lamorgese salvini

“CON ME AL VIMINALE L'ITALIA ERA PIÙ SICURA” – L’ATTACCO DI SALVINI A LAMORGESE A LAMPEDUSA HA IL SAPORE DELL'AUTOCANDIDATURA AL VIMINALE (AVVISATE LA MELONI!) – “SE NEL MESE DI LUGLIO DEL 2022 HAI PIÙ SBARCHI CHE NELL’INTERO 2019 C’È QUALCOSA CHE NON FUNZIONA” - IL CAPITONE  SBEFFEGGIA “L'ALLEGRA BRIGATA DI LETTA, CALENDA, BONINO, GELMINI, TUTTI INSIEME PER SALVARE LA POLTRONA”

Monica Guerzoni per  corriere.it

 

luciana lamorgese e matteo salvini

Un ragazzo africano con un asciugamano bianco a proteggere la testa grida «libertà!». Altri scattano foto col telefonino mentre Matteo Salvini , in cima a un piccolo corteo di istituzioni e forze dell’ordine, visita l’hotspot di Lampedusa. Fuori, tra gli alberi, odore di escrementi e mucchi di bottiglie vuote. Ma dietro le sbarre il centro appare in ordine, come può esserlo un luogo provvisorio di accoglienza pr centinaia di esseri umani in fuga dalla fame e dalla sete, che approdano in Italia sui barconi in cerca di un futuro.

 

Il segretario della Lega, impegnato in una tappa cruciale del tour elettorale, accusa la ministra Lamorgese di aver fatto svuotare l’hotspot in occasione della sua visita e dell’incontro con la stampa. Ma dal Viminale rispondono che era tutto previsto e che nulla si è fatto per smontare il palcoscenico all'ex responsabile dell'Interno che punta a fare il bis.

 

luciana lamorgese matteo salvini 1

«Se al ministero dell’Interno c’è qualcuno che non fa il suo possiamo contare 100.000 arrivi entro dicembre - prevede Salvini puntando il dito contro la perfetta scelta da Mario Draghi nel febbraio 2021 - il mio obiettivo è chiudere i centri straordinari perché l’immigrazione possa tornare a essere controllata. Chi ha diritto viene accolto, ma non per terra, sbattuto lì su un materasso con 40 gradi all'ombra, perché non è degno di un Paese civile. E chi non ha diritto non parte neanche».

 

 

Il tour del centro dura meno di mezz'ora. Poi Salvini risponde ai giornalisti, italiani e stranieri. Assicura che tra il 2018 e il 2019, quando al Viminale c'era lui, «l'Italia era un Paese più sicuro e più protetto, lo dicono i numeri». Rispolvera slogan della campagna elettorale di quattro anni fa: «Lampedusa porta d'Europa non può essere il campo profughi d'Europa». E per non fare arrabbiare albergatori e imprenditori parla da tour operator: «Venite a Lampedusa. È una terra stupenda, accogliente con chi sbarca e con i turisti, non c’è problema di ordine pubblico, di sicurezza o di Covid».

luciana lamorgese matteo salvini 2

 

Ma il messaggio di fondo è che l'immigrazione deve essere «controllata» e i decreti sicurezza che furono il suo cavallo di battaglia e consentirono, dai conti di Salvini, di «dimezzare i morti», devono presto essere rispolverati: «Se nel mese di luglio del 2022 hai più sbarchi che nell’intero 2019 c’è qualcosa che non funziona. Adesso le frontiere italiane sono un colabrodo, a Lampedusa, al Brennero, a Trieste, in Calabria, in Puglia, in Sardegna. Non stiamo facendo un buon servizio all'umanità».

 

I fotografi scattano, le telecamere riprendono e decine di ragazzi arrivati dalle regioni più torride e disagiate dell'Africa guardano il politico italiano in jeans e camicia bianca che parla di loro: «Io dico no alle scene che ho visto qua, con bambini e donne incinte che dovrebbero essere altrove, con ragazzi che dovrebbero essere trattati in altra maniera. Non è questo il paese civile dove voglio che crescano i miei figli. Chi ha diritto di arrivare in Italia ci arriva in aereo». Senatore, lei è a favore dei corridoi umanitari? «Sì, assolutamente sì. Centri di identificazione e prevenzione in Nordafrica sono il nostro obiettivo».

luciana lamorgese matteo salvini 4

 

C'è anche il tempo per sbeffeggiare «l'allegra brigata di Letta, Calenda, Bonino, Gelmini, tutti insieme per salvare la poltrona», per auspicare «finalmente un governo politico dopo tanti tecnici» e rilanciare la speranza che il suo partito si piazzi davanti a Fratelli d'Italia: «Se faremo il miglior risultato io sono pronto». A fare il premier, o il ministro dell'Interno. Giorgia Meloni continua a frenare sulla scelta, ma Salvini non si arrende e insiste: «A me alcuni ministri scelti dall'intero centrodestra, come Economia, Esteri e Giustizia, piacerebbe presentarli agli italiani prima del voto». Il Viminale nella lista non c'è, ma la visita del leader leghista all'hotspot di Lampedusa è la più chiara e forte delle autocandidature: «Con me al Viminale c'erano meno morti, meno sbarchi, meno reati e meno problemi. Conto che al Viminale ci vada un uomo o una donna della Lega».

luciana lamorgese matteo salvini

Ultimi Dagoreport

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)

beatrice venezi

DAGOREPORT! UNA NOTTE CON "BEATROCE" VENEZI: LA "FU BACCHETTA NERA" RICICCIA NEL RUOLO DI PRESENTATRICE DEL PROGRAMMA DI ''SKY ARTE", “RINASCIMENTI SEGRETI” - NON STIAMO SCHERZANDO, MEGLIO DI UNA DILETTA LEOTTA, LA VENEZI, CHIODO DI PELLE NERA E PANTA ADERENTI, RIPRESA PIÙ DA DIETRO CHE DA DAVANTI, HA VOCE SUADENTE, LEGGE IL GOBBO CON CAPACITÀ E GUARDA IL TELESPETTATORE CON UNA CERTA INNATA MALIZIA - ALLA VENEZI ANDREBBE AFFIDATO UN PROGRAMMA PER LA DIVULGAZIONE DELLA MUSICA CLASSICA, NON LA FENICE! SAREBBE DI AIUTO PER LA SOLITA TIRITERA DI “AVVICINARE I GIOVANI ALLA MUSICA CLASSICA”. L’AMICHETTISMO FA SCHIFO, MA SE INOLTRE GLI AMICI LI METTI FUORI POSTO, DALLA BACCHETTA AL PENNELLO… - VIDEO

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)