lega matteo salvini riccardo molinari luca zaia roberto calderoli

AL NORD SI ALZA UN VENTO CHE PUÒ SPAZZARE VIA SALVINI – TRA AUTONOMIA ANNACQUATA E SCONFITTA SUL TERZO MANDATO, NELLA LEGA CRESCE IL MALCONTENTO PER LA GESTIONE DEL PARTITO DA PARTE DEL CAPITONE – LE EUROPEE RISCHIANO DI ESSERE UNA CAPORETTO PER “IL CAPITANO” – ZAIA RANDELLA: "ERA MEGLIO LA LEGA NORD, ANZI LA LIGA" – DIETRO L’IPOTESI DI CALDEROLI COME TRAGHETTATORE, SI MUOVE SOTTOTRACCIA RICCARDO MOLINARI PER RACCOGLIERE QUEL CHE RESTA DEL PARTITO E RILANCIARE LA VECCHIA LINEA SECESSIONISTA…

Estratto dell’articolo di Stefano Rizzi https://www.lospiffero.com/

 

LUCA ZAIA MATTEO SALVINI

Torna a soffiare sul Nord il vento della secessione. Stavolta, però, non è dalla Lega in un viaggio nel tempo all’indietro di trent’anni che si muove l’aria di separazione, bensì proprio all’interno di un partito che ormai non si riconosce più in sé stesso, o meglio in quello che credeva di essere e, soprattutto riconosce sempre meno il suo leader. Credevano di avere un otre pieno di consensi, ma quando recenti elezioni e ancor più freschi sondaggi lo hanno aperto è uscito, gelido e forte quel vento che Matteo Salvini, come Eolo, non riuscirà a placare.

 

luca zaia matteo salvini massimiliano fedriga attilio fontana

[...] il Carroccio salviniano, ormai un ossimoro vista la linea del segretario rispetto alle origini sia pure da adeguare ai tempi, va male ormai da un bel po’. E ormai, perfino i più cauti e avvertiti dell’uso delle parole, non ne fanno mistero, così come non nascondono aspre critiche verso chi conduce una forza politica che, proprio per queste esternazioni, si fa fatica a definire ancora come l’ultimo partito leninista. Caratteristica su cui Salvini non può più di tanti fare conto. Così come non può cercare di cavarsela con narrazioni rassicuranti.

 

Ieri, nell’ultimo giorno della scuola di formazione politica, ha raccontato che la prima telefonata del mattino l’ha ricevuta da Luca Zaia “per raccontarmi cosa stiamo facendo insieme”. Peccato che, il giorno prima, altre parole erano state quelle del governatore del Veneto, pronunciate a Treviso in quel Nord-Est cui si guarda, con più d’una ragione, per capire quel che succederà alla Lega dopo il voto europeo. “Noi nasciamo per difendere i veneti. Abbiamo fatto una federazione con le altre regioni si chiamava Lega Nord. E a me piaceva di più”.

 

ROBERTO VANNACCI SI TUFFA IL PRIMO GENNAIO A VIAREGGIO

Parole come pietre quelle del Doge, che nella chiosa a quel che più d’un nostalgico ricordo è un nuovo manifesto per un rinnovato partito – in primis proprio l’aspetto federativo – aggiunge un carico da undici nella briscola dove il mazzo sta sfuggendo al segretario: “Anzi, a dirla tutta, era più bello Liga”. Già, la Liga Veneta, quella di San Marco, della locomotiva economica del Paese, dei militanti e degli elettori gelidi di fronte al basco da paracadutista del generale Roberto Vannacci, ma ai quali si scalda ancora il cuore al ricordo del Tanko, il trattore mascherato da carroarmato dei Serenissimi.

 

Guerra non dichiarata, ma già di trincea in attesa dell’assalto di giugno, quella che ricompatta ulteriormente all’interno della Lega ogni giorno più sbigottita dal suo Capitano un Lombardo-Veneto critico e allarmato, tanto che nella stessa sua regione Salvini vede crescere fronde e atteggiamenti lontani dal sincero e convinto assenso alla linea.

 

riccardo molinari lega

Spiegano che la sua credibilità è ai livelli dell’acqua alla sorgente del Po in agosto, che ormai ogni suo affermazione cozza con l’esatto contrario sostenuto di recente e quindi rinfacciabile come gli avversari non perdono occasione di fare. A ogni affermazione esce dagli archivi dei social una sua verrsione opposta. Raccontano della rabbia che sale in chi sa bene come sia proprio il Nord e l’impronta federalista, pur accuratamente sfrondata da non più riproponibili orpelli scenografici bossiani, il core business, anzi il cuore pulsante della Lega che sta sfuggendo.

 

Riferiscono dei mal di pancia che già aveva provocato l’idea del Capo di candidare Vannacci, finiti in coliche a sentirlo difendere ancor più il generale e rafforzarne l’ipotesi di mandarlo in Europa quando si è sparsa la notizia dell’indagine a suo carico per presunte spese gonfiate a Mosca. Già, proprio a Mosca, pure quell’assist ci mancava a Salvini che già se n’era uscito affidando ai giudici di Vladimir Putin il chiarimento sulla morte del dissidente Aleksej Navalny.

 

matteo salvini roberto calderoli

[...] l’indice cala di decimale in decimale e l’esito del voto di giugno sarà il Piave. Sotto l’otto per cento, fatale Caporetto per Salvini che rischia di vedersi sorpassato dall’alleato forzista dato per defunto insieme al fondatore, in realtà quasi alla pari con la Lega.

 

La stessa operazione di sbarco al Sud, appaltando il partito al solito notabilato consunto e pronto a muoversi a seconda del vento, è miseramente e prevedibilmente fallita, confermando ulteriormente come sia e resti il Nord il bacino delle istanze e dei consensi verso il partito cui, il leader, non ha mancato di togliere proprio il riferimento geografico dal simbolo. Ma è lì, nel Nord, da Est a Ovest, che la Lega può avere un suo futuro ed è lì che bolle la pentola del cambiamento in quel federalismo tra regioni che ancora prima di tornare ad essere il fulcro dell’azione politica è, oggi, l’intreccio di assi su cui reggere la svolta dopo la assai probabile débâcle europea.

 

RICCARDO MOLINARI

Di un “dopo” ormai si parla con sempre maggiore certezza e non meno auspici nel partito. Dopo il voto, che vorrebbe dire dopo Salvini. Il ritorno a prima non sarà l’ennesima operazione nostalgia, ma un recupero dei fondamentali il cui abbandono a favore della svolta nazionalista e eccessivamente destrorsa ha significato la via del tramonto. E al giorno successivo alle elezioni già si guarda, nel partito, lavorando a un piano non facile, ma ormai da molti ritenuto inevitabile. Reggere l’urto di un passaggio comunque traumatico non sarà cosa da poco.

 

matteo salvini roberto calderoli

E pochi, oggi, paiono quelli cui affidare quel ruolo. Forse uno soltanto, Roberto Calderoli, artefice dell’ultimo brandello di autonomia da issare a vessillo sul ponte tra il vecchio e il nuovo corso. Una reggenza da cui aprire la strada a un nuovo leader che difficilmente potrebbe essere Zaia, determinato a non mollare la sua regione, così come Massimiliano Fedriga che oggi presidia il Friuli-Venezia Giulia, ma anche la Conferenza delle Regioni. Non ad escludendum, ma per il ruolo politico di capogruppo ancor prima di quello di segretario regionale del Piemonte, Riccardo Molinari potrebbe raccogliere quel che resta del partito, per accompagnarlo verso un ridisegno ormai inevitabile per la sua sopravvivenza e una risalita, verso il Nord e verso i consensi perduti proprio lì.

matteo salvini roberto calderoliroberto calderoligiorgia meloni matteo salvini meme by edoardo baraldi MATTEO SALVINI GIORGIA MELONIcremlins meme by emiliano carli il giornalone la stampa

 

Ultimi Dagoreport

meloni piantedosi crosetto militari droni

FLASH! - DOPO 4 ANNI DI GOVERNO, L'ARMATA BRANCA-MELONI SI RITROVA I MARANZA IN RIVOLTA E INVECE DI PENSARE A VANNACCIZZARSI E DI MILITARIZZARE LE STRADE DI MILANO CON 500-SOLDATI-500, TIPO STATO SUDAMERICANO, PERCHE' I CAPOCCIONI DI PALAZZO CHIGI NON PROVVEDONO A COPRIRE IL GRAVE DEFICIT DI ORGANICO NELLE FORZE DELL'ORDINE E ASSUMONO I 30MILA AGENTI CHE MANCANO ALL'APPELLO? - E POI, UNA MODESTA PROPOSTA: PERCHE' NON UTILIZZARE I DRONI, GIA' NELLA DISPONIBILITA' DEL MINISTERO DELLA DIFESA, PER MONITORARE LE CITTA' E CONTROLLARE L'ORDINE PUBBLICO? - INFINE, C'E' L'EXTREMA RATIO: DISCONNETTERE NELLA ZONA DELLA GUERRIGLIA I CELLULARI...

carlo messina giorgia meloni

DAGOREPORT - GIORGIA MELONI NON SE LO ASPETTAVA DI FINIRE SBATTUTA COME UN UOVO DA CARLO MESSINA - DAVANTI ALLA RICHIESTA PER ULTERIORI 5 MILIARDI DI EURO A CARICO DEL SETTORE DEL CREDITO E ASSICURATIVO PER SOSTENERE LA MALCONCIA LEGGE DI BILANCIO 2027, IL CEO DI BANCA INTESA NON L’HA TOCCATA PIANO: “AVEVAMO UN ACCORDO TRIENNALE CON IL GOVERNO, IO CI HO CREDUTO” – LO SDENG DEL KAPPAO: "SE L’ESECUTIVO GIUDICA NECESSARIO RACCOGLIERE RISORSE AGGIUNTIVE PER LA MANOVRA, “ALLORA TUTTE LE AZIENDE CHE HANNO UTILI SUPERIORI A 500 MILIONI, POTRANNO CONTRIBUIRE” - BEN DETTO, CARLETTO: PERCHÉ PALAZZO CHIGI NON BATTE CASSA A ENEL, ENI, POSTE, FERRARI, LAMBORGHINI, LEONARDO, ETC.? INSOMMA, CARA GIORGIA, “DEVE ESSERCI RISPETTO RECIPROCO” - MICA È FINITA. MESSINA NON DEVE AVER DIMENTICATO NÉ TANTOMENO GRADITO L’INTERVENTO A PIEDI GIUNTI DELLA DUCETTA CONTRO LO SPEZZATINO DI MPS PROGETTATO DA INTESA - MA ORMAI L’UNICO OSTACOLO DI INTESA SI CHIAMA ANTITRUST. ANCHE SE MESSINA NON LA FINISCE DI SOTTOLINEARE CHE L’ACQUISIZIONE DELLA QUOTA DI GENERALI VA VISTA IN ‘’UN’OTTICA PURAMENTE FINANZIARIA’’, PRONTO ANCHE A DISFARSI DEL SUO 3,1% DEL LEONE, SARÀ L’ANTITRUST A DECIDERE SE INTESA, ANCHE COME ‘’SOCIO SILENTE” CHE STA FUORI DAL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE, CON LA SUA PRESENZA PUÒ ‘’CONDIZIONARE’’ O MENO IL SUO COMPETITOR NUMERO UNO DEL MERCATO ASSICURATIVO...

donald trump specchio meme

DAGOREPORT - CHE ARIA TIRA NEGLI USA IN VISTA DELLE MIDTERM? DONALD TRUMP HA TRASFORMATO IL VOTO IN UN REFERENDUM SU DI SÉ (“FATE FINTA CHE SULLA SCHEDA CI SIA IO”), E LO SARÀ: I DEMOCRATICI HANNO UNA CHANCE IRRIPETIBILE DI APPROFITTARE DELL’IMPOPOLARITÀ DEL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO E TRASFORMARLO IN UN’ANATRA ZOPPA, METTERLO SOTTO INCHIESTA E PORRE FINE ALLA FOLLIA DAZISTA E AUTORITARIA DI QUESTI DUE ANNI – I DEM SONO AVANTI SECONDO TUTTI I SONDAGGI: ALLA CAMERA AVRANNO PROBABLIMENTE UNA MAGGIORANZA, MA AL SENATO LE COSE CAMBIANO – LA SFIDA CRUCIALE: IL TEXAS. SE IL CANDIDATO DEM DOVESSE ESPUGNARE LA STORICA ROCCAFORTE DEL GOP, PER TRUMP SI METTE DAVVERO MALE – IL VOTO DEI LATINOS E GLI STATI DA TENERE D’OCCHIO...

valter lavitola placca palazzo chigi presidenza del consiglio

FLASH! – QUANTI MISTERI, VALTERINO! COS’HANNO TROVATO I CARABINIERI DURANTE LA PERQUISIZIONE A CASA DI LAVITOLA, IL 4 LUGLIO 2026? OLTRE A TRE CELLULARI (GIA' BEN RIPULITI DALLA MESSAGGISTICA CON RANUCCI), DUE CHIAVETTE USB, SVARIATI MANOSCRITTI E UN COMPUTER, SONO SBUCATI ANCHE DUE DISTINTIVI INTESTATI ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO, BENCHE' PRIVI DEL TESSERINO CHE RIPORTA MATRICOLA E FOTO (E' BENE RICORDARE CHE ANCHE GLI AGENTI DEI SERVIZI DIPENDONO DA PALAZZO CHIGI) - COME, QUANDO E PERCHE' LAVITOLA E' RIUSCITO  A ENTRARE IN POSSESSO DI TALI "PLACCHE" (CHE NON ERANO IN USO ALL'EPOCA DEI SUOI RAPPORTI CON BERLUSCONI PREMIER)?

fulvio martusciello occhiuto zangrillo

IN FORZA ITALIA C’È UN CLIMA INFAME – IL TAJANEO FULVIO MARTUSCIELLO MANDA UN MESSAGGIO NELLA CHAT DEL PARTITO CAMPANO E INVITA A DISERTARE LA GIORNATA DI OGGI DEL CONVEGNO DEI GIOVANI IMPRENDITORI DI CONFINDUSTRIA A CAPRI: “IL PROGRAMMA DI OGGI È DAVVERO FIACCO”. IL MOTIVO? OGGI ALL’EVENTO PARLERANNO I DUE ACERRIMI AVVERSARI INTERNI DI TAJANI: ROBERTO OCCHIUTO E PAOLO ZANGRILLO – “DOMANI INVECE TUTTI PRESENTI PER APPLAUDIRE ‘IL NOSTRO UNICO LEADER’ (MA CHI E’, KIM JONG UN?)