ignazio marino alla manifestazione antimafia

MARINO TORNA A ROMA ACCOLTO DALL’INSOFFERENZA DEI ROMANI E DA UN AVVISO DI GARANZIA: E’ STATO ISCRITTO NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI PER DIFFAMAZIONE PER AVER INVITATO, IL 21 GIUGNO ALLA FESTA DELL'UNITÀ I POLITICI DI DESTRA A “TORNARE NELLE FOGNE”

 

 

 

 

1. MARINO È PURE INDAGATO. ROMA LO FISCHIA: «AL VOTO»

telecamere puntate sul palco della manifestazione antimafiatelecamere puntate sul palco della manifestazione antimafia

Roberta Catania per “Libero Quotidiano”

 

Cosa c' è di peggio che dover tornare a Roma dopo avere trascorso le peggiori vacanze della propria vita che sono costate faccia, credibilità e probabilmente carriera politica? Trovare un avviso di garanzia che ti aspetta sulla scaletta dell'aereo.

 

piazza don bosco   manifestazione antimafia capitalepiazza don bosco manifestazione antimafia capitale

E' quello che è successo ieri a Ignazio Marino, atterrato a Fiumicino dopo i famigerati 20 giorni di ferie durante i quali ci sono stati i funerali show del boss dei Casamonica e il Consiglio dei Ministri che lo ha di fatto commissariato, affiancandogli il prefetto di Roma Franco Gabrielli, che, «tra un' immersione e l' altra» del primo cittadino, lo teneva informato al telefono di cosa stava accadendo nella città eterna. La ciliegina sulla torta di questa estate da dimenticare è arrivata ieri dalla procura presso il giudice di Pace di Roma, dove il sindaco della Capitale è stato iscritto nel registro generale per il reato di diffamazione.

 

matteo orfinimatteo orfini

«Un atto dovuto», si affretteranno a replicare dal Pd, almeno coloro che avranno ancora voglia di difendere Marino dopo questa stagione che ne ha segnato l' irrimediabile declino. E la brutta estate di Ignazio, ironia della sorte, ha avuto un picco negativo proprio il 21 giugno, quando alla festa dell' Unità, che si svolgeva nella splendida cornice delle terme di Caracalla, il sindaco era scivolato su dichiarazioni infelici, invitando i politici di «destra», coloro che lo avevano «preceduto» nella gestione della Capitale, a «tornare nelle fogne».

 

 

Lo sdegno collettivo per quel richiamo al feroce slogan «Fascisti, carogne, tornate nelle fogne», non aveva avuto un seguito concreto, a parte la querela di due di quegli esponenti, Fabrizio Santori e Fabio Sabbatani Schiuma, che il primo luglio, «con i fatti» e l' assistenza dell' avvocato Remo Pannain, avevano voluto «difendere l' onorabilità della destra» sporgendo querela negli uffici dei carabinieri della Stazione Prati.

piazza don bosco   romapiazza don bosco roma

 

Le indagini sono andate avanti qualche settimana, giusto il tempo di raccogliere le dichiarazioni del sindaco, frasi che a suo tempo erano rimbalzate su tutti i giornali con tanto di video nelle edizioni online, e l' iscrizione nel registro degli indagati (3923/15) è scattata.

 

Ora si attende che il pubblico ministero presso il giudice di Pace decida se chiedere l' archiviazione oppure il rinvio a giudizio per il primo cittadino: una mossa che non potrà accadere prima della fine del mese, quando scadranno i termini perchè altre persone possano denunciare Marino per lo stesso reato. «Offese», si legge nella querela di Santori e Schiuma, «che si ritengono gravissime, poichè provenienti dal sindaco di Roma, che dovrebbe essere sindaco di tutta la comunità cittadina e che invece offende un' intera parte politica (...) e i suoi simpatizzanti (...) attribuendo loro i termini dispregiativi di fascisti, carogne e topi di fogna».

la folla di piazza don boscola folla di piazza don bosco

 

La stagione è stata davvero calda per Marino e, forse, quando è arrivato anche il coinvolgimento indiretto nell' inchiesta di Mafia Capitale, per Ignazio è stato proprio il momento di staccare la spina. Pronti via, senza guardarsi indietro, alla vigilia di Ferragosto il sindaco era salito su un aereo che l' aveva portato oltreoceano. «Per una destinazione segreta per motivi di sicurezza», aveva spiegato il suo entourage, «così lontano per non fare vacanze con la scorta», aveva provato a giustificarsi lui.

 

Soprattutto quando si era saputo che era approdato nella sua amata America, con puntatina finale nel bel mare dei Caraibi, a fare quelle famose immersioni che hanno intermezzato le telefonate con il prefetto di Roma, che non ha mai smesso di tenerlo informato su ciò che accadeva intorno a quella poltrona rimasta vuota in Campidoglio.

 

Niente aveva infatti convinto il sindaco a tornare a casa e a interrompere le ferie. Non il funerale hollywoodiano di Vittorio Casamonica, il 20 agosto, neppure il Consiglio dei ministri che sette giorni dopo lo ha di fatto commissariato e men che mai la prima riunione per il Giubileo straordinario che tra tre mesi metterà a dura prova una macchina organizzativa che si rivela ogni giorno imperfetta.

il sindaco di roma ignazio marinoil sindaco di roma ignazio marino

 

Solo ieri Marino è tornato, appena in tempo per calarsi del bel mezzo dello show antimafia andato in scena in piazza Don Bosco, una fiaccolata organizzata dal Pd in risposta alle esequie che Ignazio aveva etichettato come «un funerale cafone» per il quale non avrebbe rinunciato alle ferie. E, ironia della sorte, il sindaco è tornato sull' argomento che in queste ore gli sta creando l' ennesimo grattacapo: «Abbiamo cacciato i fascisti, cacceremo i mafiosi».

 

matteo orfini alla manifestazione antimafiamatteo orfini alla manifestazione antimafia

Per fortuna che non ha aggiunto nulla su fogne e spazzatura, anche se nel primo pomeriggio, sul tavolo della prima Giunta che è tornato a presiedere, c' erano proprio tre dossier di primaria importanza e di stringente attualità: il Giubileo, l' Atac e, appunto, l' Ama. Nella riunione Marino ha elencato le priorità dell' amministrazione, insistendo sulla necessità di perseguire risultati visibili in tutta la città e non solo in centro per quanto riguarda pulizia, trasporti e interventi per il Giubileo. Forse ha capito che il gradimento nei suoi confronti è ormai sotto lo zero e, soprattutto, aiuto aiuto, l' estate nera del sindaco non è ancora finita: da qui al 21 settembre chissà che cos' altro può ancora succedere.

 

2. L' INVITO SU FACEBOOK A QUERELARE IL SINDACO

Rob. Cat. per “Libero Quotidiano”

 

il pubblico della manifestazione antimafia capitaleil pubblico della manifestazione antimafia capitale

«Adesso partirà una vera e propria Class Action contro il sindaco Marino e siamo disposti ad aiutare chiunque voglia unirsi a noi». Fabio Sabbatani Schiuma, già Consigliere comunale "Indipendente di Destra" e attuale segretario nazionale del movimento politico "Riva Destra", da oggi ripubblicherà sulla propria pagina Facebook il modulo per querelare il sindaco di Roma.

 

il pubblico del sit in antimafiail pubblico del sit in antimafia

«Per denunciare la grave offesa del primo cittadino alla destra», spiega Schiuma, «i termini scadranno il 21 settembre prossimo, a tre mesi dalle quelle frasi vergognose che ricordano un periodo buio del nostro Paese. Avevamo già pubblicato il prestampato e sappiamo che altri hanno seguito il nostro esempio. Adesso però», incalza Schiuma, «chiediamo a tutti coloro che si sono sentiti offesi a rafforzare la nostra denuncia».

 

3. «TORNATENE IN VACANZA BUFFONE, AL VOTO»

Enrico Paoli per “Libero Quotidiano”

 

Gli amanti del cinema capiranno al volo. Il pegggior film di Alvaro Vitali e Bombolo (ammesso che un peggiore ci sia) è sempre meglio della ignobile sceneggiata che il sindaco di Roma, Ignazio Marino, sta mandando in onda da quando è stato eletto primo cittadino della Capitale.

ignazio marinoignazio marino

Che non si merita questo «romanzo demenziale», dove un mix di supponenza e arroganza non fa ridere, ma piangere. Se decidi di fare il sindaco della prima città d' Italia, andando contro il tuo stesso partito, devi aver ben presente che hai più doveri che diritti.

 

Invece Marino, nel suo film all' incontrario, rovescia anche questa prospettiva, ottenendo (o pretendendo?) l' auto blu con la scorta sotto la scaletta dell' aereo che lo ha riportato in Italia dopo le lunghe vacanze ai Caraibi e la passerella inutile a New York con il sindaco della Grande Mela, evitare cronisti e romani. Per non dire dell' arrivo in Campidoglio, dove era atteso per una giunta di facciata, da una porta secondaria per dribblare tutti.

il palco della manifestazioneil palco della manifestazione

 

Legittimo, dicono dal suo staff. Già, più diritti che doveri. E allora la piazza, quella piazza che ha visto la sceneggiata dei Casamonica nel giorno del funerale del loro Re di Roma, si prende il diritto, sentendone il dovere, di gridargli di tutto, di più. «Tornate in vacanza, buffone».

«Pinne, fucile ed occhiali dove li hai, in macchina?». E poi la pancia, quella dura. «'Anfame».

 

ignazio marino in piazza don boscoignazio marino in piazza don bosco

«Forza Roma, dillo al tuo assessore». «'Annamo ar voto». «La città è nostra, non tua». «Te ne devi anna'». Un rosario di «complimenti», quello sciorinato da quanti animano la piazza, che farebbe impallidire chiunque. Quantomeno riflettere. Marino, invece, non impallidisce (ma forse è l' abbronzatura) e non mostra di riflettere. Sorride, stringe mani (poche), avanza in mezzo al quadrato che la scorta gli ha creato intorno. Un sindaco amato non bisogno di un piccolo esercito per scendere in piazza per dire frasi di una banalità sconcertante: «La presenza delle persone in questa piazza testimonia che Roma e una città antinazista, antifascista e antimafia. Abbiamo cacciato i fascisti e i nazisti cacceremo anche la mafia». Intanto i romani cacciano lui, al grido di «Bugiardo».

 

ignazio marino davanti ai fotografiignazio marino davanti ai fotografi

E la stessa manifestazione organizzata dal Pd romano (una qualunque sagra di Paese avrebbe avuto più seguito), è la dimostrazione plastica di come questa amministrazione, questo Partito pseudo democratico, è lontano dalla realtà. Dal mondo stesso nel quale i Casamonica sono cresciuti e prosperati.

 

Tanto che dal palco allestito davanti alla parrocchia Don Bosco, a parlare della famiglia finita nell' occhio del ciclone con il funerale di agosto, è una collega di Repubblica, Federica Angeli, che vive sotto scorta per quello che ha scritto e visto. Non Marino, figuriamoci Matteo Orfini, presidente del Pd e commissario della federazione romana.

 

Tanto l' uno quanto l' altro parlano solo davanti alle telecamere o direttamente in studio. Orfini, dopo la piazzata, è andato a La7 ospite di In Onda, il programma condotto da Tommaso Labate e David Parenzo. Il loro dovere è solo mediatico, il diritto dei cittadini di avere delle risposte non viene contemplato.

ignazio marino alla manifestazione antimafiaignazio marino alla manifestazione antimafia

 

E che sia arroganza, quella del primo cittadino della Capitale, lo dimostra un piccolo particolare. «Scusa, vorremmo salutare il sindaco», chiediamo al suo collaboratore chi scrive e il collega del Corriere della Sera, Goffredo Buccini. «Chiedo...».

 

Rapida consultazione, scambio di battute, poi Marino muove solo la testa per dire no, senza voltarsi. «Niente, mi spiace». Dettagli certo, ma che sono sostanza, visto che poco prima aveva calorosamente salutato il collega di una testata più amica, al quale ha concesso un' intervista nei giorni scorsi.

ignazio marino alla manifestazione antimafia di piazza don boscoignazio marino alla manifestazione antimafia di piazza don bosco

 

In fondo Marino è solo l'ologramma del sindaco di Roma. E mentre lui era in piazza a sfidare la piazza, sorvolata da un inutile elicottero che non lancia petali di rosa, al Viminale era in corso un vertice tra il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, e il prefetto di Roma, Franco Gabrielli, sul tema della sicurezza.

 

«Abbiamo fatto bene a non andare a fare da cornice allo show ipocrita del sindaco palombaro. Alla faccia della manifestazione apolitica», dice Alfio Marchini, leader e consigliere della Lista Marchini. Perfido, invece, Francesco Storace: «#donbosco non ha fatto miracoli stavolta», scrive su Twitter il segretario de La Destra «@ignazio marino dal neurologo americano hai trovato chiuso», chiosa lo stesso Storace. Meglio Bombolo e Alvaro Vitali.

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