NONNA PINA NON SI MUOVE E LASCERÀ IL MINISTERO SOLO SE LETTA E NAPOLITANO LA CACCIANO: “NON MI DIMETTO NEANCHE PER SOGNO”

Liana Milella per "la Repubblica"

Dimettersi? «Nemmeno per sogno...». Pentirsi? «E di che? Di non essermi accollata la responsabilità di un possibile suicidio?». Raccomandata da Berlusconi? «Non vi permettete neppure di sporcare la mia carriera». Un figlio raccomandato? «Giù le mani da lui». Rifare tutto? «E certo, dalla A alla Z». Per Anna Maria Cancellieri il caso Cancellieri non esiste. Per questo, dopo due giorni di silenzio, adesso parla. Alle 12, al ministero, c'è solo lei. Per un'ora e più, prima di correre a Chianciano, non evade una sola domanda di Repubblica.

Palazzo Chigi non vuole «ombre »...
«È una forma di chiarezza e onestà. Vogliono fugare ogni dubbio. Io sono molto tranquilla, convinta di aver agito bene e di non aver fatto nulla che non fosse più che regolare. Certo, se poi il gioco è politico, allora decidono altri».
Ha pensato a dimettersi?

«Non ho nulla di cui vergognarmi e per cui dimettermi. La mia coscienza è assolutamente limpida e trasparente. Ma siccome sono al servizio dello Stato, se fosse necessario non avrei alcun esitazione a dimettermi, ma mi devono prima spiegare perché».

Che significa?
«Io servo il Paese finché ne ha bisogno, ma se devo diventare un peso torno a casa mia dove sto benissimo».

Davvero è convinta che non ci siano zone oscure nel suo comportamento?
«Io non ho fatto nulla, per questo dico che non ho alcuna ragione per dimettermi. Ho insistito per riferire in Parlamento al più presto prima di andare a Milano per rioperarmi al braccio sinistro che mi trascino senza vita da settimane».

E allora cos'è successo, dalla sua amicizia con i Ligresti, a quella telefonata di solidarietà con la Fragni?
«Innanzitutto sono amica del medico Antonino Ligresti, e chi conosce la famiglia sa cosa vuol dire. Dal rapporto con lui è nato il contatto con quella di Salvatore. Ho conosciuto la compagna. Ho sentito il bisogno, sotto il profilo umano, di farle una telefonata perché il marito ultra ottantenne e malato era stato arrestato. Non sono entrata nel merito dell'inchiesta. Ho parlato con lei come mi è accaduto di parlare con le mogli di altri detenuti. Essere ministro non significa dimenticare l'aspetto umano ed essere un automa».

Non ritiene che un Guardasigilli debba stare dalla parte dei magistrati e non degli arrestati?
«Chi dice questo? C'è un mio comportamento che fa pensare che fossi a favore dei Ligresti? Cosa ho detto o ho fatto che faccia pensare che fossi contro i giudici? Se ci fosse stato anche solo un segale di una mia interferenza non avrebbero forse reagito? Non c'è stato nulla, nulla, nulla, solo una solidarietà umana. Non possiamo dimenticare che siamo persone».

Fino al punto di dire «farò tutto quello che posso»?
«Era solo per dire che ero vicina al suo dolore. Erano anni che non la sentivo. Trovo disumano che si voglia strumentalizzare un comportamento cristallino ».

Come mai ha chiamato per prima?
«Io dovevo dare solidarietà, non lei chiedermela, era normale".

Ha fatto scarcerare la nipote però.
«Distinguiamo i due momenti. Prima c'è quella telefonata. Poi mi chiama Antonino per Giulia, anoressica, a rischio di un gesto inconsulto. Ho fatto quello che un ministro della Giustizia deve fare, controllare che in carcere tutto fosse in regola».

L'avrebbe fatto per chiunque?
«E se fosse morta? Se non avessi fatto nulla i magistrati mi avrebbero chiesto conto della mia inerzia. Non voglio ricordare altri morti per disattenzione dello Stato, ma il caso Biagi se lo ricordano tutti. Io non voglio avere responsabilità ».

Lei ha difeso un detenuto eccellente, che aveva il suo cellulare. Tutti possono chiamarla e lei si dà da fare per tutti?
«Alla mia mail arrivano di continuo lettere e non restano inevase. Un centinaio negli ultimi tre mesi. Nelle visite in carcere ho raccolto segnalazioni di tantissimi detenuti. Non mi possono dire adesso che mi occupo solo di Giulia Ligresti ».

Ma qui è in ballo un'amicizia e pure un figlio che ha lavorato per queste persone.
«Lo ripeto e lo sottoscrivo, il mio rapporto era con Antonino. Quanto a mio figlio Pier Giorgio la procura di Torino ha fatto un inchiesta. Andate a leggete gli atti. Capirete che galantuomo è».

Non è invece uno che ha fatto carriera grazie alla madre potente prefetto e a cui i Ligresti hanno fatto un favore?
«La sua storia è cristallina. Tutta la sua carriera frutto delle sue capacità. Io non c'entro nulla. Ha lavorato nelle più importanti banche straniere, non è mai stato assunto grazie alle mie conoscenze, e mi fa impazzire che lo si possa solo pensare».

E la sua liquidazione da 3,7 milioni di euro?
«Era un contratto, privato non pubblico, con la liquidazione prevista a monte. Qui siamo ormai alla caccia alle streghe».

Dunque il suo caso non esiste?
«Sulla notizia giornalistica, che doveva finire com'era nata, si sono innestati interessi politici che l'hanno strumentalizzata, con l'obiettivo di colpire il governo di larghe intese».

Denuncia un attacco politico?
«Sì, lo è. Ci sono persone che hanno motivi di rancore nei miei confronti, perché ho sciolto comuni per mafia e fatto pulizia negli enti corrotti. Continuano a dire che sono intervenuta sui magistrati, ma non è vero, basta sentire Caselli. Non c'è serenità nel valutare i fatti, s'infanga una persona senza pensarci ».

È vero che per fare carriera ha chiesto aiuto a Berlusconi?
«Mai. Fate pure un'inchiesta. Non ho mai chiesto aiuto a nessuno. È un'offesa professionale che non accetto, la mia forza è stata sempre quella di non avere sponsor. Chiamate pure i ministri con cui ho lavorato, Napolitano compreso. Sono talmente tranquilla che divento una bestia, una carriera intemerata non può essere macchiata così».

Allora cosa vuol dire la Fragni quando dice «perché ti lamenti se lì ti ci ha messo quello lì?»?
«Mi dispiace, ma non so di cosa stesse parlando».

La sua telefonata non è come quella di Berlusconi per Ruby?
«C'è una bella differenza, io sono il responsabile diretto della vita dei carcerati, mi sono mossa per il rischio di un suicidio. Quella di Berlusconi era un'altra cosa».

Ha parlato con Letta?
«Sì, gli ho detto che non ho nulla da nascondere. Lui è molto sereno, non ha drammatizzato».

Il Pd non sembra altrettanto sereno...
«È un problema politico....Racconterò la verità, non ho nulla da nascondere, se vogliono mi credono».

Alfano è rimasto, la Idem si è dimessa. Non ritiene che la figura del Guardasigilli sia ormai macchiata?
«Se qualcuno ritiene che non sia adeguata me lo deve dire e io me ne vado. Ma mi devono dire anche perché».

Non ha pensato che poteva essere intercettata?
«Ma io vivo con la certezza di esserlo...».

Oggi rifarebbe quella telefonata?
«Certo, perché era corretta, era solo solidarietà a un amica. Bisogna essere molto duri e determinati quando ci sono fatti e comportamenti non corretti, ma se tutto questo non c'è, ed è documentato che non c'è, allora si rischia solo l'accanimento. Io conosco le mie responsabilità, so quello che posso e non posso fare, ma non sono disposta a rinunciare alla mia umanità».

 

 

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