joe biden mario draghi emmanuel macron

IL PATTO ITALIA-FRANCIA, CHE CREA UNA SORTA DI DIPLOMAZIA PARALLELA A QUELLA UE, PIACE MOLTO AGLI STATI UNITI PER DEPOTENZIARE LA GERMANIA FILO-CINESE - WASHINGTON POTRA' FARE LEVA SU ROMA E PARIGI PER CONTRASTARE L'ESPANSIONISMO NEL MEDITERRANEO DELLA TURCHIA - E VISTO CHE L'ACCORDO PREVEDE UN DIALOGO PRIVILEGIATO TRA ELISEO E QUIRINALE, SE DRAGHI VA AL COLLE POTREBBE REALIZZARSI UN PRESIDENZIALISMO DI FATTO LASCIANDO AL GOVERNO SOLO L'ORDINARIA AMMINISTRAZIONE…

1 - IL PATTO ROMA E PARIGI SEGRETO FINO ALL'ULTIMO LA CINA E L'UE IN ANSIA

Claudio Antonelli per "la Verità"

 

sergio mattarella emmanuel macron mario draghi 2

[…] il Trattato del Quirinale, uno dei documenti più segreti nella storia della nostra Repubblica. […] A lasciare però stupiti è la massima segretezza che rende difficile valutare i dettagli e capire, a fronte degli innumerevoli rischi di cessione della ricchezza sovrana, quali e quanti siano esattamente i benefici. Dalle informazioni raccolte emerge però un quadro in grado di formare una diplomazia sostanzialmente parallela rispetto a quella Ue. Firmare un accordo bilaterale (il concetto è semplice) all'interno dell'Unione significa di fatto aprire un tavolo parallelo che valuti ogni scelta geopolitica ed economica prima che arrivi sul tavolo di Bruxelles.

 

sergio mattarella emmanuel macron mario draghi

Uno degli impegni principali del Trattato è quello di istituire un comitato permanente tra Roma e Parigi che gestisca ciascuno degli undici paragrafi alla firma domattina. Si va dalla giustizia alla Difesa passando per lo spazio fino all'immigrazione. Che il Parlamento ratifichi o no il Trattato, lo schema di lavoro congiunto potrà in ogni caso partire.

 

Supponendo che l'accordo riesca a proteggere almeno una parte dei nostri interessi senza cedere troppa sovranità, sforziamoci di immaginare i vantaggi che potremmo avere al fine di contenere la vecchia politica di Bruxelles di cui Ursula von der Leyen è ancora portatrice. Vogliamo sforzarci di immaginare che la politica tedesca filocinese sia stoppata prima che Bruxelles possa intervenire a prendere decisioni.

sergio mattarella emmanuel macron mario draghi

 

Un po' come passare da un piano in cui comanda la burocrazia a un piano in cui le economie con maggior peso anche strategico anticipino tutte le decisioni formali. A quel punto alla Germania non resterebbe che unirsi al Trattato in una forma di triangolo. Non è un caso che in queste settimane si stia allineando una congiunzione astrale che sblocca innumerevoli partite.

 

Il futuro della rete e della dorsale delle informazioni (francesi contro americani) ma anche Oto Melara e gli investimenti sul cloud e sullo spazio. L'incredibile fretta con cui si vogliono chiudere non tanto le singole partite industriali ma il perimetro che permetterà di gestirle in futuro non può essere un caso. La firma di questo Trattato avviene all'indomani dalla nascita del nuovo governo tedesco targato Olaf Scholz. Letteralmente all'indomani, come dire che Berlino non avrà una linea preferenziale con la Bce e con la Commissione. Ma la firma del Trattato avviene anche due mesi prima dell'elezione del nuovo capo dello Stato.

sergio mattarella emmanuel macron mario draghi

 

Unendo i puntini non è sbagliato immaginare che se Mario Draghi riuscisse ad andare al Colle si troverebbe tra le mani uno strumento che nessun suo predecessore ha mai avuto. Le decisioni geopolitiche prese nell'ambito del Trattato, come abbiamo detto, passeranno da tavoli diplomatici esterni al Parlamento ma anche al governo. Il che significa che a dialogare saranno in primis Eliseo e Colle. Passateci il paragone, ma il Trattato potrebbe consentire a chi starà al Colle di rendere il nostro Paese una Repubblica presidenziale se non nella forma nella sostanza. A quel punto a incidere in Europa sarà il Quirinale.

 

emmanuel macron sergio mattarella mario draghi 2

Altro che moral suasion. Certo tutto dipende da che cosa succederà a fine gennaio. Però è chiaro che in questo modo la suggestione americana di avere un Draghi vero sostituto di Angela Merkel potrebbe realizzarsi. E a quel punto cambierà poco chi voterà il popolo italiano. Palazzo Chigi si occuperà di frattaglie di politica locale. Certo, resta da capire in cambio che cosa potremmo ricevere.

 

Se è vero che a spingere per la firma del Trattato sono anche gli americani, significa che Washington vede nell'alleanza Francia-Italia l'opportunità per creare una sorta di alleato dentro l'Ue e per quanto riguarda il nostro Paese un proxy di penetrazione, come si dice in gergo militare. Non volendo contrastare la Turchia direttamente, gli Usa potranno suggerire a Francia e Italia che azioni intraprendere per bloccare l'impero blu sognato da Recepp Tayyip Erdogan.

 

emmanuel macron sergio mattarella mario draghi 3

Un discorso simile vale per Pechino. Joe Biden non può più permettersi scontri con la Cina, lascerà a noi e ai francesi alzare le barricate nei confronti del Dragone. Per questo nell'ottica della Casa Bianca la Germania va depotenziata. Con tali premesse restano comunque due enormi incognite aperte.

 

Che succede se Draghi non va al Quirinale? Che succede se Parigi approfitta del Trattato per mangiarsi il nostro mercato interno? Nel secondo caso qualunque sforzo per tornare a essere una potenza del G7 verrebbe vanificato. Nel primo caso forse perderemmo l'appoggio Usa. Ma qui si rischia di uscire dall'analisi e finire nelle illazioni.

 

emmanuel macron e mario draghi trattato del quirinale

2 - DAI CONFINI ALLA POLIZIA COMUNE IL TRATTATO DEL QUIRINALE RILANCIA L'ASSE TRA ROMA E PARIGI

Estratto dell'articolo di Ilario Lombardo per "la Stampa"

 

Il legame appare talmente forte che in Germania, dove la curiosità si mescola all'ansia di sapere cosa accadrà quando Angela Merkel lascerà la cancelleria, l'hanno ribattezzato «Dracon». […] Con il Trattato del Quirinale […] il presidente del Consiglio italiano Mario Draghi e il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron si getteranno alle spalle gli ultimi anni di tensioni, sgarbi, e crisi più o meno diplomatiche.

 

Un patto postpopulista, che i parlamenti dovranno ratificare […] dalle anticipazioni sul testo e dalle parole pronunciate da Sergio Mattarella a Macron, durante la visita al Quirinale, si sente forte la necessità di rassicurare i partner su un aspetto: che non ci sarà uno sbilanciamento bilaterale a danno dell'Unione europea.

trattato del quirinale

 

Il trattato, «di ampio respiro», che unisce i due Paesi fondatori dell'Ue, secondo il Capo dello Stato aiuterà il processo di integrazione. […] è proprio sui temi della politica estera e degli Affari europei che Italia e Francia hanno deciso di consultarsi regolarmente in modo da stabilire posizioni comuni e di agire in asse, dove possibile, durante i vertici multilaterali come Consiglio europeo, G7, G20.

 

[…] La diplomazia ha lavorato molto per smussare le differenze su Europa, Difesa, Sicurezza/Immigrazione, Politica estera, Transizione ecologica e digitale. Dieci capitoli, partnership irrobustite. E piattaforme che potrebbero rivelarsi innovative. Tra queste un'unità operativa italo-francese «per sostenere le forze dell'ordine in funzione di obiettivi comuni, in particolare nella gestione di grandi eventi e per contribuire a missioni internazionali di polizia». […]

frecce tricolore italiane e francesi trattato del quirinale 2

 

Chi ha lavorato sul negoziato racconta che si è raggiunto un buon compromesso sull'agricoltura e sulla cooperazione nei settori strategici della transizione digitale e delle nuove tecnologie (ad esempio, un intero articolo sarà dedicato al lavoro in comune sul settore spaziale). L'equilibrio sull'immigrazione è confermato dalla formulazione in cui i due Paesi si impegnano a sostenere «politiche d'asilo europee e di integrazione basate sui principi di responsabilità e solidarietà condivise tra gli Stati membri». […]

 

emmanuel macron sergio mattarella mario draghi

l'idea di un Trattato modellato su quello tra Parigi e Berlino è della fine del 2017. A Palazzo Chigi sedeva Paolo Gentiloni e da pochi mesi, a 39 anni, Macron era stato eletto presidente. Sono i mesi delle incomprensioni sulla Libia e sulla fusione tra Fincantieri e i cantieri ex Stx France. Ma sono soprattutto i mesi a ridosso delle elezioni in Italia, quando tutta l'Europa attende di conoscere l'entità dell'ondata populista che si appresta a travolgere la terza economia dell'Unione. Il patto di oggi è figlio di una parentesi di quasi due anni, di sgrammaticature e strappi culminati con il richiamo dell'ambasciatore francese dopo la visita amichevole ai gilet gialli di Luigi Di Maio, allora vicepremier, nei giorni dell'assedio di Parigi. Sembrava che nella marea grilloleghista dovesse affogare ogni speranza di intesa. Alla fine, non è stato così.

 

emmanuel macron e mario draghi firmano il trattato del quirinale frecce tricolore italiane e francesi trattato del quirinale

 

emmanuel macron e mario draghi firmano il trattato del quirinale frecce tricolore italiane e francesi trattato del quirinale

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni tommaso longobardi giovanbattista fazzolari gian marco chiocci filini

DAGOREPORT - COME MAI GIORGIA MELONI HA FATTO “ROTOLARE LA TESTA” DEL SUO STRATEGA SOCIAL, TOMMASO LONGOBARDI? A POCHI MESI DALLE ELEZIONI, CON I SONDAGGI CHE DANNO IL CAMPO LARGO IN VANTAGGIO E VANNACCI CHE SCIPPA CONSENSI A DESTRA, LA DUCETTA SI È ACCORTA CHE LA PROPAGANDA DI PALAZZO CHIGI NON FUNZIONA PIÙ – LONGOBARDI ERA GIÀ FINITO NEL MIRINO DEL “CERCHIO TRAGICO” DELLA SORA GIORGIA DOPO LA DISFATTA AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, DOVE ERANO STATI DECISIVI I VOTI DEGLI ELETTORI PIÙ GIOVANI PER IL “NO” – ORA LA DUCETTA VUOLE UNA SVOLTA NELLA COMUNICAZIONE DEL GOVERNO E RICICCIA L’IDEA DI ASSOLDARE COME PORTAVOCE IL DIRETTORE DEL TG1, GIAN MARCO CHIOCCI. PICCOLO PARTICOLARE: CHIOCCI, FIN TROPPO AUTONOMO ED ESPERTO, SAREBBE UN “ACQUISTO” INDIGESTO PER FAZZOLARI E FILINI, IL DUO CHE GESTISCE LA MACCHINA COMUNICATIVA DI FDI – SI VOCIFERA CHE PALAZZO CHIGI PENSI A GINO ZAVALANI, VOLTO DI ESPERIA, PER RILANCIARE I SOCIAL – LA PRECISAZIONE DI ZAVALANI

giorgia meloni antonio tajani maurizio lupi alessandro onorato giuseppe conte matteo renzi roberto vannacci ignazio la russa

DAGOREPORT! - GIORGIA MELONI HA PAURA DI TORNARE ALLE URNE E VUOLE UNA NUOVA LEGGE ELETTORALE CHE AZZOPPI GLI AVVERSARI, A PARTIRE DALL’EMENDAMENTO “AMMAZZA-CESPUGLI” SULLA RACCOLTA DELLE FIRME - IL BLITZ E' UTILE A TAJANI, CESA E LUPI PER FERMARE ONORATO CHE POTREBBE ROSICCHIARE VOTI A FORZA ITALIA, UDC E NOI MODERATI - L'APPOGGIO DI CONTE ALL'ASSESSORE DI ROMA SEMBRA UN "BACIO DELLA MORTE": "PROGETTO CIVICO" STA DIVENTANDO "PROGETTO PEPPINIELLO"? - GLI OCCHI DEGLI ADDETTI AI LAVORI SULLE ELEZIONI SUPPLETIVE DI REGGIO CALABRIA PER IL SEGGIO ALLA CAMERA: VUOI VEDERE CHE IL CANDIDATO DI VANNACCI TOGLIERA' VOTI AL CENTRODESTRA E FARA' VINCERE IL PD?

vecchione renzi ranucci sgrena mancini draghi conte gabrielli carlo parolisi

TRA LE PIEGHE DELL’AFFAIRE LAVITOLA-RANUCCI, RICICCIA UNO DEI TANTI MISTERI ALL’ITALIANA: IL FAMOSO SERVIZIO DI ‘’REPORT’’ DEL MAGGIO 2021 SULL’INCONTRO IN AUTOGRILL TRA MATTEO RENZI E MARCO MANCINI, UNO DELLE FIGURE PIÙ CONTROVERSE DELL’INTELLIGENCE ITALIANA - ALL’ORIGINE DEL RENDEZ-VOUS AUTOSTRADALE, FORSE C’ENTRA DI PIÙ IL FATTO CHE STAVA CADENDO IL SECONDO GOVERNO CONTE, A CAUSA DEL RITIRO DALL'ESECUTIVO DI ITALIA VIVA. QUALCUNO DEVE AVER SCOMMESSO SULLE DOTI AFFABULATORIE DI NEGOZIATORE DI MANCINI PER CONVINCERE RENZI A TROVARE UNA QUADRA PER MANTENERE IN PIEDI CONTE – UNA VOLTA CHE LA MISSIONE E' ANDATA A VUOTO, PERCHE' RANUCCI MANDO' IN ONDA IL SERVIZIO RENZI-MANCINI BEN CINQUE MESI DOPO LA SEPOLTURA DEL GOVERNO CONTE II? A CHI GIOVAVA? - BEN SAPENDO DI QUANTO MANCINI SIA DETESTATO DAI SUOI COLLEGHI, RENZI DEFINI' LO SCOOP UN "REGOLAMENTO DI CONTI INTERNO AI SERVIZI SEGRETI" – GLI ''ADDETTI AI LIVORI'' AGGIUNGONO ALTRE DUE IPOTESI: CHI PARTENDO DAL BURRASCOSO RAPPORTO TRA RENZI E RANUCCI, CHI CONSIDERANDO LA VOGLIA DI CONTE DI REGOLARE I CONTI CON COLUI CHE SI VANTA DI AVERLO SLOGGIATO DA PALAZZO CHIGI E DI AVER CONVINTO DRAGHI A PRENDERE IL SUO POSTO… 

meloni salvini tajani

DAGOREPORT – CON UN PARTITO IN DISCESA LIBERA E SEMPRE PIU' SPAPPOLATO DAI "LEGHISTI DEL NORD", NESSUNO, NEMMENO IL SUO "IDEOLOGO" E FUTURO SUOCERO DENIS VERDINI, RIESCE A FAR RAGIONARE MATTEO SALVINI - L’ULTIMA DELLE TANTE USCITE FUORI DI SINAPSI DEL "BOLLITO LOMBARDO'' SAREBBE AVVENUTA NEI GIORNI SCORSI, L'IPOTESI DI FDI DI VOTO CON BALLOTTAGGIO, L'AVREBBE TALMENTE "ALTERATO" DA CHIAMARE GIORGIA MELONI, SBRAITANDO: “TOLGO LA FIDUCIA AL GOVERNO!” - E DOMENICA 20 SETTEMBRE, A PONTIDA, POTREBBE SUCCEDERE DI TUTTO, SE SALVINI NON TROVA UN ACCORDO CON LA FRONDA CAPEGGIATA DA FONTANA E ROMEO – ALLA LEGA DEL CAOS, LA ''PREMIER DURACELL'' DEVE AGGIUNGERE LO STATO DI GUERRIGLIA IN FORZA ITALIA, DOVE IL “MAGGIORDOMO DI CASA MELONI", ANTONIO TAJANI , GIACE NEL TRITACARNE DEGLI OCCHIUTO, ZANGRILLO, MULÈ, ETC. – MA SE LA DUCETTA RICOMPATTA GLI ALLEATI E SFANGA LA LEGGE ELETTORALE, POTREBBE ARRIVARE LA DISCESA: L’ITALIA HA OTTIME PROBABILITÀ DI USCIRE DALLO STATO DI INFRAZIONE DEL 3%. E CON UNO SPOSTAMENTO DI BILANCIO NELLA FINANZIARIA, GIORGIA SI TRAVESTIRÀ DA BEFANA E CI INONDERÀ DI BALOCCHI E PROFUMI...

mattarella renzi conte schlein bonelli fratoianni

DAGOREPORT - DAJE E RIDAJE, I GALLETTI DEL CAMPOLARGO HANNO FINALMENTE DECISO DI SMETTERE DI BECCARSI MASOCHISTICAMENTE TRA LORO E DI FARE SQUADRA CONTRO L'ARMATA BRANCA-MELONI - IL NODO POLITICO PIÙ DIFFICILE DA SCIOGLIERE, LA PRESENZA DELL'INFIDO RENZI NELLA ALLEANZA, SI E' DISSOLTO IN UN INCONTRO A QUATTR'OCCHI SCHLEIN-CONTE: LA DUCETTA DEL NAZARENO, CHE HA UN PATTO CON MATTEONZO CHE SI CHIAMA CASA RIFORMISTA, HA TIRATO FUORI GLI ATTRIBUTI E A CONTE NON E' RIMASTO CHE SIBILARE: ELLY LO VUOLE ED IO NON POSSO FARCI NIENTE... (SEMPRE CHE RENZI RIESCA A MANTENERE LA PROMESSA DI FARE UN PASSO INDIETRO) – LA PIPPA DELLE PRIMARIE SI FARA', MA COME L'INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER SUL PROGRAMMA ELETTORALE, NON SERVIRA' A UN CAZZO: A DECIDERE IL PREMIER SARÀ, COME SEMPRE, SERGIO MATTARELLA – PER RISOLVERE L'ETERNO SCAZZO SULLA POLITICA ESTERA, E SULL'UCRAINA IN PARTICOLARE, A ELLY E CONTE BASTA UNA SUPERCAZZOLA LINGUISTICA, CHE SI PUÒ RIASSUMERE CON LO SLOGAN: "NO AL RIARMO NAZIONALE, SÌ ALLA DIFESA EUROPEA"...

leonardo del vecchio giorno

FLASH! - COSA FRULLA NELLA TESTA DI LEONARDINO? - DEL VECCHIO JR HA CAPITO CHE, ALL'OMBRA DELLA MADUNINA, IL MERCATO EDITORIALE È SATURO: POSSEDERE DUE TESTATE MILANESI, COME "IL GIORNALE" (DI CUI HA IL 30%) E "IL GIORNO" NON SERVE GRANCHÈ - PER DIVERSIFICARE, LEONARDINO HA INTENZIONE DI TRASFORMARE "IL GIORNO" IN UN QUOTIDIANO FINANZIARIO, MOLTO PIÙ UTILE PER I SUOI AFFARI, IN GRADO DI FARE CONCORRENZA A "SOLE 24 ORE" E "MILANO FINANZA" - DEL VECCHIO, CHE HA RIANIMATO IL MERCATO DEI GIORNALISTI, UN SETTORE CHE SEMBRAVA ORMAI MORTO E SEPOLTO, DOVREBBE CONFERMARE AGNESE PINI ALLA DIREZIONE DI "QUOTIDIANO NAZIONALE" (LA TESTATA CHE RIUNISCE "LA NAZIONE", "IL RESTO DEL CARLINO" E "IL GIORNO")