''NESSUNO VENDERÀ L'ORO ITALIANO PER EVITARE GLI AUMENTI IVA''. BORGHI: ''PERCHÉ BANKITALIA NON VUOLE LA MIA NORMA CHE DICE CHE I LINGOTTI NON SONO SUOI MA DELLO STATO? LE AUTORITÀ INDIPENDENTI TENDONO A DIVENTARE AUTOREFERENZIALI. MA I SUOI AZIONISTI SONO BANCHE PRIVATE. E INFATTI L'INDIPENDENZA NON È SANCITA IN COSTITUZIONE'' - PADOAN: ''ANCHE SOLO L'ANNUNCIO DI VENDERE L'ORO CI FA SEMBRARE L'ARGENTINA PRIMA DEL CRAC''

 

1 - CLAUDIO BORGHI: «L'ORO È DELLO STATO, NON DI BANCA D' ITALIA E LO PROTEGGEREMO»

Antonio Grizzuti per “la Verità

 

claudio borghi selfie

Presidente Borghi, ieri dalle pagine del quotidiano La Stampa abbiamo appreso che il governo vuole vendere l' oro attualmente custodito da Banca d' Italia per scongiurare l' aumento dell' Iva

«È lo spin che vogliono far partire con tutte le forze: "Questi pazzi vogliono vendere le riserve auree perciò dobbiamo fermarli!". Ma la cosa non è assolutamente vera».

 

Pare di capire, dunque, che l' oro non si vende.

«L' oro non si vende, anzi si protegge».

 

Allora ci spiega che bisogno c' è di specificare che le riserve auree sono di proprietà dello Stato?

«Il solo fatto che la questione faccia tanto discutere, fa capire che c' è un gran bisogno di quest' interpretazione autentica. Sembra incredibile, ma non esiste un articolo di legge che specifichi chiaramente che le riserve auree dello Stato italiano sono di sua proprietà!».

 

Banca d' Italia afferma invece sul proprio sito che è «proprietaria» delle 2.452 tonnellate totali del prezioso metallo.

«E infatti è inquietante, anche se per fortuna il sito di Bankitalia non è legge. Vediamola come una semplificazione, ma a guardarla male potrebbe esserci anche del dolo.

goofy 7 alberto bagnai claudio borghi

Basti pensare che anche il direttore generale di via Nazionale, Salvatore Rossi, che dovrebbe conoscere meglio di tutti l' argomento avendoci pure scritto un libro, scrive che l' oro è sicuramente degli italiani, ma giuridicamente è di Banca d' Italia.

 

Nel momento stesso in cui si è sollevata la polemica, lo stesso Rossi ha affermato di recente che a decidere in materia dovrebbe essere la Bce. Una cosa gravissima, specie se detta da un dirigente del suo livello. Il cuore della mia proposta di legge è l' interpretazione corretta che viene data all' unica legge italiana nella quale si parla dell' oro (il Testo unico delle norme in materia valutaria del 1988, ndr), nella quale si dice che Banca d' Italia detiene e gestisce le riserve auree nazionali. Chiunque non sia in malafede comprende che la custodia di un bene è cosa ben diversa dal possesso».

 

Ma allora perché questa reticenza di Banca d' Italia a mettere nero su bianco la proprietà delle riserve?

«Sappiamo perfettamente che ogni organismo indipendente tende a diventare autoreferenziale. Quale interesse potrebbe avere Banca d' Italia, che si trova a gestire la terza riserva aurea del mondo, a riconoscere che non è di sua proprietà ma degli italiani?

lingotti d'oro

Non dimentichiamoci che con l' oro si sono fatte le guerre. C' è poi un altro problema. Gli azionisti di Banca d' Italia sono le banche private, e questo non è semplicemente un problema formale. Pensiamo al problema delle cariche, con il contestato rinnovo del mandato di Luigi Federico Signorini.

 

Ebbene, la proposta da parte dei vertici di Bankitalia arriva dal Consiglio superiore, che a sua volta è nominato dagli azionisti, vale a dire le banche private! Non è una questione da poco, perché ci sono stati due dioscuri della sinistra che hanno fatto danni su questo tema. Uno è Giuliano Amato, con la privatizzazione degli azionisti pubblici della Banca d' Italia; l' altro è stato Enrico Letta, che nella sua breve esperienza di governo ha pensato bene di rivalutare le quote in mano agli azionisti privati. Può darsi che le cose siano state fatte a caso, ma l' esperienza insegna che sotto può esserci un piano».

vincenzo la via, salvatore rossi, ignazio visco, valeria sannucci, luigi federico signorini, fabio panetta

 

Forse il timore è che la politica metta le mani sull' oro, come ha già provato a fare in passato.

«Benissimo: se il problema è questo, la nostra intenzione è quella di affiancare una proposta di legge che introduce la necessità di un' autorizzazione da parte della maggioranza qualificata del Parlamento ogni qual volta si intende alienare l' oro. Così anche il nostro caro Pd diventa coinvolto nell' operazione e togliamo questo alibi ridicolo».

 

La vicende della titolarità delle riserve si può inquadrare nella partita per le nomine?

«In realtà la proposta di normare la proprietà dell' oro è precedente. Da questo punto di vista, la vicende della nomine è solo tangenziale. Poi bisogna dire che l' indipendenza di quest' organo non è sancita nella Costituzione, come avviene per la magistratura.

L' articolo 47 è chiarissimo: è la Repubblica che «controlla l' esercizio del credito», non Banca d' Italia. Detto ciò, bisogna porsi anche il problema nel momento in cui l' autorità indipendente sbaglia.

 

LINGOTTI D ORO

Se il governo sbaglia, lo sappiamo tutti che gli elettori ne votano un altro. Ma se l' autorità indipendente sbaglia e non c' è nessuna presa d' atto di questo errore, a quel punto l' autorità diventa irresponsabile. È sotto gli occhi di tutti che negli ultimi dieci anni la gestione delle banche non sia stata ottimale: ci sembrava opportuno dare un segnale di discontinuità. Bisogna poi avere chiaro che se ci sono delle nomine che spettano al premier e al Consiglio dei ministri e che vanno ratificate dal Presidente della Repubblica, ciò non significa che a decidere debba essere quest' ultimo».

 

Sul tema degli sbancati, come commenta i problemi tecnici che metterebbero a rischio la fattibilità dei rimborsi, messi in rilievo da Alessandro Rivera, direttore generale del Tesoro?

Luigi Federico Signorini

«Negli altri Paesi si fanno le cose in totale autonomia, mentre in Italia sembra si faccia a gara a suggerire alle autorità straniere possibili criticità. Eppure la funzione dei tecnici dovrebbe essere quella di suggerire soluzioni. Il punto è questo: la volontà politica di procedere con i rimborsi c' è tutta e basterà a superare anche questo tipo di intralci».

 

 

 

2 - PADOAN: "LA VENDITA DEI LINGOTTI ITALIANI, PROPOSTA DEGNA DELL' ARGENTINA"

Alessandro Barbera per “la Stampa

 

Il mantra della comunicazione da ministro era l' elogio al «sentiero stretto» fra risanamento e crescita: un modo nobile per giustificare anche il deficit pubblico. Ecco perché a Pier Carlo Padoan la battuta sul tema viene facile: «Scorciatoie». Dell' idea di dismettere parte delle ricche riserve auree della Patria l' ex ministro pensa tutto il male possibile: «Questa vicenda la dice lunga sulla lungimiranza della maggioranza gialloverde».

 

L'oro della Banca d' Italia è vincolato a regole europee e internazionali. Basta questo a farle dire no? Non c' è ritrosia ideologica anche solo nel parlarne? In fondo la politica ha il diritto di esplorare ogni ipotesi tecnica.

«Quello è un patrimonio che dovrebbe essere intoccabile. E poco importa se quella custodita da Palazzo Koch è la quarta riserva al mondo: siamo anche il terzo debito pubblico del globo. Se passasse l' idea che i problemi di finanza pubblica si risolvono svuotando le casseforti il messaggio ai mercati sarebbe devastante».

pier carlo padoan

 

Addirittura devastante?

«La vendita delle riserve auree è assimilabile al finanziamento monetario del debito.

Che immagine offre un Paese se per sostenere la spesa corrente fa un' operazione del genere? Sarebbe un modo per avere la fama dell' Argentina prima del default».

 

Ogni governo si pone il problema di come ridurre lo stock di debito. Della riduzione delle riserve auree si parlò durante i governi Tremonti e Prodi. Cosa propone in alternativa? In assenza di crescita come si allenta il cappio del debito pubblico?

«Fossi nel governo tirerei fuori dal cassetto il progetto Capricorn della Cassa depositi e prestiti, il cui bilancio è fuori dal perimetro dello Stato. Se ne iniziò a parlare quando c' ero ancora io. Ci sono molte partecipazioni pubbliche che possono essere portate sotto il controllo di Cdp, riducendo il debito».

 

Quella che lei cita è operazione di maquillage contabile, peraltro già promessa da questo governo. È molto rischiosa: Eurostat (l' istituto di statistica europea, ndr) potrebbe costringere la Cassa a riportare tutte le sue passività a bilancio. C' è il rischio che il debito aumenti di 100 miliardi. Non è così?

«È così, per questo l' operazione va seguita con estrema prudenza».

 

VINCENZO LA VIA PIER CARLO PADOAN

In questi giorni esce un libro che ripercorre i suoi quattro anni al Tesoro. Nel racconto ammette alcuni errori dei governi Renzi-Gentiloni, e spiega che avreste potuto andare «più veloci» nell' implementazione di alcune riforme. Ciò detto faceva impressione allora e fa impressione oggi vedere gli elettori girare le spalle a chi governa nonostante i benefici: gli 80 euro, il reddito di cittadinanza. O no?

«Il parallelismo con il Movimento Cinque Stelle non mi convince, ma una cosa è vera: oggi l' elettore chiede di essere coccolato. Cerca benefici tangibili per sé. Se non li vede, si arrabbia».

 

Quella in cui siamo entrati è una recessione o si tratta solo di un rallentamento?

«Spero che il Paese eviti una recessione profonda. Da economista vedo però alcuni dati preoccupanti».

 

A quali dati allude?

SALVATORE ROSSI IGNAZIO VISCO

«A partire dall' estate scorsa gli investimenti privati si sono bloccati. Ciò significa che nei prossimi mesi il Paese ridurrà la propria capacità produttiva. Di solito questi sono i segnali premonitori di una recessione lunga».

 

Il governo come può ovviare?

«Dovrebbe aumentare gli investimenti pubblici, ma l' ultima versione della manovra li ha ridotti».

 

 

 

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