LA PARMA A CINQUE STELLE DI PIZZAROTTI - L’ELEZIONE INASPETTATA, UN VELOCE CORSO DI AMMINISTRAZIONE PER CERCARE DI CAPIRCI QUALCOSA, LE NOMINE PER CURRICULUM DISASTROSE - UN SACCO DI TEMPO E ANCORA NIENTE DI FATTO - CAMILLO LANGONE: “IL GRILLINO È IL CLASSICO NERD CHE SI FIDA SOLO DELLA RETE: NON LEGGE LIBRI NÉ GIORNALI. UNA CULTURA DA SCUOLA RADIO ELETTRA AGGIORNATA ALL’OGGI”...

Roberto Di Caro per "l'Espresso"

BEPPE GRILLO E PIZZAROTTI

Jeans e camicia, il nuovo sindaco Federico Pizzarotti, trentanovenne tecnico elettronico responsabile informatico in una banca emiliana con la passione di judo, tiro con l'arco, arrampicata sportiva e corsi di sopravvivenza nel bosco, fa spallucce quando gli chiedi che effetto fa lavorare e comandare da questa stanza tutta ori e stucchi e passate grandezze di Parma, all'ingresso gli stemmi dei signori del Cinquecento, alle pareti i ritratti di Carlo V, San Francesco, Margherita d'Austria, Ferdinando di Borbone, Ranuccio Farnese, nell'angolo il salottino oro e avorio dove due secoli fa s'accomodava Maria Luigia d'Austria.

cover libro pizzarotti

O s'è abituato in fretta, o i simboli del fasto e del potere non gli fanno né caldo né freddo. In giro niente dossier o faldoni, sulla scrivania sgombra solo due penne poggiate in parallelo e un draghetto in metallo, sulla consolle una fotina di Napolitano e il cappellino nero dono dell'associazione Arma aeronautica. Sarà molto ordinato o, con tutti i curriculum da visionare per nominare gli assessori, ancora non ha avuto il tempo per cominciare a lavorare davvero? Intanto ha dato un'alleggerita all'arredo. Via la poltrona «in stile, non so quale, ma pomposa e pesante», sostituita con una nera, schienale a griglia metallica, «moderna e funzionale».

FEDERICO PIZZAROTTI CON LA MOGLIE CINZIA

La statua di Diana cacciatrice? «Nell'atrio. Per far posto a questo tavolo da lavoro trasparente. Un pezzo di design, di non so chi, ma i miei predecessori non badavano a spese. Mobili che stavano in altri uffici, sia chiaro, non è che li ho fatti comprare». Certo che no. Ma di suo che c'è? «Webcam, tastiera ergonomica e mouse wi-fi. Comprati da me, s'intende». Naturale. Fra queste facce che la scrutano in cornice, insisti, Carlo V imperatore o il fraticello di Assisi? «San Francesco, ovvio. Al servizio delle persone. Sa, io il potere lo abbino sempre all'idea di prevaricazione...»

Pizzarotti

Apriti cielo! In una città come Parma, che ha sempre campato sull'autocelebrazione di un'imperitura raffinatezza, da Correggio e Parmigianino ai Farnese con il loro gioiello di teatro alla "piccola Versailles" dei Borboni, e poi Verdi, Stendhal, la lussuria del culatello, le belle donne eleganti e talora scandalose.

«Sono la negazione della parmigianità estetizzante, e certo non rilanceranno l'industria dell'abbigliamento, considerato come vestono», affonda lo scrittore Camillo Langone disegnandone un'antropologia ispida come la sua quotidiana Preghiera sul Foglio: «Il grillino maschio è il classico nerd, un ingenuo smanettone, la visione ottusa di chi si fida solo di quello che trova in Rete: così nomina assessore all'urbanistica un piccolo costruttore e in 24 ore lo deve sostituire perché si scopre che due anni fa aveva fatto fallimento ma, guarda un po', su Wikipedia non c'era scritto.

grillo e pizzarotti

Non credo legga un libro neanche a sparargli, giusto "Il gabbiano Jonathan Livingston" citato dal sindaco. Giornali neppure, si accontenta di quel che passa la Rete o che gli consiglia sua moglie, altra ricorrente dichiarazione di Pizzarotti. Una cultura da Scuola Radio Elettra aggiornata all'oggi». Sulla lettura dei giornali, in effetti, i quattro di giunta cui abbiamo chiesto che cosa ne pensavano dell'intervista di Beppe Grillo su Israele, l'Iran felice di suo suocero e il povero Bin Laden «mal tradotto» hanno risposto che no, non l'avevano vista, non hanno tempo per leggere neppure ciò che scrivono su di loro.

Pizzarotti

Ma il giorno che i marziani sono atterrati nel secentesco palazzo del Municipio di Parma sulla loro astronave a cinque stelle, nessuno aveva idea di che cosa avrebbero fatto. Nemmeno loro, visto che tutto si aspettavano tranne che espugnare il Comune: tant'è che si sono premurati di assistere per quattro sere a un apposito corso di pubblica amministrazione, tenuto da una docente universitaria nella loro sede provvisoria. La storia delle nomine per curriculum è un po' più complicata.

Era la grande novità di metodo e di stile issata come un vessillo dal movimento: inciampare proprio lì, per i ritardi e l'incidente della nomina ritirata, ha prestato il fianco a fiumi di ironia. «Comprendo un certo disorientamento», si difende il sindaco, «ma era forse meglio se chiamavo gli amici degli amici come si faceva in passato? E le aziende, che assumono per curriculum, sbagliano anche loro? Comunque avevamo una graduatoria, e tempo un giorno ho nominato il sostituto».

PIZZAROTTI IN COLLEGAMENTO CON MATRIX DI ALESSIO VINCI

Va detto, semmai, che la vicesindaco era esponente di punta del movimento a Parma, e altri assessori già lavoravano con loro o comunque si conoscevano benissimo: il curriculum, a quel punto, diventa pura formalità. Qualcuno però è stato davvero trovato così, passando al vaglio di Pizzarotti e della sua vice: come l'assessora alla Cultura, Laura Ferraris, 36 anni, arrivata con suo marito da Torino dove abitavano, laurea in conservazione dei beni culturali e soprattutto master in fund raising per il no profit e gli enti pubblici: se per mostre e teatro non ci sono più soldi, diventa fondamentale rastrellarli dai privati. Per far che, ancora non è chiaro.

PIZZAROTTI A PORTA A PORTA

Le attribuiscono dichiarazioni critiche su esposizioni troppo elitarie del passato, malignamente si temono padiglioni di pittori della domenica, lei alla stampa per ora si nega, deve prima prendere le misure, vedremo.Alieni nel bene e nel male, loro dicono «solo persone normali catapultate in un mondo che era appannaggio di precisi interessi», è proprio o anche per questo che al ballottaggio tre parmigiani su cinque hanno votato Pizzarotti.

A un mese e mezzo di distanza ancora non è riuscito a completare la giunta e sul city manager ha fatto marcia indietro dopo il veto furioso di Beppe Grillo al personaggio indicato, per beghe interne al movimento? «Sì, sono lenti e un po' pasticcioni, questi grillini», dice la signora Nicoletta della yogurteria di via Melloni, che li ha votati perché erano gli unici contrari all'inceneritore, «ma ci è andata così male in passato che ora possiamo anche permetterci di pazientare».

PIZZAROTTI OSPITE A OTTO E MEZZO DA LILLI GRUBER

Si riferisce ai disastri lasciati dai parmigiani docg al governo nell'ultimo decennio, tra giunte civico-pidielline e corresponsabilità del Pd al potere in Provincia. Le buche nelle strade e il cratere nel bilancio che nessuno riesce a quantificare ma si avvia al miliardo di euro. Le società partecipate al collasso che molti farebbero volentieri fallire se nel fallimento non si trascinassero dietro anche il Comune. Il Teatro Regio con la stagione a rischio e una gestione da ridisegnare da capo a piedi.

E l'inceneritore, quasi completato ma in un posto assurdo, vicino alla Barilla in terra di prosciutti e formaggi. Stanno tutti ad aspettare cosa diavolo faranno i nuovi padroni della città, e quando cominceranno finalmente a decidere qualche cosa. Ma nessuno ha ancora capito bene da che verso prenderli. Neppure l'Unione parmense degli industriali, che il potere l'ha sempre gestito, ci fossero a palazzo i comunisti, il pentapartito o i civici di centrodestra: il loro presidente Giovanni Borri, profumiere per Ferrari, Krizia, Fiorucci, Atkinson, tiene bocca cucita sui nuovi amministratori e persino su cosa si aspetta o vorrebbe da loro. Li si può capire, gli industriali: l'ultimo sindaco, loro pupillo, l'hanno abbandonato al suo destino il giorno che, ormai alla frutta e con la piazza in subbuglio, disse: sorry, non c'è più un quattrino, il previsto metrò non si farà.

Vincenzo Bernazzoli

Caduto lui e commissariata Parma, hanno puntato sul presidente della Provincia Vincenzo Bernazzoli, che su investimenti e piani di sviluppo non s'è mai fatto pregare, l'ha spuntata nel Pd e alle primarie ma è stato rovinosamente sconfitto.

E ora si ritrovano come primo cittadino un Pizzarotti, in passato elettore oscillante tra Rifondazione e i radicali, che è nientemeno il fondatore a Parma di un gruppo Mdf, Movimento per la decrescita felice, sostantivo sufficiente a far venire l'orticaria agli industriali, e che tra i consulenti per i piani di riqualificazione energetica ha proprio il Maurizio Pallante inventore di Mdf: «In un rettangolo di cento metri quadri concesso da un'associazione nei pressi del carcere abbiamo piantato un orto sinergico che senza concimi produce meravigliosi cocomeri, pomodori, rosmarino e zucchine», racconta il sindaco. Fantastico, ma qua l'ultimo business tentato dai costruttori col Comune era la costruzione di 14 parcheggi a silos con tanto di ascensori, altro che l'orto.

casaleggio-grillo

E le grandi aziende in sofferenze causa debiti del Comune sono proprio quelle edili. Si parleranno, nuovi amministratori e vecchi poteri industriali? «Ci siamo conosciuti in un'occasione istituzionale, giusto buongiorno e buonasera», dice Pizzarotti, «ma presto l'assessore alle attività produttive avrà con loro un incontro operativo».

Lui almeno è un imprenditore. Cristiano Casa, 42 anni, commerciale nell'azienda di famiglia di packaging e astucci, moglie stesso mestiere e un figlio in arrivo, livre de chevet "Il conte di Montecristo", in passato votava «di qua e di là, senza meta». Era presidente di Centopercentopmi, associazione piccole imprese locali, e in questa veste si sono conosciuti, in campagna elettorale 2010 quando Pizzarotti e altri tre se ne arrivarono «e subito mi mostrarono il loro certificato penale».

grillo casaleggio

Primo atto, s'è trasferito dal Municipio al Duc, il palazzo lontanuccio dal centro dove stanno gli uffici del Comune. «Gli imprenditori hanno fatto una richiesta assolutamente condivisibile: che il Comune paghi il più presto possibile i fornitori. Sarà una delle nostre priorità», li rassicura. Dovrà fare i conti con l'oste: Gino Capelli, 47 anni, commercialista, perfetto assessore al Bilancio di Parma, si racconta in punta d'ironia, avendo già curato quattr'anni fa il fallimento del gruppo di moda Guru.

Tace, fin che non ha in mano le cifre. Tra i consulenti c'è Loretta Napoleoni, l'economista che pare 5 stelle candiderà a sindaco di Roma: «Ci aiuta a capire come ridurre il debito», conferma Pizzarotti: «Dovremo negoziare con le banche. Riprendere cantieri come quelli sulla stazione ferroviaria, probabilmente ridimensionando il progetto. Terminare alcune opere in corso come i lavori sulla sede Efsa, l'Autorità europea per la sicurezza alimentare, e magari rivendere alcuni terreni annessi. Il buco delle società partecipate? I loro dirigenti ci hanno scritto che quei dati sono falsi: controlleremo».

gianroberto casaleggio

Vedere, verificare, non è facile mettere il naso e le mani in un guazzabuglio di cifre, impegni, penali, clausole capestro. Stessa storia con l'inceneritore. La battaglia contro ha fruttato un sacco di voti. Quindi lo chiuderete... «Faremo di tutto per non accenderlo. Tratteremo con l'Iren, la multiutility spa che l'ha costruito, dove il Comune ha una piccola partecipazione», risponde Nicoletta Paci, vicesindaco con delega alla scuola, di mestiere traduttrice a casa sua di testi tecnici da inglese e tedesco, che l'avventura in politica l'ha iniziata proprio nell'associazione Gestione corretta rifiuti nata contro l'inceneritore (ultimo libro letto, "Meno 100 chili: ricette per la dieta della nostra pattumiera", di Roberto Cavallo, altre letture romanzi a caso).

GIANROBERTO CASALEGGIO

Dalla Gcr vengono anche il presidente del Consiglio comunale, due o tre consiglieri e l'assessore all'Ambiente Gabriele Folli, 44 anni, marketing in una ditta di impianti per imbottigliamento, moglie impiegata e una figlia, passione sciare sulle Dolomiti. Sbaraccare l'inceneritore quasi pronto costa una penale di 180 milioni, giusto? «Lo scrivono i giornali, ma nessuno ci ha ancora mostrato un documento dove stia scritto. Chiederemo alla Iren. Intanto cerchiamo soluzioni alternative».

Raccolta differenziata, riciclo e il resto dei rifiuti in Olanda? «Il contatto con una multiutility olandese risale all'anno scorso. Come associazione Gcr abbiamo studiato la possibilità di una exit strategy rivendendo tramite loro i vari componenti dell'impianto». A chi? «Ai cinesi». Soluzioni creative, l'avevano annunciato in campagna elettorale. Ora tutti a vedere se riusciranno a farle funzionare. Per i grillini è il test nazionale, e avranno il fiato sul collo. Se ne dovranno fare una ragione.

 

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