PASSERA SBIELLATO - UN MINISTRO INDAGATO PER FRODE FISCALE È ROBA DA PRIMA PAGINA IN QUALUNQUE DEMOCRAZIA OCCIDENTALE. NON IN ITALIA, NON SE TOCCA UNO DEI POCHI POTENTI VERI DI QUESTO PAESE, UNO CHE HA TROPPI MINISTERI CHE ELARGISCONO PUBBLICITÀ, TRA CUI IL DICASTERO DELLA COMUNICAZIONE CHE STA TANTO A CUORE AL BANANA - SE BERLUSCONI AL GOVERNO FOSSE INDAGATO PER AVER LA FININVEST ORGANIZZATO SIMILI BRICCONATE, GIUSTAMENTE, AVREBBE AVUTO LENZUOLATE DI GIORNALI...

Bankomat per Dagospia

L'indagine per possibili reati fiscali di Banca Intesa ovviamente tocca Corrado Passera, oggi ministro. Una roba da prima pagina in qualunque democrazia occidentale. Non in Italia, non se tocca uno dei pochi potenti veri di questo Paese. Se Berlusconi al Governo fosse indagato per aver la Fininvest organizzato simili bricconate, giustamente, avrebbe avuto lenzuolate di giornali. Ed in casi simili infatti così è stato.

"Dottore, ecco la dichiarazione fiscale, una firmetta per cortesia". Corrado Passera, Amministratore Delegato della più grande banca italiana, nella primavera del 2007 se la lesse rapidamente. "...tutto a posto quindi, ragioniere? Firmo tranquillo?". Non crediamo sia andata esattamente così. Per la verità ci auguriamo anche che non gli abbiano spiegato per ore la serie di complicati passaggi infragruppo, operazioni finanziarie su mercati esteri, con differente fiscalità, probabilmente tese solo a sfruttare il differenziale di aliquota.

Il dipartimento apposito della banca avrà studiato la cosa, i vari passaggi organizzato per mesi avranno fruttato il minor carico fiscale, il dott. Passera - ed il consiglio di gestione tutto, ricordiamolo - avrà poi approvato il bilancio civilistico e quello consolidato nonché alla fine anche quello a fini fiscali. Il dirty job lo fanno sempre i marescialli.

A leggere "Repubblica" ed il "Corriere" oggi, ma anche "Il Giornale" del Berluschino, che con spazi differenti non possono non riferire dell'indagato Passera a Biella (ha troppi ministeri che elargiscono pubblicità?), come svelato dall'ottimo Paolucci su "La Stampa", il lettore potrebbe farsi tuttavia un'idea non del tutto corretta. Nel senso di non cogliere il perché indagare l'Amministratore delegato di una grande banca per questioni del genere non sia una scontata necessità della burocrazia fiscale e magari della magistratura.

Come se fossero fatti tecnici, notizie sostanzialmente per addetti ai lavori, che non devono indurre commenti e critiche sostanziali sulla persona e sul manager coinvolto. E sulle loro aziende. La notizia invece c'è tutta, e sarebbe di grande rilievo, se solo si spiegassero davvero come stanno le cose e si tentassero analisi oltre il gossip.

Il problema è che le analisi lasciano il segno, il gossip passa.

La politica fiscale e di bilancio di Banca Intesa come di qualunque altra grande corporation non se la inventano in segrete stanze due ragionieri ed un commercialista compiacente. Non è come quando il Sciùr Brambilla porta a pranzo il suo consulente e si raccomanda, come tutti gli anni, di fargli pagare il meno possibile. In una grande banche ci sono procedure, controlli, decine di persone che dicono la loro. Spesso e volentieri si ingaggiano pareri di primari Studi professionali. Vero Prof. Tremonti?

Può darsi che Passera, al quale darà fastidio vedersi ancora e sempre accostato al suo arcinemico Profumo, appena rinviato a giudizio per casi analoghi, abbia avallato decisioni orchestrate da stuoli di direttori e consulenti. Ma uno pagato come Passera - o come Profumo - non è pagato per avallare. Speriamo che non sia per questo che in MPS Profumo ha detto di non voler essere pagato!

La differenza fra un'errata dichiarazione fiscale, con doverosa ripresa da parte della Agenzia delle entrate di somme e sanzioni, ed un autentico reato, sta proprio nel dolo, nell'organizzazione di operazioni ad hoc. Infatti un manager accorto certi pareri preventivi non li dovrebbe neppure chiedere. Affossano invece di salvare.

"Repubblica" comunque dedica cinque colonne nella prima e principale pagina di economia e finanza (non tre piccoline come il Corriere a pag. 20 circa, annegate in cronache varie; "Il Giornale" a pag.8). Forse, diranno i maligni, anche per compiacere il suo editore, che è ormai criticissimo verso Corrado Passera. Comunque ‘'Repubblica'' spiega abbastanza bene di cosa trattasi: operazioni fra varie società del gruppo, in Italia ed all'estero, che potrebbero aver avuto come unico scopo far passare per interessi o altri redditi da attività finanziaria quelli che erano redditi da dividendi.

E si richiama la simile inchiesta di Milano su Unicredit. Orchestrare il falso, lucrare aliquote ridotte indebitamente, non correre davvero i rischi che tali aliquote legittimano. In breve, se fosse, vuol dire rubare soldi allo Stato italiano.

Cerchiamo insomma di dare un nome ed un peso alla notizia: sono davvero e soltanto disavventure di contribuenti prigionieri di norme poco chiare? In un Paese dove pagare le tasse non va di moda e l'evasione non suscita ribrezzo, se un amministratore delegato di una grande banca non si accorge di certe opinabili irregolarità a cavallo fra elusione ed evasione, la cosa potrebbe sembrar da addetti ai lavori.

Per certi versi, come se arrivasse al presidente di Telecom un avviso di garanzia perché un operaio si è bruciacchiato riparando una centralina a Roccapizzopapero. Si apre un fascicolo in Procura, mero atto dovuto dicono sempre gli avvocati, poi si scopre che l'organizzazione interna ed il sistema delle deleghe in Telecom - e qui diremmo giustamente - non fa certo del presidente tout court un bandito se solo un piccolo infortunio colposo è capitato ad un operaio di un mega gruppo.

Ma a Dagobankomat non pare esattamente così. Passera è indagato non perché alcuni modelli f24 di una partecipata erano mal compilati, o perché un paio di ragionieri a sua insaputa hanno sbagliato nella redazione del bilancio fiscale. L'Indagine si concentra su fatti che potenzialmente hanno - se riscontrati - il sapore della truffa organizzata per fregare il Fisco, esattamente come a Milano il Procuratore Aggiunto Alfredo Robledo ha capito a proposito della politica fiscale di Unicredit.

Magari l'indagine di Biella si risolverà in nulla e il Tribunale valuterà che Intesa ha solo e lecitamente utilizzato differenti legislazioni fiscali allocando liberamente i propri affari qua e là. Ma l'ipotesi di reato ed i fatti che possono averle dato consistenza non sono affatto così sciocchi. Certo, la questione fiscale è sempre saponosa, soprattutto in uno Stato dove il contribuente è delinquente a priori e deve sempre dimostrare la sua innocenza.

"Repubblica" evoca la quasi certa partecipazione - per commettere i fatti indagati - di molti altri manager della banca. Ovvio. Ed è questo il grave, né toglie responsabilità all'Amministratore Delegato. Un sistema pianificato e organizzato per frodare il Fisco è una cosa grave. È un fatto culturale prima ancora che penale. Vuol dire che, se i fatti fossero come li sospetta la Procura a Biella e per come li ha visti quella di Milano per Unicredit, decine di persone hanno scientemente fatto i furbetti.

Vuol dire che nessuno di costoro ha alzato la mano e denunciato la cosa agli appositi organismi della Banca, ad esempio il Collegio Sindacale o i revisori o l'Organismo di Vigilanza. Nessuno è corso da Passera avvisandolo che si stavano orchestrando complesse operazioni al solo scopo di non pagare il giusto.

Dallo staff di Passera al Ministero, riporta sempre ‘'Repubblica'', fanno sapere che è normale, per una persona che aveva quel ruolo, essere interessato ad accertamenti del genere. Vero. Siamo quindi certi che Corrado Passera ed i suoi avvocati faranno leggere alla Procura circolari e disposizioni tassative della Banca che vietano anche solo il fatto di concepire operazioni finanziarie fittizie e articolate allo scopo di evadere le tasse.

Ecco, questo speriamo di leggere. Che si scopra come alcuni ragionieri stile Fausto Tonna per loro iniziativa hanno organizzato il tutto, non solo senza che Passera sapesse, ma contravvenendo a precise norme di Passera, della sua direzione finanza e della sua direzione amministrazione e bilancio.

Ad una grande Banca, e qui torniamo a temi culturali che ci appassionano da sempre, come sanno i lettori di DagoBankomat, su casi analoghi e non solo di Intesasanpaolo, dobbiamo chiedere un "di più", legale e morale. Ai suoi vertici, ben pagati e così spesso altezzosi, dobbiamo chiedere una difesa avanzata della legalità e dell'etica degli affari.

Un esempio, una testimonianza di agire diverso e di voler prevenire. Le banche italiane devono recuperare autorevolezza morale per mettere al bando certi comportamenti dei clienti, potendo dimostrare che loro stesse certe cose manco le pensano.

Che bello un Paese dove le banche non consentono il riciclaggio ai clienti, le evasioni fiscali ai loro "sciur Brambilla" affidati, le operazioni incestuose alle società dei Ligresti, il fallimento annunciato di Banca Network o di banca MB, la truffa del "Madoff dei Parioli", il crac Parmalat, quello Italease e quello Burani. Non consentono perché se ne accorgono prima delle Procure.

Perché ai Ligresti o ai Burani per certe operazioni non prestano danari. Perché i Massimo Faenza non li assumono come "direttori centrali corporate" e poi per sbarazzarsene non li promuovono di certo direttori generali di Italease! E i Fiorani li lasciano al loro livello di simpatico capo ufficio stampa, amico del piccolo deputato diccì del luogo, non lo promuovono banchiere sotto braccio al Governatore Fazio.

Concludendo: speriamo che Corrado Passera dimostri di aver dato questo esempio, e consegni alla Magistratura evidenze di un sistema banca immune e virtuoso, per cui rotolino le teste di poche mele marce. Ed altrettanto, ben prima, facciano Profumo ed Unicredit nel processo di Milano, che non sono riusciti a far spostare ed evitare. A loro insaputa, i loro avvocati ci avevano provato.

 

PASSERA Corrado Passera e Alessandro ProfumoMussari Passera Bassanini Alessandro Profumo (Unicredit) e Corrado Passera (Intesa Sanpaolo)MATRIMONIO PASSERA DA LA STAMPA CORRADO PASSERA GIOVANNA SALZAgb44 corr passera sor claudiaCorrado Passera, Giovanna Salza, Luca Montezemoloint18 urbani corrado passeraPassera e Melita Toniolo Wonder Woman Corrado PasseraPassera int16 giovanni bazoli corr passeraEnrico Salza Giovanni Bazoli e Corrado PasseraCORRADO PASSERA se12 corrado passeraFabio Corsico Fabrizio Palenzona Corrado Passera Augusto Benessia

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