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I VECCHI HANNO UN SOLO DIRITTO, QUELLO DI MORIRE - MARIO CALABRESI INTERVISTA NATALIA ASPESI: “POTREI DIRTI CHE CHI LO HA DETTO È UN CRETINO, MA INVECE TI DIRÒ CHE È STATO UTILE: HA ROTTO UN’IPOCRISIA, PERCHÉ È VERO CHE DIAMO FASTIDIO. A PAROLE CI VEZZEGGIANO MA POI CI METTONO NELLE RSA, PRIMA DI METTERCI NELLA TOMBA. L’IPOCRISIA SUI VECCHI È TREMENDA, SE NON CI SALVIAMO DA SOLI È L’INFERNO”

Mario Calabresi https://www.mariocalabresi.com

 

mario calabresi

«La gente è diventata troppo seria, io ho 91 anni ma ho la fortuna di essere molto ironica, così non mi accorgo della presenza della morte che mi osserva da vicino pronta a prendermi, e la mattina continuo ad alzarmi contenta». 

 

Mi siedo di fronte a Natalia Aspesi nell’ultimo giorno possibile prima del nuovo lockdown, nella sua casa invasa dai libri. Teniamo sempre la mascherina, ma la sua voce inconfondibile e la sua ironia sono intatte. 

Natalia Aspesi

 

Natalia è stata inviata di cronaca e costume per “Il Giorno”, critica cinematografica per “Repubblica”, ma è soprattutto una strepitosa raccontatrice degli esseri umani, animata da una curiosità che non ha mai ceduto al cinismo o al disincanto. Sono venuto a trovarla per parlare di vecchiaia al tempo della pandemia, in un’epoca in cui si può sentir dire che: «Gli anziani non sono indispensabili allo sforzo produttivo del Paese». Natalia non si fa pregare e non ha falsi pudori, si definisce “vecchia” e non cerca di mitigare il passare del tempo addolcendo le parole.

 

Natalia Aspesi

«Che gli anziani non servissero a mandare avanti il Paese forse poteva essere vero un tempo ma se oggi guardo all’età di molti grandi industriali, architetti, professori, scienziati, spesso vedo settantenni e anche ottantenni. Potrei dirti che chi lo ha detto è un cretino, ma invece ti dirò che è stato utile: ha rotto un’ipocrisia, perché è vero che diamo fastidio. Ci chiamano nonnini, nonnetti, a parole ci vezzeggiano ma poi ci mettono nelle Rsa, prima di metterci nella tomba. L’ipocrisia sui vecchi è tremenda, se non ci salviamo da soli è l’inferno. Ogni giorno vedo ciò che accade intorno a me e come vengono considerate le persone della mia età».

 

E che cosa vedi?

Natalia Aspesi alle spalle del pm Antonio Di Pietro

 

«Che diamo fastidio perché costiamo, perché siamo una spesa medica e sociale, perché prendiamo le pensioni, perché occupiamo posti negli ospedali e case o abitiamo in quelle dei figli e magari abbiamo la colpa di continuare a fare un lavoro. Io ho una rubrica delle lettere sul “Venerdì di Repubblica”, a un certo punto qualcuno ha cominciato a scrivermi, una minoranza per carità, che era tempo che lasciassi posto ai giovani. Nello stesso momento lo stesso pensiero è passato per la testa di colleghe più giovani. Io non mi considero inamovibile, se mi dicessero che le mie cose non interessano più, che sono rimbambita, non più capace di scrivere o fuori tempo allora farei subito un passo indietro, ma non per una questione anagrafica, non perché sono vecchia. Non è una colpa».

Natalia Aspesi bambina in braccio alla madre, con la sorella Maria Pia

 

Tu però non sembri curartene troppo di queste critiche e di chi cerca di prendere il tuo posto.

 

«Ho la fortuna di aver sempre lavorato e risparmiato e di poter essere ancora indipendente, ma te lo ripeto: i vecchi danno fastidio e la gente non accetta che possano ancora lavorare. Dieci anni fa, quando avevo appena passato gli 80, un giorno un giovane tassista che aveva sentito che parlavo di impegni di lavoro al telefono, alla fine della corsa mi chiese: “Ma lei ancora lavora? Ma non è tempo di smettere e riposarsi? Che cosa fa?” Risposi: “Sa, sono una cuoca, continuo a cucinare”. A quel punto lui disse: “Ah, allora ok”. Se stai in cucina può andare bene, non disturbi troppo…».

 

Che cosa invece provoca più fastidio a te?

Natalia Aspesi l fidanzato Giorgio (in giacca bianca) nel 1974. 61

 

«Ti regalo una notizia: non tutti i vecchi sono sordi! Questa è un’altra cosa che mi fa impazzire, ti parlano e gridano o scandiscono le parole, come se fossi sorda o rincretinita. Ci trattano come i bambini e ogni frase finisce con il sorriso. Poi ci sono quelli che vogliono rassicurarti e con tono consolatorio ti dicono: “Dai, che vivrai fino a cent’anni”. Ma fatti gli affari tuoi, io non ho futuro ma ho un bellissimo passato, ho vissuto nell’Italia meravigliosa della ricostruzione e del boom economico e sono piena di memorie che mi tengono compagnia, non ho bisogno di compassione».

Natalia Aspesi con Antonio Sirtori, suo compagno per 38 anni, scomparso nel 2012

 

E tu, da giovane, come guardavi al mondo degli anziani?

 

«Io, da giovane, i vecchi nemmeno li vedevo, non ho mai conosciuto i miei nonni e vivevo sempre tra i miei coetanei. Quando avevo 16 anni ricordo che i miei amici erano tutti innamorati di una ragazza bellissima che di anni ne aveva 26, io ero stupita e continuavo a chiedere: ma come fa a piacervi una così vecchia?! Quante cose ho visto, durante la guerra ho assistito al matrimonio di una mia amichetta che aveva 14 anni e che aveva avuto la dispensa dal vescovo per sposarsi con un ragazzo che partiva per il fronte. Mi piacciono tanto le storie del passato, le conservo con cura, ma senza alcun rimpianto».

aspesi

 

Perché non scrivi un’autobiografia?

 

«Non ci penso nemmeno, non ne ho nessuna voglia e penso non interesserebbe a nessuno. E poi non mi piace scrivere libri, la mia capacità di raccontare si ferma a 80 righe, la dimensione dei miei articoli. A me i libri piace leggerli».

 

Mentre parliamo ci raggiunge la sua gatta, si sdraia sul divano: «Si chiama Mimma, è vecchia anche lei, ha 17 anni, e mi adora». Accanto a sé Natalia ha appoggiato un bel bastone istoriato. 

Mimma, la gatta di Natalia Aspesi

 

 

«Porto sempre con me il bastone quando esco, mi aiuta a camminare ma serve anche molto, non tanto per difesa quanto per offesa, mi è utile con i giovanotti maleducati o con i vecchi che non sanno stare al mondo. Poche settimane fa, durante il mio piccolo giro intorno a casa, ho dato dei soldi a un ragazzino africano. Un signore mi ha vista e ad alta voce ha cominciato a criticarmi, dicendo che venivano dall’Africa per colpa di gente come me che li mantiene e li foraggia; gli sono andata incontro mentre continuava a criticarmi, ho alzato il bastone e gliel’ho messo sotto il mento e gli ho detto soltanto: “Non permetterti di dire un’altra parola, fascista”. Si è dileguato».

 

Come vivi oggi?

 

 

Natalia Aspesi in un’immagine degli anni Settanta

«Vivo alla giornata, la mia vita comincia la mattina quando mi sveglio e finisce quando vado a letto la sera, sperando sempre di morire nel sonno. Sai, io non sono vecchia, non sono un’ottantenne, io sono ultra-vecchia, penso spesso che potrei avere un figlio di più di settant’anni».

 

Come sono le tue giornate?

 

Natalia Aspesi (ritratto di Marta Signori)

«La mia giornata era sempre uguale da alcuni anni, mi alzavo alle sette, andavo a fare una passeggiata, tornavo a casa, mi lavavo, facevo colazione e poi cominciavo a lavorare. Certo, il virus ha cambiato anche la mia vita, perché non vado più nei negozi, non faccio più la spesa, ma alla mia età molto era già cambiato, mi ero adattata a trascorrere la gran parte del tempo in casa, passati i novant’anni dove vuoi che vada?»

 

Come dividi il tuo tempo, come riesci a scrivere ancora così tanto?

NATALIA ASPESI

 

«Dopo la colazione mi metto al computer e controllo le mail, poi sfoglio velocemente i giornali – “Repubblica”, “Corriere”, “Fatto”, “Foglio” e “New York Times” – e guardo il sito del “Guardian”, ma senza leggere niente, giusto per farmi un’idea. La mattina è dedicata al lavoro e alla scrittura. Leggo poi dopo pranzo, mi metto sul letto seduta e mi dedico soprattutto alle pagine di cultura e spettacoli, niente economia e sport, di cui non capisco nulla, un po’ di mondo, quasi mai la cronaca, che è stata uno degli amori della mia vita, perché la trovo troppo cupa e truculenta, priva di umanità, e poi poca politica perché mi arrabbio ancora molto. Non ho mai imparato a prendere le cose con un po’ di filosofia e distanza. La politica di oggi è troppo lontana dalla mia mentalità, io a uno che governa chiedo scelte, decisioni, atti, e a chi sta all’opposizione critiche vere e proposte, non recite sterili: foto di panini, vacanze, gite in bicicletta, fidanzate, tutta la parte social per me è oscena. Ma probabilmente sono soltanto vecchia e il nuovo pubblico ama questo spettacolo».

Una fotografia di Natalia Aspesi risalente agli anni Ottanta appoggiata su un ripiano della sua libreria

 

E la sera cosa fai?

 

«Da quando è arrivata la pandemia non esco più e vado a letto alle otto, prima uscivo tre sere alla settimana per andare al cinema o a teatro, l’ultima volta è stato il 22 febbraio per andare alla Scala, alla Prima, e in questo caso anche ultima, del “Turco in Italia” di Rossini con la regia di Roberto Andò. Da allora sono stata rispettosissima di regole e consigli e non esco più, solo un piccolo giro quotidiano dell’isolato».

 

Hai paura di ammalarti?

 

«Non ho nessuna preoccupazione per me, ma per le persone che conosco».

 

Dicevi che vai a letto molto presto.

 

NATALIA ASPESI

«E ho i miei riti: guardo una puntata di una serie di Netflix, mai più di una. Con Netflix faccio il giro del mondo: guardo serie di ogni nazione, dalla Polonia all’Arabia Saudita, dalla Danimarca all’India. Amo scoprire cose che non immagino. Poi, ogni sera leggo un libro, mai libri di lavoro, sempre per piacere, fino alle 11. Non leggo quasi più romanzi, salvo che siano dei classici, per esempio Tolstoj, preferisco i libri di storia, mi è piaciuta tantissimo la trilogia sulla vita di Thomas Cromwell scritta da Hilary Mantel. Ma leggo tantissimo, libri italiani, inglesi, americani, sono in combutta con la libreria Hoepli e loro mi mandano dieci libri alla volta, li chiamo ogni mese per avere gli ultimi titoli internazionali. Spesso mi sveglio durante la notte e allora guardo Facebook e Instagram, rispondendo gentilmente alle persone curiose e intelligenti e villanamente agli scemi e poi leggo ancora qualche pagina».

 

Sei circondata dai libri e sembrano essere loro il grande amore della tua vita.

 

«A chi è giovane oggi vorrei dire: “Svegliatevi, informatevi, leggete libri, è una cosa che costa poco, puoi fare da solo e riempie di gioia”. Non è mai tempo perso!»

 

NATALIA ASPESI

Che cos’è la libertà per te?

 

«Per me la libertà è fare quello che voglio, nei limiti della mia età e delle mie energie, ma è qualcosa che sta nella testa. A me questi che rivendicano la libertà di non mettere la mascherina mi sembrano dei deficienti, le libertà sono dentro di noi, non fuori».

 

Quale sarà la prima cosa che farai quando sarà finita la pandemia?

 

«Andrò a fare la spesa, scenderò dall’ortolano a scegliere la verdura. Adoro fare la spesa ed è una cosa che mi manca tantissimo. Poi guarderò sul giornale se c’è un bel film quella sera andrò al cinema e vorrei avere ancora l’occasione di tornare alla Scala. Intanto cerco di arrivare a stasera».

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