L’ARTIGLIO DELLA PALOMBA – LA GRANDE IPOCRISIA PARACULA DELLA SOCIETÀ CIVILE ROMANA: PASSA DA “LA POLITICA FA SCHIFO” AL “CIONAMICO” PER TROVARE LA CASA DELL’ENTE, AFFIDARE I SOLDI IN NERO AI MADOFF DEI PARIOLI, CEMENTIFICARE L’ARGENTARIO

Barbara Palombelli per "il Foglio"

La corruzione. Tema intrigante, per i borghesi romani. Si scatenano su Facebook e Twitter contro i corrotti, pubblicano foto della banda Bassotti, inneggiano a gogne, esecuzioni, rivoluzioni, vorrebbero la presa di Montecitorio. Liberi, finalmente di fare politica (che sul serio non l'hanno fatta mai, si guadagnava troppo poco). Loro sì che saprebbero risolvere tutto, non quegli incapaci che ci hanno ridotto così.

A cena, nei ristoranti dove vedi quelle belle tavolate col chirurgo, il commercialista e la signora mia ingioiellata, si urla contro il degrado. Loro, quelli del Palazzo, sono tutti uguali, un magna magna, fanno bene i forconi, i grillini... magari a fine serata ci si sente meglio: come si digerisce bene, accusando la Casta.

Tornati a casa, si sogna la sopraelevazione abusiva, il terrazzino chiuso, l'occupazione del solaio condominiale, la trasformazione della portineria in una garçonniere da affittare in nero. In vacanza, si va in villa, a Fregene (terreni demaniali, canoni irrisori), nel parco del Circeo (dove i processi contro l'edificazione di case e piscine si moltiplicano ogni estate), all'Argentario (dove le rocce sono state bombardate nei decenni, chiusi gli ingressi pubblici, asfaltate le mulattiere). Il romano è così, la parola chiave è "cionamico".

Trenta anni fa, scoppiò lo scandalo degli esami comprati - oggi tornato a galla per casi di cronaca che hanno riguardato Antonio Mastrapasqua e Angiola Armellini - lo ricordo perfettamente, erano coinvolti ragazzi e amici carissimi. Cionamico era allora un bidello (la piccola borghesia che si organizza) che riusciva a vendere e comprare gli esami più tosti della facoltà di Economia alla Sapienza.

Dire che lo sapevano pure i muri è dire una cosa ovvia, erano i tempi del sequestro Moro - la Casta veniva gambizzata, uccisa, rapita - e i papà e le mamme dei Parioli cedevano al figlio/a per garantirgli una professione. Il figlio somaro era ed è un dramma, ma almeno oggi ci sono università di serie B (allora ti dovevi beccare la Sapienza per forza). Era corruzione? Andrebbe chiesto agli ex studenti.

Spesso li senti gridare - chi a Miami, chi a Cortina - contro le tasse. Loro affidano i loro soldi (reduci dalla Svizzera via scudo o via spallone) ai vari Madoff, Paganini Marana (il broker suicida che ha fatto sparire decine di milioni di euro che gli erano stati affidati) e a quelli che staranno occupando i posti lasciati liberi.

Sempre maledicendo la politica, cionamico che mi trova la casa dell'Ente - meglio se in via Margutta, le più ambite - cionamico che mi fa i lavori di casa (dirigenti tv, giornalisti e amici carissimi hanno risparmiato sui restauri di appartamenti di Propaganda Fide, sempre denunciando gli altri, i poveri Fiorito, che almeno ci hanno messo e rimesso la faccia).

Il filippino della villa sull'Appia (anche quella parco archeologico vincolato, e lo so bene perché il marito sindaco espropriò quasi gratis alcuni ettari a mia madre e alla mia famiglia, colpevoli di essere stati onesti e non avere edificato sulle rovine come hanno fatto tutti) è spesso senza permesso.

La signora che magari adesso vota Grillo, perché non se ne può più, spiega che così sono più obbedienti e magari non possono andare un mese a casa, dunque pure in agosto guardano i golden retriever che in barca impelano. Intendiamoci: non voglio condannare nessuno. Vivo e sguazzo in questo ambiente, ascolto, rido, sono i miei amici e i miei parenti. Mi rassegno al qualunquismo, cercando magari ogni tanto di farli ragionare, ma è impossibile. Si sentono giusti, onesti e perfetti, danno tutte le responsabilità al potere degli eletti.

La società civile della Capitale pasticcia fra morale privata e morale pubblica dai tempi dei sette re. Scandalizzarsi è inutile, non giudico ma stanno esagerando: come moralizzatori non sono credibili. Come racconta l'adorato Andrea Carandini nei suoi saggi archeologici, le mogli dei due re Tarquini erano molto simili alle signore che cenano fra Moro e Bolognese.

Proprio identiche: usavano le bighe come oggi i Suv per sbaragliare le nemiche, edificavano anche nelle strade sacre e alle terme (i centri benessere di oggi) si vantavano dei loro delitti. Forse non dicevano: come siamo caduti in basso. Stavano inventando la società civile.

 

Barbara Palombelli BEPPE GRILLO INCONTRA LA STAMPA ESTERAuniversit la sapienza villa abusiva02 Benvegnu Guaitoli CorseraFRANCO FIORITO PROFESSOR CARANDINI

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