L’EURO ORMAI È UN MALATO TERMINALE - LA GRECIA HA I MESI CONTATI (FORSE DUE) PRIMA DI LASCIARE LA MONETA UNICA, IL SISTEMA BANCARIO SPAGNOLO È AL LIMITE DEL COLLASSO - L’INSTABILITÀ POLITICA È DILAGANTE: DALLA SLOVACCHIA ALL’OLANDA - FRA ULTRA-RIGORE E NIENTE CRESCITA, L’ASSE FRANCO-TEDESCO È UFFICIALMENTE FINITO, E I DUE PAESI NON SONO PIÙ D’ACCORDO SU NIENTE - STASERA LA RIUNIONE DELL’EUROGRUPPO PER CERCARE DI SALVARE IL SALVABILE…

Massimo Restelli per "Il Giornale"

La crisi di governo che imprigiona la Grecia rappresenta una mina pronta a esplodere nella pancia di Eurolandia: Atene ha risorse per resistere qualche mese - secondo alcuni analisti non oltre due - poi, in mancanza di un nuovo intervento da parte della Banca centrale europea e del Fondo monetario internazionale, la bancarotta diventerebbe una realtà, insieme all'addio all'euro.

Per quanto quello di Atene sia un dramma annunciato, i prossimi 60 giorni promettono quindi di essere decisivi per l'integrità di Eurolandia. Malgrado Bruxelles appaia maggiormente preparata rispetto a due anni fa ad affrontare il peggio, nelle sale operative ci si domanda se gli 800 miliardi concentrati nel Fondo Esm saranno realmente sufficienti a evitare il contagio.

Le Borse internazionali potrebbero quindi tornare presto a fare i conti con strappi repentini, provocati dal riaccendersi della guerra contro il debito sovrano europeo: malgrado la calma apparente di venerdì scorso, negli ultimi dodici mesi Piazza Affari ha ceduto il 33% e il 7% da gennaio. Non per nulla la casa di rating Fitch ha già lasciato intendere che potrebbe mettere sotto osservazione l'affidabilità del Vecchio continente, con la conseguenza di dare una sforbiciata ai Paesi ritenuti in bilico.

Uno scenario molto delicato sia per l'Italia, che da qui a fine anno chiederà al mercato di assorbire circa 140 miliardi di Btp e altre obbligazioni governative per rinfrescare il proprio debito pubblico, sia per altri Stati «periferici». A partire dalla Spagna, che è alle prese con una situazione al limite del collasso per il suo sistema bancario, cui si aggiungono i problemi di Irlanda e Portogallo. A Madrid il rapporto deficit-Pil, senza interventi correttivi, è destinato a restare oltre il 6% nel 2012 e nel 2013.

Il dossier greco e quello spagnolo saranno questa sera sul tavolo dell'Eurogruppo, chiamato a trovare una soluzione per favorire la ripresa dei consumi dopo la conferma dello stato di recessione per l'intero 2012. Molto in realtà, dipende da come si risolverà il dibattito in atto tra i Paesi membri per reinterpretare la linea del rigore di bilancio alla luce dell'ascesa dei socialisti in Francia.

Domani sera il neo presidente transalpino, François Hollande, cenerà a Berlino con la cancelliera Angela Merkel: si tratta poco più di un incontro preparatorio, ma lo scontro a distanza è già incominciato. Da un lato il ministro tedesco, il «falco» Wolfgang Schaeuble, ha premesso che il «fiscal compact» non può esser messo in discussione. Dall'altro, l'ala radicale dei socialisti francesi ha replicato che Frau Merkel «non può decidere da sola le sorti dell'Europa». La priorità, secondo Parigi, è «rinegoziare» il trattato europeo pensando al rilancio dell'economia, superando il «rigore» e l'austerity.

A dispetto della sintonia difesa dal governo Sarkozy, Parigi e Berlino non sono insomma più d'accordo quasi su nulla. Ulteriori incognite sono poi rappresentate dalla Slovacchia, dove si è insediato un governo socialista, e dall'Olanda, dove sono previste a breve nuove elezioni: il governo dell'Aia era ancora più intransigente di quello tedesco nel pretendere disciplina e rigore dai Paesi del Sud.

Resta quindi da capire come l'Europa calibrerà il rigore fiscale, che Berlino considera una pietra angolare dell'Europa, con la priorità di evitare il collasso della moneta unica: il premier Mario Monti avanzerà la proposta italiana di escludere per tre anni dal patto di bilancio gli investimenti produttivi. In gioco c'è, però, anche il nuovo assetto di comando europeo: sempre ieri, lo stesso Schaeuble si è infatti detto disponibile a guidare l'Eurogruppo, subentrando all'uscente Jean-Claude Juncker.

A quel punto resterebbe da ridisegnare anche il vertice del Fondo salva-Stati ora in mano al tedesco Klaus Regling.

 

 

euro_cappioCRISI GRECIA MANIFESTANTI IN PIAZZA CONTRO LE MISURE DEL GOVERNO spagna_protesteIL PRIMO MAGGIO DI FRANCOIS HOLLANDE jpegANGELA MERKELWolfgang SchaeubleJEAN CLAUDE JUNCKER CON ANGELA MERKEL

Ultimi Dagoreport

marco gaetani claudia conte matteo piantedosi

FLASH! – ALLORA GIOVANNI DONZELLI, CAPO DELL’ORGANIZZAZIONE DI FDI, NON HA CACCIATO A CALCI IN CULO MARCO GAETANI, AUTORE DELL’INTERVISTA A CLAUDIA CONTE CHE HA SPUTTANATO L’IMMAGINE DEL MINISTRO PIANTEDOSI E DEL GOVERNO MELONI - ESILIATO PER UN PAIO DI MESI IN PUGLIA PER FAR SCEMARE LE POLEMICHE, IL 25ENNE PRESIDENTE DI GIOVENTÙ NAZIONALE A LECCE, LAUREATO IN SCIENZE POLITICHE CON UNA TESI SULLA COMUNICAZIONE DIGITALE DI DONALD TRUMP, HA RIPRESO LA SUA TRASMISSIONE SU "RADIO ATREJU", COME SE NULLA FOSSE – A QUESTO PUNTO, VIEN IL SOSPETTO CHE LO 'SCOOP' SIA STATO PILOTATO DA VIA DELLA SCROFA (MAGARI PER ANTICIPARE RIVELAZIONI ANCOR PIÙ DIROMPENTI? AH, SAPERLO…)

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)

beatrice venezi

DAGOREPORT! UNA NOTTE CON "BEATROCE" VENEZI: LA "FU BACCHETTA NERA" RICICCIA NEL RUOLO DI PRESENTATRICE DEL PROGRAMMA DI ''SKY ARTE", “RINASCIMENTI SEGRETI” - NON STIAMO SCHERZANDO, MEGLIO DI UNA DILETTA LEOTTA, LA VENEZI, CHIODO DI PELLE NERA E PANTA ADERENTI, RIPRESA PIÙ DA DIETRO CHE DA DAVANTI, HA VOCE SUADENTE, LEGGE IL GOBBO CON CAPACITÀ E GUARDA IL TELESPETTATORE CON UNA CERTA INNATA MALIZIA - ALLA VENEZI ANDREBBE AFFIDATO UN PROGRAMMA PER LA DIVULGAZIONE DELLA MUSICA CLASSICA, NON LA FENICE! SAREBBE DI AIUTO PER LA SOLITA TIRITERA DI “AVVICINARE I GIOVANI ALLA MUSICA CLASSICA”. L’AMICHETTISMO FA SCHIFO, MA SE INOLTRE GLI AMICI LI METTI FUORI POSTO, DALLA BACCHETTA AL PENNELLO… - VIDEO