IL PD AL GIOGO DI LETTA IN CALO NEI SONDAGGI: EPIFANI CERCA DI SALVARE IL SALVABILE, MENTRE RENZI NE APPROFITTA

Maria Teresa Meli per "Corriere della Sera"

Guglielmo Epifani lo ha ripetuto anche l'altra sera a Enrico Letta, dopo l'intervento del premier alla Festa democratica di Genova: «Noi non possiamo più sottostare ai continui ultimatum di Berlusconi. Va bene che la situazione in cui ci troviamo è il frutto di un compromesso, ma non ci si può più occupare solo di quello che interessa al Cavaliere, né può più essere lui a dettare l'agenda: il governo dovrà fare cose di sinistra».

Il segretario del Partito democratico sa quel che dice. Al pari di altri dirigenti del Pd ha sulla scrivania gli ultimi sondaggi non certo confortanti. Tutt'altro. Aver dato l'impressione di stare al traino di Berlusconi sull'Imu e di tentare di allungare i tempi della sua decadenza da senatore (il cosiddetto «lodo Violante», per intendersi) non ha certo attirato al partito le simpatie degli elettori. Il Pd, secondo le ultime rilevazioni, oscilla intorno al 24 per cento, cioè un punto e mezzo sotto il non brillante risultato delle politiche.

Anche Swg, in un sondaggio realizzato per la trasmissione di Rai3 «Agorà», attribuisce quella cifra al Partito democratico e svela che oltre la metà degli italiani (il 64 per cento) ritiene che un'abolizione parziale dell'Imu sarebbe preferibile a un'abolizione totale.

Dunque il segretario, che pure in questo momento è il più grande alleato che Enrico Letta abbia nel Pd, si rende conto che il partito non può apparire troppo appiattito sul governo né può sacrificarsi sull'altare della stabilità delle larghe intese. Anche perché Epifani sa perfettamente che nel Pd sono sempre di più quelli che mordono il freno e che vivono con disagio la coalizione con il Pdl.

Non solo, il leader sa che dietro l'angolo c'è Matteo Renzi, pronto ad agitare i cavalli di battaglia del centrosinistra: «Adesso diciamo la nostra sul welfare, sulla riforma elettorale, sul lavoro, sul taglio delle pensioni d'oro, sugli interventi sulle tariffe, sull'abolizione del finanziamento pubblico...». E ancora: «Non dobbiamo essere mai più un partito subalterno al nostro alleato di governo».

Come va facendo da quando ha avviato la sua campagna elettorale per la segreteria, Renzi in questi giorni sta insistendo su temi cari alla sinistra. E di sinistra il sindaco parla con insistenza ultimamente, il che, spesso e volentieri, mette in imbarazzo la dirigenza del partito e il governo, che sanno bene quante e quali siano le difficoltà di rapporto del Pd con quell'area, dopo la nascita del governo delle larghe intese.

Anche l'altra sera in Emilia il sindaco di Firenze ha lanciato una frecciatina alle attuali politiche del Pd: «Siamo il primo partito tra i pensionati e nel pubblico impiego. Ed è un bene. Ma siamo solo il terzo partito tra i liberi professionisti, i disoccupati e gli operai. Come possiamo accettarlo per un partito della sinistra?».

Epifani, quindi, ha tutto l'interesse (e con lui Enrico Letta) a far dimenticare la vicenda dell'Imu e a portare avanti quei temi che interessano maggiormente il popolo di centrosinistra. La storia dell'Imu, comunque, rappresenta una ferita per una parte del mondo di riferimento del Pd e sarà perciò necessario qualche tempo prima che possa riassorbirsi.

Come spiegava qualche giorno fa il renziano Dario Nardella, riferendosi all'abolizione della tassa sugli immobili: «Vedo ancora troppi punti interrogativi. La vicenda dimostra che questo governo dipende da Berlusconi e temo che il popolo del Pd se ne stia accorgendo. Infatti ci stanno aspettando tutti al varco sul voto sulla decadenza del leader del Pdl».

Ma sarebbe un errore credere che sono solo i renziani ad affrontare certi argomenti. Tempo fa, con la franchezza che tutti gli riconoscono, era stato Matteo Orfini a lanciare un grido d'allarme in un'intervista al «Manifesto»: «Non si sa che cosa stiano a fare nel governo i nostri ministri, per rappresentare chi. Dal presidente del Consiglio al capo delegazione Franceschini sembrano ministri tecnici».

 

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