MEZZOBOCCHINO RISCHIA GROSSO: FLI SI E’ DISSOLTA E LUI RISCHIA DI DIVENTARE L’ACCOMPAGNATORE DELLA SUA FIDANZATA PIANISTA - ROTTURA TOTALE CON FINI: PER DIFENDERE IL “CAPO” INSULTA IL MINISTRO CANCELLIERI (“FUNZIONARIA DI PROVINCIA IN PENSIONE”) - DOPO IL DIVORZIO E’ PASSATO DI FIORE (QUEL BOCCIUOLO DI SABINA BEGAN) IN FIORELLINO (L’ATTUALE MOROSA HA 24 ANNI) - CHI CANDIDERA’ IL “BOTOLO RINGHIOSO NOTO AI PIU’ PER LA SPOCCHIA”?...

Giancarlo Perna per Lettera43

Nel mostrarsi iperzelante verso Gianfranco Fini, sua sola speranza di sopravvivenza politica, Italo Bocchino ha dovuto però costatare che per lui, anche da quelle parti, non c'è trippa per gatti. L'immagine della lotta felina per contendersi brandelli di budella fotografa la situazione in cui si dibattono i quattro gatti residui di Futuro e libertà - il partito finiano - per procacciarsi la rielezione nel 2013.

Bocchino, dunque, quando ha letto - è giornalista e sa sia leggere sia scrivere - su La Repubblica che il ministro dell'Interno, Anna Maria Cancellieri, giudicava, come tutti, uno spreco la scorta di Fini - nove uomini e nove stanze per due mesi in un tre stelle di Orbetello per vegliare sulle immersioni marine del presidente di Montecitorio - è sbottato.

CANCELLIERI, FUNZIONARIO DI PROVINCIA. Bocchino, lo vedremo, è piuttosto insolente di suo ma, se c'è di mezzo Fini, triplica per mostrare devozione. «Cancellieri», ha detto, «sa che le principali cariche vanno tutelate al massimo livello. Per seguire la scia dell'antipolitica ha violato i suoi doveri dimostrando che un funzionario di provincia in pensione non può guidare il Viminale». Nella bordata c'è molto della tempra malignetta di Italo, lesto a rinfacciare quelli che reputa punti deboli del malcapitato di turno.

Nello specifico, la carriera prefettizia tutta «provinciale», si fa per dire - Milano, Genova, Catania, eccetera - di Cancellieri e l'età, 68 anni, che ne fa, per l'appunto, una pensionata. Per capire: una volta prese di mira due funzionari del Popolo della libertà che aveva in antipatia definendoli - per il fatto che, non sposati, abitavano da anni insieme con figli - «coppia di conviventi». L'intenzione era di ferirli, fece invece la figura del poveraccio.

MONTI VALUTI UN CAMBIO AL VIMINALE. Torniamo a Cancellieri. Dopo averla bersagliata, Bocchino ha tirato le conclusioni: «Monti farebbe bene a valutare per il Viminale profili di veri e leali servitori dello Stato come De Gennaro e Manganelli, lasciando al suo destino chi ha dato pessima prova di sé». Insomma, un appello alla rottamazione della gioviale ministra per avere ammesso che 40 mila euro dei contribuenti al mese per vigilare su Fini con boccaglio e fiocina sono un'esagerazione.

Convinto di avere fatto un capolavoro in favore del capo, Bocchino si apprestava a riceverne le lodi. Il capataz, invece, a stretto giro ha replicato: «Ribadisco la mia piena fiducia nel ministro Cancellieri. Pertanto non condivido quanto dichiarato da Bocchino». Tiè. Se il 45enne napoletano vorrà tornare nel 2013 in parlamento - dov'è dal 1996 - dovrà fare da sé e non contare su Fini, già malconcio di suo dopo la rottura con Silvio Berlusconi due anni fa.

Non sparire, per Italo, sarà un'impresa. Infatti, è odioso ai più per la spocchia. Con la scissione dal Pdl, nel 2010, Bocchino che era un deputato di seconda fila, divenne il braccio destro - l'anima nera, secondo altri - di Fini. Ne fu il mazziere con tanto stile che provocò una scissione, nel già piccolissimo Fli, di colleghi stufi di dipendere da un botolo ringhioso, in lite con tutti.

LITE IN TIVÙ CON LUPI AI TEMPI DEL PDL. Una sera in tivù - era ancora vicecapogruppo dei deputati Pdl, ma già frondista - ebbe uno scontro con Maurizio Lupi, compagno di partito e vicepresidente della Camera. Non riuscendo ad averne ragione, lanciò a freddo: «Voi di Comunione e liberazione siete maestri nel prendere poltrone e vieni a fare la morale a me». Lupi, basito e offeso come cattolico, replicò: «Dimettiti. Non ti riconosco più come mio vicepresidente». E Italo, inviperito: «Sei un fascista e squadrista». In studio scoppiò una risata. Era infatti il bue che dava del cornuto all'asino, poiché dei due, l'ex missino, poi Alleanza nazionale, era Bocchino.

SCONTRO CON L'EX MINISTRO ROTONDI. Un'altra volta - la diaspora dal Pdl era già consumata - se la prese con Gianfranco Rotondi, ministro del governo Berlusconi e uomo mite. Oggetto del contendere era Nicola Cosentino, deputato del Pdl, accusato da 20 anni di camorra senza mai essersi difeso in un processo, detestato da Bocchino e suo rivale elettorale nei collegi malandrini tra Napoli e Casal di Principe.

Rotondi gli ricordò che, se Cosentino ha i suoi guai, lui stesso, Bocchino, era stato accusato (prima di essere assolto) di illeciti favoritismi verso l'imprenditore napoletano Romeo. La replica di Italo lasciò allibiti. Dalla strozza stridula uscì un urlo: «Tu non sai vivere. Me ne ricorderò. Finiscila o te la faccio pagare». Fece l'impressione di un guappo. Acqua passata.

FAMOSA LA LIAISON CON SABINA BEGAN. Se escludiamo l'episodio Cancellieri, da circa un anno le cronache si occupano di Italo solo nella sua veste di Casanova. Dopo la separazione dalla moglie e produttrice tivù, Gabriella Buontempo, a causa del flirt con Mara Carfagna, si è trasformato in cicisbeo a tutto tondo e vola di fiore in fiore, assetato d'amore. Ha avuto una prima storia sbagliata con tale Sabina Began, nota come l'Ape regina dell'harem di Berlusconi.

La gentildonna ne rivelò i particolari ai giornali, mostrando gli sms di Italo. Uno di questi suona: «Sono sensibile e quando mi tratti male soffro». Un altro: «Mi vuoi perché te lo chiedo o perché mi desideri?». Finita la liaison, Began dichiarò: «Mi sono lasciata sedurre, ma ho subito capito che non era alla mia altezza spirituale», aggiungendo che Italo l'aveva scorrazzata con auto blu e scorta. Bocchino l'ha querelata.

LA STORIA CON LA PIANISTA DI 24 ANNI. Oggi, pare che lo statista abbia trovato serenità con una pianista 24enne, Vanessa Benelli Mosell. La giovane ha fatto sapere che sulle prime fu restìa. «Mi sembrava che avessimo stili di vita troppo diversi», ha raccontato, «ma lui si è fatto in quattro. Veniva a trovarmi a Londra, mi portava a cena, ai concerti, al cinema». Speriamo che un giorno non ci riveli che i voli per Heathrow erano quelli gratuiti dei deputati.

 

 

ITALO BOCCHINO ROBERTO MENIA ITALO BOCCHINO SALVATORE TATARELLA Bocchino Spy Ronchi e Bocchino BOCCHINO A PANAREA DAL CORRIERE pausa caff per Bocchino Granata e Bocchino

Ultimi Dagoreport

lavitola rossi corsini ranucci

RESPINTO IL RICORSO DI SIGFRIDO RANUCCI: NON CI SARA' NESSUN REINTEGRO, IL CONDUTTORE NON RIPRENDERA' IL SUO POSTO ALLA CONDUZIONE DI "REPORT" - DALLA RAI FILTRA "SODDISFAZIONE" - COSA FARA' ORA "SUPERMAN" SIGFRIDO, COME LO DEFINISCE LA POMPEIANA BOCCIA? A CONDURRE LA PRIMA PUNTATA DI REPORT, L’8 NOVEMBRE, CI SARANNO CLAUDIA DI PASQUALE E DANIELE PIERVINCENZI - SU TROPPI COMPORTAMENTI RANUCCI E' ETICAMENTE INDIFENDIBILE. NON HA PIU' LA CREDIBILITA' PER PRESENTARE INCHIESTE SUL POTERE...

messina orcel donnet generali

DAGOREPORT - FINITO IL PRIMO TEMPO DEL RISIKO, CON LO STRAORDINARIO SUCCESSO DELL’OPAS DI INTESA SU MONTE DEI PASCHI DI SIENA, SI APRE IL SECONDO ROUND, QUELLO DECISIVO PER ESPUGNARE IL “FORZIERE D’ITALIA”, ASSICURAZIONI GENERALI - L’UNICO ISTITUTO BANCARIO CHE POTREBBE FAR SALTARE IL PIANO INTESA DI CARLO MESSINA E COMPAGNI È UNICREDIT, CHE HA CONVOCATO PER OGGI UN CDA STRAORDINARIO – PARE CHE IL BERSAGLIO DI ANDREA ORCEL SIA LA CONQUISTA DI BANCA GENERALI, DI CUI IL LEONE HA IN TASCA IL 51% - NESSUNO ESCLUDE CHE DOMANI ORCEL POSSA SPEGNERE I SOGNI DI GLORIA DI MESSINA, PORTANDO LA PARTECIPAZIONE DI UNICREDIT NEL LEONE, DAL 9 AL 29,9%, MAGARI RILEVANDO LA QUOTA DEL 10,15% DETENUTA DAL GRUPPO DEL VECCHIO/DELFIN IN GENERALI - NON È NEMMENO DA GETTARE NEL CESTINO L’OPZIONE DI UNA FUSIONE UNICREDIT-GENERALI PER DARE VITA A UNA BANCA-ASSICURAZIONE - NON È FINITA. SI ACCAVALLANO LE VOCI DI INTERLOCUZIONI A IOSA TRA UNICREDIT E CRÉDIT AGRICOLE…

meloni schlein calenda richetti bonetti rosato conte

“IL CAMPO LARGO È UN GRAVE PERICOLO PER L’ITALIA” – CARLO CALENDA RIBADISCE IL SUO NO ASSOLUTO ALL’ALLEANZA CON IL CENTROSINISTRA: “NON SIAMO MAI STATI NÉ SAREMO MAI NEL CAMPO LARGO”. VA BENE CARLETTO, MA CHE FAMO? “AZIONE” FARÀ LA TERZA GAMBA PER GIORGIA MELONI? O CORRERÀ DA SOLA CON IL RISCHIO DI ESSERE ININFLUENTE? - DAGOREPORT: NEL PARTITO DEL “CHURCHILL DEI PARIOLI”, RICHETTI A PARTE, SAREBBERO GIÀ PRONTI A LANCIARSI TRA LE BRACCIA DELLA MELONI. BONETTI, ROSATO E COMPAGNIA SPERANO CHE IL CENTRODESTRA RESTI SOTTO AL 42% PER OFFRIRSI COME STAMPELLINA. MA GLI ELETTORI “AZIONISTI” SOFFRIREBBERO UN PASSAGGIO A DESTRA: SI FIDANO PIÙ DI RENZI CHE DI MELONI, SCHLEIN E CONTE...

malara corsini monteleone

DAGOREPORT - ANTONINO, CHE TIPINO! - IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI PAOLO CORSINI S'E' STUFATO DI MONTELEONE, IL CUI PROGRAMMA "FILOROSSO" INANELLA UN FLOP DIETRO L'ALTRO - NEL TENTATIVO DI ALZARE GLI ASCOLTI, CORSINI HA CONSIGLIATO ALL'EX "IENA" DI CAMBIARE ROTTA: PIÙ SERVIZI, PIÙ INCHIESTE "ON THE ROAD" E MENO CHIACCHIERE INUTILI IN STUDIO. PECCATO CHE IL CONDUTTORE, IN VERSIONE TORTELLONE RIPIENO DI SÉ, ANZICHÉ DARE ASCOLTO AI CONSIGLI, VADA DRITTO PER LA SUA STRADA - SE GLI ASCOLTI NON MIGLIORERANNO, LA RAI CHIUDERA' "FILOROSSO" A FINE ANNO E POTREBBE SILURARE IL CONDUTTORE, PAGANDO UNA PICCOLA PENALE - LO SCAZZO TELEFONICO IN DIALETTO CALABRESE TRA MALARA E MONTELEONE E LA LUNGA LISTA DI FLOP BY ANTONINO...

giorgia meloni cateno de luca

FLASH! MELONI S-CATENATA: ACCORDO FATTO CON "SUD CHIAMA NORD", IL MOVIMENTO DI CATENO DE LUCA. A LEGGE ELETTORALE APPROVATA, GIORGIA PUNTA ANCHE SU CATENO, QUOTATO ALL’1,5%, PER RAGGIUNGERE QUOTA 42 SENZA VANNACCI - IL SINDACO DI TAORMINA, ALLE REGIONALI SICILIANE DEL 2022, HA PRESO (DA SOLO) PIU’ DI MEZZO MILIONE DI VOTI - LA PROSSIMA SETTIMANA SI FORMERA’ LA COMPONENTE ALLA CAMERA: A FRANCESCO GALLO SI UNIRANNO UN ALTRO PAIO DI DEPUTATI, TRA I QUALI MANLIO MESSINA, CHE RIENTRA IN “AREA MELONI” DOPO AVER LASCIATO IL GRUPPO DI FDI NEL 2025…

urne voto schede elezioni giorgia meloni antonio tajani matteo salvini elly schlein donald trump benjamin netanyahu pedro sanchez

DAGOREPORT – LA CONFUSIONE POLITICA ITALIANA HA RAGGIUNTO LA QUINTA DIMENSIONE, OLTRE LO SPAZIO-TEMPO: QUANDO SI VOTA? - MOLTI SONO CONVINTI CHE LA DATA DA CERCHIARE SIA GIUGNO 2027 (SALVINI E TAJANI PERMETTENDO) - MA CI SONO TROPPE VARIABILI, IN ITALIA E ALL’ESTERO, CHE POSSONO INFLUENZARE IL CALENDARIO ELETTORALE – LE TRE DATE CHIAVE PER IL FUTURO DELL'UNDERDOG DI COLLE OPPIO SONO: LE ELEZIONI IN ISRAELE DEL 27 OTTOBRE, QUELLE DI MEDIO MANDATO NEGLI STATI UNITI DEL 3 NOVEMBRE E LE POLITICHE IN SPAGNA DEL 29 NOVEMBRE - I DESTINI DI NETANYAHU, TRUMP E SANCHEZ SONO IN QUALCHE MODO LEGATI A QUELLO DELLL'ARMATA BRANCA-MELONI. I PRIMI DUE PERCHÉ GRANDI ALLEATI, AL NETTO DI QUALCHE “VAFFA”, IL TERZO PERCHÉ GRANDE NEMICO E PRINCIPALE RAPPRESENTANTE DEL PARTITO SOCIALISTA EUROPEO IN UE - NEL CASO DI UNA SCONFITTA DI TRUMP, SIA ALLA CAMERA SIA AL SENATO, BISOGNA CAPIRE CHE POTRA' SUCCEDERE: IL RISCHIO CHE GLI PARTA L'EMBOLO È ALTISSIMO...