NON SIAMO COL-LUSI - IL PD BUTTA FUORI A CALCI L’EX TESORIERE DELLA MARGHERITA DAL GRUPPO PARLAMENTARE AL SENATO - LUSI, DA BUON AVVOCATO PENALISTA, PROPONE AI PM UN PATTEGGIAMENTO DI 1 ANNO (MA DOPO IL RIFIUTO DEI PM LA PENA POTREBBE SALIRE A 2 ANNI) - BERSANI, CHE PUNTELLA IL GOVERNO DEI SOBRI E DEI GIUSTI, FA IL SAVONAROLA: “NON FAREMO SCONTI A NESSUNO” (ANCHE IL “SUO” PENATI DEVE INIZIARE A PREOCCUPARSI?)…

Da "Repubblica.it"

L'ufficio di presidenza del gruppo Pd al Senato ha escluso il senatore Luigi Lusi. Stando a quanto si apprende, il senatore era stato invitato a dimettersi, non ha accettato e quindi il gruppo, all'unanimità, lo ha escluso. Luigi Lusi, ex tesoriere Margherita, indagato per essersi appropriato di 13 milioni di euro 1, ha proposto di patteggiare circa un anno di pena, ma i pm non la ritengono congrua.

Per Lusi l'accordo potrebbe chiudersi con una condanna a 2 anni di reclusione, o un po' meno (il massimo della pena è 3 anni), compresa sospensione condizionale. Intanto è in corso la trattativa per la restituzione dei soldi. Il parlamentare ha depositato in procura una bozza di fideiussione bancaria che copre circa cinque milioni di euro.

L'ex tesoriere, che ha ammesso il prelievo del danaro dalle casse della Margherita, non è in grado di consegnare più di cinque milioni, tenendo conto che dei 13 milioni prelevati cinque sono stati versati all'erario per le operazioni immobiliari, ossia l'acquisto di un lussuoso appartamento nel centro di Roma ed una villa a Genzano, e per le operazioni finanziarie (soldi trasferiti in Canada) da lui svolte. I vertici della Margherita stanno valutando la copertura fideiussoria e, se la garanzia sarà ritenuta adeguata, potrebbero accettare la proposta. Subito dopo ci sarà la chiusura delle indagini del pm Stefano Pesci.

Per Enrico Letta, che dalla Margherita proviene, la vicenda dei soldi sottratti dall'ex tesoriere 2, è "incredibile". Al punto che il vicesegretario del Pd chiede che "si riunisca al più presto l'organo di gestione della Margherita per chiarimenti e decisioni". Ricorda Marco Stradiotto, senatore Pd ed ex esponente della Margherita: "So che quando servivano i soldi per le campagne elettorali non c'erano.

Nel 2006 la campagna di Prodi l'abbiamo fatta coi fichi secchi, proprio perchè Lusi aveva chiuso i cordoni della borsa 'tanto si vinceva lo stesso'. Se avessimo fatto una campagna più aggressiva invece di pareggire avremmo magari vinto. I soldi all'interno di un partito devono essere usati per fare politica. Ma se poi avvengono questi fatti la situazione fa riflettere".

E in effetti più passano i giorni, più diventa chiara l'enormità di una situazione che ha visto "sparire" 13 milioni di euro senza che nessuno se ne sia accorto. E anche se, come dice Antonio DI Pietro, non si può fare un parallelo tra il caso Lusi e Mario Chiesa che diede il via Tangentopoli ("Non c'azzecca niente, sono cose diverse"), la questione apre una questione di fondo: quella del finanziamento pubblico ai partiti e le regole che lo disciplinano.

"Occorre - dice il vipresidente del Pd, Vannino Chiti - che il finanziamento, collegato alle elezioni, sia più contenuto, erogato in tempi più definiti e non più a partiti nel frattempo scomparsi, ancorato, in parte, al metodo democratico per la scelta dei candidati alle elezioni e alla presenza di entrambi i sessi.

Deve infine essere preteso, pena la non erogazione, che il controllo sull'uso delle risorse pubbliche avvenga con certificazione esterna ai partiti". L'ex ministro propone inoltre "l'obbligo per i gruppi parlamentari di rendere pubblico il bilancio". Richiesta analoga arriva anche dal Pdl con il vice presidente della Camera Antonio Leone che suggerisce di "porre fine all'erogazione a fondo perduto dei contributi e istituire per legge la trasparenza contabile dell'utilizzo dei fondi. I partiti non possono più restare soggetti svincolati dalle regole generali".

Il capogruppo di Futuro e libertà alla Camera, Benedetto Della Vedova, si spinge oltre chiedendo "di dare forza di legge al principio costituzionale dello statuto democratico dei partiti. Un partito politico, a maggior ragione se percepisce un rimborso o un finanziamento pubblico non può essere un'associazione privata senza alcun vincolo di democraticità e trasparenza interna".

Parallelamente a quello giudiziario, si decide il destino politico di Lusi, che del Pd è senatore. "Deve dimettersi, assolutamente" ha detto il deputato democratico Andrea Orlando. Se così sarà al posto di Lusi subentrerà il responsabile economico del Pd StefanoFassina, primo dei non eletti nella circoscrizione Liguria.

Un cambio in corsa che su Facebook viene chiesto a gran voce con toni che riecheggiano il celebre spot ideato dall'agenzia proforma per la campagna elettorale del sindaco di Bari, Michele Emiliano. "Metti a Cassano" era allora l'appassionata richiesta dei tifosi pugliesi al mister della nazionale. Ora i democratici scrivono "metti a Fassina", come recita il nome del gruppo nato su Facebook e che ha come logo la foto del responsabile economia del Pd, ripreso con la maglietta del fantasista barese. In pochi minuti, il gruppo ha raggiunto decine di contatti.

''L'espulsione dal gruppo del Partito democratico al Senato di Lugi Lusi era necessaria, ma dovrebbe essere contestuale all'espulsione dal partito stesso. Non possiamo permetterci zone d'ombra sull'integrità morale del Pd, né sul tema della legalità. Ritengo inoltre che il senatore Lusi debba lasciare anche il suo seggio in Parlamento'', sostiene Ignazio Marino, senatore Pd, che aggiunge: ''È una vicenda che certamente ha amareggiato tutti perché i soldi che Lusi ha ammesso di aver sottratto erano soldi pubblici, soldi dei cittadini''.

Di 'politica allo sfascio' parla il leader dei Verdi, Angelo Bonelli, che aggiunge: ''In poche ore ci sono state due notizie, quella del tesoriere della Margherita e quella del senatore del Pdl Riccardo Conti che non faranno altro che far crescere il numero degli astenuti alle prossime elezioni. Chiediamo alla Camera dei Deputati in assenza di applicazione dell'art. 49 della Costituzione di avviare immediatamente una verifica sui bilanci di tutti i partiti che ricevono il contributo pubblico, attraverso personalità non legate alla politica, per verificare la correttezza dei bilanci e se quello Lusi sia un caso isolato''.

 

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