GRANDI TROMBE SULL’IMU. MA LETTA S’è SCORDATO L’IVA

Franco Bechis per "Libero"

Per Enrico Letta c'è un numero che deve essere un vero incubo: il 4. Il premier si è appena messo alla disperata ricerca della copertura per abolire l'Imu sulla prima casa, e sono 4 miliardi di euro da trovare entro il 31 agosto. Ed ecco spuntare minaccioso un altro 4: i 4 miliardi di euro che lo Stato ha programmato di incassare grazie all'aumento dell'aliquota ordinaria Iva dal 21 al 22% che scatterà dal primo di luglio prossimo.

Tutto preso dalle prime emergenze, Letta si è scordato di quella più insidiosa sul suo percorso, perché per tamponare quei 4 miliardi annui di rincaro Iva dovrà trovare entro il 30 giugno prossimo almeno 2 miliardi di euro come tampone 2013. Anche questo intervento d'altra parte era inserito nell'agenda concordata con cui è partito il governo delle larghe intese.

Se sull'Imu gli azionisti del nuovo esecutivo hanno sempre avuto sfumature diverse, sull'idea di bloccare il previsto aumento Iva di luglio erano sempre stati tutti concordi. Angelino Alfano è dall'ottobre scorso che gridava «daremo battaglia in parlamento contro l'aumento dell'Iva». Mario Monti quando ancora era premier ripeteva: «Lavoriamo senza sosta per scongiurarlo».

L'allora suo ministro Corrado Passera aveva vaticinato: «State certi che salterà». L'ex sottosegretario all'Economia, Gianfranco Polillo si era spinto perfino più in là sostenendo «non è impossibile trovare le coperture». Parte degli aumenti previsti (il punto sull'aliquota intermedia del 10%) fu cancellata grazie a il Pdl Renato Brunetta e al Pd Pier Paolo Baretta riscrivendo la legge di stabilità 2013.

Ma nulla alla fine è stato fatto per scongiurare quel punto in più dell'aliquota ordinaria. Vero che alla sua prima uscita pubblica, alla trasmissione tv Otto e mezzo, il nuovo ministro dell'Economia, Fabrizio Saccomanni, ha assicurato a Lilli Gruber: «Il nostro obiettivo è cancellare l'aumento Iva di luglio, ma non mi chieda adesso come intendiamo realizzarlo».

Ecco, di buone intenzioni è lastricato il terreno della politica. Ma la clessidra ormai è in azione inesorabilmente e non ci sono coperture pronte a saltare fuori né sull'Iva né sull'Imu. Purtroppo entrambe le misure da scongiurare hanno un effetto immediato sulle casse dello Stato. Può anche essere che nel medio periodo si rivelino entrambe un boomerang, perché avendo effetto depressivo sul ciclo economico aumentano incassi da una parte e li fanno diminuire dall'altra.

Già l'aumento dell'Iva ordinaria nel 2011 dal 20 al 21% provocò all'inizio un aumento della inflazione (anche perché fu accompagnato dal ritocco delle accise sulla benzina). Nel medio periodo però l'effetto è stato assorbito, ed è stato ancora peggio: l'inflazione è scesa semplicemente perché con i prezzi che rincaravano gli italiani hanno deciso di consumare di meno.

E infatti dopo la fiammata iniziale gli incassi Iva sono scesi, provocando per i conti pubblici un effetto opposto a quello che si immaginava. Purtroppo le leggi della contabilità pubblica a tutto si ancorano meno che alla realtà. Non si può quindi coprire il mancato aumento Iva spiegando semplicemente che senza quello gli italiani consumeranno di più e che quindi l'effetto finale sarebbe nullo sulle entrate. Quei due miliardi bisogna pescarli davvero da altre parti. Quali? La strada maestra del taglio della spesa non è in grado di dare effetti riscontrabili nel brevissimo tempo a disposizione in cui bisogna trovare 2miliardi di coperture per l'Iva (40 giorni) e 4 miliardi di coperture per l'Imu (100 giorni).

Attraverso la lotta agli sprechi si può racimolare qualcosina, ma non basterebbe. Non esistono nemmeno grandi pozzi da cui pescare: si è visto nell'unico provvedimento di spesa varato finora: il tampone sulla cassa integrazione in deroga e gli altri ammortizzatori sociali. Hanno pescato dentro il bilancio dell'Inps e dentro il fondo sociale per l'occupazione anticipandosi fondi che poi vanno ricostituiti (spostando solo più in là il problema), hanno tolto 19 milioni di euro alle associazioni dei consumatori (li ricevevano dalle multe dell'antitrust), e portato via 100 milioni di euro dal trattato Italia-Libia per finanziare l'autostrada che l'Italia aveva promesso al colonnello Gheddafi (tanto è morto e non può protestare).

La dimostrazione più evidente di come si possa raschiare davvero il fondo del barile. Ed è preoccupante. In queste settimane si sta vivendo con attesa messianica il responso che la Ue darà il 29 maggio prossimo sui conti pubblici italiani, sperando nella chiusura del procedimento di infrazione per deficit eccessivo. La verità è che se anche arrivasse l'assoluzione, nulla accadrà per le risorse da trovare per Iva e Imu.

Si libereranno fondi ingenti per investimenti pubblici, ed è un bene, con indubbio effetto sul Pil. Ma non si potrà fare più deficit, anzi: avremo le mani ancora più legate. Era questo il vero argomento che Letta avrebbe dovuto affrontare nelle sue viste europee di inizio mandato. Non lo ha fatto, garantendo solo la tragica continuità con l'esecutivo Monti senza alzare la voce e chiedere pari dignità dell'Italia con Francia e Spagna cui veniva concesso di tutto. E con quel viaggio che yogurt-Letta si è messo nei guai da solo, rischiando di impalarsi alle tragiche e ravvicinatissime scadenze del suo mandato.

 

LETTA, ALFANO, SACCOMANNIIMU jpegtasseCorrado Passera CARO BENZINA LETTA ALFANO LUPI barroso VOLEMOSE BENE TRA GHEDDAFI E BERLUSCONI

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni carlo nordio fabio pinelli sergio mattarella ugo zampetti

DAGOREPORT – COSA, E CHI, HA CONVINTO SERGIO MATTARELLA A PRESIEDERE, PER LA PRIMA VOLTA IN 11 ANNI AL QUIRINALE, IL PLENUM DEL CSM? - LA MISURA ERA COLMA: NON SOLO PER IL DELIRIO DI CARLO NORDIO SUL SISTEMA “PARA-MAFIOSO” DEL CSM, LIQUIDATO AL PARI DI UN'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, MA ANCHE PER IL VIDEO RINGHIANTE DI GIORGIA MELONI CHE, DOPO AVER CHIESTO DI ABBASSARE I TONI AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA, IERI SERA E' TORNATA ALLA CARICA CON UN VIDEO CONTRO I MAGISTRATI - BENCHE' NOMINATO VICEPRESIDENTE DEL CSM DALLA DESTRA, IL LEGHISTA FABIO PINELLI NON POTEVA NON REAGIRE: SI È “COORDINATO” CON UGO ZAMPETTI, SEGRETARIO GENERALE DEL COLLE, E I DUE HANNO PREGATO MATTARELLA DI METTERE FINE ALL’ESCALATION DI TENSIONE – E NORDIO ABBASSO' LA CRESTA: “MI ADEGUERÒ” - VIDEO

antonio tajani friedrich merz ursula von der leyen manfred weber

DAGOREPORT – A FORZA DI FARE IL "MAGGIORDOMO" DI CASA MELONI, ANTONIO TAJANI È FINITO IN CUL DE SAC (E NON C’ENTRA SOLO L'ANTI-TRUMPISMO DI MARINA BERLUSCONI): TRATTATO DALLA DUCETTA COME UN VOYEUR E SPEDITO A WASHINGTON ALLA RIUNIONE DEL ''BOARD OF PEACE'' A FARE L'"OSSERVATORE", IL MINISTRO DEGLI ESTERI FA INCAZZARE IL PARTITO POPOLARE EUROPEO, DI CUI È VICEPRESIDENTE – DA WEBER A MERZ, IL ''BOARD OF PEACE'' È L'ENNESIMO SCHIAFFO DI TRUMP AI VALORI DELLA DEMOCRAZIA – IL TENTATIVO DISPERATO E FALLITO DELLA MELONA DI COINVOLGERE MERZ PER NON LASCIARE TAJANI AD ESSERE L'UNICO MINISTRO PRESENTE DEI GRANDI PAESI DELL'UNIONE EUROPEA - IL CONTATTO TRA CONSIGLIERI DIPLOMATICI SULL’ASSE ROMA-BERLINO: I TEDESCHI HANNO RICORDATO A PALAZZO CHIGI LE "PERPLESSITA'" SULL'''OPERAZIONE COLONIALISTA'' DI TRUMP ESPRESSE DALLA SANTA SEDE DI PAPA LEONE...

giorgia meloni matteo salvini gian marco chiocci roberto sergio bruno vespa giampaolo rossi

FLASH! – IERI È STATO SVENTATO IL PROPOSITO DI GIAMPAOLO ROSSI DI DIMETTERSI DAL VERTICE DEL BORDELLONE RAI, NON CERTO IMPIOMBATO DALL’INESISTENTE OPPOSIZIONE, BENSÌ DEVASTATO DALLE FAIDE E LOTTE TRA I TELE-MELONIANI – “IL FILOSOFO DI COLLE OPPIO” HA RICEVUTO LE RICHIESTE RASSICURAZIONI: SEI IL NUMERO UNO E TUTTI I CHIOCCI E I SERGIO SON NESSUNO. DUNQUE STRINGI I DENTI E RESISTI FINO A MAGGIO QUANDO CON IL VARO DEL DECRETO DI RIFORMA RAI CADRÀ IL CDA E TUTTE LE DIREZIONI…

john elkann repubblica

ALTISSIMA TENSIONE SULLA ‘’TRATTATIVA ESCLUSIVA” TRA JOHN ELKANN E THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI – LE PROBABILITÀ CHE L’OPERAZIONE VADA A PUTTANE AUMENTANO AL PARI DELLE PERDITE DI ‘’REPUBBLICA’’ E ‘’STAMPA’’ - SE SALTA, PRENDE IL FARDELLO GEDI E LO METTE ALL’ASTA? RICICCIA LEONARDINO DEL VECCHIO? – FINORA, TUTTO ERA ANDATO IN DISCESA PER ELKANN: L’ACQUISIZIONE NEL 2020 DE “LA REPUBBLICA” E “LA STAMPA”, DA SEMPRE QUOTIDIANI DI RIFERIMENTO DEL PARTITO DEMOCRATICO, È STATA UN’ABILE MOSSA NON SOLO PER SQUAGLIARE LA FIAT IN STELLANTIS SENZA ROTTURE DI COJONI MEDIATICHE E SINDACALI, MA ANCHE PER PORTARE A TERMINE TRANQUILLAMENTE LA CESSIONE DELLE GRANDI AZIENDE ITALIANE DELLA HOLDING EXOR: DA MAGNETI MARELLI A IVECO – RESTAVA GEDI PRIMA DI VOLARE SOTTO IL CIUFFO DEL PREDILETTO TRUMPONE. MA, A VOLTE, NON TUTTE LE CIAMBELLE RIESCONO COL BUCO…

giuseppe conte stefano patuanelli

DAGOREPORT – ANCHE NEL MOVIMENTO 5 STELLE TIRA UNA BRUTTA CORRENTE: L’EX MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO, STEFANO PATUANELLI, È IN DISACCORDO CON GIUSEPPE CONTE SULLE “TEMPISTICHE” DEL CAMPO LARGO. L’INGEGNERE TRIESTINO (E ANCHE UN PO’ TRISTINO) VUOLE ACCELERARE E SANCIRE IL PRIMA POSSIBILE L’ALLEANZA CON PD E ALTRI “PROGRESSISTI”, PER ORGANIZZARE LA CAMPAGNA ANTI-MELONI – PEPPINIELLO APPULO, INVECE, TEMPOREGGIA. IL MOTIVO? NON HA MAI ABBANDONATO IL SOGNO DI TORNARE A PALAZZO CHIGI…