silvio berlusconi marco belpoliti il corpo del capo

“COSA DIRE ORA CHE IL CORPO DEL CAPO HA CESSATO DI VIVERE?” – MARCO BELPOLITI: “LA MORTE, CHE PURE BATTE IMPLACABILE ALLE PORTE, È STATA DA SEMPRE ESCLUSA DALL’ORDINE DELL’IMMAGINARIO DI SILVIO BERLUSCONI. ERA CONVINTO CHE IL POTERE DI PERSUASIONE È SUPERIORE ALLA REALTÀ STESSA, E CHE QUESTA LA SI PUÒ MODELLARE COSÌ COME HA FATTO COL PROPRIO CORPO” – “COSÌ SI È PRESENTATO ALL’APPUNTAMENTO CON LA STORIA FORTE CON LA CONVINZIONE CHE…”

 

Estratto dell’articolo di Marco Belpoliti per www.doppiozero.it

 

SILVIO BERLUSCONI

Ha scritto Maurice Blanchot che è solo nella morte che il defunto comincia a rassomigliare a sé stesso, sino ad arrivare ad affermare che “il cadavere è la propria immagine”. I vivi sarebbero del tutto privi di somiglianza. Eppure, se c’è stato un uomo che ha costruito da vivo la propria somiglianza, questo è stato Silvio Berlusconi. Per lui l’immagine era tutto, così ha lungamente modellato il proprio corpo per essere l’immagine più perfetta di sé.

 

Con una intuizione formidabile ha compreso che doveva in ogni caso e in ogni momento avere quella immagine che si legava per lui all’essere un Capo, sia che fosse il proprietario di una società immobiliare come di una televisione commerciale, il fondatore di un partito personale come il Presidente del Consiglio dell’Italia.

 

Avere un’immagine è necessario se si è, o si vuole essere, un capo, senza immagine non c’è il Capo. Italo Calvino l’aveva scritto in anni non sospetti, quando ancora nessuno avrebbe immaginato che dopo il corpo del Duce avremmo avuto il corpo di Berlusconi […]. Parlando a memoria dei copricapi di Benito Mussolini, […] lo scrittore ligure riconosceva l’importanza dell’uso del corpo e in specifico l’immagine del corpo per costruire un leader politico.

 

MARCO BELPOLITI - IL CORPO DEL CAPO

Una lezione che Berlusconi aveva ben chiara sin dagli anni Sessanta quando si faceva fotografare da Alberto Roveri negli uffici della Edilnord in posa da uomo d’affari: capello lungo, nonostante l’incipiente calvizie, e le mani incrociate l’una sopra l’altra in segno di forza.

 

Il sorriso era già stampato sul suo viso, un sorriso che partiva più dagli occhi che non dalle labbra, perché è stato con lo sguardo che Silvio ha comunicato prima di tutto sé stesso e ha sedotto i propri interlocutori.

 

Prima della parola viene l’immagine, quella fotografica, per quanto Sua Emittenza con le parole ci sapesse fare da perfetto pubblicitario di sé stesso: “bisogna avere il sole in tasca”, diceva ai suoi venditori. E infatti è stato col corpo che ha comunicato sé stesso a un paese abbacinato da questo uomo piccolo, decisamente bruttino, con due orecchie grandi coperte, fin che ha potuto, dai capelli, anche quelli persi ma ripiantati sul capo, poiché i capelli sono stati per lui il segno di un potere, così da non potervi mai rinunciare al prezzo di una chirurgia estetica che l’aveva reso negli ultimi due decenni della sua vita una sorta di mummia inespressiva dal colorito brunito.

 

Il corpo del capo

Marco Belpoliti

L'essere in vita è stato il senso stesso del suo essere: a qualunque costo e in qualsiasi modo, sino a questo giorno in cui non ha potuto rimandare l’incontro con la fissità di sé, quella che inseguiva da sempre in immagine e che alla fine l’ha raggiunto nello stato finale che per tutti è la morte.

 

La spiegazione del fascino esercitato da questo uomo di cultura media, di media altezza, di media intelligenza, ma dotato di una formidabile ambizione che confina con l’astuzia, da un lato, e con la spregiudicatezza, dall’altro, e che è tutt’uno con il cinismo, un cinismo senza confini se non quelli posti dalla sua stessa esistenza condotta sempre ignorando i limiti imposti dall’essere un uomo in carne e ossa, che l’immagine ogni volta trapassa col suo potere di alterare il rapporto con la realtà.

 

IL SALUTO DI ESCORT ADVISOR A SILVIO BERLUSCONI

Le immagini sono quanto di più permanente ci sia, perché il loro potere agisce nella mente di chi le ha osservate ben al di là della loro stessa presenza. Si chiama immaginario, e dell’immaginario sociale e politico italiano negli ultimi trent’anni Silvio Berlusconi è stato il padrone: l’uomo delle apparenze.

 

[…] Il potere si esercita attraverso l’immagine come sanno le religioni iconiche, il cattolicesimo in primis, mentre nel mondo aniconico del protestantesimo, e prima ancora dell’ebraismo seppur diversamente, a governare i singoli e le nazioni è altro: il potere, il denaro, l’idea d’un dio terribile che certifica il destino di ciascuno in forme imperscrutabili.

 

silvio berlusconi con gli occhiali da sole

Berlusconi, il più cattolico dei politici italiani, ben più dei democristiani che lo hanno preceduto nella costruzione del miracolo italiano. Silvio era un uomo degli anni Sessanta che ha saputo inventare gli Ottanta senza dover pagare pegno alla Chiesa o al potere religioso, perché la sua religione è stata quella della televisione e del consumo di immagini, premessa indispensabile per il consumo degli oggetti e delle cose.

 

La televisione possiede un potere captativo irrefrenabile, la televisione come intrattenimento, come incultura, come “Colpo grosso” e le altre innumerevoli trasmissioni che Silvio e la sua corte di immaginatori ha saputo creare e far prosperare: “l’immaginazione al potere”, era scritto sui muri del Maggio parigino del 1968.

 

SILVIO BERLUSCONI GIOVANE

[…]  Berlusconi considerava sé stesso un gigante, non aveva il minimo dubbio, sia che facesse deviare il decollo degli aerei su Milano 2 per costruire la sua città ideale del neocapitalismo, sia che convincesse Bettino Craxi a consegnargli le chiavi della televisione commerciale su scala italiana. Era convinto che il potere di persuasione è superiore alla realtà stessa, e che questa la si può modellare così come ha fatto col proprio corpo. Il Corpo, poi, è diventato lui stesso il dio della contemporaneità con tutto quello che comporta.

 

Così l’ex imprenditore edile si è presentato all’appuntamento con la Storia forte dell’assenza di giudizio dei suoi simili e con la convinzione che l’immagine che stava costruendo di sé sarebbe stata più forte e potente di qualsiasi altra forza in campo.

 

Una cosa di sicuro ha compreso seppure in modo intuitivo, mai profondo: la natura biopsichica dell’Italia, il paese della mamma, dell’eterno femminino, dell’immaturità, della credenza e dell’illusione. Una natura profondamente radicata nel nostro paesaggio, nel clima, nella forma stessa dell’Italia, lo Stivale che Berlusconi ha indossato senza colpo ferire, come se nessuno potesse arrestarne l’irresistibile ascesa.

 

SILVIO BERLUSCONI GIOVANE

Se nel Medioevo esisteva la credenza taumaturgica dei Re di Francia, capaci di guarire dalle scrofole la pelle dei sudditi, nella modernità, nel capitalismo, non può funzionare in modo analogo il tocco del Re Mida di Arcore e delle sue televisioni: il sogno di diventare belli e ricchi nel corso di una notte soltanto?

 

[…] Certo, c’era stato Mussolini con la sua politica dell’immagine, ma quella era una dittatura custodita dalla polizia segreta con carcerazione, confino e assassinio politico. Berlusconi è stato un uomo dei tempi nuovi, così nuovi che lui stesso non è stato sempre in grado di anticiparli e dirigerli. Tanto quanto è stato innovativo nella comunicazione, tanto è stato anche un uomo del passato. Forse proprio in questa commistione di futuro e passato, sta il segreto della sua durata nel tempo. […]

 

Cosa dire ora che il corpo del Capo ha cessato di vivere? Che era già un corpo morto? E non perché alimentato e conservato oltre sé stesso nella lotta con la malattia. Non è questo il tema principale che la scomparsa di Berlusconi ci pone.

 

IL DISCORSO DI SILVIO BERLUSCONI PER LA DISCESA IN CAMPO IN POLITICA NEL 1994

Nella società postmoderna nulla più scompare a causa della fine o della morte, ha scritto Jean Baudrillard, piuttosto “per proliferazione, contaminazione, saturazione e trasparenza”.

 

La morte, che pure batte implacabile alle porte, è stata da sempre esclusa dall’ordine dell’immaginario di Silvio Berlusconi. Morte e scomparsa sono due modalità diverse di “cessare d’essere”, ha scritto Zygmunt Bauman parlando della politica dell’immortalità del contemporaneo. Berlusconi è entrato nel regno warholiano della ripetizione: “Nel mondo in cui lo scomparire ha sostituito il morire, l’immortalità si dissolve nella malinconia della presenza, nella monotonia dell’interminabile ripetizione”. Il corpo del Capo resterà presso di noi nonostante che Silvio abbia preso congedo. Era proprio quello che voleva diventando Immagine.

mara carfagna silvio berlusconi

giorgia meloni silvio berlusconi matteo salvini

silvio berlusconi nel 1994un giovane Silvio Berlusconi che cantaMARCO BELPOLITIGIOVANNI LEONE E UN GIOVANE SILVIO BERLUSCONI

silvio berlusconi con dudu

Ultimi Dagoreport

meloni merz le pen trump

DAGOREPORT - NEI GIORNI IN CUI A BRUXELLES SI TIENE UN CONSIGLIO EUROPEO INFUOCATO, GIORGIA MELONI PERDE IL SUO UNICO ALLEATO: MERZ. SUL BILANCIO COMUNITARIO, IL CANCELLIERE TEDESCO VOLTA LE SPALLE ALLA DUCETTA, CHE SOGNA UN BILANCIO GONFIO, E SI ACCODA AL FRONTE DEI PAESI FRUGALI: "DOBBIAMO RIDURLO IN MODO SIGNIFICATIVO" - INOLTRE, LA MELONI, ORA CHE NON C'È PIÙ L'UNGHERESE VIKTOR ORBAN, SCONFITTO ALLE ELEZIONI DI APRILE, È RIMASTA L'UNICA A DIFENDERE IL DIRITTO DI VETO, CHE BLOCCA OGNI DECISIONE A BRUXELLES - A VIENNA SI SONO RIUNITE LE TESTE D'UOVO DEL VECCHIO CONTINENTE PER INTERROGARSI SUI TERREMOTI POLITICI CHE POTREBBERO SCUOTERE IL MONDO NEI PROSSIMI MESI: DELLE ELEZIONI ITALIANE, ANCORA SENZA UNA DATA, NEPPURE UNA PAROLA. A TOGLIERE IL SONNO AI POTENTONI EUROPEI SONO SOPRATTUTTO TRE APPUNTAMENTI ELETTORALI: ISRAELE, STATI UNITI E FRANCIA....

giuseppe castagna giancarlo giorgetti banco bpm credit agricole

DAGOREPORT - MENTRE GLI OCCHI DI TUTTI SONO PUNTATI SUL PALIO DI SIENA TRA MPS E INTESA, CON FARE SILENTE E QUASI ACCOMODANTE, COM’È IL LORO STILE, I FRANCESI DI CREDIT AGRICOLE STANNO ALLUNGANDO LE LORO MANINE SU BANCO BPM, SECONDO POLO BANCARIO ITALIANO PER RETE DI SPORTELLI - PER RENDERE L’ISTITUTO, CARO ALLA LEGA, NON PIÙ CONTENDIBILE (VEDI L’OPS DI UNICREDIT FERMATA A COLPI DI GOLDEN POWER), IL MINISTRO DEL MEF GIORGETTI HA PORTATO DENTRO IL CAPITALE SOCIALE DEL BANCO I FRANCESI, GIA’ A CAPO DEL GRUPPO CREDIT AGRICOLE ITALIA - UNA VOLTA RAGGIUNTO IL 29,3% DI BPM, NELLA TESTA DI PARIGI SPUNTA LA GENIALE IDEA: PERCHÉ IMBARCARSI IN UN’OPA ONEROSA SUL BANCO CARO AL CARROCCIO, QUANDO LO SI PUÒ ESPUGNARE “A GRATIS”, SENZA SGANCIARE UN EURO DI PREMIO AI SUOI AZIONISTI? - C’EST FACILE! BASTA FAR CREDERE CHE SIA BPM A COMPRARE CREDIT AGRICOLE ITALIA: IL BANCO INCORPORA LA CONTROLLATA DEI FRANCESI, E IL RISULTATO “POLITICO” È CHE GLI ITALIANI SI PRENDONO LA BANCA TRANSALPINA. IL PIÙ CLASSICO GIOCO DI PRESTIGIO…

giulia presutti

OCCHI FODERATI DI...PRESUTTI – DAL CASO DELLA DENUNCIA DI MOLESTIE SESSUALI NEI CONFRONTI DI NELLO TROCCHIA E SARA GIUDICE (ACCUSE POI ARCHIVIATE), ALLE DISCUTIBILI CENE AL "CEFALU’ BISTRO’" DI LAVITOLA, LA RESISTIBILE ASCESA (E REPENTINA DISCESA?) DI GIULIA PRESUTTI - LA 36ENNE GIORNALISTA RAI, DOPO AVER FATTO RIBELLARE LA REDAZIONE DI "REPORT", ORA FA INCAZZARE L'INTERO GRUPPO DI LAVORO DI “MI MANDA RAI TRE” -LA REDAZIONE DEL PROGRAMMA SI CHIEDE: PERCHÉ UNA GIORNALISTA COME LEI, CHE NON HA MAI CONDOTTO UNA TRASMISSIONE, DEVE PER FORZA CONDURRE? PERCHE' PAOLO CORSINI INTIGNA NEL VOLERLA "LANCIARE" A DISPETTO DEI SANTI? - LA PIACENTE GIULIA E' FIGLIA DEL POTENTE PIERCARLO PRESUTTI, DA 17 ANNI CAPO DELLO SPORT DELL'ANSA, E UOMO DI RELAZIONI TRASVERSALI NELLA ROMANELLA EDITORIAL-POLITICA...

marco caputo giovanni alibrandi rai radio

DAGOREPORT – RADIO RAI, UN UFFICIO DI COLLOCAMENTO PER AMANTI, MOGLI, AMICI DI: DAL CASO CLAUDIA CONTE ALL’INFORNATA DI BELLE E PROCACI GIOVANI SU RADIO2, C’È GROSSO MALESSERE A VIA ASIAGO – IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL PROSSIMO ANNO, È PARTITO IL SOLITO VALZER DI ABBOCCAMENTI CON LA POLITICA (ALCUNI DIRETTORI GIA' S'ALLISCIANO VANNACCI) – LE POLTRONE CHE TRABALLANO: MARCO CAPUTO, DIRETTORE DI RADIO RAI, E GIOVANNI ALIBRANDI, GRAN CAPO DI RADIO2, NOMINATO IN QUOTA LEGA MA POI ALLONTANATOSI DAL CARROCCIO - EMA STOCKHOLMA E LA NUMEROSA SQUADRA DI "BADANTI" AL SUO SEGUITO - LA GRANDE INFORNATA DI "INFLUENCER" E BONAZZE VARIE A RADIO2...

meloni vannacci manlio messina cateno de luca berlusconi

DAGOREPORT - SE IL CAMPO LARGO CONTINUA TAFAZZIANAMENTE A DARSI BOTTIGLIATE SULL'INGUINE, ESCLUDENDO UN GIORNO L’”INAFFIDABILE” RENZI, IL GIORNO DOPO IL “CONTIANO” ONORATO, DOPODICHÉ TOCCA DELEGITTIMARE L’’’ESATTORE” RUFFINI E IL “POLIZIOTTO” GABRIELLI, MELONI DIMOSTRA ANCORA UNA VOLTA DI POSSEDERE INTELLIGENZA POLITICA. NEL PURO SOLCO DEL BERLUSCONISMO D’ANTAN: MA PERCHÉ ESCLUDERE QUANDO SI PUÒ AGGIUNGERE? - E VOILÀ, HA RECUPERATO IL FEDELISSIMO MANLIO MESSINA CHE A SUA VOLTA HA AGGANCIATO IL MOVIMENTO GUIDATO DA CATENO DE LUCA, "SUD CHIAMA NORD" - L’OBIETTIVO DI CATENO (E MESSINA) È QUELLO DI RAGGIUNGERE IL 3% ATTRAVERSO UNA CAMPAGNA DI ARRUOLAMENTO DI ALTRI SINDACI, CONTROCANTO DEL PROGETTO CIVICO ITALIA MESSO SU DA ONORATO, MA NON ESCLUDENDO DI PORTARE NELL’ARMATA BRANCA-MELONI GLI AMICI UDC DI CESA E DI MASTELLA - E COSÌ, PER RIEQUILIBRARE I VOTI PERDUTI DEI BOLLITI SALVINI E TAJANI, E SEMPRE AUSPICANDO CHE LUNGO LA STRADA IL FENOMENO VANNACCI SI SGONFI, “GIORGIA BERLUSCONI” HA COMINCIATO AD ALLARGARE IL PERIMETRO DEL CENTRODESTRA, PRONTA AD ACCOGLIERE IL DIAVOLO (SE NECESSARIO) PUR DI ARRIVARE AL PREMIO DI MAGGIORANZA DEL 42%… - VIDEO

federico ruffo giulia presutti giuseppe malara

DAGOREPORT - DOVE C'È PRESUTTI, C'È SCAZZO: DOPO AVER FATTO RIVOLTARE LA REDAZIONE DI "REPORT", ORA FA INCAZZARE I GIORNALISTI DI “MI MANDA RAI TRE”! - LA REDAZIONE DELLO STORICO PROGRAMMA DI FEDEERICO RUFFO, CHE FA IL BOTTO DI ASCOLTI, È IN RIVOLTA: L’IMPOSIZIONE DELL'EX INVIATA JUNIOR DI "REPORT" ALLA CONDUZIONE DALL’ANTEPRIMA DEL SABATO MATTINA, VIENE VISTA COME UNO SCHIAFFONE – SI MORMORA DI UNO SCONTRO EPICO CON IL VICEDIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI, GIUSEPPE MALARA, CHE ALL’APICE DELLA DISCUSSIONE AVREBBE DETTO ALLA REDAZIONE: “O FATE COSÌ, OPPURE RESTATE AL MATTINO!” - QUEL CHE SI CHIEDE LA REDAZIONE DI "MI MANDA RAITRE" E': PERCHÉ UNA GIORNALISTA COME GIULIA PRESUTTI CHE NON HA MAI CONDOTTO UNA TRASMISSIONE, DEVE PER FORZA CONDURRE? PERCHÉ NON LIMITARSI A COLLOCARLA COME INVIATA? PERCHÉ DARLE AD OGNI COSTO UN PROGRAMMA (O UN SUO FRAMMENTO) ANCHE A COSTO DI UN TERREMOTO? AH (NON) SAPERLO…