RITIRATA, ANZI NO - IRAQ NEL CAOS: CON IL RITIRO DEI SOLDATI USA, I GRUPPI JIHADISTI DI ISIS RICONQUISTANO GRANDI AEREE DEL PAESE - OBAMA VALUTA L'INTERVENTO DI AEREI E DRONI E I REPUBBLICANI LO ATTACCANO

Federico Rampini per "La Repubblica"

 

Barack Obama «studia tutte le opzioni» di fronte all’avanzata dei combattenti sunniti vicini ad Al Qaeda che hanno riconquistato la città di Mosul nell’Iraq settentrionale. «Tutte le opzioni», inclusi attacchi aerei e blitz di droni, che lo stesso governo iracheno chiede all’America.

 

«Quel che abbiamo visto negli ultimi giorni — dice Obama — dimostra fino a che punto l’Iraq avrà bisogno di aiuti aggiuntivi da parte degli Stati Uniti e della comunità internazionale ». La sua squadra di sicurezza nazionale «sta lavorando senza tregua per individuare gli aiuti più efficaci, nulla viene escluso», sottolinea il presidente. Per Obama l’obiettivo è «garantire che i combattenti della jihad non si insedino in modo permanente in Iraq, in Siria, o altrove».

 

Mentre il vecchio rivale repubblicano John Mc-Cain torna alla carica accusandolo di «fare la siesta mentre Al Qaeda si riprende l’Iraq», per Obama un incubo si sta materializzando. Dei due conflitti che aveva ereditato da George W. Bush, quello in Iraq era «la guerra sbagliata». 

UN GRAFFITO CONTRO I DRONI AMERICANI IN YEMEN UN GRAFFITO CONTRO I DRONI AMERICANI IN YEMEN

 

Obama se n’era dissociato, da senatore dell’Illinois, contribuendo con quella scelta alla propria vittoria del 2008 (mentre Hillary Clinton pagò presso la base democratica il voto favorevole sull’invasione dell’Iraq). Mantenuta la promessa di ritirarsi, Obama ora si vede costretto a impedire che pezzi interi dell’Iraq, forse la stessa capitale Bagdad, finiscano nelle mani di un gruppo estremista (Islamic State of Iraq and al-Sham, Isis) che deriva da Al Qaeda.

 

Obama non prende in considerazione il ritorno delle sue truppe. Ma i soli bombardamenti aerei o blitz dei droni possono cambiare i rapporti di forze sul terreno? Il presidente americano ne parla col suo omologo iracheno Nuri Kamal al-Maliki, accusandolo esplicitamente di non aver saputo costruire «una vera fiducia e cooperazione tra dirigenti moderati sunniti e sciiti».

 

L’America riscopre una questione irachena, e s’interroga sugli errori compiuti in passato. Obama non può consolarsi ricordando che quegli errori furono antecedenti al suo arrivo alla Casa Bianca. Il primo sbaglio, ricorda un dossier della Cnn, fu l’aver smantellato l’esercito di Saddam Hussein, che fu uno dei più numerosi del mondo (430.000 soldati più 400.000 riserve). Secondo lo studioso Fawaz Gerges, «migliaia di ex ufficiali di Saddam Hussein sono finiti nei ranghi dell’Isis », contribuendo alla riscossa della jihad. Mentre l’esercito del governo è sguarnito, debole e incompetente.

 

ATTACCHI CON I DRONI IN YEMEN ATTACCHI CON I DRONI IN YEMEN

Un altro elemento di preoccupazione si collega alla Siria: quella guerra civile contagia a macchia d’olio altre zone del Medio Oriente. Isis controlla un’area della Siria e da lì sprigiona la sua influenza, fa reclute, invia aiuti, riceve e amministra milioni di dollari di donazioni. Secondo Ramzy Mardini dell’Atlantic Council «c’è uno sforzo concertato per unire la Siria e l’Iraq come un solo teatro di guerra tra fazioni».

 

I successi di Isis in Siria «galvanizzano e rilanciano i militanti iracheni, uniti dallo stesso obiettivo, che è la costruzione del grande califfato, uno Stato islamico che comprenda tutta l’area». James Jeffrey, che fu l’ambasciatore americano nominato da Obama a Bagdad dal 2010 al 2012, punta il dito contro il governo di Maliki e il suo fallimento nell’opera di riconciliazione tra sciiti e sunniti. 

 

«Contro i sunniti è stata scatenata una campagna atroce, mentre non c’è stato uno sforzo di cooptarli nel governo », accusa l’ex ambasciatore. E ricorda che ancor prima dell’attuale battaglia, 8.000 civili erano stati uccisi nel solo 2013 nella guerra civile irachena: il bilancio di vittime più grave dal 2008. 

obama has a drone obama has a drone

 

Ora i falchi della destra si scagliano contro il “pacifista Obama” e denunciano come un errore il ritiro delle truppe americane dall’Iraq. Dal picco massimo di 166.000 militari americani, si era scesi vicino allo zero alla vigilia della rielezione di Obama per il secondo mandato, nel 2012. 

 

obama droni guerra pakistan obama droni guerra pakistan

Oggi McCain e l’ex capo della Cia Michael Hayden hanno buon gioco ad accusare Obama di aver creato un vuoto dove potrebbero infilarsi con un intervento militare l’Iran o la Turchia, i due paesi limitrofi più direttamente minacciati dall’instabilità irachena. Ma perfino l’elettorato repubblicano sarebbe contrario ad un ritorno delle truppe Usa in Iraq. Il costo del sostegno americano all’Iraq resta elevato: 15 miliardi stanziati di recente per fornire all’esercito governativo armi, elicotteri e mezzi blindati.

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