LETTA BERSANIZZATO: “BERLUSCONI NON C’E’ PIU’” (E ALFANO GODE)

Goffredo De Marchis per "la Repubblica"

A Palazzo Chigi soffia il vento della rivincita. Una rivincita che parte da lontano. «Berlusconi aveva strappato un successo maxi nella partita del Quirinale - ragiona Enrico Letta con i suoi collaboratori - ma quel successo era figlio degli errori del Pd, delle sue divisioni, dei pasticci che avevamo combinato. E non corrispondeva a una forza reale del centrodestra, a una vera presa sulla gente.

La verità, come dimostrano i risultati delle amministrative, è che Berlusconi nel Paese non c'è più. Mantiene uno zoccolo duro, ma non è sufficiente per avere un seguito concreto, per proporre un'alternativa di governo. Mentre il Pd, che doveva crollare, ha assorbito le larghe intese, le ha capite e anche nei sondaggi ha risuperato il Pdl».

È un giorno di soddisfazione per Letta. È anche il giorno dell'orgoglio democratico per chi fino a un mese fa è stato il vicesegretario di quel partito. Al dunque, non è il Cavaliere a dare le carte al "governissimo", «non è lui a dettare la linea, non è lui ad aver vinto la battaglia dell'Imu», spiega il presidente del Consiglio ai suoi interlocutori togliendosi anche qualche sassolino nei confronti di Matteo Renzi.

Se c'è un campo dove la Grande coalizione regge, è il campo del centrosinistra. «Che ha dimostrato di poter recuperare anche nell'elettorato del Movimento 5stelle. Grillo è uscito svuotato da questa tornata elettorale. Il provvedimento che abolisce il finanziamento pubblico ai partiti funziona. I cittadini hanno capito che non è una truffa, che è un segnale di sobrietà e di buona politica. Magari sono altri a non aver capito...».

Letta adesso è sicuro di poter scavallare il 2014. «Il governo può durare più tranquillamente due anni, arrivare alla primavera del 2015 portando a casa le riforme istituzionali e il semestre italiano di presidenza europeo». E dopo? Ai suoi interlocutori il premier risponde allargando le braccia: «Il Partito democratico, tutte le sue componenti, valuteranno se in quel momento storico sia più giusto tornare al voto o continuare ». Per il momento, il premier incassa un sostegno dagli elettori.

«Avete pensato a cosa sarebbe successo a risultati invertiti? Se i ballottaggi li avessero vinti tutti o quasi i candidati del centrodestra? Oggi le Camere sarebbero già virtualmente sciolte. I falchi berlusconiani avrebbero preteso la mia testa e quella di Alfano per andare di corsa al voto anticipato ». Questo scenario era praticamente impossibile dopo il primo turno, ma a Palazzo Chigi si attendeva con ansia la risposta delle urne. La risposta è stata positiva.

Molto ora dipenderà, per il governo, dai risultati sull'economia. I dati dell'Istat confermano che il problema è quello: lavoro, imprese, produzione, Pil. Ma la promessa di un ritorno al confronto aperto tra i due schieramenti, grazie alla vittoria dei sindaci, ha un altro sapore.

«Anche il voto delle amministrative - dicono nella sede dell'esecutivo - conferma che l'Italia si muove su un assetto bipolare. Vogliamo tornare a questo assetto, anche per le elezioni nazionali». Farlo con la prospettiva di un esito vincente suona più allettante. Il "governissimo" non distrugge il Pd. Una buona notizia per il dirigente democratico Letta, per i suoi elettori, per il quartier generale di Largo del Nazareno.

La notizia di un vertice di maggioranza convocato per oggi è la conseguenza del voto per i comuni. È il momento di accelerare, non solo sulle riforme istituzionali. Il presidente del Consiglio sa che Berlusconi è molto irritato ma confermerà la fiducia al governo. Non ha altre strade. Letta ha parlato anche con Angelino Alfano. Il vicepremier gli ha riassunto il succo dell'intervista al Foglio.

«Non ti puoi smarcare, Enrico. In questo esecutivo ci dobbiamo stare in maniera convita tutti quanti. Il mio è un avviso ai naviganti: non vogliamo scendere dalla nave ma dobbiamo seguire la stessa rotta senza distinzioni». Ma la telefonata a Ignazio Marino dimostra che Letta si sente liberato. Il crollo del Movimento 5 stelle e i successi del centrosinistra possono spazzare via quella patina di prudenza istituzionale che lo ha circondato finora. Può rivendicare il suo ruolo di premier del Pd e celebrare la vittoria-simbolo a Roma. Mantenendo il profilo delle larghe intese con la chiamata "bipartisan" a Gianni Alemanno per rendere l'onore delle armi.

La riunione della maggioranza quindi, riforme a parte, ha un unico grande obiettivo: trovare una soluzione per allontanare l'aumento dell'Iva che incombe dal 1 luglio. Una sfida difficilissima, che a Palazzo Chigi danno per persa. «Ahinoi, mancano le risorse». Ma Letta vuole approfondire. Per avere, anche lui, la luna di miele col Paese.

 

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