di maio salvini mattarella

MATTARELLA E LA MANOVRA BOLLENTE - IL PRESIDENTE NON SA CHE PESCI PRENDERE: IL SENATO E’ STATO COSTRETTO A VOTARE UNA LEGGE DI BILANCIO CHE NESSUNO AVEVA LETTO, IN APERTA VIOLAZIONE DELL’ITER LEGISLATIVO - D’ALTRA PARTE RIMETTERE TUTTO IN DISCUSSIONE FAREBBE SALTARE IL COMPROMESSO SIGLATO CON L’EUROPA E I MERCATI… - I SENATORI PD DEPOSITANO IL RICORSO ALLA CONSULTA E SULL'ESERCIZIO PROVVISORIO...

Ugo Magri per “la Stampa”

 

salvini mattarella

Definire il presidente «preoccupato» sarebbe banale: solo chi non lo conosce può credere che, dopo avere insegnato il diritto parlamentare e averlo praticato in altre epoche da ministro per i Rapporti col Parlamento, Mattarella rimanga insensibile davanti a un Senato messo sotto le suole, costretto a votare una legge di Bilancio che nessuno aveva letto. E difatti, al Quirinale, la gravità dell'accaduto non sfugge.

 

Su cosa poi in concreto lassù si voglia fare, per rimettere le cose a posto, le bocche sono cucite. La presidenza non è stato mai luogo di spifferi, men che meno ora. Pare comunque escluso che Mattarella possa dare retta all' ex presidente della Consulta, Ugo De Siervo, che lo esorta a bocciare l'intera legge di Bilancio.

 

MATTARELLA E LUIGI DI MAIO

L'ipotesi estrema di negare la firma era già circolata a suo tempo, come suggestione di alcuni consiglieri presidenziali giustamente preoccupati che venisse fatto rispettare l'articolo 81 della Costituzione sul pareggio di bilancio; ma quel parametro, dopo tanti tira-e-molla con Bruxelles cui Mattarella non è stato estraneo, alla fine sembra salvaguardato. Per cui un rinvio alle Camere, motivato stavolta con la violazione delle regole parlamentari, rischierebbe di rimettere tutto in discussione, compresa la tregua faticosamente raggiunta con l'Europa e con i mercati. Troppe sarebbero le controindicazioni.

 

salvini mattarella

E d' altra parte, nemmeno si possono chiudere gli occhi (così ragionano i frequentatori del Quirinale) sull' articolo 72 della Carta, dove stabilisce regole precise dell' iter legislativo. Il dubbio che siano state travolte pesa quanto un macigno, tanto che un gruppo di giuristi Pd (Stefano Ceccanti, Francesco Clementi, Carlo Fusaro) è già mobilitato per studiare il ricorso alla Consulta. Secondo il costituzionalista Michele Ainis, ce ne sarebbero i presupposti. Se un domani la Corte costituzionale desse ragione ai ricorrenti, pure in questo caso le conseguenze sarebbero di vasta portata. Meglio evitare il rischio.

 

michele ainis col suo libro

PASSAGGIO STRETTO

Dunque, andrà cercata una via d' uscita. Dove? Nel passaggio stretto tra gli art. 72 e 81 della Costituzione. L'urgenza di varare la manovra non può andare a discapito delle garanzie democratiche. Sul Colle si attendono che un punto di equilibrio venga attivamente cercato. Sulla carta non mancano soluzioni. Secondo certi economisti non sarebbe un dramma se, pur di consentire l'esame della manovra, il dibattito alla Camera sforasse San Silvestro e il ritardo causasse qualche giorno di esercizio provvisorio. Anzi, i conti potrebbero addirittura migliorare, perché le spese sarebbero mensilmente limitate a un dodicesimo dell'anno precedente. Rallentare i tempi spetterebbe ai presidenti delle due Camere.

 

Escluso che Mattarella voglia sostituirsi a Casellati e a Fico, sebbene certi passaggi al Senato siano stati molto controversi. Né trova riscontri la voce secondo cui la firma presidenziale alla manovra sarà accompagnata da una lettera di biasimo per le umiliazioni inflitte al Parlamento: niente di tutto ciò risulta ancora deciso. La speranza per adesso è che si cerchi di rimediare.

 

2 - MANOVRA: RICHETTI, OGGI DEPOSITIAMO RICORSO A CONSULTA 

casellati fico conte mattarella

 (ANSA) - "Oggi con i senatori del mio gruppo firmiamo e depositiamo il #ricorso alla Consulta contro una legge di Bilancio approvata fuori dall'ordinario percorso parlamentare, senza che Commissioni (a partire da quella sul Bilancio) e Aula abbiano potuto anche solo toccare il testo. Un fatto grave, nella forma e nella sostanza. Una legge che dimentica i giovani, punisce i pensionati, abbandona le imprese. E aumenta le tasse per il volontariato e chi fa del bene. A favore di condoni e di chi prova a raggirare il prossimo". Così Matteo Richetti, del Partito democratico.

martina richetti

Ultimi Dagoreport

pier silvio berlusconi barbara d'urso

LA D’URSO VUOLE LA GUERRA? E GUERRA SIA – PIER SILVIO BERLUSCONI HA INCARICATO DUE AVVOCATI DI PREPARARE UNA CONTROFFENSIVA LEGALE ALLA POSSIBILE CAUSA INTENTATA DA “BARBARIE” - IL “SILENZIO” DI MEDIASET DI FRONTE ALLE SPARATE DELL’EX CONDUTTRICE SI SPIEGA COSÌ: MEGLIO EVITARE USCITE PUBBLICHE E FAR LAVORARE I LEGALI, POI CI VEDIAMO IN TRIBUNALE – A FAR INCAZZARE “PIER DUDI” COME UNA BISCIA, ANZI, UN BISCIONE, È STATO IL RIFERIMENTO DELLA CONDUTTRICE A PRESUNTE “CHAT” E CONVERSAZIONI PRIVATE, COME SE VOLESSE LASCIAR INTENDERE CHE CI SIANO REGISTRAZIONI E ALTRO... – I POSSIBILI ACCORDI DI RISERVATEZZA E LE LAGNE DELLA D’URSO, CHE DA MEDIASET HA RICEVUTO 35 MILIONI DI EURO...

marco gaetani claudia conte matteo piantedosi

FLASH! – ALLORA GIOVANNI DONZELLI, CAPO DELL’ORGANIZZAZIONE DI FDI, NON HA CACCIATO A CALCI IN CULO MARCO GAETANI, AUTORE DELL’INTERVISTA A CLAUDIA CONTE CHE HA SPUTTANATO L’IMMAGINE DEL MINISTRO PIANTEDOSI E DEL GOVERNO MELONI - ESILIATO PER UN PAIO DI MESI IN PUGLIA PER FAR SCEMARE LE POLEMICHE, IL 25ENNE PRESIDENTE DI GIOVENTÙ NAZIONALE A LECCE, LAUREATO IN SCIENZE POLITICHE CON UNA TESI SULLA COMUNICAZIONE DIGITALE DI DONALD TRUMP, HA RIPRESO LA SUA TRASMISSIONE SU "RADIO ATREJU", COME SE NULLA FOSSE – A QUESTO PUNTO, VIEN IL SOSPETTO CHE LO 'SCOOP' SIA STATO PILOTATO DA VIA DELLA SCROFA (MAGARI PER ANTICIPARE RIVELAZIONI ANCOR PIÙ DIROMPENTI? AH, SAPERLO…)

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)