giorgia meloni massimo giannini donald trump

“GIORGIA LA ‘SCIAMANA’ OGGI È IN TERRA INCOGNITA” – MASSIMO GIANNINI NEL SUO NUOVO LIBRO TRATTEGGIA L’ASCESA E LA CADUTA DELLA (EX?) “TRUMPETTA” MELONI: “LE COSE NON SONO ANDATE COME SPERAVA. L’AUTONOMIA DIFFERENZIATA L’HA FATTA A PEZZI LA CORTE COSTITUZIONALE, IL PREMIERATO FORTE È FINITO SU UN BINARIO MORIBONDO, LA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE TRA GIUDICI E PM È STATA BOCCIATA DAL POPOLO SOVRANO” – “IL PRESEPE TRUMPIAN-MELONIANO SI SGRETOLA, L’ARMADIO SOVRANISTA SI SVUOTA DEI FETICCI IDEOLOGICI E SI RIEMPIE DI SCHELETRI. ORA LA PREMIER PROVA A SMARCARSI DALL’ABBRACCIO MORTALE DEL TYCOON. MA È UNA FATICA…”

Estratto da “La sciamana”, di Massimo Giannini (ed. Rizzoli), pubblicato da "la Repubblica"

 

massimo giannini a otto e mezzo

“A Massimo, che con le sue critiche mi aiuta a crescere…”. È un giorno di maggio del 2021 e di buon mattino, appena entro in redazione mi ritrovo sulla scrivania un libro appena uscito.

 

Si intitola Io sono Giorgia – Le mie radici, le mie idee. In copertina c’è lei, immortalata in primo piano. Lo apro, e c’è questa dedica che mi fa effetto e mi fa anche piacere.

 

Soprattutto sorrido per la firma: “Giorgia – LA SCIAMANA”. Con Meloni abbiamo una lunga e lontana consuetudine. L’ho seguita per anni, soprattutto da quando ha fondato Fratelli d’Italia nel dicembre 2012.

 

MASSIMO GIANNINI - LA SCIAMANA

L’ho sempre apprezzata per la tenacia con cui ha condotto la sua interminabile traversata nel deserto, caricandosi sulle spalle un partitino che al suo esordio elettorale del 2013 prese l’1,95% e portandolo solo nove anni dopo sulla vetta più ambita e impensabile di Palazzo Chigi. E l’ho sempre criticata, imputandole una radicalità da destra estrema che nel passato non ha mai fatto i conti con la storia dalla quale proviene e nel presente non fa i conti con la realtà dalla quale fugge. Ma il rispetto non è mai mancato.

 

E penso che da lì nasca quella sua dedica di allora, e questo mio libro di oggi. Che ha la sola pretesa di raccontare, senza rancore, cosa non funziona nel dispositivo del potere meloniano.

 

Un potere originato da un Dna ideologico reazionario, settario e orgogliosamente minoritario, e nutrito attraverso un cordone ombelicale mai reciso non tanto e non solo dalla colleganza col fascismo di Mussolini, ma soprattutto dalla militanza nel Msi di Almirante.

 

donald trump come gesu e giorgia meloni - vignetta by vukic

Un potere che si addestra tra le pieghe di un ventennio berlusconiano, con il quale si innesta in modo solo all’apparenza innaturale. Un potere che si afferma cavalcando gli spiriti animali del sovranismo internazionale e individuando nelle burocrazie di Bruxelles la malattia, nel ritorno alle piccole patrie il farmaco, e nei leader eurofobici alla Orbán il medico impietoso.

 

Un potere, infine, che si consolida e probabilmente si consuma nella connessione politica - colpevolmente volontaria e consapevolmente identitaria - con la figura più tragica e titanica del nuovo millennio: Donald Trump. […]

 

L’idea del titolo di questo libro nasce da lì: la Sciamana Giorgia ha fatto la sua scelta allora e l’ha rifatta nel novembre 2024, quando Donald rivince le presidenziali e lei, la nostra presidente del Consiglio diventa la sua cheerleader e non si allontana mai dal suo amico onnipotente.

 

IL BACIO TRA GIORGIA MELONI E MARINA BERLUSCONI

[…] Come ha detto il primo ministro canadese Mark Carney al Forum di Davos del gennaio 2026, questa è un’era di rottura, non di transizione. È dentro questa rottura, in cui lo Sceriffo di New York è artefice e carnefice, che bisogna inquadrare il fenomeno Meloni. La parte di un tutto, senza il quale lei non si comprende e quello che fa, ha fatto o ha provato a fare non si giustifica.

 

Non si capisce il gravoso “vincolo esterno” subito con l’America Maga e l’omertoso silenzio su tutte le scempiaggini del suo Commander in Chief. Non si capisce la strampalata teoria sul “ponte” tra le due sponde dell’Atlantico e la testarda difesa del voto all’unanimità nell’Europa dei 27, la vagheggiata riforma del “premierato forte” e l’abortita riforma della giustizia, la scellerata operazione di outsourcing sui migranti deportati a Gjader e Shengjin, l’esasperata ubriacatura pan-penalistica dei decreti sicurezza, la cortigianeria della Rai sotto occupazione e l’idiosincrasia della premier per la libera informazione.

 

SILVIO BERLUSCONI E GIORGIA MELONI NEL 2011

Le cose non sono andate come la Sorella d’Italia sperava. L’autonomia differenziata l’ha fatta a pezzi la Corte costituzionale. Delle due leggi di revisione costituzionale, il premierato forte è finito su un binario moribondo, la separazione delle carriere tra giudici e pm è stata bocciata dal popolo sovrano.

 

Oggi la Sciamana è in terra incognita.

 

Il presepe trumpian-meloniano si sgretola, l’armadio sovranista si svuota dei feticci ideologici e si riempie di scheletri. Cominciano a cadere gli idola tribus del clan ultra-conservatore.

 

GIORGIA E ARIANNA MELONI - MEME BY EMILIANO CARLI

Cade Dio, perché Donald aggredisce il vicario di Cristo e costringe anche la cheerleader a sguainare la spada per difendere il Santo Padre. Cade la Patria, perché la fine di Orbán è un duro colpo all’Europa degli Stati-Nazione. E un po’ cade anche la Famiglia, visti i “sacrifici umani” tra i Fratelli tricolori richiesti a Santanchè, Delmastro e Bartolozzi, e poi anche le pulizie di Pasqua in Forza Italia imposte da Marina Berlusconi.

 

Ora la premier prova a smarcarsi dall’abbraccio mortale del tycoon. Ma è una fatica. C’è una fulminante vignetta di Stefano Disegni, che riassume al meglio i turbamenti di Giorgia, che agitata e stralunata dice «ahò, nun me potete chiede de rinnegà Trump, devo ancora finì de rinnegà Mussolini!».

 

Eppure un posto dove andare ce l’avrebbe ancora.

 

GIORGIA MELONI RINNEGA TRUMP E MUSSOLINI - VIGNETTA BY STEFANO DISEGNI

Se vuole provare davvero a recuperare lo scettro che le è miseramente scivolato di mano, Meloni ha una sola chance: rientrare nella “Casa Europa”.

 

Come ha scritto Ezio Mauro, è nell’Ue che si può e si deve giocare la partita decisiva. E la destra può ancora provarci, ricucendo i fili che la legano agli Stati Uniti ma rompendo le catene che la imprigionano a Trump. Questa sì, sarebbe l’unica scelta autenticamente “patriottica” che la Sciamana, pentita, potrebbe ancora fare.

ARIANNA MELONI ANDREA DELMASTRODONALD TRUMP E GIORGIA MELONI GAZA RIVIERA - DONALD TRUMP - GIORGIA MELONI - BENJAMIN NETANYAHU - MEME BY 50 SFUMATURE DI CATTIVERIA

massimo giannini otto e mezzo

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