMERGERE IN UNA POSIZIONE INTERNAZIONALE PIÙ FORTE” (BOMBA ATOMICA COMPRESA)

andrea orcel friedrich merz giorgia meloni

DAGOREPORT – IERI ANDREA ORCEL HA FATTO VENIRE UN COCCOLONE A PALAZZO CHIGI - MA COME, PROPRIO ORA CHE  GIORGIA MELONI HA PERSO TRUMP E S’È ATTACCATA ALLA GIACCHETTA DEL CANCELLIERE TEDESCO MERZ, 'STO ORCEL CHE FA? L'UNICREDIT LANCIA L’OPS SUL 30% DI COMMERZBANK FACENDO INCAZZARE LA GERMANIA TUTTA!?! – IL MANAGER ROMANO HA CHIUSO LA "GUERRA" PRECISANDO CHE L'OPS NON IMPLICA LA GOVERNANCE DELLA SECONDA BANCA TEDESCA - IL PARADOSSO DELLA LEGA: IL PARTITO CHE SI È OPPOSTO A TUTTA GOLDEN POWER ALL’OPERAZIONE BANCO BPM, ORA DIFENDE UNICREDIT, PUR DI METTERLA IN QUEL POSTO ALLA DUCETTA…

alessandro giuli pietrangelo buttafuoco giorgia meloni

FLASH! – BUTTAFUOCO E FIAMME! PALAZZO CHIGI VOLEVA "SOPIRE, TRONCARE" LA FAIDA SULLA BIENNALE MA IL CORO DELLE PENNE DI SINISTRA IN DIFESA DI "JAFAR AL SIQILLI" ORA COSTRINGE GIORGIA MELONI A PRENDERE POSIZIONE SULLA DECISIONE DI RIAPRIRE IL PADIGLIONE RUSSO DEL SUO AMICO PIETRANGELO. E, IN MEZZO A 'STA CACIARA, TOVARISH SALVINI GODE – QUALCUNO RICORDI AI VARI MATTIA FELTRI E FILIPPO CECCARELLI, CHE CELEBRANO IL PRESIDENTE DELLA BIENNALE COME UN GRANDE LIBERALE, CHE BUTTAFUOCO PUBBLICO' NEL 2003 UN LIBRO, "FOGLI CONSANGUINEI", EDITO DA "ARISTOCRAZIA ARIANA" DI FRANCO FREDA, CAMERATA DI "ORDINE NUOVO"…

peter thiel anticristo

DAGOREPORT - ARRIVA A ROMA IL MARZIANO PETER THIEL, CAVALIERE NERO DELLA TECNODESTRA? ESTICAZZI! - NELLA CITTA' DEI PAPI, DI GIULIO CESARE E DI NERONE, LA STORIA SE NE FOTTE DELLA CRONACA DEI THIEL E DEI MUSK - IN GIRO PER IL MONDO, IL GURU DI "PALANTIR" È STATO ACCOLTO DA PREMIER, MINISTRI, ALTI FUNZIONARI. SBARCA A ROMA E SI RITROVA QUATTRO SCAPPATI DI CASA - AL SECONDO GIORNO DI CONFERENZE, LA PLATEA S'È SVUOTATA IN PESO E QUANTITÀ: I POCHI "PINGUINI" ROMANI SUPERSTITI SONO USCITI FRASTRONATI DALLA NOIA – CERTO, TANTA SORPRESA...SORPRENDE: BASTAVA LEGGERE UN QUALUNQUE INTERVENTO DI THIEL PER CAPIRE CHE IL PIPPONE SULL’ANTICRISTO NON E' LETTERALE, DUNQUE RELIGIOSA O BIBLICA, MA E' UNO STRUMENTO DI MARKETING, UNA PARACULATA PER DARE DIGNITÀ FILOSOFICA ALLA SFIDA USA VS CINA E ALLA SOPRAVVIVENZA DELL'OCCIDENTE (E DEI SUOI BUSINESS) – SE IL MARZIANO DI FLAIANO VIENE SFANCULATO DAI ROMANI DOPO UNA SETTIMANA, PER L’ALGIDO E ARROGANTE TECH-PARAGURU DEL MONDO MAGA DI JD VANCE IL "VAFFANCULO" E' ARRIVATO DOPO 24 ORE....

giorgia meloni peter thiel

FLASH – COME MAI FRATELLI D’ITALIA, DI FRONTE ALLA CALATA DI PETER THIEL SU ROMA, HA SCELTO IL SILENZIO ASSOLUTO? NESSUN ESPONENTE DI PESO DEL PARTITO È ANDATO A PALAZZO TAVERNA A VIOLENTARE LE SUE ORECCHIE CON GLI SPROLOQUI SULL’ANTICRISTO DEL FONDATORE DI PALANTIR: C’ENTRA IL VATICANO, CERTO, MA ANCHE IL REFERENDUM. A CINQUE GIORNI DAL VOTO, MEGLIO EVITARE UN NUOVO ELEMENTO DI POLEMICA ESOGENA. E POI C’È LA QUESTIONE LEGA, LA VERA OSSESSIONE DELLA MELONI: NON ESSENDO PRESENTE NESSUNO DEL CARROCCIO ALLE CONFERENZE DI THIEL, LA SORA GIORGIA ERA TRANQUILLA (LA MELONI NON VUOLE  SCOPRIRSI A DESTRA, LASCIANDO IL MONDO ULTRA-CATTOLICO A SALVINI)

funerali

DAGOREPORT- DELLA SERIE: CHI MUORE GIACE E CHI VIVE RILASCIA UN’INTERVISTA... BENVENUTI AL FENOMENO DELLE PREFICHE DEI CELEBRO-DEFUNTI - CHE SI TRATTI DI GINA LOLLOBRIGIDA, DI ARMANI, DI VALENTINO, DI ELEONORA GIORGI O DI ENRICA BONACCORTI, ALLA FINE TUTTI COMMENTANO: CHE FUNERALE, MEGLIO DI UN PARTY! - INDOSSATO IL LOOK D’ORDINANZA (OCCHIALE NERO CHE NON CI SI TOGLIE NEPPURE IN CHIESA, FACCIA SLAVATA E CAPPOTTONE NERO DA PENITENTE), AVVISTATO COME UN FALCO LA TELECAMERA CON IL CRONISTA ARMATO DI MICROFONO, LA PREFICA VIP SI FIONDA ALLA VELOCITÀ DELLA LUCE PER RACCONTARE, PIÙ AFFRANTA DI UN LIMONE SPREMUTO: “IO SÌ CHE LO CONOSCEVO BENE... QUANTO CI MANCA E QUANTO CI MANCHERÀ“ – E QUANDO POI, PUR DEFINENDOLA “SORELLA, AMICA E COMPLICE’’ MA NON HAI NESSUNISSIMA VOGLIA DI ALZARE IL CULO PER ANDARLA A SALUTARE PER L’ULTIMA VOLTA IN CHIESA E FINIRE NELLA BELLA BOLGIA DEL FUNERALONE-SHOW, ALLORA FAI COME RENATO ZERO CHE AL FUNERALE DELLA BONACCORTI HA MANDATO UNA LETTERINA DA FAR LEGGERE SULL'ALTARE...