emmanuel macron giorgia meloni matteo salvini

TRA MELONI E SALVINI, LA TENSIONE SI TAGLIA A FETTE. A RIMINI LA STATISTA DELLA GARBATELLA NON CITA MAI LA POLEMICA DEL LEADER LEGHISTA CONTRO LA FRANCIA E EVITA L'INCONTRO CON IL CAPITONE DOPO GLI ATTACCHI A MACRON RIPETUTI ANCHE IERI (“DIRE A UNA PERSONA CHE IO NON HO INTENZIONE CHE I FIGLI DEGLI ITALIANI VADANO A COMBATTERE IN UCRAINA NON È UN INSULTO MA UN RAGIONAMENTO”) - FONTI LEGHISTE RACCONTANO DI UN FALLITO TENTATIVO DEL VICEPREMIER DI CHIUDERE L'INCIDENTE. “CON GIORGIA CI SIAMO SENTITI AL TELEFONO”, ABBOZZA SALVINI, CHE PERO’ ARRIVA A RIMINI SOLO QUANDO LA PREMIER SE NE È GIÀ ANDATA – IN VISTA DELLA MANOVRA SALVINI APPROVA IL “PIZZICOTTO” ALLE BANCHE ANTICIPATO DA GIORGETTI (E CONTESTATO DA TAJANI) -  COME DAGO DIXIT, OGGI SALVINI, STRETTO TRA L’INCUDINE DI VANNACCI E IL MARTELLO DI MELONI, È UN ANIMALE FERITO E PERICOLOSISSIMO...

Alessandro Barbera e Francesco Moscatelli per la Stampa - Estratti

giorgia meloni al meeting di comunione e liberazione, a rimini foto lapresse 4

 

Fino a ieri mattina i vertici del Meeting avevano sperato in una visita più lunga di Giorgia Meloni: il protocollo di Palazzo Chigi aveva concordato una visita agli stand come avviene di norma per gli ospiti di governo.

 

Ma per la premier c'era da evitare l'incontro a quattr'occhi con Matteo Salvini, anche lui ospite dell'ultimo giorno della kermesse di Comunione e Liberazione. L'oggetto della disputa le parole del vicepremier leghista, che - ormai in campagna elettorale per le Regionali - aveva invitato il presidente francese Emmanuel Macron ad «andare lui con l'elmetto» in Ucraina.

 

Parole che Salvini ieri ha ribadito nonostante l'irritazione dell'Eliseo e la grana alla premier: dopo tre anni faticosi, i rapporti diplomatici con il francese erano tornati sereni. E così la visita di Meloni dura lo spazio del lungo intervento davanti ad un auditorium pieno e tutto a suo favore.

 

giorgia meloni al meeting di comunione e liberazione, a rimini foto lapresse 5

Voci raccolte fra i leghisti - ma non confermate - raccontano di un fallito tentativo del vicepremier di chiudere l'incidente. «Ci siamo sentiti al telefono tutto bene, ci vediamo domani a Roma», abbozza Salvini, che arriva a Rimini solo quando la premier se ne è già andata.

 

(...)

 

Meloni non cita mai la polemica con Salvini sulla Francia, anzi lo ringrazia per essere al lavoro ad un non meglio precisato «piano casa». Parla di «record» per l'occupazione femminile (il cui livello resta però fra i peggiori dell'Unione), invita a promuovere un cambiamento culturale «perché negli anni «troppi cattivi maestri» hanno smontato il ruolo della famiglia, arrivando a proporre «tesi deliranti» come il non mettere al mondo figli «perché inquinano».

 

l arrivo di giorgia meloni a rimini per il meeting di cl foto lapresse

Se la premier evita il bagno di folla, Salvini trasforma gli stand della fiera di Rimini nel suo personalissimo palcoscenico di fine estate. Fra un selfie e un test sul simulatore di volo dell'Enac, in cui cerca di farsi spiegare come avrebbe fatto uno dei due piloti del Boeing precipitato in India a spegnere entrambi i motori poco dopo il decollo, il segretario della Lega prova a riempire il vuoto creato da Giorgia Meloni.

 

Prima rilancia il progetto del ponte sullo Stretto, «serviranno sette anni ma lo facciamo davvero questa volta, attacca di nuovo Macron - «Lo inviterò ad attraversare il ponte come prima auto, possibilmente un bel Euro 2 di quelli che schizzano con il fumo nero» - poi ribadisce i piani del Carroccio in vista della manovra.

 

matteo salvini al meeting di rimini

Approva il «pizzicotto» alle banche anticipato dal ministro Giancarlo Giorgetti perché «tutti dovranno fare la loro parte» e «dei soggetti che lo scorso anno hanno guadagnato 46 miliardi di euro». Promette l'ennesima rottamazione delle cartelle esattoriali, nonostante le conseguenze sui risultati della riscossione dell'Agenzia delle Entrate. Salvini parla anche di regionali, uno dei dossier più divisivi nella maggioranza, in particolare del Veneto dell'uscente Luca Zaia, e non arretrando di un millimetro sulla richiesta di un candidato leghista: «Abbiamo molti amministratori da proporre».

 

Ciò che colpisce di più della giornata di Salvini è il modo disinvolto con cui torna più volte a mettere il dito nella piaga dei rapporti con l'Eliseo, una faccenda che ha irritato anche il collega vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. «Dire a una persona che io non ho intenzione che i figli degli italiani vadano a combattere in Ucraina e in Russia non è un insulto ma un ragionamento. Forse a Macron hanno tradotto male "taches al tram", una versione simpatica per dire vai avanti tu che mi viene da ridere. Il governo non manderà mai un soldato italiano a combattere».

 

A chi gli chiede dell'ipotesi di mandare gli sminatori italiani in Ucraina chiosa: «Prima la pace, poi parliamo del resto». Ed è lo stesso Tajani in serata a precisare, in vista del vertice di oggi a Palazzo Chigi: «Mandare soldati in Ucraina non è all'ordine del giorno». Disponibilità a partecipare alle operazioni di sminamento sì, ma «dopo la fine della guerra».

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