GRASSO O GRADASSO? IL PRESIDENTE DEL SENATO SI GRILLIZZA E ROTTAMA I SENATORI A VITA

Marzio Breda per il "Corriere della Sera"

«Per quanto mi riguarda, dei senatori a vita si può certamente fare a meno... anche perché si tratta di una nomina che risale al periodo regio». È drastico il giudizio con cui Pietro Grasso liquida una prerogativa del capo dello Stato.

Potrebbe sembrare uno scivolone tra i tanti che si ascoltano nei talk show politici, quando uno, infervorandosi, parla senza troppe cautele. Solo che Grasso è il presidente del Senato e con quella sua «voce dal sen fuggita» durante un'intervista a Radio Anch'io (su Rai Radiouno) si è avventurato in uno spazio che non gli compete invadere e che non sembrerebbe conoscere fino in fondo.

Ciò che ha provocato una certa irritazione al Quirinale, dove tuttavia si è preferito lasciar correre, evitando commenti pubblici. Una sortita, quella di Grasso, ispirata forse al desiderio di offrire un obliquo appoggio alle istanze di chi (il Movimento 5 Stelle) chiede un forte rinnovamento dell'accesso alla politica, ma sbagliata in radice.

In primo luogo per quel cenno alla stagione della monarchia, quando in realtà era «l'intero Senato italiano» a essere di nomina regia e ad vitam: una prassi prevista dallo Statuto Albertino e che non fu interrotta neppure durante il fascismo, per quanto anche Palazzo Madama sia stato investito dalla crisi dell'istituto parlamentare provocata dal regime mussoliniano.

Ma nell'esternazione di Pietro Grasso c'è un altro aspetto che può essere considerato inutilmente controversiale (improvvido, stando al lessico con cui si esprimerebbe il Colle), dal punto di vista del capo dello Stato. Ossia il passaggio nel quale, secondo Grasso, la carica di senatore a vita - prevista dall'articolo 59, comma 1, della Costituzione - viene descritta alla stregua di un ferrovecchio istituzionale, di cui «si può certamente fare a meno».

Ora, basterebbe leggersi i verbali dei lavori preparatori della Costituente per sincerarsi dello spirito che ispirò la scelta di fare della Repubblica una «fonte di onori», oltre che «di doveri». Ecco spiegata la decisione di onorare cinque grandi italiani che abbiano «illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario», attribuendo loro il laticlavio senatoriale.

L'albo d'oro di Palazzo Madama (che naturalmente non comprende i senatori a vita «di diritto», cioè gli ex capi dello Stato) va da Toscanini a Paratore, da Parri a Montale, da Valiani a Bo, da Bobbio a Levi Montalcini e Luzi... Un elenco nel quale si coglie il tentativo di arricchire la nostra Camera Alta con il meglio di quella che oggi sarebbe chiamata società civile.

Designazioni che si sono via via succedute, mantenendo sempre entro la soglia totale di cinque presenze in Senato il numero di questi parlamentari ad honorem. Soltanto Sandro Pertini decise di interpretare la norma costituzionale in senso estensivo, partendo dal presupposto che a ciascun presidente della Repubblica fosse possibile nominare cinque senatori.

Dopo di lui, lo stesso fece Francesco Cossiga, che ne nominò motu proprio anch'egli cinque in due mesi (quattro dei quali in un giorno: Agnelli, Andreotti, De Martino e Taviani), suscitando polemiche per quello che fu ritenuto dal leader del Pci Alessandro Natta «un insopportabile atto d'imperio».

Insomma: qualche obiezione si è magari concentrata sull'opportunità politica di «allargare» il campo delle opzioni; qualche polemica ha riguardato il modo in cui è stato esercitato quel potere; nessuno però lo ha mai messo apertamente in discussione, né si è sognato di svuotare - neppure con sbrigative battute - una prerogativa sancita dalla Costituzione. Per riformare la quale, non a caso, è necessaria una legge costituzionale.

 

GIORGIO NAPOLITANO PIERO GRASSO Giorgio Napolitano GRILLO A ROMA

Ultimi Dagoreport

elezioni giorgia meloni

DAGOREPORT – QUANDO SI VOTA? SARÀ ANCHE UNA “FISSAZIONE”, COME HA DETTO OGGI GIORGIA MELONI AI GIORNALISTI, MA ORMAI È CHIARO A TUTTI CHE LE ELEZIONI SI TERRANNO A MAGGIO. SARÀ UN ELECTION DAY, PERCHÉ CON QUESTI CHIARI DI LUNA (CRISI ENERGETICA, ZERO SOLDI) SAREBBE UNO SCHIAFFO NON RAGGRUPPARE LE COMUNALI ALLE POLITICHE – LA DUCETTA SA CHE LA CRISI PUÒ TRASFORMARSI RAPIDAMENTE IN DISORDINE SOCIALE. SPOSTARE IL VOTO DI QUALCHE MESI POTREBBE TRASFORMARE UN QUASI PAREGGIO IN UNA SCONFITTA CERTA (LA STORIA DI RENZI, SALVINI, M5S, INSEGNA: A PASSARE DALL’ALTARE ALLA POLVERE CI VUOLE UN ATTIMO) – PER LA GRAVITÀ DELLA SITUAZIONE, MELONI DOVREBBE INCOLPARE SOPRATTUTTO SE STESSA: INVECE CHE USARE I 200 MILIARDI DEL PNRR A MODINO, PER INVESTIMENTI STRUTTURALI E RIFORME, LI HA BUTTATI NEL CESSO PER MANCETTE ELETTORALI – LA “CONFESSIONE” A FAZZOLARI (“HAI SEMPRE RAGIONE, ERA MEGLIO VOTARE SUBITO”) E QUEI TIMBRI AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA CHE SEGNALANO “ELEZIONI IMMINENTI”

ssica serfaty benedetta frucci leonardo maria del vecchio quotidiano nazionale

FLASH! - A "QN" SERVONO PIU' DESKISTI E MENO BELLE PENNE – CHE CI FACEVA L’EX DI LEONARDINO DEL VECCHIO, LA BONISSIMA MODELLA JESSICA SERFATY, CHE HA ACCUSATO "LENNY" DI VIOLENZE (POI RITRATTATE) E DI UNA CAMPAGNA D’ODIO E DISCREDITO ONLINE, ALLA PRESENTAZIONE DEL “QN”, ALLA GNAM DI ROMA? E INFATTI NON C'ERA: L'HANNO VISTA SOLO GLI INCAUTI REDATTORI DEL "QUOTIDIANO NAZIONALE" - NELLA PAGINA DEDICATA ALL'EVENTO, SPUNTA UN LAPSUS FREUDIANO: IN UNA DIDASCALIA, SPUNTA IL NOME DELLA SERFATY, MA NELLA FOTO C'È BENEDETTA FRUCCI, LA GIOVANE ARETINA PORTAVOCE DI MATTEO RENZI (ANCHE LEI DI BELLA PRESENZA) - È SOLO UNO DEI "REFUSI" SULL'EDIZIONE DI OGGI: NELLA DOPPIA PAGINA DEL CARTACEO SULL'EVENTO DI PRESENTAZIONE ALLA GNAM TUTTE LE IMMAGINI ERANO FUORI FUOCO, TRANNE QUELLE CON DEL VECCHIO, ORFEO, MELONI E PIANTEDOSI - UN BEL PROBLEMA DI STAMPA, DOPO DUE MESI DI PREPARAZIONE. EVIDENTEMENTE C'È ANCORA TANTO DA LAVORARE...

trump susie wiles hegseth

DAGOREPORT – TRUMP È IMBALLATO E IMBAMBOLATO MA UN ANIMALE FERITO È ANCORA PIÙ PERICOLOSO. LA SCONFITTA ALLE MIDTERM ALTERA ANCORA DI PIÙ IL DECLINO COGNITIVO DEL TYCOON, E TUTTI, COMPRESO PUTIN, SI CHIEDONO: CHE SI INVENTERÀ QUEL PAZZO SCATENATO? – SOLO, ISOLATO, INCAZZATO, TRUMP È ALLA RICERCA DI UN CAPRONE ESPIATORIO. l’INDIZIATO NUMERO UNO (NONOSTANTE LE SMENTITE), È IL SEGRETARIO ALLA DIFESA PETE HEGSETH. A VOLER CACCIARE IL BELLIMBUSTO EX ANCHORMAN DI “FOX NEWS” È SOPRATTUTTO LA CAPA DI GABINETTO DELLA CASA BIANCA, SUSIE WILES. LA NOTIZIA PIÙ CLAMOROSA È CHE È UN REPUBBLICANO, THOMAS MASSIE, A VOLER PRESENTARE L’IMPEACHMENT PER HEGSETH, LA PROSSIMA SETTIMANA ALLA CAMERA…

schlein conte boschi renzi

DAGOREPORT - PER IL CAMPO LARGO C’E’ UNA STRADA TRA…I BOSCHI - AL TEATRO BRANCACCIO, INSIEME A SCHLEIN, CONTE, BONELLI E FRATOIANNI, C'ERA MARIA ELENA BOSCHI - PER NON PERDERE IL 2% DEI VOTI DI ITALIA VIVA SENZA FAR INCAZZARE GLI ELETTORI DEL M5S, SI PROVA A "NASCONDERE" RENZI - BOSCHI E CONTE, CHE SI SONO TROVATI D’ACCORDO SUL “NO” ALLA PATRIMONIALE, SI CONOSCONO DA MOLTI ANNI - DOMANI AL TAVOLO PER IL PROGRAMMA CI SARANNO GLI ALTRI CESPUGLI DI CENTRO - LE TANTO TEMUTE PRIMARIE SI FARANNO DAVVERO? BALLA ANCORA L'IPOTESI FEDERATORE...

renzo ulivieri

DAGOREPORT - AIAC, CHE MALE PER ULIVIERI! NELLA BATTAGLIA MALAGÒ-GALLIANI PER LA GUIDA DELLA FIGC, SCOPPIA UN BUBBONE NELL’ASSOALLENATORI, GUIDATA DA 20 ANNI DALL'85ENNE “COMPAGNO” ULIVIERI: DOPO 20 ANNI DI PUGNO DI FERRO STALINIANO ALL'AIAC, IL "MATUSA" DELLA PANCHINA E' DIVENTATO SPONSOR DEL FORZISTA GALLIANI – IL CASO LOZZI, OPPOSITORE DI ULIVIERI, E IL COMMISSARIAMENTO DEL GRUPPO REGIONALE DEL LAZIO (SCONFESSATO DA UNA SENTENZA DEL TRIBUNALE) PONGONO QUESTIONI DI TRASPARENZA E SULLA GESTIONE DEL DISSENSO INTERNO - COME PUÒ LA FIGC ACCETTARE UNA SIMILE SITUAZIONE?

vance meloni trump le pen

DAGOREPORT - LA MEGA-BATOSTA SUBITA DA TRUMP ALLE MIDTERM PROVOCHERÀ UN EFFETTO DOMINO CHE RIBALTERA' NON SOLO GLI EQUILIBRI INTERNI AGLI STATI UNITI, MA QUELLI DI TUTTO IL MONDO – NEL PARTITO REPUBBLICANO USA CI SI PREPARA ALLA “GUERRA CIVILE” (BANNON DIXIT): IL 'MAGA' VANCE FRIGNA PER LA GUERRA IN IRAN, MA IL SUO NOME È ORMAI BRUCIATO. UNA SFIDA CON RUBIO FAREBBE DEFLAGRARE L’INCOMPATIBILITÀ TRA I “MAGA” E IL PARTITO REPUBBLICANO, CHE SOLO TRUMP SAPEVA TENERE - LA ROVINOSA CADUTA DELLA DESTRA SOVRANISTA AMERICANA, CHE FINO A IERI SEMBRAVA INARRESTABILE ANCHE IN EUROPA, TRASCINA ANCHE GIORGIA MELONI: L’EX TRUMPETTA ORA PROVA A MARCARE DISTANZA DAL TYCOON, MA È LEI STESSA, NEL NUOVO LIBRO DI VESPA, A DIRE CHE NON SI PENTE DEL SUO FLIRT CON IL TRUMPONE – PESSIME NOTIZIE ANCHE PER MARINE LE PEN (LA DEBACLE DELL'IDIOTA E' UNA SPINTA PER I PARTITI FRANCESI AD ALLEARSI) - SE LA FINE DEL TRUMPISMO DIVENTA UNA LAPIDE PER NETANYAHU, LA PROSSIMA VISITA DI PAPA LEONE XIV DAL TRUMPINO ARGENTINO JAVIER MILEI ASSUME TUTTO UN ALTRO SIGNIFICATO (LA MOTOSEGA SE LA PUO' METTERE IN QUEL POSTO) - IL RUOLO DI OBAMA, L'ASCESA DI JON OSSOFF, IL FLOP IN BORSA DI MUSK, IL PUTIN TRUMP-AZZOPPATO...