T’ODIO PIO BONDI – IN FARSA ITALIA SCATTA LA CORSA A SPERNACCHIARE L’EX MINISTRO – MARTINO: ‘UNA LETTERA DA MARAMALDO’ – LA SANTANCHE’: ‘BONDI NON È NULLA’ – MA GALAN DIFENDE L’EX COORDINATORE: ‘HA SOLO DETTO LA VERITÀ’

Mattia Feltri per ‘La Stampa'

Sandro Bondi, dice Daniela Santanchè, «non è nulla». Niente di polemico ma «oggi non è nulla». «E' solo inopportuno». Si è voluta mettere in un angolo del cortile di Montecitorio per accendersi una sigaretta e soffiare fuori fumo e depressione.

Non si respira altro, da queste parti. Uno come Antonio Martino, vecchia guardia, vecchio liberale, uomo che vive di levità e disincanto, spende termini inconsueti: «Bondi è un maramaldo». Stefania Prestigiacomo cantilena amarezza: «Diciamo che non ha scelto il momento migliore». Il senatore Altero Matteoli, di passaggio alla Camera, dice che certe discussioni andrebbero affrontate dentro al partito e non sui giornali: «La lettera, Sandro non doveva mandarla a voi, ma a Forza Italia». Tirano tutti in ballo il modo e il momento.

Proprio lui e proprio oggi, giorno in cui Silvio Berlusconi è a Milano a mettere la firma sotto l'accettazione della pena. E' questo che intende Daniela Santanché, luttuosa oltre ogni aspettativa, e parrebbe oltre ogni ragionevolezza: «E' un giorno terribile per la democrazia, un giorno in cui si stabilisce che un cittadino non ha diritto di parola. E io dovrei occuparmi di Bondi?».

E d'improvviso scattano tutti. Scatta lei: «Bondi dice cose ovvie, sono venti anni che le sento dire. Forza Italia è morta? Evviva, è morto un partito per la centesima volta, un partito con un leader che da mesi non va in tv eppure sta oltre il venti per cento. Sarà un miracolo, chissà».

Scatta Martino, soprattutto: «Bondi infierisce su un uomo che è alla fine del suo ciclo politico, sempre che alla fine poi ci sia davvero. Adesso che lo vede in difficoltà si permette anche le critiche. Io sono amico di Berlusconi. Lui non mi parla nemmeno più, non mi risponde al telefono, credo non abbia neanche voglia di sentirmi... Ma a Berlusconi ho sempre detto tutto in faccia. E quando lo contestavo, parlando di Forza Italia come di un partito con atteggiamenti antidemocratici, antiliberali e incivili, non c'era nessun Bondi a darmi ragione. Ma il partito di cui parla Sandro, è lo stesso partito del quale lui è stato dirigente sommo negli ultimi quindici anni? Davvero lui è estraneo a ogni responsabilità?».

Si cerca con sforzo da rabdomanti un po' di buonumore. L'amarezza, a sera, è dello stesso Bondi critico col titolo della Stampa ("Fi ha fallito, sosteniamo Matteo"): «Sono molto dispiaciuto che la mia analisi oggi sia stata male interpretata, a cominciare dal titolo che non corrispondeva alle mie parole, e strumentalizzata. Voleva in realtà essere una seria riflessione per contribuire al rafforzamento di Forza Italia e a una nuova prospettiva per il centrodestra».

La verità è che nessuno ce l'aveva col titolo. Ce l'avevano tutti con il pezzo: «Noi qui di pugnalate ne abbiamo ricevute già abbastanza da chi se n'è andato», dice Alessandra Mussolini. La Prestigiacomo, oltretutto, su qualche punto dà anche ragione all'ex coordinatore: «Abbiamo fallito nelle riforme, e questo purtroppo è vero, almeno in parte. Ma il partito è vitale. Lo vede moribondo soltanto chi rimane chiuso nelle stanze romane».

Un altro liberale, Giancarlo Galan, condivide Bondi dall'inizio alla fine: «Dice che il centrodestra è in frantumi, ed è difficile dargli torto. Dice che Forza Italia non è mai diventato un grande partito moderato, che non ha fatto la rivoluzione liberale e neanche le riforme: analisi perfetta! Come si fa a smentire? Lo stesso Bondi dice che è successo per colpa degli alleati. Giustissimo. Però dico che abbiamo anche due meriti: nel '94 abbiamo sconfitto il Pds di Achille Occhetto, che era una minoranza organizzata, e introdotto il bipolarismo che oggi è saldo. E se ora dall'altra c'è Renzi - uno che ha preso parecchio da noi, e la cui vittoria non sarebbe una tragedia - è perché in questi venti anni c'erano Forza Italia e un fuoriclasse come Silvio Berlusconi».

Quelli del Nuovo centrodestra passano con altro spirito. Quasi saltellano di compiacimento. La Prestigiacomo scuote la testa: «Mah... A me, veramente, pareva che Sandro scrivesse anche della loro fallimentare scissione». Se si sposta il mirino, si spara anche meglio. «Sono traditori del loro leader e della loro storia, propugnatori di una politica miserabile dai toni volgari», conclude Galan: ed è la conclusione del ragionamento, e non solo.

 

 

SANDRO BONDI E SILVIO BERLUSCONI jpegBONDI E BERLUSCONISandro Bondi con la compagnaGIULIANO FERRARA ANTONIO MARTINO altero matteoli consiglio nazionale forza italia foto lapresse Stefania Prestigiacomo AnnaMaria Rizzoli EX MINISTRO GIANCARLO GALAN Daniela Santanche e Anselma Dell Olio

Ultimi Dagoreport

adriano galliani helga costa

DAGOREPORT - SI ALLUNGANO I SOSPETTI DI CONFLITTO DI INTERESSE SU ADRIANO GALLIANI, CANDIDATO ALLA PRESIDENZA DELLA FIGC CONTRO MALAGO’: NON C’E’ SOLO LA GRANA DEL FIGLIO GIANLUCA, AZIONISTA DI UNA TECH COMPANY CHE FA CONCORRENZA ALLA LEGA SERIE A SUL FANTACALCIO. C’E’ ANCHE IL NODO DEL FIGLIO DELLA MOGLIE HELGA COSTA, ALAN RODRIGUEZ, CHE FA IL PROCURATORE SPORTIVO NELLA SCUDERIA DI BEPPE RISO (CHE HA CONCLUSO IN QUESTI ANNI DIVERSI AFFARI CON GALLIANI) - COME SI METTE L’EX BRACCIO DESTRO DI BERLUSCONI RISPETTO ALL’ARTICOLO 29 DELLO STATUTO FIGC CHE PARLA DI INCOMPATIBILITA’ IN CASO DI CONFLITTO DI INTERESSI? LA GIUSTIZIA SPORTIVA NON HA NULLA DA RILEVARE?

leonardo maria del vecchio fedez selvaggia lucarelli fedez

DAGOREPORT – DIETRO ALL’OPA (FALLITA) DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO SUL “FATTO QUOTIDIANO”, C’È FORSE LO ZAMPONE DI FEDEZ? – L’EX MARITO DI CHIARA FERRAGNI VEDE NEL QUOTIDIANO DI TRAVAGLIO, E NELLA FIRMA DI SELVAGGIA LUCARELLI, UN NEMICO DA ABBATTERE: SOGNA DI DIVENTARE UN MAGNATE DELL’EDITORIA (VUOLE TRASFORMARE IL SUO "PULP PODCAST" IN UNA TESTATA GIORNALISTICA) E CONTROLLARE LA “NARRAZIONE” SULLE SUE GESTA (DAGLI AFFARI ALLE RISSE IN DISCOTECA) – IL RAPPORTO CON "LENNY" DEL VECCHIO È CONSOLIDATO. E LA SOCIETÀ DI FEDEZ, “DOOM”, SAREBBE ANCHE DIETRO LO SBARCO DI LMDV SU “X” 

daniele piervincenzi paolo corsini

DAGO-“REPORT” FLASH! - A UNA SETTIMANA DALL'INIZIO DEL “REPORT” DE-RANUCCIZZATO, PARE CHE DANIELE PIERVINCENZI NON ABBIA ANCORA CAPITO CHE A LUI SPETTERÀ CONDURRE LA PARTE MENO CENTRALE, EX “LAB”, ORA “REPORT PLAY”, CON PREGEVOLI INCHIESTE SU TARTUFI E MICROPLASTICHE – GLI “ADDETTI AI LIVORI” DELLA REDAZIONE RACCONTANO CHE, DURANTE LE PROVE, L’EX RUGBISTA CHIEDE IN CONTINUAZIONE: "COME VADO?". PERCHÉ IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI RAI, PAOLO CORSINI, EX COMPAGNO DI SQUADRA DI PIERVINCENZI NELLA “PRIMAVERA RUGBY”, MOLTO PRESENTE NEGLI STUDI DURANTE LE REGISTRAZIONI, NON COMUNICA A DANIELONE IL SUO RUOLO EFFETTIVO?

elezioni israele isaac herzog netanyahu eisenkot

DAGOREPORT – IN ISRAELE, DOPO LE ELEZIONI, CI SONO SOLO TRE SCENARI PLAUSIBILI: UN GOVERNO DI UNITÀ NAZIONALE, UN ACCORDO DELL’OPPOSIZIONE CON GLI ARABI O NUOVE ELEZIONI – UNA GRANDE COALIZIONE È IL SOGNO DEL PRESIDENTE HERZOG E DEGLI STATI UNITI: PERMETTEREBBE DI RIMUOVERE QUEI MEZZI CRIMINALI ESTREMISTI DI BEN GVIR E SMOTRICH, CHE OSTACOLANO IL PIANO DI TRUMP PER GAZA E ROMPONO IL CAZZO IN CISGIORDANIA. MA EISENKOT ESIGE CHE “BIBI” NON SIA PREMIER, E PER ACCONTENTARLO, HERZOG DOVREBBE CONCEDERE LA GRAZIA AL PREMIER – L’ACCORDO CON LE LISTE ARABE È COMPLICATO: NESSUNO SI VUOLE ACCOLLARE IL RISCHIO DI GOVERNARE CON I MUSULMANI – UN RITORNO ALLE URNE SAREBBE UN REGALO PER “BIBI” – LA POSSIBILE NUOVA ESCALATION IN IRAN E LA PAURA DI EISENKOT DI FINIRE TRITURATO DA QUEL VECCHIO VOLPONE DI NETANYAHU, CHE HA GOVERNATO 19 DEGLI ULTIMI 30 ANNI...

marina pier silvio berlusconi soldi profitti denaro

FLASH – MARINA O “MARETTA”? SEMBRA CHE STIA MONTANDO UN PO' DI TENSIONE TRA I FRATELLI BERLUSCONI - MARINA, CHE IN QUANTO PRESIDENTE DI FININVEST È LA CAPA DI “PIER DUDI”, È PREOCCUPATA DAL FUTURO ECONOMICO DI MEDIASET. E NON SOLO PER L'IMPERO ITALIANO: TEME CHE L’ACQUISIZIONE DI PIER SILVIO DELLA TV TEDESCA PROSIEBENSAT SIA STATA UNA MOSSA  AZZARDATA E CHE POSSA METTERE A RISCHIO LA TENUTA DEI CONTI DEL BISCIONE - (A COLOGNO ANCORA SCOTTA IL RICORDO DEI 900 MILIONI DI EURO BUTTATI NEI DIRITTI TV E IL FLOP DI MEDIASET PREMIUM, CHE STAVANO PER FAR SCHIOPPARE L’AZIENDA...)